i nostri marò e i profughi dalla Libia nel 2009. – 123

15 marzo 2012  giovedì  17:25

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la Corte dei diritti umani di Strasburgo tre settimane fa ha condannato l’Italia all’unanimità, per violazione dell’art. 3 della Convenzione sui diritti umani, quello sui trattamenti degradanti e la tortura; l’Italia dovrà versare un risarcimento di 15mila euro più le spese a 22 vittime, il cui ricorso è stato accolto.

La Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU) è stata istituita nel 1959 dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali del 1950, per assicurarne il rispetto. Vi aderiscono quindi tutti i 47 membri del Consiglio d’Europa.

Ha sede a Strasburgo e non va confusa con la Corte di giustizia dell’Unione europea con sede in Lussemburgo.

questa, infatti, si occupa delle questioni interne all’Unione Europea, composta da 27 paesi, mentre del Consiglio d’Europa fanno parte tutti gli stati europei tranne la Bielorussia e il Vaticano, compresa la Turchia, Cipro e i paesi del Caucaso, per un totale di 47 stati.

non meglio precisate “fonti” del Ministero degli Esteri commentano la condanna così:

“Il trattamento riservato a migranti e profughi messi in salvo è stato sempre conforme agli obblighi internazionali ed informato ai fondamentali principi di salvaguardia dei diritti umani”.

politica dello struzzo ancora tipicamente berlusconiana: testa infilata nella sabbia (quella del Sahara) e negazione dei fatti.

la politica estera del governo Monti è il suo vero tallone d’Achille ed il segno massimo di una continuità con l’epoca berlusconiana: ma pare che sia io soltanto ad accorgermene e a criticare il governo per questo.

le critiche in uso e che vanno di moda sono piuttosto le strilla delle corporazioni più varie he difendono i loro privilegi.

* * *

commenta la sentenza e altro un articolo di Gian Antonio Stella di ieri sul Corriere, ma la riproduzione ne è vietata: spero sia legittimo almeno riassumerlo e citarne dei piccoli stralci.

il processo contro l’Italia era stato provocato da un gravissimo episodio avvenuto il 6 maggio 2009 in acque internazionalia sud di Lampedusa. ci scrissi un post, allora, questo blog era appena nato e non lo leggeva praticamente nessuno: 98-pulizia-etnica-preventiva, e mi fa piacere citarmi anche solo da me, perché oggi quelle tesi che parevano chissà perché estremistiche e perfino faziose, sono convalidate da una condanna.

la marina italiana (“i nostri marò”) intercettò una imbarcazione con 200 persone a bordo, più o meno: uomini, donne, anche incinte, bambin, somali ed eritrea, in fuga o dalla guerra civile o da una dittatura crudele e paranoica (ho potuto verificare sul posto).

i profughi, «senza essere prima identificati, ascoltati né informati preventivamente sulla loro effettiva destinazione» furono caricati sulle nostre navi, riportati in Libia e consegnati a Gheddafi, il macellaio – che qualcuno rimpiange, dedicandogli post nostalgici, fortunatamente postumi.

Gheddafi che in quei giorni, di fronte alle polemiche internazionali, dichiarò:

«Gli africani non hanno diritto all’asilo politico. Dicono solo bugie e menzogne. Questa gente vive nelle foreste, o nel deserto, e non hanno problemi politici»

gli fece eco ipocritamente Berlusconi:

«Abbiamo consegnato delle imbarcazioni al fine di riportare i migranti in territorio libico, dove possano facilmente adire l’agenzia delle Nazioni Unite per mostrare le loro situazioni personali e chiedere quindi il diritto di asilo in Italia».

l’idea che in Libia i profughi potessero “facilmente adire” l’agenzia dell’Onu per farsi rispedire in Italia è una provocazione talmente vigliacca che sento l’indignazione montarmi addosso ancora adesso.

l’Alto commissariato Onu per i Rifugiati aveva denunciato l’impossibilità di svolgere attività in Libia sotto Gheddafi che non riconosceva la convenzione di Ginevra:

«Non avevamo neppure accesso ai campi di detenzione. A un certo punto ci chiusero, dicendo che non avevamo le carte in regola. Per poi riaprire col permesso di trattare solo le pratiche vecchie».

* * *

protestarono dei pericolosi comunisti, secondo il governo di allora: non parlo di me, parlo dell’alto commissariato Onu per i rifugiati, di organizzazioni umanitarie, di  molti uomini di chiesa e diversi giornali tra i quali Avvenire e il Corriere.

La Convenzione di Ginevra del 1951 dice che ha diritto all’asilo chi scappa per il «giustificato timore d’essere perseguitato per la sua razza, la sua religione, la sua cittadinanza, la sua appartenenza a un determinato gruppo sociale o le sue opinioni politiche».

E l’articolo 10 della Costituzione conferma:

«Lo straniero al quale sia impedito nel suo Paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana ha diritto d’asilo».

anche il direttore del Sisde aveva chiarito al comitato parlamentare di controllo com’erano trattati i profughi in Libia:

«I clandestini vengono accalappiati come cani, messi su furgoncini pick-up e liberati in centri di accoglienza dove i sorveglianti per entrare devono mettere i fazzoletti intorno alla bocca per gli odori nauseabondi…».

in altri casi e secondo altre denunce dell’Osservatorio sulle vittime delle migrazioni venivano abbandonati a migliaia in mezzo al deserto del Sahara.

un comunicato del servizio informazione della Chiesa dichiarava:

«Non possiamo tollerare che le persone rischino la vita, siano torturate e che l’85% delle donne che arrivano a Lampedusa siano state violentate».

le altre evidentemente non erano attraenti.

anche l’Osservatore Romano, nonostante l’appoggio del Vaticano a Berlusconi, protestò:

«Preoccupa il fatto che fra i migranti possa esserci chi è nelle condizioni di poter chiedere asilo politico. E si ricorda anzitutto la priorità del dovere di soccorso nei confronti di chi si trova in gravi condizioni di bisogno».

* * *

ora è emerso anche un video, girato con un telefonino, e sfuggito alle perquisizioni, di quella sciagurata operazione, che del resto non fu la sola, ma corrispondeva ad una prassi di quegli anni scellerati.

si sentono le voci di alcuni profughi che parlano italiano e supplicano i marò dell’Italia:

«Ci state gettando nelle mani degli assassini… dei mangiatori di uomini…».

parlano del governo libico di Gheddafi…

il video è la base di un film, nella nostra società schizofrenica, che prima respinge i migranti condannandoli a morte, e poi ci fa dei film sopra, guadagnandoci anche su, se possibile (con tutto il rispetto per il valoroso lavoro dei due autori.

che sono Stefano Liberti e Andrea Segre, che dicono:

«Non si è mai potuto sapere ciò che realmente succedeva ai migranti durante i respingimenti, perché nessun giornalista era ammesso sulle navi e tutti i testimoni furono poi destinati alla detenzione in Libia».

ma la caduta di Gheddafi consentì di scappare a migliaia di profughi rinchiusi nei campi di detenzione libici, e di raggiungere il campo delle Nazioni Unite per i rifugiati a Shousha in Tunisia, e tra questi quelli fermati e ricacciati in Libia nel maggio 2009.

* * *

sapete di tutta questa storia grama che cosa trovo alla fine più sconvolgente?

il primo commento dei lettori del Corriere:

Ennesimo articolo strappalacrime di Gian Antonio Stella che come al solito affrontando le problematiche legate all’immigrazione fa leva non sulla razionalità ma sul pietismo ed il sentimentalismo… ad ogni modo l’articolo 10 della nostra Costituzione è chiaramente anacronistico.

anacronistica la Costituzione, anacronistica la Convenzione di Ginevra, l’Italia è piena di giovani lupi maschi orgogliosi del loro cinismo e pronti ad uccidere senza rimorso.
pronti alla nuova barbarie che potrebbe attendere il mondo, allenati, scattanti, sportici, senza inutili sentimentalismi.
dei perfetti marò in pectore.
a proposito di barbari: alla stessa maniera commenta l’ex ministro dell’Interno Maroni:
“Incomprensibile picconata del buonismo peloso. È una sentenza politica di una corte politicizzata. Rifarei esattamente quello che ho fatto: impedire ai barconi di clandestini di partire dalla Libia, salvare molte vite umane e garantire maggiore sicurezza ai cittadini”.
recidivo.
* * *
chi non capisce che la difesa acritica di massa dei nostri marò in India è l’identificazione di un popolo col suo fascismo interiore che non ha mai rimosso del tutto da sé, a mio parere capisce poco dell’Italia di oggi.

8 risposte a “i nostri marò e i profughi dalla Libia nel 2009. – 123

  1. A ogni modo, complimenti al governo italiano perché non ci sono molti detenuti italiani che siano trattati altrettanto bene nelle prigioni italiane. In quanto cittadino italiano, la prima volta che devo uccidere qualcuno, lo faro’ sicuramente in India questo mi darà automaticamente diritto ad un trattamento di favore.

  2. Pingback: 151. quando il silenzio uccide 69 persone. « Cor-pus·

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