a Parur: il quarto montaggio video del mio sesto viaggio in India. – 51

29 gennaio 2012 domenica 16:11

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questo montaggio che ho pubblicato poco fa su You Tube (dopo circa quattro giorni di editing e di rifiniture) sceglie un primo tema dei molti della giornata trascorsa il 2 novembre 2010 girovagando da Ernakulam alla lunga isola di Vypeen, raggiunta col traghetto, e di lì – dopo avere traversato in lunghezza per almeno 30 km questa striscia di terra sabbiosa e popolata che avevo visitato l’anno scorso, ricavandone sensazioni bellissime – approdando in autobus a Parur, base di successive escursioni a Chennamangalam e Kodungallur, che saranno documentate da montaggi successivi.

il resoconto della giornata è in questo vecchio post, che pure non seguiva un ordine cronologico preciso: 377. XI, 5 incontro col bramino.

il video (costituito però prevalentemente di foto in successione) ha quasi soltanto un valore documentario per me: le immagini sono di un livello modesto e turisticamente direi per niente interessanti, l’unica cosa che lo rende consigliabile è la musica locale, ammesso che a qualcuno piaccia.

* * *

estraggo da quel post le parti che si riferiscono ai momenti del video, giusto per renderlo un poco più comprensibile:

“e poi c’e’ voluta la partenza stamani dall’Hotel Fort South, la discesa all’imbarco dei traghetti per l’isola di Vypeen, un poco di attesa nervosa colando sudore, il passaggio col battello nella laguna quest’anno infestata di erbe acquatiche, la traversata a frenate e sbalzi in bus per trenta km dell’isola lunga e stretta tra lagune e mare aperto, tagliata da diversi canali superati da ponti, riconoscendola in astratto quasi come sulla mappa soltanto, ma non nel clima socioculturale degradato, e poi su lunghi ponti ritornare forse al continente, se cosi’ puo’ essere chiamata la nuova striscia di terra a sua volta incisa da canali e racchiusa tra ampi bacini.

appena sbarcato dal bus a Parur, eccomi infastitidito dal caos rumoroso che la attraversa. (…)

* * *

incredibile che il driver pero’ non solo abbia indovinato dove volevo andare, ma anche il mio desiderio di conoscere un bramino e che abbia fatto in modo di metterlo sulla mia strada al momento giusto.

certo che in tanti anni nei quali ho immaginato che avrei nella mia vita incontrato un bramino per abbeverarmi alla sua saggezza, trascurando il fatto che nell’India piu’ recente i bramini sono invece soltanto la classe piu’ privilegiata, rispetto alla quale tutti gli altri sono impuri, e dunque tenuta ad una distinzione sociale, se non proprio ad una coerenza morale, molto superiore alla massa, mai avrei pensato che si sarebbe incarnato per me in questa figura dai contorni debordanti, dalla vocetta querula e un tantino petulante, che comincia a guidarmi per le assolate strade di Parur.

* * *

„mi scusi, dov’e’ la via dei bramini?“

„la via dei bramini e’ questa, mi ha risposto questo adolescente, dal viso grassoccio e decisamente brutto soprattutto per la mancanza quasi completa di mento che dava ai denti un’aria comunque sporgente, e inoltre costellato la faccia di strani bitorzoli che non avevano l’aria di essere acne, nonostante tutte le condizioni favorevoli, senza un pelo sul viso, eppure almeno fra i tredici e i quattordici anni, e abbastanza obeso: insoma un capolavoro di adolescenza malriuscita ed infelice.

però, fammi pensare meglio: questo vuol dire che il guidatore del motoriscio’ mi ha letto nel pensiero e ha capito benissimo che volevo venire qui, anche se gli avevo dato un altro indirizzo? (…)

e, subito dopo, il ragazzetto, che certamente come guida sa il fatto suo, mi porta ad un cortile dove si custodisce l’elefante sacro per il tempio.

„oh, che peccato, il recinto e’ chiuso“, comunque l’elefante si intravvede stentatamente dal cancello di ferro sconnesso: eccolo che pastura il suo fieno levandolo solenne con la proboscide in un giardino inselvatichito…

„senti, ma qui di fianco c’e’ un edificio aperto con un cortile che chiaramente porta al giardino dove sta l’elefante, entriamo…“

„no no“, agita le mani il giovane bramino sovrappeso: li’ ci sono persone molto molto cattive, che fumano cose proibite, proibitissime.

e poi, vedendo che questo argomento non fa molta presa su di me, e sicuro di centrare il bersaglio: ti chiedono un sacco di soldi per vedere l’elefante…

sarei anche disponibile a chiedere fino a dove si spinge, a Parur. il concetto di „sacco di soldi“, dato che ne ho gia’ sperimentato bene la differenza rispetto agli standard europei, ma il ragazzo e’ sinceramente cosi’ agitato all’idea che capisco che sto semplicemente per violare un suo tabù e rinuncio malvolentieri all’idea di farlo soffrire.

lui pero’ percepisce di avere lasciato dei dubbi aperti: „guarda che noi bramini dobbiamo dire sempre la verita’“.

* * *

il ricovero dell’elefante stava di fronte alla fiancata sinistra del tempio, separata da un vasto spiazzo di erba polverosa: quando abbiamo finito di attrav[ersarlo

non saprei dire come mai, ma qui deve essere saltata una pagina; non c’è modo di ricostruire l’originale, che – se mai conservato – lo era nel netbook che è andato distrutto quest’estate dal mio provvisorio coinquilino che ci ha versato la birra sopra.

cerco quindi di ricostruire più a meno a senso.]

io per un po’ mi sforzo di fotografarlo e riprenderlo nei suoi movimenti dalle intercapedini del cancello che lo rinchiude; poi mi rassegno a seguire la mia illumanata guida braminica che insiste a portarmi via da lì: non importa, appena mi sarò liberato di lui tornerò, entrerò deciso nel cortile proibito, mi metterò a parlare coi guardiani, indolenti, smagati, ma simpatici, che comunque mi lasciano muovere e armeggiare con l’obiettivo come voglio, lì dentro.

l’elefante è imponente, apparentemente libero, acuto nell’osservare, maestoso nel maipolare le gigantesche foglie di palma che costituiscono il suo cibo: gli occhi piccoli sono la evidente fotocamera di una memoria indelebile più industrittibile di quella della mia card, sono sicuro che se mai dovessi ritornare a Parur, farebbe un piccolo cenno misterioso con quegli occhi piccolissimi anche fra dieci anni, per segnalare a se stesso che mi conosce già: del resto bianchi non deve averne visti molti nella sua vita.

ed ora come faccio a dirlo con la stessa forza, lo stesso entusiasmo iniziale con cui mi ricordo di averlo scritto nel novembre 2010? se da sempre, fin dai miei studi universitari classici, che finirono per coinvolgere l’India, desideravo incontrare un bramino, mi spiace per il mio giovane accompagnatore indegno di un ruolo tanto sapienziale, ma il bramino del titolo, che io ho incontrato a Parur, è stato il maestoso elefante sacro che non aveva nessuna parola da dirmi, nessun insegnamento da darmi, altro che quello che emanava dal correlativo oggettivo del suo corpo possente, delle sue zanne enormi, potenzialmente mortali, ma non usate contro di me, dalla calma del suo cibarsi senza tedio nella quiete ombrosa di un recinto di alberi.

sono contento di questa mia tappa lontana da ogni grandeur turistica, ma densa di insegnamenti e di apprendimento: quando imparerò anche io a ruminare i miei post come questo elefante, considerandoli niente di più che un cibo quotidiano della mente, quando capirò che non c’à altra saggezza che questo lasciarsi scorrere dentro di noi dell’aria, dell’acqua, del cibo, quando sentirò senza dolore che siamo un girotondo mortale che con un lento moto a spirale ci fa allargare nella vita e poi restringere come un piccolo vortice che finisce di scorrere giù per scarico del lavello, penserò alla masticazione lenta dell’elefante bramino di Parur, e sentirò che la mia vita non sarà stata del tutto inutile per me (per gli altri non so che cosa pensarne), se inghiottirò anche il momento della fine, o me ne farò inghiottire, con la stessa ruminante saggezza.”

2 risposte a “a Parur: il quarto montaggio video del mio sesto viaggio in India. – 51

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