180. curare lo spread con più debiti?

si moltiplicano nei blog, la corrente è inarrestabile e coinvolge persone serissime e stimabilissime, gli appelli a curare la crisi economica nata dai debiti con più debiti ancora.

all’inizio pareva che fosse la stranezza di un tal giornalista Barnard, al quale ho destinato i miei strali, attirandomi un bel po’ di nemici 48-la-crisi-paolo-barnard-tre-criminali-e-un-cretino-e-lui

ma ora mi accorgo di essere io un isolato: la lotta per il debito, che a sua tempo travolse Prodi e aprì la strada a Berlusconi, maestro dell’indebitamento, è condotta dagli stessi ambienti di ultrasinistra mescolata e confusa al populismo di destra (come era già al tempo di Prodi: la sinistra che io chiamo berlusconiana per questo, perché condivide il rifiuto del senso di realtà della propaganda berlusconiana) e potrebbe produrre gli stessi risultati del 2008: oggi la caduta di Monti, in un quadro di crollo generale della economia europea e con la possibile apertura di scenari politici inediti, probabilmente una dittatura di tipo putiniano, lacrime e sangue.

un amico di blog, mio omonimo e coetaneo, Mauro Poggi, conduce una ben documentata e solida battaglia per queste idee sul suo blog interessante e partecipato: per lui, il pareggio del bilancio è lo spareggio della democrazia, la quale se ne frega dei vincolo della realtà e si fonda sull’ottimismo della volontà.

non mancano accuse pesanti allo spirito criminoso di chi sostiene il contrario o la denuncia della violazione della democrazia.

* * *

sono contrario anche io, come Mauro Poggi, a introdurre il vincolo del pareggio di bilancio in Costituzione, ma per il banale motivo che qualcosa di molto simile c’è già:

art. 81 c. 4

Ogni altra legge – a parte la legge di Bilancio – che importi nuove o maggiori spese deve indicare i mezzi per farvi fronte.

basterebbe sopprimere altra.

la battaglia sul pareggio di Bilancio in Costituzione è come quella sull’art. 18: battaglia inutile di parole attorno ad un compromesso che è già scritto nei fatti: nessuna Costituzione al mondo può impedire una certa flessibilità di azione economica del governo, anche attorno alla decisione dell’indebitamento, ma naturalmente è tutto problema di senso della misura.

* * *

quel che segue è il dibattito sviluppatosi, per quanto mi riguarda, su altri punti.

lo ripubblico qui, non solo per conservarmelo per me, ma perché mi sembra molto istruttivo e anche preveggente.

anticipo qui, per esigenze di visibilità, la chiusura di questo post totalmente contrario allo spirito del blog per lunghezza e amor di ragionamento.

* * *

mi rimane solo da aggiungere che a mio parere la causa della crisi europea, prima che strettamente economica, è più ancora politica.

l’euro sconta la debolezza dell’Europa come istituzione politica; la speculazione ribassista si concentra là dove le appare più facile vincere e il barocchismo istituzionale dell’Unione Europea, i diritti di veto interni, che sono perfino di Malta e del Lussemburgo, la faticosità delle decisioni e – su questo sì concordiamo Poggi e io -, la debolezza della sua democrazia interna, ne fanno una vittima sacrificale designata.

l’indebitamento del Giappone è proporzionalmente mostruoso, quello degli Stati Uniti in assoluto molto maggiore: ma si tratta di realtà disciplinate e coese, che possono decidere ed agire in tempi rapidi ed efficaci.

niente di tutto questo in Europa in cui ogni decisione richiede mesi di vertici e di mediazioni estenuanti, dato che non esiste un Parlamento davvero in grado di decidere sulle grande questioni.

dalla crisi si esce, si dovrebbe uscire, quindi, chiedendo più Europa e non meno Europa, perché la difesa delle monete sovrane dei singoli stati li metterebbe completamente in balia della finanza mondiale, molto più potente di ogni stato singolo.

* * *

se è questo che Mauro Poggi voleva sostenere col suo post (ma non credo proprio…), allora siamo completamente d’accordo.

mi rendo peraltro perfettamente conto che questa posizione è illuministica e non ha nessuna possibilità di convincere alcuno.

via via che cresce lo stress e la sofferenza i discorsi razionali hanno sempre meno spazio, e ciascuno si attacca a pensieri anche palesemente assurdi per ancorarvi la speranza o sfuggure alla disperazione.

* * *

Bortocal 08/04/2012

caro Mauro – Poggi-,
io quando sento parlare di democrazia in Italia, un poco mi incazzo, un poco mi scappa da ridere.

decidiamoci una volta per tutte, per favore: questo Parlamento è legittimo? è stato eletto con una legge democratica, oppure con una legge che la stessa Corte Costituzionale ha criticato?

no? e allora la legittimazione democratica di Berlusconi non era maggiore di questa; e allora come mai non ho mai sentito usare questo argomento contro di lui? era meglio essere governati da cricche che si facevano gli interessi loro? e poi Berlusconi non cercava comunque di seguire egualmente (e come avrebbe potuto fare altrimenti?) i dettati della Banca Europea?

sì, invece? come del resto dobbiamo dire almeno sul piano formale? e allora in ogni caso sarà il Parlamento ad approvare queste modifiche, come è lui che dà la maggioranza per governare a Monti, e allora di che cosa stiamo parlando?

non è neppure propriamente legittimo, come penso io? e allora andiamo semplicemente a guardare, per avere una bussola, alle tendenze dell’opinione pubblica, presso la quale Monti gode di 20 punti di consenso di più di Berlusconi.

chi critica Monti con l’argomento della mancanza di democrazia, gode di un consenso maggiore del suo, che comunque, a quanto pare, supera il 50%?

se la risposta è no, accantona questo argomento, per favore: è molto irritante per l’opinione pubblica, e potrebbe ritorcersi contro…

non dico che manchino gli argomenti per criticare Monti, e qua e là io mi esercito nell’arte sul mio blog, ma non sono questi.

la settimana scorsa la Spagna non è riuscita a collocare sul mercato tutti i suoi titoli pubblici, e la crisi si sta riaffacciando in Europa; alla City fervono le simulazioni sul crollo dell’euro.

siamo credo abbastanza d’accordo che non riuscire a collocare i titoli del debito pubblico significa far saltare pensioni e stipendi pubblici da subito, vero?

la giusta politica economica è quella di stampare euro e di scontare un crollo del suo valore, come predicano alcuni economisti? sarebbe un risultato solo un poco più graduale, ma identico.

anche perché provocherebbe la fuga degli investitori e dunque la necessità di coprire tutto il debito con carta moneta, riducendo il valore reale di questa forse a un terzo, e costringendo la gente a vivere con un reddito più che dimezzato.

Hollande in Francia propone di alzare le tasse sui grandi redditi, sono mosse non risolutive e più che altro dimostrative, ma in Italia nessuno ha il coraggio di farlo, a quel che so.

Io penso che un prestito forzoso “di guerra” a carico dei capitali liquidi potrebbe ridurre in maniera sostanziale il peso degli interessi e del debito.

ma continuare a raffigurare il presente prescindendo dai dati di realtà a me non pare costruttivo.

ciao.

stefano fait | 09/04/2012

Ferrero: visto 3 volte in TV, per 3 volte mi sono trovato d’accordo con lui. In Italia, e non solo in Italia, il buon senso è estremista.

La democrazia dei sondaggi è esattamente quel che ci attende nel futuro. Perché votare se c’è un sondaggio indipendente, imparziale ed esatto (cf. gestito da un’Intelligenza Artificiale infallibile per definizione) che valuta il consenso dei grandi timonieri?

grandebeltazor 09/04/2012

E poi parlano di democrazia. Ma è troppo tardi, ormai: non ce la faranno. La loro pretesa di poter cavalcare le grandi trasformazioni è sintomo del loro enorme distanziamento dalla realtà delle cose.

09/04/2012

queste affermazioni contrastano con la realtà dei fatti.

il parlamento europeo, eletto democraticamente, ha una larghissima maggioranza filoeuropeista, e gli unici paesi che hanno rifiutato a suo tempo la Costituzione europea sono la Francia e l’Olanda.

lasciamo questo tipo di argomenti alla Lega per favore.

stefano fait | 09/04/2012

bortocal, vivi in una dimensione parallela in cui tutti gli Europei sono stati consultati? Io no.
vivi in una dimensione parallela in cui l’Unione Europea opera democraticamente? Io no.
vivi in una dimensione parallela in cui più grandi sono le dimensioni di un’entità politica maggiore è il suo tasso di democrazia? Io davvero no.
A casa mia, prima di rigettare un’argomentazione, la si esamina nel merito, non per associazione.
Se fosse anche un fascista a fare un’osservazione condivisibile, gliene darei atto.

09/04/2012

vivo nella realtà in cui gli europei sono consultati con elezioni democratiche (qualunque cose voglia dire questa parola, da criticare, ma questo è un altro discorso) e dove il consenso di Paolo Ferrero è tale che non gli ha consentito di entrare neppure in parlamento.

a mio parere, meritatamente; e questo è tutto.

quindi sentire Paolo Ferrero che si lamenta di un deficit di democrazia perché il Parlamento europeo non fa quello vuole lui, mi suscita una sghignazzata.

li abbiamo già visti all’opera con Prodi, questi qua, quando lui faceva il ministro e l’oppositore del governo assieme, e la situazione attuale è in parte anche frutto delle loro scelte; ma vuoi che si assumano le loro responsabilità?

loro sono appena nati ieri e sempre nuovi a ripetere le stesse quattro giaculatorie come se fosse la prima volta.

io poi se mi trovassi a dare il mio consenso ad un fascista mi fermerei un attimo e mi chiederei, prima, con calma, dove sto sbagliando.

ciao.

Mauro Poggi | 09/04/2012

Caro Bortocal,

Il mio è un discorso di democrazia in generale, non solo in Italia.

A mio parere c’è una deriva autoritaria in tutta Europa: gli unici organismi che contano non sono eletti dai cittadini, e viceversa gli unici organismi eletti dai cittadini non contano.

Quanto questo faccia ridere o incazzare dipende dalle diverse sensibilità e consapevolezze, ma allorché certe iniziative che decidono della sorte delle nazioni vengono portate avanti senza alcuna informazione per i cittadini, senza alcun dibattito, nel compiaciuto silenzio dei media, beh, a me questo fa incazzare.

Su Maastricht e Lisbona non mi pare ci siano state molte possibilità di esprimerci, e quando in Grecia il precedente governo volle sottoporre a referendum le misure che venivano imposte a quel paese fu fatto saltare dall’oggi all’indomani.

(Non è Giuliano Amato quello che ha esplicitamente affermato che il trattato di Lisbona è stato scritto in maniera volutamente incomprensibile, per scoraggiare chiunque, fra i cittadini normali, volesse metterci il naso?).

Vogliamo parlare del trattato ESM? Quanti sanno cos’è? Che pensare di un organismo creato da personaggi senza mandato che si auto-attribuisce immunità impensabili in uno stato di diritto?

http://mauropoggi.wordpress.com/2012/02/04/la-legge-delleclatanza-e-il-trattato-esm/

Vogliamo parlare del fatto che in futuro le finanziarie dovranno essere sottoposte al placet del CME prima che al parlamento?

Oggi ha avuto buon gioco il diffondersi del pensiero unico “bisogna ridurre il deficit”.

La crisi dei subprime è improvvisamente diventata crisi del debito sovrano, e si individua nell’eccessivo debito pubblico la causa di tutto.

Quando scoppiò la crisi finanziaria, furono altissimi i lai mentre gli impegni a rivedere le regole finanziarie si sprecavano.

Da allora nulla è cambiato.

Che è successo dei famigerati titoli tossici?

L’attenzione si è spostata tutta sugli stati spendaccioni: riduciamo il deficit, austerità!

Poco male se così si deprime ulteriormente l’economia con misure pro-cicliche; se un paese muore (vedi Grecia), e altri rischiano di seguire, tanto peggio: siamo alla schumpeteriana distruzione creatrice, ovviamente con il culo degli altri.

E in nome di questo dogma si vuole mettere in Costituzione un principio, il pareggio di bilancio, che è solo espressione di una delle possibili interpretazioni economiche, non l’unica, legando i governi mani e piedi e impedendo loro di effettuare qualunque misura di rilancio dell’economia – come in effetti sta succedendo.

Per capirci: con il pareggio di bilancio in costituzione Roosevelt non avrebbe mai potuto lanciare il New Deal:

http://www.agi.it/economia/notizie/201203121235-eco-rt10085-crisi_appello_nobel_contro_pareggio_bilancio_in_costituzione

Ci sono altre visioni economiche, oltre quella neo-liberista – soprattutto tenendo conto del fatto che essa – a mio parere – finora non ha fatto che peggiorare la situazione. Io, credo più a quella keyneisana, ma potrebbe anche starmi bene così, se solo potessimo esprimerci: dopotutto ognuno ha il diritto di impiccarsi all’albero che preferisce. Il problema invece è che non abbiamo nemmeno questa scelta, e questo a me fa incazzare.

Il “prestito forzoso di guerra” che tu evochi mi fa venire in mente la discussione che abbiamo avuto un paio di giorni fa sull’ottimismo della volontà e il pessimismo della ragione, solo che stavolta le parti sono invertite.

Davvero pensi che Monti abbia la forza per un provvedimento del genere?

Hai presente cos’è successo sulle liberalizzazioni?

Per carità.

E per favore, lasciamo stare gli indici di gradimento: Berlusconi ne ha fatto il suo cavallo di battaglia, ma questa non è – ancora – una democrazia sondaggista.

Non capisco poi il nesso fra legittimazione democratica di Berlusconi e quella di Monti: forse che la carenza di una giustifica la carenza dell’altra?

E ammesso e non concesso che prima non si sia protestato (certo, non l’hanno fatto i partiti, conniventi, come non lo stanno facendo ora – a parte la Lega), dobbiamo continuare a non protestare?

Dal mio punto di vista, il problema del deficit esiste solo perché non abbiamo una moneta sovrana, e gli stati devono approvvigionarsi sui mercati, quindi sono alla mercé della speculazione.

Altrimenti non si capisce per quale motivo i nostri guai non ce l’hanno paesi come il Giappone o Stati Uniti o Inghilterra, tutta gente con un deficit altrettanto se non ancora più preoccupante.

Sempre dal mio punto di vista, ciò implica che o si cambiano le regole all’interno dell’Eurozona, dando alla BCE lo stesso mandato che hanno la FED o le BC giapponese e inglese, o l’euro imploderà.

Ovviamente è una convinzione che ho fatto mia dopo avere esaminato – al meglio per quanto mi è dato – le differenti scuole di pensiero in questi ultimi anni, quindi suscettibile di fallacia; ma mi conforta (per quanto possa essere confortante) il fatto che trovo sempre più economisti neo-liberisti entrare in questo ordine di idee.

Circa la raffigurazione del presente prescindendo dai dati di realtà osservo che i dati purtroppo vanno interpretati, con gli strumenti a propria disposizione e con il filtro dei propri convincimenti.

I dati sono incontrovertibili, le raffigurazioni che ne derivano sempre opinabili.

La mia raffigurazione del presente mi induce a pensare che le politiche economiche messe in atto finora non ci hanno portato fuori dalla crisi, anzi ci stanno affondando ulteriormente.

Gli Stati Uniti sembrano interpretare allo stesso modo, e ci raccomandano di dare finalmente spazio a politiche espansive (spesa a deficit), così come hanno fatto loro.

Ma è un’interpretazione, quindi suscettibile di fallacia quanto qualunque altra, la tua compresa.

Qui sotto un esempio di raffigurazioni divergenti di una stessa realtà:

http://versounmondonuovo.wordpress.com/2012/04/07/per-quanto-ancora-dunque-abuserete-della-nostra-pazienza/

PS: interessante discussione, al solito :)

bortocal | 09/04/2012

caro mauro (col fatto che ti chiami mauro anche tu, c’è un lavoro da fare a districarsi fra i commenti; chiamiami pure bortocal, quindi,aiuterà un poco le cose… ;) ).

anche secondo me c’è un discorso generale da fare sulla democrazia, di cui non sono affatto entusiasta: ma va fatto a parte; io mi sto sforzando di rifletterci, ma non si può usare questo argomento in modo improprio per affrontare problematiche specifiche.

siamo al punto in cui siamo, gravati da un debito mostruoso, ma non ho mai sentito nessuno lamentarsi mentre veniva accumulato, e – perdonami la supponenza – ma non riconosco a NESSUNO di coloro che non ha visto il profilarsi della catastrofe e ha anzi contribuito ad accrescere il debito l’autorità morale e politica di darci ricette oggi.

se vuoi (ma non credo vorrai :)) ti do i link dei miei post del 2006 e seguenti in cui ho ripetutamente lanciato l’allarme contro l’indebitamento progressivo sia americano sia nostro, e mi sentivo ed ero un cane sciolto, a dire quelle cose.

e non per una particolare competenza economica, che non ho, ma per l’applicazione di un minimo di buon senso ai fatti.

da tempo sostengo che questa non è una crisi ciclica, ma l’inizio del drammatico inevitabile ridimensionamento della specie umana e dell’abbandono del modello socio-economico del consumismo globalizzato; spero di sbagliarmi, ma la mia non è neppure una ipotesi tanto isolata, e comunque non vedo in giro tanta consapevolezza su questi problemi; è molto più bello lanciare slogan di politica economica immediata.

un articolo di oggi evidenzia il profilarsi di una crisi cinese: la Cina si sta ancora espandendo, ma la sua stessa espansione la punisce con una forte inflazione, vicina all’8% per i generi alimentari.

l’aumento dei prezzi degli alimentari è inevitabile nel prossimo futuro ovunque; persino la politica non inflattiva seguita dalla Banca Europea produrrà comunque una forte inflazione nell’area euro per il salvataggio delle banche di due anni fa attraverso la stampa, sia pure controllata, di carta moneta.

ci attende un futuro con più tasse, meno reddito e inflazione crescente, cioè un futuro di impoverimento che si allargherà presto dall’Europa anche ai paesi emergenti; in poche parole per molti che non l’hanno mai provata arriverà la fame, di cui comincia a fare assaggio la Grecia per la sua parte di popolazione più povera.

ma chiudiamo con questi discorsi di prospettiva globale che ai miei occhi rendono pooco credibili in questo contesto le prospettive neo-keynesiane.

in ogni caso: le politiche espansive funzionano evidentemente solo dove c’è una espansione della produzione e dei consumi, altrimenti producono solo inflazione, cioè redistribuzione interna del reddito a sfavore dei redditi fissi e a vantaggio dei ceti speculativi.

e considerando i risultati di quel poco di inflazione che c’è già adesso, non mi pare proprio il caso di aumentarla; salvo, naturalmente, che non si sostengano gli interessi dei ceti che da un contesto inflattivo possono guadagnare posizioni.

tu ritorni al tema democrazia, e sia: ma la democrazia si misura in parlamento o dove? ma questo parlamento fa comunque schifo a me, – oppure nelle grandi tendenze dell’opinione pubblica.

altrimenti lo misureremo alle prossime elezioni (sempre che nel frattempo ci diano una legge elettorale decente).

comunque la democrazia è una foglia di fico: la gente vota sempre chi deve votare, perché quello è l’equilibrio dei poteri reali che contano, e quando disobbedisce (Prodi 2006) è anche peggio.

se Monti si presenterà alle elezioni, la gente brontolerà, ma lui piglierà molti più voti di Berlusconi, la struttura del potere mica è cambiata: chi ha messo su Berlusconi e Bossi non è mica ancora al comando?

le proposte come il prestito forzoso o altre misure di politica economica innovativa io le scrivo per la sinistra, non certo per chi ha messo al potere Monti, e senza nessun ottimismo della volontà tranne quel poco che occorre per continuare ad imbrattare uno schermo (e neppure è detto che duri, dato che mi pare la diagnosi di narcisismo alla fine prevalga sul contenuto reale di utilità dello scrivere un blog).

vedo che la storia della moneta sovrana ha contagiato te, mi cadono del tutto le braccia, e lascio perdere.

davvero tenere un blog è un esercizio fine a se stesso (parlo solo per me, naturalmente).

Mauro Poggi | 09/04/2012

Caro Bortocal,

Abbiamo approcci diversi, sia per quanto riguarda la valutazione della democrazia in essere sia per quanto riguarda i provvedimenti economici in atto ormai da tre anni.

Prendiamone atto.

Il tempo dirà, e mi sa che non dovremo aspettare tanto; per ora vedo che non riusciremmo a far altro che ribadire i nostri rispettivi punti di vista, che ormai conosciamo.

Non condivido praticamente nulla dei tuoi commenti, tuttavia li ho letti con interesse e senza che le braccia mi cascassero…

Mi spiace che a te sia successo.

bortocal | 10/04/2012

come vedi non dobbiamo neppure aspettare molto.

ora che gli investitori internazionali sono in fuga dall’euro di nuovo e lo spread risale, secondo te la soluzione, parlando seriamente, quale è? stampare euro?

Mauro Poggi | 10/04/2012

No, va bene continuare con le misure di austerità.

bortocal | 10/04/2012

no, neppure, di certo!

lo vedi che occorre il prestito forzoso o comunque un fortissimo prelievo coatto da chi i soldi li ha? :-)

la proposta è di Amato, mica mia, del resto.

e poi che cos’è questa illusione di uscire dalla crisi senza far pagare a nessuno i suoi costi?

e su chi li debba pagare credo che potremmo ritrovarci d’accordo aldilà di ogni altra divergenza…

9 risposte a “180. curare lo spread con più debiti?

  1. fare più debiti per contenere lo spread? Ma se faccio più debiti… non aumento contemporaneamente la paura degli investitori che chiederanno interessi più elevati sui solo investimenti… andando ad aggravare ulteriormente l’andamento dello spread?

    il prestito forzoso? probabilmente utile se solo non c’avessero messo 4 anni per decidere di attuarlo. Sono quasi certo che la maggior parte dei possibili ‘contribuenti’ abbia già portato il proprio capitale in salvo. E poi non credo sia nelle intenzioni di chi detiene il potere. Che poi aumentare le tasse è sempre una specie di ‘prestito (mica tanto) forzoso’ sui poveri.

    L’unità politica europea è lontana. Semplicemente perché le economie forti insieme ai piccoli paesini (finanziariamente ricchi) pretenderanno di avere privilegi. Non saranno mai d’accordo con un parlamento composto su base demografica (rappresentanti in base al numero di cittadini). Voglio proprio vedere Germania, Italia e Francia che hanno stesso potere decisionale di Romania e Bulgaria 😆

    purtroppo dalla crisi del debito potrebbe semplicemente non esserci una via d’uscita… purtroppo 😦

    • è inutile che tu mi dia ragione, caro afo, è solo l’affetto che ti induce a questo.

      la causa della crisi sai qual’è? la mancanza di una moneta nazionale; se ci fosse ancora la lira, basterebbe stampare lire per uscire dai problemi; inutile ricordare che con Amato nel 1992 fummo comunque ad un passo dal fallimento, evitato con prelievo forzoso retroattivo dello 0,6% dai conti correnti bancari.

      ma il pensiero degli economisti accademici ha vinto, convincendo tutti che l’economia è una cosa da universitari e che non c’è modo di capirla con criteri semplici.

      una via d’uscita non c’è, la crisi dura da tre anni e non si vede altro che un suo aggravarsi ed allargarsi.

      se le sue cause sono quelle che vedo, l’esplosione dei consumi e della popolazione, in un mondo allo stremo delle riserse, non c’è via di uscita, e i prossimi anni saranno orribili.

      rileggersi I limiti dello sviluppo del 1973: ha sbagliato le previsioni solo di una decina d’anni.

      • beh… come sempre arriviamo quasi alle stesse conclusioni 🙂

        certo che le crisi finanziarie sono le peggiori in assoluto. Aggiusti da una parte… scoppia dall’altra. Una specie di cancro dell’economia. Su una cosa i teorici della deregulation avevano ragione… sono riusciti a ripartire il rischio sull’intero sistema. Purtroppo questo non ha reso i mercati più stabili come teorizzato (un colpo viene attutito se ripartito tra tanti corpi – fisica)… li ha resi incredibilmente intrecciati tanto che è bastata una scintilla per scatenare l’inferno.

        Ora se scoppia la Spagna si porterà dietro l’Italia e con lei l’intera Europa. Quindi l’obiettivo primario è salvare Spagna e Italia. Se stampando moneta ci si può salvare forse sarebbe il caso di prendere seriamente in considerazione l’uscita temporanea dall’euro da parte di alcuni paesi. Questo potrebbe riportare un po’ di calma generale.

        forse i consumi centrano in tutta questa faccenda. Però sono gli sprechi che pesano maggiormente. Insomma se fossimo capaci di razionalizzare i consumi e regolamentare la finanza magari qualche minuscola speranza forse ce la potremo ancora giocare.

        • alle stesse conclusioni? non mi pare, caro afo.

          “Se stampando moneta ci si può salvare…”?

          come la Germania degli anni Venti che produsse una iperinflazione che ridusse la popolazione alla fame?

          possibile che si sia così pronti a credere che esiste l’elisir di lunga vita, da qualche parte?

          l’idea, priva di ogni fondamento logico e razionale, deve avere una sua forza propria mostruosa, considerando che dilaga ovunque, che ho scritto il post per contrastarla e che il mio più affezionato lettore ci si attacca anche lui, sia pure in via di ipotesi, per trovare una speranza da qualche parte.

          NON FUNZIONA!!!! la moneta è un puro simbolo! se aumento la massa di moneta circolante e non la ricchezza dello stato DIMINUISCO semplicemente il valore della moneta!!!

          è vero che in questo modo diminuisco anche il valore dei debiti che devo restituire, se li ho contratti in moneta nazionale (cioè quasi mai, se i soldi vengono dall’estero, perché in genere questi sono contratti in dollari) ma questo induce immeditatamente gli investitori internazionali a non prestarti più altro capitale…

          credimi, afo, l’Italia che stava per fallire nel 1992 aveva una moneta sovrana, dovette cavarsela con i propri mezzi (e lo fece con un prelievo forzoso), quindi era messa molto peggio di oggi in cui l’intera area euro deve provare a salvarci per non andare a picco con noi.

          • non sono certo un sostenitore dell’abbandono dell’euro… a meno che la situazione non diventi veramente insostenibile. Poi rispetto ai nostalgici della Lira so benissimo che un eventuale cambio monetario non riporterà certamente il vecchio stile di vita, anzi peggiorerà moltissimo.
            in più hai fatto bene a farmi notare che i debiti gli abbiamo contratti spesso in dollari o altre valute estere. Quindi concordo che sarebbe meglio rimanere nell’euro. Almeno gli altri saranno costretti a darci una mano 😉 . Anche se nessuno pensa che l’Europa possa sostenere un’eventuale peggioramento della crisi italiana.

            un’eventuale prestito forzoso potrebbe diventare necessario. Però devono stare attenti a calibrarlo nella giusta misura per non indebbolire fatalmente la domanda interna. Aggiungerei anche la confisca di certi patrimoni troppo grandi per appartenere a poche persone.

            comincio a odiare questo continuo girare sulle montagne russe dell’economia…

            • anche io odio le montagne russe dell’economia, ma speriamo che queste motagne siano davvero russe, e cioè ci facciano risalire ogni tanto.

              perché odieremo molto di più l’eventuale caduta libera, se arriverà.

non accontentarti di leggere e scuotere la testa, lascia un commento, se ti va :-)

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