il keynesismo bastardo del liberismo mondiale selvaggio. 226

15 Maggio 2012 martedì 18:43

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concludo la pubblicazione dei post lasciati in bozza all’inizio di maggio, in attesa che mi torni la voglia di scriverne degli altri simili, ora che intanto ho almeno di nuovo una connessione internet a casa.

questo non è stato neppure finito, e lo lascio com’era…

* * *

L’intervista a … pubblicata dal blog del grande Baltazor, riprendendola da … , è per molti aspetti illuminante, e chiarisce alcuni aspetti fondamentali della attuale situazione economica mondiale, ma nello stesso tempo l’autore, che espone le premesse principali per capirla, poi non appare in grado di fare il passaggio fondamentale, traendone le conclusioni logiche e quindi nel suo insieme la sua analisi della situazione è nello stesso tempo deludente e perfino fuorviante.

 Faccio dunque io la premessa che mi pare necessaria.

 * * *

Lo sviluppo ispirato al neoliberismo sfrenato degli ultimi trent’anni, avviato da Reagan e dalla Thatcher, portato avanti da Bush, Blair, Sarkozy, Berlusconi, Putin nella sua variante autoritaria, e che solo larvatamente è stato moderato da Clinton, Prodi, Schroeder, Merkel, si è fondato su un irresistibile e progressivo indebitamento dell’economia capitalistica mondiale (ed uso questa espressione perché non faccio rientrare in questa definizione comunque la Cina).

 A torto questo indebitamento viene definito la prosecuzione del keynesismo dei tempi di Roosevelt e della ricostruzione postbellica: vi è una differenza sostanziale, che è davvero strano che sfugga a troppi economisti.

Nel New Deal, seguendo Keynes, lo stato si indebitava provvisoriamente e moderatamente, per sostenere spese pubbliche di investimento che rilanciassero la domanda e dunque l’economia nel campo degli investimenti, anche in vista di una rapida copertura dei modesti debiti fatti.

Nel neoliberismo dagli anni Ottanta ad oggi lo stato si è indebitato, illimitatamente e senza alcun criterio, per alimentare la domanda privata di beni di consumo e senza alcun disegno complessivo di investimento: né vi è mai stato il minimo disegno per un rientro dal debito quando che fosse.

Il keynesismo si trasformava così in una sua grottesca caricatura, nella teoria della possibilità dello stato di indebitarsi illimitatamente e senza alcuno scopo: idea che affascina ancora molti.

Lo stato, gli stati, anzi, hanno rinunciato stabilmente ad ogni prospettiva di riequilibrio dei loro bilanci ed hanno inserito il deficit statale come componente permanente della vita economica; rinunciando a tassare i cittadini per riportare in pari il deficit annuale per spese correnti, ecco costruito il modello, che molti ancora rimpiangono, di una vita economica perennemente a debito, perennemente oltre le righe, dedita a saccheggiare le risorse del futuro a favore del presente.

Era il mondo filogeriatrico in cui vigeva anche il patto scellerato fra governo e vecchie generazioni: alle quali, o meglio ad alcuni soltanto in esse, veniva garantita una pensione allo stesso tempo precoce e agiata, in cambio del deficit che qualcuno avrebbe pagato.

* * *

Ma l’indebitamento degli stati era ancora il male minore; perché la grande finanza mondiale aveva inventato nuovi modi per fare che il debito originario potesse moltiplicarsi attraverso nuovi strumenti finanziari: vendere crediti, che nessuno avrebbe saputo dire come e quando sarebbero stati pagati, diventava il modo per moltiplicare i debiti stessi, fino a 4, 5, 7 volte la ricchezza reale disponibile, in una spirale della quale nessuno poteva stabilire la fine.

La fine cominciarono a stabilirla i mercati stessi, risvegliandosi alla fine del 2008, alla vista delle prime inevitabili difficoltà di alcune banche che si erano spinte troppo avanti con i derivati; dire risveglio e dire crisi di fiducia è dire la stessa cosa: si cominciò a intuire che la massa del debito circolante era diventata tale che nessuno mai avrebbe potuto ripianarla.

I governi occidentali, colti di sorpresa, reagirono male e senza una analisi complessiva della situazione: ricorsero al salvataggio delle banche, indebitando ulteriormente gli stati.

In questo modo trasformavano, senza quasi accorgersene, l’impianto di fondo delle economie capitalistiche, fondate sulla distinzione fra lo stato, che assicura le istituzioni sociali fondamentali (istruzione, salute, assistenza, vita politica democratica) e la finanza speculativa, il capitale di rischio: per il quale era stato parte delle regole del gioco la possibilità di fallire, cioè la possibilità di liquefarsi per scelte sbagliate.

Assumendo la difesa degli speculatori che avevano sbagliato, lo stato dichiarava, inconsapevole, che la speculazione finanziaria era una attività sociale fondamentale, anzi LA fondamentale, quella da garantire anche a scapito delle altre sopra ricordate e diventava lui stesso l’agente principale diretto della speculazione finanziaria capitalistica.

Lo faceva sotto il peso di un tremendo ricatto, perché le banche, che si erano dedicate alla speculazione finanziaria, ma non al loro scopo primario di sostenere la vita produttiva con i loro finanziamenti, minacciavano di trascinare nella loro rovina le imprese indebitate con loro.

* * *

Esistevano norme, nate dalla crisi precedente del 1929, volute da Roosevelt, che avrebbero impedito questa commistione, ma proprio un presidente democratico negli Stati Uniti, Clinton, aveva abolito la legge relativa, nel 1999, aprendo la strada all’ultima e più delirante ondata speculativa, che Bush aveva poi ulteriormente beneficiato di una riduzione delle tasse e di un incremento del debito pubblico americano oltre ogni limite.

Decidendo il salvataggio bancario e dunque scegliendo di fare fronte ad ogni futura carenza di liquidità, per impedire l’esplosione della bolla speculativa, gli Stati dimostravano di ritenersi indenni a loro volta da ogni rischio.

 Oppure lo sapevano anche, ma i governanti agivano guidati da forze troppo superiori a loro?

 * * *

L’indebitamento statale dunque cresceva, per salvare le banche, ma quella parte della finanza mondiale che riteneva oramai insuperabile la mole globale dei debiti accumulati, da stati, da imprese e banche, da privati, dovendo cominciare a chiedersi chi dunque sarebbe fallito per primo, è stata quasi costretta dalla politica economica degli stati a rispondere: loro!, gli stati, a cominciare dai più deboli, naturalmente, visto che sulle banche non potevano rifarsi.

A questo punto fra la finanza ribassista e catastrofista e gli stati si è aperto un duello mortale, in cui ciascuno dei due contendenti investe tutte le proprie risorse: una guerra a chi fallisce per primo, che non è guidata dalla malvagità, ma semplicemente dall’interesse, direi perfino dalla professionalità di chi vive facendo guadagnare ai grandissimi investitori somme enormi semplicemente trasferendo i propri miliardi da una istituzione all’altra.

Tra la City che scommette che l’euro fallirà e la Banca Centrale Europea che lo difende è questione di vita o di morte: chi ha investito tutti i suoi capitali sulla scommessa che a breve l’euro fallirà sa bene che perderà tutto se fallirà lo scopo.

* * *

Ma dal momento in cui la finanza mondiale, che fino al 2008 aveva scommesso sull’indebitamento illimitato, si è convinta che ora l’indebitamento è eccessivo, e qualcuno fallirà, ecco che si apre appunto lo scenario delineato dall’intervista: chi è il primo candidato a fallire?

La finanza mondiale misteriosamente non si rivolge al Giappone, funestato da terremoto e tsunami, da un gravissimo incidente nucleare, costretto a chiudere in fretta e furia tutte le sue centrali atomiche, e già prima di tutto ciò gravato da un debito immenso di circa il 200% del suo PIL che aumenta di anno in anno.

Nessuno mi chieda perché: forse soltanto perché il boccone è troppo piccolo rispetto al dollaro o all’euro?

* * *

Lo scenario che l’intervista delinea, con la scelta delle grandi società finanziarie americane di concentrarsi sull’euro per far fallire noi e salvare il dollaro, è dunque plausibile.

Più incerto che possa essere ricondotta a una data precisa, a incontri datati, ad accordi espliciti: cosa che fa emergere un vena complottista.

Ma questa è la sostanza della crisi attuale: lo scenario più probabile rimane il fallimento universale, considerando il carattere immane raggiunto dall’indebitamento mondiale; la soluzione unica praticabile in teoria quella di un azzeramento globale della moneta e dei crediti che restituisca ad una comune esistenza umana i magnati strapotenti che ci hanno portato alla rovina.

Ma siccome non si vede alcuna forza politica coerentemente rivoluzionaria che sostenga queste prospettive sulla base di qualche teoria rigorosa, lo scenario più probabile rimane quello semplice dell’implosione della società postmoderna, verso il quale del resto ci sospingono anche molti altri fattori come la crisi iperdemografica e il riscaldamento globale.

* * *

questa mia riflessione non sembra a me troppo datata: fatti successi in queste due settimane non hanno fatto altro che confermarla in mille dettagli.

20 risposte a “il keynesismo bastardo del liberismo mondiale selvaggio. 226

  1. bentornato!
    dici che con una quantità di BTP in valore di 2 miliardi di Euro si possa destabilizzare l’economia italiana subito dopo l’eventuale uscita della Grecia dall’Euro?

    • ben ritrovato al tuo posto di commentatore.

      mi pare che la pretesa di destabilizzare una economia con 2.000 miliardi di euro di debito e ficit con solo 2 miliardi sia come la pretesa del topolino di spostare l’elefante…; però si sa che gli elefanti hanno una paura tremenda dei topi, e quindi potrebbe perfino riuscire, ma sarebbe contro ogni logica…

      aggiungi che il deficit anuo è di decine di miliardi di euro, e che le somme da raccogliere per far fronte ai debiti precedenti in scadenza sono di centinaia di miliardi di euro.

      ma perché mi fai questa domanda? ti ritrovi per caso la somma a disposizione e vorresti tentare una speculazione? 🙂 😉 😉

      • se c’aggiungo un paio di zeri al mio conto… direi che ci arriviamo tranquillamente a quella somma 🙄

        non riguarda me… ma una banca americana. Lo scorso 11 maggio ha aumentato la propria esposizione in BTP italiani da 200 milioni a 2,5 miliardi di dollari. Allo stesso tempo ha comprato anche titoli spagnoli, portoghesi e greci. Potrebbe trattarsi solo di un tentativo di andare controcorrente per sfruttare prezzi più bassi dei titoli. Se non fosse che GS ha l’abitudine (impressione mia) di giocare su due fronti. Come dire… faccio mille assicurazioni su un palazzo e poi lo faccio abbattere di nascosto… perdendo certo un po’ di patrimonio però incassando dalle assicurazioni 10 volte la perdita.
        >> http://www.teleborsa.it/DettaglioNews/637_2012-05-11_TLB/Goldman-Sachs-incrementa-lesposizione-in-BTP.html

        ora non so cosa stiano facendo le altre società finanziarie americane…
        … che vogliano salvare il dollaro? chissà…

        • beh, complimenti per i 20 milioni di euro, se ti mancano solo due zeri a 2 miliardi di euro!!!! 🙂
          quella banca americana è la Goldman Sachs? sì.
          ma allora, non ci sarà lo zampino di Monti?
          ovviamente, se una banca compera BTP di un paese sta sostenendo quel paese e non ci sono altre dietrologie possibili.
          e lo fa per guadagnarci…
          ti ricordi che io volevo comperare dei buoni del tesoro greci a scadenza a maggio per quadruplicare il capitale? non l’avrei forse azzeccata? (anche se il debito con gli stati è stato comunque tagliato pesantemente): la Grecia non è ancora fallita.
          evidentemente quella banca sta andando controcorrente ed è convinta che, nella competizione internazionale multipla in corso a chi crolla per primo, l’euro si salverà e alla fine crolleranno invece gli Stati Uniti.
          posso confessarti una cosa?
          è esattamente quel che penso anche io, per i motivi che oramai dovrebbero esserti già noti: Obama deve farsi rieleggere e ha scelto la strada quasi obbligata dell’inflazione, del debito e della stampa di carta moneta: questo espone gli USA a rischi tremendi sulla distanza medio-breve e la tempesta perfetta che colerà a picco gli USA potrebbe arrivare anche prima delle elezioni di novembre, per liquidare Obama.
          la mossa di quella banca dunque è certamente una mossa anti-Obama, che comunque rischia di non essere rieletto già di suo e si deve essere ridotto alla mossa del matrimonio gay solo di fronte a sondaggi molto negativi.
          l’ultima cosa che l’Europa deve fare, mi perdoni Hollande, e di mettersi a scimmiottare gli USA, oltretutto senza averne neppure alcuni presupposti di partenza.
          sono molto controcorrente, a sinistra, lo so: sto litigando persino con mio figlio…

          • 😆 … diciamo che per il momento ho il 2, mi mancano invece tutti i zeri in coda…

            non credo c’entri Monti in questo caso. Speriamo che sia come dici tu, semplicemente degli investimenti legati ad una convinzione diversa. Però non vedo il grande guadagno che potrebbero avere da un’eventuale caduta del dollaro visto che probabilmente la maggior parte dei loro investimenti sono in dollari. In poche parole perderebbero molto di più dalla caduta del dollaro che da quella dell’euro.

            Anche se Obama rischia di perdere… l’altro, Romney, non è che sia tanto migliore. Bisognerà vedere quanto lavaggio del cervello riuscirà Obama a fare ai nostri “leader” durante l’ultimo G8. Magari non scimmiottare gli Usa… ma nemmeno immitando la Merkel si arriva tanto lontani, purtroppo.

            • ovviamente Monti non c’entra con questa scelta della Goldman Sachs, la mia era una battuta (se occorre, vado a metetrci una faccina…) e lo capiamo tutti subito.

              è molto strano però che capiamo benissimo che Monti non c’entra qualndo la GS fa una scelta a nostro favore e non è altrettanto intuitivo che possa non entrarci per niente se la stessa banca ci fa delle scelte contrarie, anche se è oggettivamente ancora meno probabile che remi contro se stesso.

              le grandi istituzioni finanziarie agiscono su logiche solo speculative, lo sappiamo tutti, e qui penso che la GS cominci a sentire puzza di bruciato attorno alla politica economica di Obama.

              la politica economica di Romney (per il quale non tifo affatto) sarà del tutto merkeliana, e anche qui ci sarà da riflettere sul fatto che negli USA si rischia di vincere contro il presidente, impresa di solito praticamente impossibile perfino contro Bush, promettendo una politica economica merkeliana.

              voglio dire che la gente semplicemente sta male e ha voglia di cambiare, senza stare a guardare altro…

              la politica economica europea attuale ci ha finora tenuto in piedi in quattro anni decisamente difficili: mi auguro che sia sempre così.

              d’altra parte io divento istantaneamente antimerkeliano se diventa chiaro che per l’Europa fare una politica antimerkeliana non significa ricominciare a indebitarsi in ordine sparso (e chissà poi con chi) oppure stampare euri a mano libera, ma trasformarsi in una Confederazione.

              dove ho letto oggi questa frase molto acuta a proposito della Grecia? “la California è più indebitata della Grecia, ma nessuno si sogna di espellere la California dagli Stati Uniti”… no, non nel mio stesso blog…;) 😉 )

              è questo il vero punto dove la Merkel sbaglia, secondo me, ma se non si fa questo passaggio la cancellazione dei debiti diventa l’unica altra soluzione e la Germania si troverà con delle belle gatte da pelare anche lei.

  2. @ afo

    il tuo ultimo commento berlusconiano o leghista sulle tasse (scegli tu) mi dà decisamente fastidio.

    posso pregarti di non farne più di simili? grazie

    • da fastidio?… dov’è il il piano “cresci-Italia”? A parte che è ingiusto parlare ancora di crescita, illudendo il popolo. Non vedo nessuna idea da parte sua (Monti) su come uscire dalla crisi. Non mi sembra che abbia fatto tanto contro i “grandi patrimoni” (a cominciare dalla Svizzera). La sua è più un’attesa infinita nella speranza che avvenga qualcosa (dalla Germania?) che ci salvi prima di aver finito di spremere anche l’ultimo limone.
      Ovviamente con questo non voglio dire che Monti se ne deve andare. Probabilmente è il migliore che l’Italia possa trovare sulla piazza (vista la classe dirigente di vecchi oligarchici che si ritrova). Forse ha solo bisogno di una spinta 😀 …

      sei ovviamente cosciente che la pressione fiscale italiana non sarà sostenibile a lungo (forse avevo già chiarito questo punto in altre discussioni).

      Art 4: “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. […]”
      Le tasse sono un dovere (com’è giusto che sia) ma allo stesso tempo anche il lavoro è un diritto.

      fammi sapere se non ti va che commenti ulteriormente argomenti di questo tipo 😉

      • non mi danno fastidio le critiche a Monti, purché fatte con criterio e documentazione, e neppure le tue critiche a me, quando arrivano documentate; anzi sai benissimo che molte volte le ho apprezzate e ne è scaturita qualche appassionante discussione che ha fatto maturare idee nuove.

        mi dà fastidio una battuta superficiale del tipo “se però torna solo per aumentare le tasse…”; è solo questo tipo di commenti che mi dà fastidio, non commenti come quello che hai scritto adesso…

        certo che Monti ha aumentato le tasse: per fortuna, altrimenti saremmo nelle condizioni della Grecia, chissà che cos’altro avrebbe dovuto fare per tirarci fuori da un collasso imminente…

        ma non voglio impiantare una discussione seria su una battuta cretina.

        la pressione fiscale italiana non è sostenibile, concordo con te, e grava quasi esclusivamente sui lavoratori dipendenti (fra i quali ci sono anche io, giusto per dire): però non mi pare che la sinistra sia riuscita a fare molto per riequilibrare il prelievo negli anni in cui ha governato, e doveva essere la sua priorità; mi pare che invece questo governo sia riuscito in pochi mesi a fare qualcosa; comunque sono disposto ad aspettare ancora un anno (d’altra parte non ho scelta… :)), e poi tireremo le conclusioni.

        non sono un filomontiano: sono un critico di Monti.

        ho appena scritto un feroce post di critica a Monti passato del tutto inosservato per la sua partecipazione alla decisione NATO di riarmare, sto criticando duramente la sua politica estera; sto criticando il mantra dello sviluppo.

        sto criticando Monri da sinistra.

        ma come è che tra i blogger di sinistra le uniche critiche a Monti che hanno successo sono quelle di destra?

        vuoi un esempio? criticare Monti per l’imu è di destra! l’imu è una tassa con cui i proprietari di case risarciscono i comuni per le spese che fanno per contribuire a rendere le loro proprietà abitabili (manutenzione strade, ecc.): perché queste spese dovrebbero essere pagate con le tasse anche di chi non ha case e paga l’affitto ai proprietari? sono queste spese che danno valore alle case: pagando queste tasse il cittadino aumenta ilvalore delle sue proprietà.

        è di sinistra pretendere che sia tutta la comunità a farsi carico del vantaggio economico di alcuni, solo perché sono la maggioranza?

        quindi quando vedo che anche tu ti unisci a questo coro indistinto e veramente preoccupante, mi dispiace.

        • dici che sono di destra?… oppure mi stai guardando seduto sulla sponda sbagliata? 😆

          l’Imu (o come la si voglia chiamare) è una tassa giusta, non è però calibrata in modo da far contribuire i più abbienti. La mia proprietaria di casa ci ha già informati che ci aumenterà l’affitto… così lei sborsa nulla, anzi ci guadagna… e i poveri finiscono sotto un ponte (ammesso che ci sia ancora posto)
          è destino… la selezione naturale? può darsi…
          forse è semplicemente l’epoca della proprietà privata… magari non ancora per molto 🙂

          • la tua proprietaria di casa (scrivo da proprietario di case) è un bastarda e l’affitto non te lo può affatto aumentare.

            lascia che ci provi e denunciala.

            l’unica selezione naturale è quella che colpisce chi non sa difendersi.

            essere di sinistra non significa aspettare che ti difenda qualcun altro.

            e poi, con questo, Monti che c’entra? l’ici esisteva da sempre come in tutti i paesi del mondo, forse che i proprietari di case hanno diminuito l’affitto quando qiuell’idiota di Berlusconi l’ha tolta pur di vincere le elezioni degli italiani popolo bue?

            e Monti sta rivalutando le rendite catastali proprio per ricalibrarla: ci vuole qualche tempo tecnico e soprattutto ci vorrebbe un catasto funzionante.

            come sai, io sono per la confisca pura e semplice dei fabbricati abusivi per ridimensionare l’IMU: dici ancora che sono di destra?

            sono abbastanza sicuro della sponda sulla quale sto, sono tranquillo: è il lato deserto del fiume, non c’è problem.

            ho scritto deserto, adesso non leggere destro… 🙂

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