283. perché l’homo sapiens sapiens fa sempre all’amore.

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ho appena letto con viva curiosità e direi anche con emozione questo articolo delle ScienzeL’influenza delle infezioni sulle origini dell’uomo – un titolo di profilo molto basso per un contributo che è invece fondamentale per una serie di domande sulla nostra origine.

ho scritto “nostra origine”: ma nostra di chi? noi chi siamo? (il “dove andiamo?” alla prossima puntata…).

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noi homo sapiens sapiens – a non volere adottare piuttosto (come anche io preferirei) la proposta di chiamarci “pan sapiens sapiens” (“pan” serve ad indicare il genere degli scimpanzé, che però ci è troppo vicino perché noi possiamo considerarci parte di un genere biologico diverso, per cui Diamond propone di sostituire alla tradizionale quadripartizione in generi delle scimmie antropomorfe – pan scimpanzé, pongo (orango), gorilla ed homo, la tripartizione pan, pongo, gorilla).

ma quando è nato il sapiens sapiens, homo oppure pan che vogliamo considerarlo?

La precisa datazione dei primi esemplari definibili sapiens, tradizionalmente posta a circa 130 000 anni fa, è stata spostata dalle scienze paleontologiche indietro nel tempo, a circa 195 000 anni, da ritrovamenti etiopici nei tufi vulcanici della valle del fiume Omo.

I più antichi resti anatomicamente simili all’uomo moderno, si possono datare con tecniche basate sui rapporto isotopici dell’argon, a 195 000 anni con una incertezza di ± 5 000 anni.

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bene, secondo questo articolo delle Scienze, i primi 100.000 anni della nuova specie sono stati decisamente in perdita.

Centomila anni fa la popolazione umana contava poche migliaia di individui e ha rischiato l’estinzione (…), crollata fino al limite critico di 10.000, forse addirittura 5.000 membri.

Poco dopo, però, si è verificato un boom demografico che ha indotto gruppi di uomini a diffondersi sempre di più nel continente africano prima, e a colonizzare il resto del mondo poi.

100.000 anni fa era all’inizio della glaciazione Wuerm, cominciata nel 110.000 a. C., e gli homo sapiens sapiens del tempo erano ridotti a lottare per la sopravvivenza, come le tigri o gli elefanti di oggi.

dunque una specie, quella umana, straordinariamente fragile.

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ma qual era il loro nemico?

tra le diverse cause (i cambiamenti climatici o imponenti e catastrofiche eruzioni vulcaniche) un gruppo internazionale di ricercatori ha messo in evidenza le malattie infettive.

Abbiamo scoperto due geni che sono non funzionali negli esseri umani, mentre lo sono nei primati più prossimi a noi, e che avrebbero potuto essere l’obiettivo di batteri patogeni particolarmente letali per neonati e bambini.

I ceppi batterici patogeni, come Escherichia coli K1 e streptococchi di gruppo B,  costituiscono la principale causa di morte nel periodo prenatale e nei neonati.

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immaginiamo allora che sia definitivamente accertato questo quadro di una specie i cui piccoli vengono falcidiati continuamente da infezioni e diarree, dove ogni neonato è come il biglietto di una lotteria con pochissimi premi, cioè pochissime possibilità di sopravvivenza, tanto che la specie può essere considerata sull’orlo dell’estinzione con poche migliaia di individui sparsi in un continente grande come l’Africa.

abbiamo intanto una prima possibile risposta alla domanda come mai nella specie umana è scomparso l’estro, cioè il meccanismo biologico che consente di limitare la riproduzione solo ai periodi più favorevoli dell’anno, e perché gli uomini siano l’unica specie animale dedita all’attività sessuale tutto l’anno, senza limiti di tempo o di stagione.

non si tratta di sesso socializzante o di sviluppo intellettuale che libera il sesso da troppo meccaniche dipendenze ormonali, come si è provato a dire: queste semmai sono conseguenze.

in primo luogo ci si accoppiava in origine fra esseri umani in continuazione perché si trattava di vincere una gara contro il tempo, per mettere al mondo quanti più piccoli possibile, considerando che la maggior parte moriva neonata.

il nostro imprinting di specie, non facilmente superabile, si è fissato così: l’ossessione sessuale, cioè riproduttiva, per quanto comporti grandi consumi energetici e quindi maggior bisogno di cibo, tuttavia è essenziale per superare lo sterminio provocato da infezioni e altre malattie.

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ma poi tutto è cambiato per una variazione genetica:

Proprio 100.000 anni fa nella nostra specie si è diffusa una mutazione che ha portato all’inattivazione di due geni legati al sistema immunitario, conferendo una migliore protezione da alcuni ceppi batterici patogeni.

Il gene che codifica per la proteina Siglec-13 non fa più parte del nostro genoma, anche se rimane integro e funzionale negli scimpanzè, i nostri cugini evolutivi più vicini. L’altro gene siglec – che codifica per la proteina Siglec-17 – è ancora espresso negli esseri umani, ma sembra leggermente modificato e produce una proteina più corta, priva di utilità per gli agenti patogeni invasivi.

Quelle proteine sono riconosciute dagli attuali ceppi patogeni di Escherichia coli e dagli streptococchi di gruppo B.

proprio quelli che vedevano lo sterminio dei piccoli di homo sapiens sapiens.

La sopravvivenza della specie può quindi dipendere dall’eliminazione delle proteine che il patogeno sfrutta per prendere il sopravvento.

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improvvisamente e casualmente 100.000 anni fa una variazione riuscì a fare proprio questo.

da questa variazione è iniziata la progressiva espansione della nostra specie fino al punto che, non essendo capace di mettere sotto controllo il suo impulso riproduttivo illimitato, un tempo funzionale, ma oggi non più, rischia oggi l’autodistruzione per il motivo opposto, cioè per eccesso di prolificità.

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2 risposte a “283. perché l’homo sapiens sapiens fa sempre all’amore.

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