Melissa: Brindisi, Afghanistan o peggio. 230

19 maggio 2012 sabato 15:38

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puoi chiamarti Melissa o Veronica, andare tranquillamente a scuola una mattina, essere ferma davanti al cancello in attesa della campanella (ma ci vuole tanto a far entrare i ragazzi anche prima che arrivino i professori?), sentire un botto che comincia da non troppo lontano e un’onda di fuoco che ti cancella la vita, bruciando il tuo corpo, facendoti a pezzi, nel destino comune di centinaia di italiani che negli ultimi decenni sono stati uccisi a caso in una strategia degli ammazzamenti della quale ci si chiede, poi, quale siano stati il senso e i risultati.

il tuo corpo immemore e quasi già cadavere viene portato via fra le urla dei tuoi compagni e le sirene delle ambulanze, e la tua cartella bruciacchiata resta da qualche parte davanti a una scritta straziante su un brutto muro di cemento mai intonacato, dove la solita bomboletta adolescenziale cerca di accendere il guizzo di un’emozione: “ti amo troppo, cucciola”.

che chissà se era proprio per te.

* * *

vent’anni meno quattro giorni dall’omicidio di Falcone, davanti una scuola intitolata alla moglie del giudice antimafia, uccisa con lui, 43 anni dopo la strage di Piazza Fontana, una ragazza che i giornali definiscono qualunque, ma che invece era irripetibile e assolutamente straordinaria come ciascuno di noi, è stata ammazzata davanti a una scuola per l’unica colpa di essere una studentessa.

è facile pensare che quelle stragi del 1992 e poi del 1993 hanno preparato la presa del potere mafioso in Italia e che oggi è finito il potere di chi rappresentava la mafia e i suoi interessi come meglio si poteva e quindi riprende la strategia mafiosa, per piegare di nuovo il potere ai suoi comandi.

* * *

eppure anche questa spiegazione appare troppo ovvia, e perfino tranquillizzante, costruita dalla nostra stessa mente per creare un argine all’orrore senza nome per un delitto simile, per chi si apposta davanti a una scuola per ammazzare a caso i nostri ragazzi, ed è uno di noi, se dobbiamo pensare che siano uomini anche coloro che non lo sono, se non dobbiamo tornare a pensare nei termini vittoriniani di Uomini e no, come al tempo del nazismo.

l’unica cosa certa è che c’è stato un uomo nero nei pressi di quella scuola per preparare la tua morte di stamattina, Melissa, c’era qualcuno che aveva specie e volto umano, ma non era umano, c’era qualche cinico esecutore oppure un professionista del crimine.

ce l’aveva proprio con te, Melissa, o con qualche tua amica?

non si crede, non pare: si uccide sempre a caso perché quel che serve è che ci sia qualche morto, il nome del morto sembra importi poco, tanto siamo numeri anche prima di morire.

* * *

Melissa, Veronica credevano di vivere in Italia, anche se a Brindisi, in fondo allo stivale, davanti ai Balcani e alla Grecia, non proprio affacciate sull’Europa migliore, di questi tempi; non sapevano di vivere in Afghanistan, in Libano, in Palestina, in qualche sanguinoso Iraq.

ma un momento, ci sono delle differenze.

in quei paesi si uccide in nome di qualche valore oppure idea, oppure si uccide un nemico identificato, ci sono perfino dei kamikaze pronti a farlo; per quanto sia assurdo, anche quando si uccide a caso, lo si fa in nome di una religione, di un sentimento fanatico, di obiettivo politico, per quanto aberrante.

la psicologia del criminale italiano, che non è mai un kamikaze, resta invece sconosciuta; in nessun altro paese del mondo si uccide così, o forse soltanto in qualche sfacelo sociopolitico del Sud-America, dove la società è crollata nelle mani dei gangster.

* * *

il criminale italiano è cinico, non uccide in nome di un ideale, ma di qualche interesse particolare: è un uomo oscuro che ritiene se stesso o il proprio gruppo un valore assoluto e non vede altro al di fuori di questo.

anche prima di uccidere vive in un paese senza cittadinanza, senza diritti, senza giustizia: conosce solo la violenza, non è capace di astrazione, non afferra un concetto generale; conosce soltanto il poter o non poter fare qualcosa; essere impedito a fare identifica lo sbirro, lo stato, avere il potere di fare identifica la libertà del mafioso, del macho, del ganzo.

quella libertà che è anche quella di lanciare un messaggio di sangue per far capire che lui esiste, che pretende, che è pronto a tutto.

* * *

e noi?

siamo pronti a tutto, noi, per liberarci da questo cancro maledetto che distrugge la nostra vita collettiva e che si chiama mafia, violenza terrorista, machismo, cioè fascismo se volete un nome solo?

30 risposte a “Melissa: Brindisi, Afghanistan o peggio. 230

  1. se ne sa troppo poco
    io aspetto a fare considerazioni di qualsiasi tipo
    i criminali sono criminali e basta
    assassini e basta
    colpire una scuola è barbarie pura
    il resto è da scoprire
    se almeno fossimo in un Paese che prima o poi i conti con la giustizia li chiudesse…come sarebbe consolante…i colpevoli in galera…che sogno, che utopia…

    • no, carissima Nicoletta, se ne sa invece decisamente troppo, sarebbe ora di farla finita, sarebbe l’ora di fare i conti con la nostra mentalità, sarebbe l’ora di un rinnovamento culturale profondo, come quello che la Germania ha realizzato dopo la guerra mondiale e che in Italia è mancato e manca.

      questo senza sposare a priori alcuna lettura, alcuna interpretazione, di questo fatto specifico, ma sullo sfondo oscuro di queste azioni non abbiamo più bisogno di altre interpretazioni, ma solo di azione collettiva di contrasto e di emarginazione di ogni indulgente tolleranza o finzione di non capire.

  2. La mia prima reazione è stata quella di definire gli autori semplicemente degli “uomini di merda”. Per loro non auguro pene crudeli, ma solo la lucidità per rendersi conto dell’orrore che hanno commesso. Che forse è la pena più crudele.

    Conosci “Occidente” di Ferdinando Camon? E’ la storia di una bomba neonazista fabbricata nel Veneto degli anni di piombo (pensa pure ai riferimenti che vuoi….), a questo mi ha fatto pensare la tua riflessione sugli “uomini-non-uomini” che si avocano il diritto ed il dovere delle bombe.

    Purtroppo sappiamo ancora troppo poco (che è già troppo, intollerabilmente troppo) sulle ragioni di questo attentato per giudicarne le logiche politiche, ideologiche o pratiche (capisco la distinzione che fai, ma la trovo troppo ambigua quando impiega per entrambe le situazioni il concetto di “crimine”: Schmitt e Benjamin, condivisibilmente, si fermano prima alla “violenza”).
    Condivido comunque la tua descrizione.
    Quanto alla domanda… vorrei poter fare di più, ma credo non basterebbe comunque.

    • le pene più crudeli per questi uomini di merda sono quelle più adeguate al loro modo di essere e di pensare, e quindi gli auguro di essere privati di tutti i loro beni e più ancora di ogni prestigio sociale, e cioè di essere considerati nel loro ambiente non degli uomini di cui avere paura e in fondo una segreta ammirazione, ma per quello che sono davvero: degli uomini di merda, appunto.

      non gli auguro affatto di rendersi conto di quello che hanno fatto: non lo vedo in termini di pena; per quei casi che direttamente o indirettamente ho conosciuto di persone che hanno attraversato in carcere dei percorsi di presa di coscienza, diventando degli uomini diversi, non riesco a vedere in questo una punizione, ma piuttosto una liberazione dal peso del loro passato e una maturazione; se dovessi ragionare in termini di pena soltanto, augurerei loro piuttosto di non rendersi conto di niente e di restare per sempre le merde umane che sono oggi, in modo da non meritarsi altro che disprezzo; questa sarebbe la pena peggiore.

      ho presente il libro di Camon, ma non ricordo di averlo letto; il che, se fosse avvenuto, sarebbe significativo…

      provo a riflettere ancora sul fatto che anche tu ritieni che si sappia troppo poco, come T.S.: forse, se parliamo del gusto giallistico per i dettagli verso il quale viene indirizzata la nostra attenzione per distorgliela dai dati più centrali, secondo me; io del resto non ho scelto alcuno scenario particolare fra tre, che ho elencato in ordine di probabilità: mafia, violenza terrorista, machismo; direi però che l’ultimo è oramai da escludere, dal momento che si parla di timer e non di telecomando per scatenare la bomba.

      ci restano gli altri due, da distinguere forse per la presenza di un fanatismo ideologico in un caso e un fanatismo di gruppo meno ideologizzato nell’altro.

      con ciò arrivo ancora ad una tua osservazione, ma credo fondata su un equivoco: ho distinto l’omicidio fanatico da quello individuale o di gruppo mafioso senza evidenti implicazioni ideologiche, ma non ho applicato ad entrambi la categoria del crimine, anzi secondo me il fanatico che uccide è diverso dal criminale che uccide.

      quanto alla mia domanda finale ha delle implicazioni che ho paura ad esplicitare: scenari di questo tipo sono scenari di GUERRA civile? se sì, siamo pronti a gestire la guerra civile, con quello che comporta, e cioè che al criminale che attacca la comunità sia tolta la qualificazione di essere umano?

      la società moderna sta cercando di andare oltre e di costruire strumenti di repressione dei crimini contro l’umanità, come questo, ma quanto si può accettare la limitazione del concetto di vendetta sociale se non vi è uno stato in grado di esercitare la corretta punizione?

    • veramente stamattina poi risulta ancora una volta il contrario: che è stato usato un telecomando, il che riporta la volontà direttamente stragista in primo piano; ma non ripeto quanto già detto nel commento a Patrizia.

      e neppure le sconsolate considerazioni sull’approssimazione della stampa italiana.

      • Probabilmente, ammesso che di mafia o altra criminalità “economica” si tratti, hai ragione: come insegnano le odiate norme sulla confisca dei beni.
        Soprattutto però si tratta di prestigio sociale: assieme all’etica (o all’intelligenza, come dicono alcuni) civile dobbiamo recuperare il sacrosanto disprezzo verso coloro che si abbassano a tali atti. Una società coesa senza dubbio l’avrebbe.

        Prendere coscienza delle proprie azioni è, potenzialmente, anche l’inizio di un persorso di riabilitazione, quindi concordo con te sul fatto che ha anche aspetti positivi. Ma la vedo come pena nella misura in cui costoro arrivino moralmente e psicologicamente a soffrire, come competerebbe ad un uomo, per le loro azioni.

        Rileggendo riconosco di aver effettivamente frainteso le tue parole. Credo che, in fondo, tuttosommato ci avviciniamo con le conclusioni sui responsabili di questo gesto: se avessero avuto un qualche genere di coscienza per le loro motivazioni, dovrebbero trovare anche la forza di venire allo scoperto.

        Scenari da guerra civile, scrivi… ti rispondo, ma prima risponderei a me stesso aggiungendo che (forse anche per resistere a questa guerra civile) gran parte del lavoro da fare sta nel ricostruire la società, il senso del comune e della condivisione di alcuni fondamenti (Costituzione).
        Guerra civile… mi fa pensare al Cile, all’Argentina ed in qualche modo ad Israele, ma ovviamente molto dipende dalle motivazioni di quel gesto (molto? diciamo almeno che solo nel caso del neofascismo avrebbe un pò di esplicito sostegno… che già non è poco): società assediate dal terrore e dalla repressione, società impaurite. Avremo la forza per affrontarlo senza cadere nelle loro condizioni di allora? La forza per restare uniti e tirare avanti (un pò come in Israele)? Temo di no.
        La forza per affrontare l’aggressione senza perdere dignità, vincendo “nelle aule dei tribunali e non negli stadi”? Io non mi auspico che a quel criminale sia tolta la qualifica di essere umano, ma che l’umanità sia più forte di lui, sia tanto forte da umiliarlo battendolo “con una mano legata dietro alla schiena” e con quella pacata superiorità che lo deve annichilire. Dovessimo ricorrere ad altri strumenti, avrebbe già vinto lui.
        Ne saremo in grado? Non lo so.

        La tua ultima domanda mi mette personalmente e professionalmente, come già sai, in difficoltà: vorrei una società tanto forte, tanto sicura di sé da vincere come la Norvegia con Breivik, come il Sudafrica della “truth and reconciliation commission”…. altrimenti la barbarie tornerà a regnare. E sappiamo come il nostro Stato non sia né la Norvegia, né la commissione del vesovo Tutu…

        • per proseguire sull’onda di questo commento costruttivo: chi prende coscienza di un proprio passato sbagliato e rompe i ponti con esso tende anche a considerarsi un uomo nuovo, non più direttamente colpevole di quello che ha compiuto l’uomo di prima, sentito come diverso da se stesso; è un meccanismo psicologico fondamentale, di sopravvivenza, quello che una volta si chiamava “conversione”, cioè nascita di un uomo nuovo.

          e poi, certamente, lo scenario non sarebbe da guerra civile se vi fosse una solida e ampia maggioranza, capace di pesare come opinione pubblica e di creare un orrore sociale diffuso, un precipitarsi di ogni testimone a dire quello che sa, un rigetto di questi comportamenti: come in Norvegia, dove è avvenuto qualcosa di più terribile – e ancora, riflettiamo su questo, contro i giovani, come nell’Amoklauf di Winnenden in Germania tre anni fa, che ripropone il tema di una destra europea che odia le nuove generazioni e ne ha paura, perché le sta perdendo del tutto.

          solo questo impedisce, impedirebbe (come in Norvegia) gli scenari da guerra civile, perché non si fa guerra civile contro pochi spostati, ma solo contro una parte della nazione che è cittadina di uno stato diverso dal nostro.

          purtroppo temo che gli scenari del controllo mafioso del territorio ci spingano piuttosto verso questo secondo scenario, e che quella contro la mafia e contro il terrorismo (due aspetti della stessa realtà, come mostra la banda della Magliana) sia solo per questo una guerra civile almeno potenziale in Italia.

          comuque è molto molto bello quello che hai scritto sulla pacata superiorità con cui dovremmo sconfiggere il mafioterrorismo.

          in questo momento non mi sento affatto pacato, ma c’è ancora un angolino del mio cuore che vorrebbe pensarla proprio così, ma non ci riesce del tutto.

  3. io ho 29 anni, melissa poteva essere mia sorella, mia cugina o una mia amica…com’è possibile che una mattina una ragazza esca di casa per andare a scuola, magari già pensa a cosa farà nel pomeriggio, quali amici vedrà…. pensa alle vacanze estive, ha dei progetti….. invece…. non torna più a casa, la sua vita si spezza e nello stesso tempo quella dei suoi genitori, dei fratelli, di tutti coloro che le vogliono bene…… e tutto ciò per colpa di esseri disumani….. RIP e dona forza ai tuoi cari….. ❤

    • succede terribilmente che vite giovani, col diritto potenziale alla realizzazione gioiosa di sé, si spezzino per un incidente o una malattia; se pensiamo che qualcuno invece ha programmato questa morte alla cieca, l’emozione si fa quasi insostenibile.

  4. Ho postato il tuo post sulla mia bacheca facebook ore fa, come commento.
    A Bologna, invece, c’è stata una grande assemblea in piazza Maggiore, alle 18.00 Io credo che l’Emilia ti piacerebbe.
    Io ho il sospetto che sia il solito meccanismo stragi-legato a meccanismi ampi per spostare tutto a destra. Ho il sospetto. Il solito sospetto.

    • cara p.,
      grazie del sostegno: il post contiene alcune imprecisioni, dovute alla confusione delle notizie del momento, quindi gli farò dei ritocchi, ma non voglio cambiare la testimoninanza dell’emozione provata.

      pensa che sono passato a Brindisi sabato scorso e poi anche lunedì per tornare a casa, sempre e soltanto dall’aeroporto; avevo messo in programma una visita all’Istituto Majorana, dove conosco il preside, e che aveva una succursale proprio nella scuola Morvillo Falcone, ma poi non ne ho avuto il tempo…

      certamente stamattina possiamo dire quel che ieri sospettavamo: l’azione è terroristica: c’è la crisi e lo scenario inserito nel DNA italiano è che le tensioni sociali si fanno terrorismo e stragismo.

      siamo fatti così.

      lo stragismo che riprende è un modo per indebolire il governo, naturalmente: questo governo che tutti dovremmo sostenere, anche criticandolo civilmente dove occorre.

      se le indagini funzionano, come pare siano iniziate bene, allora però potrebbe anche rivelarsi un boomerang: se Monti riesce a rinnovare l’Italia anche da questo punto di vista, che finalmente becchiamo i bombaroli praticamente sul fatto, sarebbe una nuova grande manifestazione di civiltà.

      adesso che ho un nipote a Bologna e sto per diventarci prozio (ma praticamente pro-nonno in servizio effettivo, visto che il nonno paterno vero sta in Africa), penso che mi capiterà di passarci più spesso…

      • Sono stupita: Monti rinnoverebbe l’Italia? La sta devastando. Distruggendo il welfare, sostenendo banchieri finanza e corruzione. Che strano un punto di vista simile…le stragi io credo siano legate al governo, tramite i soliti servizi sociali deviati, legatissimi alla mafia….

        • sono sconcertato da questo commento berlusconiano.

          chi ha devastato l’Italia? mica sono stati Andreotti, Craxi, Berlusconi, ma Monti; i colpevoli dei debiti non sono quelli che li hanno fatti, ma quelli che hanno cominciato a pagarli.

          il welfare lo distrugge chi prende atto che non possiamo pagarci tutti gli eccessi del welfare corrotto degli ultimi anni, non chi ha distrutto le basi produttive del paese.

          le stragi legate al governo? questa è farneticazione pura.

          ma vai a quel paese, patrizia.

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    • carissimo, potrebbe essere una lettura ingenua, ma mi spiego meglio: questa percezione della svalutazione della vita è la reazione psicologica naturale ad un gesgto di questo tipo, i cui effetti sono stati analizzati e testati nei laboratori.

      ammazzare dei ragazzi innocenti davanti a scuola è una dichiarazione feroce del tipo “la vostra vita non vale un cazzo, sia chiaro”, e noi che subiamo questo messaggio siamo portati inconsciamente ad accoglierlo, magari anche rigettandolo addosso agli autori del gesto; cioè l’atteggiamento diventa: tu, che ammazzi così, non credi nella vita.

      ma in realrtà, intanto, anche queando lo rigettiamo, questo dolore di sentire la vita come insignificante è già entrato in noi e ci ha resi più arrendevoli e meno combattivi.

      nelle grandi masse gregarie, invece, quelle che vanno a votare per scegliersi un capo da seguire che dia loro sicurezza, il senso del massaggio è: “non siete sicuri, questi capi non vanno bene, dovete cercarvi un altro capo”.

      per questo ogni atto di terrorismo anonimo del tipo avvenuto a Brindisi è sempre un attacco al governo esistente per togliergli consenso.

      per qualcuno politica e guerra psicologica sono una cosa sola e la guerra psicologica si fa con questi mezzi.

      lascio a ciascuno di trarre le sue conclusioni…

  6. Pingback: 287. lo so io il movente di un uomo Vantaggiato. « Cor-pus·

  7. Pingback: normalità italiana « redpoz·

  8. grazie del reblog. sono passati solo dieci anni: non se ne è saputo più nulla, la cosa è rimasta priva di qualunque senso, e io stesso mi ero dimenticato di questo episodio orribile.

  9. Ciao Mauro pochi commenti da me ,la mancanza di attenzione per non utilizzare altri termini mi turba ,perché comprendo che non c’è via d’uscita . Vorrei tanto potermi ricredere, non per me stessa . Io sono per la vita almeno la giustizia dei Tribunali . Infine non ultimo Lo stato siamo anche noi . Ma dove siamo ?!

    • i commenti nel blog sono diventati una merce molto rara e preziosa, e soprattutto, oramai, appartengono a cerchie ristrette, come se fossimo amici abitudinari al bar.

  10. Si Mauro sono rari !
    Abbiamo troppo di che occuparci del nostro …non sappiamo cosa scrivere …non ci interessa … non la pensiamo allo stesso modo , non vogliamo scrivere ciò che pensiamo , non leggiamo gli articoli degli altri ,ancora meno se impegnativi , semplicemente ce ne freghiamo . Poi siamo in troppi a scrivere ! Alcuni scrivono bene ,altri come me scrivono 😉
    Non mi viene in mente altro …
    Vorrei risponderti riguardo all’Egitto , all’Etiopia ,anche riguardo alla musica .
    Non riesco a trovare quel tuo post . Sono imbranata ! Inoltre i miei tempi sono lenti . Sono vecchia e non ho esperienza, infine mi chiedo :
    ma dietro lo schermo chi si nasconde ?! 🤔.
    E famoce nà risata piccola corta 🤣
    Dopo me ne faccio un ‘altra

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