nuovo art. 18: è il giudice che stabilisce la natura del licenziamento. 13

24 marzo 2012 sabato 20:23

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ricevo e pubblico:

Sono colpito dalla superficialità e dalla fallacia con cui voi – che non siete nè ignoranti nè stupidi nè senza esperienza – valutate questo tema.
Innanzitutto sono oltre 7,9 milioni i lavoratori assunti in società con più di 15 lavoratori, quindi tutelati dall’ art 18.
L’ art 18 avrebbe bisogno di una sola modifica: una definizione concreta dei casi di “giusta causa”, e tempi processuali più brevi: questo, che è un problema giuridico e non economico, lo renderebbe perfetto per lavoratori e capitale.
Invece la riforma Fornero mira a svuotarlo e renderlo inefficace con l’invenzione del “licenziamento economico” (giustificato motivo oggettivo) per il quale è previsto – se giudicato illegittimo – solo un limitato indennizzo e non il reintegro.
Ovviamente le imprese addurranno sempre cause economiche al licenziamento mascherando così licenziamenti selettivi e persecutori – in ultima analisi discriminatori.
Questo per quelli individuali (e ne basteranno pochi per terrorizzare tutto il personale), che finora possono procedere uno al mese….
Ma credo che non si fermeranno qui, presto toccheranno anche la disciplina dei licenziamenti collettivi.
L’ obiettivo è licenziare senza problemi e costi; chi non lo capisce è cieco.

mirko

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caro mirko,
grazie in ogni caso della critica.

l’idea che emerge dal tuo testo è che l’occupazione possa essere una variabile indipendente; idea da socialismo sovietico, finito male; idea sbagliata, perché pretendere che una azienda decotta non possa tentare di salvarsi riducendo il numero dei suoi dipendenti significa uscire dalla realtà economica e fare della semplice ideologia, ma non significa tutelare davvero i lavoratori.

quindi su questo punto fondamentale io sono col governo Monti e non con la CGIL e neppure col Vaticano o Famiglia Cristiana che non hanno mancato di fare politica ancora una volta, come è diritto della seconda (se Celentano consente), ma non del primo.

se questa idea fosse serenamente accettata, come dovrebbe, in un’analisi lucida ispirata al principio di realtà, anche dalla CGIL, la discussione avrebbe molti punti oscuri in meno, e la posizione della CGIL non sarebbe così sbagliata.

ed ora provo a spiegarti meglio il mio punto di vista.

* * *

il testo del provvedimento, ancora allo stato di indicazioni programmatiche e non di articolato di legge, è disponibile da ieri sera sul Corriere di ieri: riforma_mercato_lavoro_230312.pdf e quindi possiamo parlarne tutti a ragion veduta.

la modifica da te richiesta (una definizione concreta dei casi di “giusta causa e tempi processuali più brevi”) è evidentemente proprio quella contenuta nel provvedimento.

l’idea guida del governo è stata quella di distinguere fra licenziamenti discriminatori (quello dei sindacalisti FIOM da parte della FIAT in Sicilia, che non mi pare abbia avuto buon esito), quelli disciplinari e quelli per motivi economici.

ma leggiamo assieme il testo del governo:

Il nuovo testo dell’art. 18 prefigura, fondamentalmente, l’articolazione fra tre regimi sanzionatori del licenziamento individuale illegittimo, a seconda che del licenziamento venga accertata dal giudice:

a) la natura discriminatoria o il motivo illecito determinante;

b) l’inesistenza del giustificato motivo soggettivo o della giusta causa addotti dal datore di lavoro (licenziamenti cd. soggettivi o disciplinari);

c) l’inesistenza del giustificato motivo oggettivo addotto dal datore di lavoro (licenziamenti cd. oggettivi o economici).

ti ho evidenziato in neretto il passaggio chiave: è il giudice, a fronte di un ricorso del lavoratore che ritiene di essere stato licenziato ingiustamente, che stabilisce la natura del licenziamento, e dunque se il licenziamento è discriminatorio e il lavoratore vada certamente reintegrato e basta, anche nelle aziende con meno di 15 dipendenti (licenziamento discriminatorio), se il suo licenziamento abbia un carattere disciplinare, e a questo punto sarà il giudice a decidere se lasciar scegliere al lavoratore se farsi reintegrare o prendere una indennità sostitutiva; e infine, se il licenziamento ha carattere economico, e in questo caso è ammessa solo l’indennità sostitutiva.

in sostanza, a fronte di licenziamenti discriminatori e di ritorsione sarà sempre possibile al lavoratore dimostrarne la natura, mentre a fronte di licenziamenti legati a processi di ristrutturazione aziendale o a situazioni di crisi accertate dal giudice, il reintegro non sarebbe possibile, ma solo l’indennità sostitutiva.

del resto, se la situazione è davvero questa, anche il reintegro potrebbe avere solo una funzione di palliativo, perché un’azienda impossibilitata a riorganizzarsi per competere meglio è destinata probabilmente a chiudere.

ma a fronte di strumentalismi il giudice potrà far rientrare il licenziamento negli altri due tipi di casistica: non basterà che la dichiari il datore di lavoro, dovrà accertarla il giudice. a fronte di un ricorso.

vi è poi anche un impegno a ridurre i tempi del contenzioso:

3.2 Rito processuale veloce per le controversie in tema di licenziamento
Al fine di consentire la riduzione dei tempi del processo per quanto concerne le controversie giudiziali in tema di licenziamento, si propone, attraverso l’azione di concertazione istituzionale con il Ministero della Giustizia, l’introduzione di un rito speciale specificamente dedicato a tali controversie.

* * *

caro mirko, ritengo di non essere né cieco né sordo, ma che la maggior parte di quelli che parlano non abbiano letto il testo e parlino a vanvera, cercando di far passare l’idea del rischio di una ondata di licenziamenti indiscriminati.

questa soluzione fanno molto bene Monti e la Fornero a difenderla con le unghie e con i denti, contro la grande confusione interessata, sollevata da un ceto politico e sindacale al di sotto di ogni dignità intellettuale.

naturalmente a meno di non pensare (e spero che tu non lo faccia) che stiamo vivendo in un sistema di socialismo reale, dove l’economia è una variabile dipendente dalla politica.

questa proposta potrà essere migliorata in alcune forme? ben vengano proposte chiare, purché non si cerchi surrettiziamente di far passare l’idea che le aziende, se sono in crisi, non possano riorganizzarsi anche riducendo il personale, che dovrà avere garanzie economiche non dentro l’azienda, ma fuori.

mi pare che il governo abbia lasciato la porta ben aperta ad ogni proposta di questo tipo, però, caro mirko, non se ne vedono, e l’ideologia imperversa.

* * *

devo dirti onestamente che stamattina, leggendo il tuo commento, la mia mente ha vacillato e sono stato preso dal dubbio di avere sbagliato tutto; la lettura delle più diverse dichiarazioni ha accentuato il mio disagio: sai, ritengo di essere di sinistra, qualche decennio fa collaboravo col Manifesto su cui ho anche scritto alcuni pochi articoli come corrispondente locale, e anche se mi sono distanziato da certi integralismi marxisti, la mia area politica di riferimento rimane quella legata ai valori storici della tradizione democratica, quindi mi sento male a poter essere considerato un “amico del padrone”, non ci sono portato.

ma, documentandomi per risponderti, sono rimasto io stesso sorpreso di quel che leggevo e la strumentalità, improvvisazione e superficialità delle posizioni che vanno per la maggiore, di fronte alla chiarezza del testo, mi hanno lasciato allibito.

mi sai dire che ce ne facciamo di una sinistra disonesta o cretina?

* * *

in appendice alcune considerazioni sulle aziende con meno di 15 dipendenti.

premessa: ho provato ad analizzare concretamente (come potevo) la situazione esistente oggi in questo post di qualche tempo fa: https://bortocal.wordpress.com/2011/12/20/398-lart-18-lart-2-lart-7-lart-2119/ e concludevo la mia analisi così:

“personalmente trovo l’attuale dibattito assurdo e incomprensibile: stabilire che, se il licenziamento è illegittimo, il datore di lavoro se la cava col versamento di alcuni mesi di retribuzione, ma non è obbligato a riassumere, è assurdo anche nelle aziende con meno di 15 addetti.

a questo punto, se si vuole intervenire su questo, si abbia il coraggio di porre da parte l’ipocrisia e di stabilire che il licenziamento è valido comunque.

certo, sarebbe una sfida al buonsenso e all’uguaglianza dei cittadini, ma personalmente trovo una cosa assolutamente inaccettabile nell’art. 18: il fatto che limiti la difesa dei lavoratori dai licenziamenti ingiusti solamente dove il numero degli addetti supera i 15.”

su questo punto il governo propone in un inciso l’estensione della tutela dai licenziamenti discriminatori nelle aziende con meno di 15 dipendenti:

è scritto nel testo del governo:

di tale regime rimane immutato il campo di applicazione, che comprende, di massima e fatte salve situazioni particolari come quelle delle organizzazioni cd. di tendenza, i datori di lavoro, imprenditori e non imprenditori, aventi più di 15 dipendenti nell’ambito comunale, o più di 60 nell’ambito nazionale. Questo comporta che il regime applicabile ai licenziamenti illegittimi disposti dalle piccole imprese continua ad essere fissato dall’art. 8 della legge 15 luglio 1966, n. 604 (a parte l’ipotesi dei licenziamenti discriminatori su cui infra).

per la verità non sono neppure sicuro che si tratti di una vera estensione; ho letto in rete da qualche parte qualcuno che diceva che questa tutela esiste già e che il governo Monti non sta allargandola affatto; ma leggo anche l’intervista con Bonanni di oggi, dove lui stesso ribadisce che si tratta di una novità.

pensa come è diventato difficile organizzarsi una informazione adeguata.

5 risposte a “nuovo art. 18: è il giudice che stabilisce la natura del licenziamento. 13

  1. OBBIETTTIVAMENTE SE NON RIESCO PIU’ A VENDERE QUANTO PRODUCO E SU UNA FORZA LAVORO DI 100 OPERAI 60 SONO PIU’ CHE SUFFICIENTI,PAGARE IL SURPLUS DI 40 DIPENDENTI,CON L’AGGIUNTIVA DELL’ALTISSIMO COSTO DEL LAVORO,PORTEREBBE AL FALLIMENTO DELL’IMPRESA CON PERDITA DI TUTTI I POSTI DI LAVORO.
    L’ARTICOLO 18 VA CONTRO OGNI LOGICA IN NOME DI UNA TUTELA CHE,VISTO COME VA IL FATTURATO DELLE IMPRESE,PAGHERANNO TUTTI I LAVORATORI.
    LA CGL FA UNA POLITICA AUTOREFERENZIALEE E BASTA…!
    QUANTO AI SACERDOTI PROFESSIONISTI DI ALTO RANGO FAREBBERO MEGLIO A DISCRIMINARE SULL’IMENE DI MARIA.
    SALUTI DA EDOARDO

    • caro Edoardo, a un tuo commento sul tema in un altro post ha rispsto MauroPoggi, puntualizzando da esperto un punto che forse ai profani non è ben chiaro:la differenza fra licenziamento individuale permotivi economici e licenziamenti collettivi;leggi il suo commento: https://bortocal.wordpress.com/2012/03/22/134-in-che-mani-sindacali-siamo/#comment-12458

      in sostanza, di fronte a processi di ristrutturazione ampi si avvia la procedura dei licenziamenti collettivi, regolata da altre norme.

      qui invece stiamo parlando di licenziamenti individuali, cioè di piccoli aggiustamenti del numero dei dipendenti, a volte comunque egualmente necessari, e la linea definita dal governo a me pare questa: il giudice valuta se il provvedimento è discriminatorio, e se lo è dispone il reintegro (anche nelle aziende con meno di 15 dipendenti); se non lo è, ma è dovuto a motivi effettivamente solo economici, dispone una indennità se i motivi economici non appaiono bene motivati.

      la cosa si presta ad abusi? tutto si presta ad abusi, però saranno pur sempre i tribunali a deciddere suicasi concreti.

      il testo può essere migliorato? tutto può essere migliorato.

      il punto giustifica una opposizione di principio ad una riforma tanto complessa e globalmente positiva, a quel che si può capire?

      direi di no, a meno di non essere in malafede e di rifiutare per principio una riforma di alcuni aspetti del diritto del lavoro dopo 42 anni di una legge che va adeguata alla nuova realtà di oggi.

      buona domenica.

  2. Pingback: 142. come mi piacerebbe fosse la discussione sull’art. 18. « Cor-pus·

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