ma non è un problema di netiquette. – 315

24 giugno 2012 domenica 06:32

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E’ lecito oppure no nella netiquette, cioè secondo le regole di buona educazione in rete, commentare criticamente un post altrui su quello stesso blog?

La questione è molto importante, se non si vuole sempre e soltanto stare nel proprio blog come il ragno nella ragnatela, aspettando che ci resti invischiato qualche lettore di passaggio, dato che il punto assoluto di forza di un blog è proprio l’interazione con i lettori che sono quasi sempre altri blogger.

Io mi regolo così: se quel blog è totalmente alieno dalle mie idee e non vi trovo alcuna possibile base comune di discussione lascio ovviamente perdere, non tanto (lo ammetto) per rispetto di regole di buona educazione blogghistica, ma per non buttare via il mio tempo.

Diverso è il caso nel quale riscontro una certa affinità, una base di discussione possibile, dato che la divergenza mi pare nasca da una certa sensibilità comune oppure da valutazioni discordanti su di un punto specifico.

Allora, a volte, calo come un falco su quel blog, e colpisco con qualche critica, a volte pungente e dura, che mi permetto proprio nell’ipotesi di una comune passione per la conoscenza e la critica che dovrebbe farci passare sopra a problemi di forma esteriore.

* * *

Alcune mie esperienze su questa piattaforma nella applicazione di questo criterio sono state piuttosto deludenti: lascio perdere un commento critico da me apposto su di JACK’S BLOG che ha dato luogo ad uno strascico di risposte irritate: in quel caso è stata probabilmente colpa mia, che avevo scelto un modo piuttosto grezzo di esprimermi, che era stato preso per intenzione di offendere.

In seguito, ma forse proprio a partire da questo scontro, mi sono anche reso conto che l’affinità presunta che mi aveva spinto verso questo blog era solo coincidenza apparente di valutazioni specifiche, ma che i nostri modi di intendere la funzione di un blog erano forse addirittura opposti, e quindi la motivazione al commento, ma perfino alla lettura, è drasticamente venuta meno.

Lascio perdere anche i miei due o tre tentativi di commentare Giuseppe Ferrari, il blog indubbiamente più vicino alle mie analisi della situazione economica e politica italiana immediata: non hanno mai avuto risposta alcuna, come del resto nessun altro.

Ecco un modo di scrivere un blog che mi è alieno, per i motivi detti sopra: a me personalmente piace che qualcuno passi da me e criticarmi, purché le sue critiche non siano la bieca riproposizione di luoghi comuni, che costringono a risposte defatiganti e soprattutto – su questo sono assolutamente intransigente – non vi siano offese a persone o istigazioni a reati come il razzismo.

Le esperienze più negative le ho fatte con due blogger che stimo per la qualità di quello che scrivono, Mauro Poggi e Il Grande Beltazor, due critici del sistema come me, con i quali abbiamo qualche divergenza di valutazione immediata della situazione italiana e del migliore atteggiamento da assumere verso il governo Monti.

Dei tentativi di critica miei, decisamente un poco bruschi nell’approccio, ma animati da questa volontà costruttiva di confronto, sono rapidamente degenerati in una grave intolleranza reciproca, fatto che mi era già capitato su questa piattaforma, dopo mesi di intensa collaborazione intellettuale, con un’altra commentatrice di grande valore, mcc43, che poi si è ridotta in un ruolo che le ha tolto ogni spessore e potenzialità di pensiero, quello di nostalgica un poco monomaniacale di Gheddafi.

Per fortuna poi non va sempre così, e accanto ai rapporti finiti male ci stanno quelli costruttivi che durano da tempo con afo, con redpoz, con intesomale e con la multiforme e intermittente blogger Nicoletta, oppure la ritrovata amicizia qui con Patrizia Caffiero, con cui pure abbiamo avuto a suo tempo scontri memorabili su un’altra piattaforma (e in parte anche su questa, e non molto tempo fa!).

* * *

io continuo a rifiutare la specializzazione: l’ho fatto per una vita intera, non posso cambiare pelo e vizio proprio adesso.

Ma, dovrei dire meglio, che da tutti i blogger ultimi citati per un rapporto di collaborazione  mentale a distanza mai nato mi separa in modo profondo, insuperabile, antagonistico l’idea stessa di come si debba fare opposizione a questo governo e in un ultima analisi al sistema capitalistico globale.

Ed ecco che il problema cessa di essere una questione di netiquette per diventare una riflessione globale su come si debba stare al mondo.

Gli scambi di opinione piuttosto violenti con questi blogger, conclusisi con aspre rotture, mi hanno fatto prendere coscienza di quanto profondamente io mi opponga oggi non soltanto al modo di fare politica della cosiddetta sinistra moderata italiana (che non merita affatto questa definizione e infatti l’ha anche eliminata dai propri riferimenti politici), ma anche, se non di più, dalla sinistra estrema dei critici radicali del capitalismo.

E siccome anche io mi ritengo tale, questo dissidio è veramente sorprendente, tanto che su di esso mi devo interrogare pubblicamente, e lo faccio attraverso questo post illeggibile di autoanalisi, che non ha nessun altro interesse che per me stesso, ma per me rappresenta una sfida concettuale notevole.

Si tratta di chiarire a me stesso se si tratta semplicemente di una grave incoerenza mia, che non so riconoscere il mio posto, di combattente disciplinato accanto ad altri nella doverosa ripetizione di una vulgata, oppure se sto definendo le basi di una nuova impostazione nella lotta al sistema, che posso ritenere più valida e che semplicemente fatica ad affermarsi perché deve farsi largo contro luoghi comuni di estrema sinistra e impostazioni sbagliate, ma incancrenite.

* * *

Naturalmente io penso piuttosto alla seconda che ho detto, ma mica è detto che abbia ragione: potrebbe essere semplicemente un mio fondo bizzarro e indisciplinato, un amore per la ribellione fine a se stessa, la ribellione anche alle regole che vigono fra i ribelli, e dunque una sterile tendenza all’isolamento un poco aristocratico e snobistico.

No, non ci credo neanche un po’, me lo domando solo per rifiutare a me stesso, sdegnato, l’idea (come è ovvio per ciascuno, no?): semplicemente sono invece convinto che qui si pongono le fondamenta di un pensiero veramente libero, e che è così importante farlo che le questioni di netiquette vengono dopo.

Naturalmente non sono convinto di essere l’unico che lavora per questo scopo, ma prendo atto con serenità che con una parte significativa di coloro che perseguono questo mio stesso scopo non è possiile per me dialogare.

Ma non è un problema di netiquette.

9 risposte a “ma non è un problema di netiquette. – 315

  1. Buongiorno Bortocal.
    Un commento, visto che sono stato citato.
    Sul problema che sollevi non posso esprimermi per gli altri chiamati in causa, ma per quanto mi riguarda devo dire che non si è trattato di divergenze “profonde, insuperabili, antagoniste”, quanto piuttosto di quella “netiquette” sulla quale ti interroghi.
    Sono convinto che in rete, dove ci si conosce solo virtualmente e attraverso le specifiche modalità espressive di ognuno, quelli che tu chiami “approcci decisamente un poco bruschi” possono risultare all’interlocutore di turno decisamente sgradevoli, ed è perciò necessario fare uno sforzo in più per evitarli. In rete esiste solo la parola scritta, non ci sono gestualità o espressività che la contestualizzino e la dimensionino; è questo che rende così problematico comunicare con questo mezzo (dando per scontato che il fine sia la comunicazione e non l’esibizione).
    Credo che se non si tiene conto di questo aspetto, anche se animati dalle migliori intenzioni, inevitabilmente si finirà con l’urtare la sensibilità della persona con la quale – invece – si vorrebbe dialogare. Confesso che mi sarei posto qualche preoccupata domanda se io fossi stato l’unico a essere citato, ma vedo che sono in buona compagnia e allora sono portato a credere che a interrogarti dovresti essere tu: sinceramente, pensi che sia necessario “piombare come un falco” per esprimere critiche che probabilmente avrebbero maggior efficacia e ascolto se espresse urbanamente? Tanto più che l’intervento scritto non ha nemmeno l’attenuante delle foga in cui ci si può trovare durante un’appassionata discussione verbale: visto che il tempo per riflettere c’è, approfittiamone – dico io.
    Poiché personalmente trovo stucchevoli tutte quelle polemiche che scoppiano ogni giorno sui social network a causa di frasi male espresse e peggio interpretate, da sempre evito le occasioni di dissidio, e quando il mio interlocutore non si trova – espressivamente parlando – in armonia con la mia concezione di “netiquette”, preferisco cessare di interloquire anziché rispondere piccato. E’ una soluzione – come dire? più economica per entrambi.
    Il che non significa, come vedi, che avendo smesso di commentare tuoi post abbia smesso di leggerli; al contrario continuo a seguirli con interesse.
    Un caro saluto e buon lavoro.

    • buonasera, Mauro, e grazie della visita prima di tutto; se occorre citarti per avere qualche tuo commento, ti citerò ancora 🙂 e tra l’altro credo di averlo già fatto un paio di volte.

      sono andato per l’occasione a rileggermi sul tuo blog la discussione che ci vide interrompere la sequenza dei reciproci commenti e sono ritornato alla frase mia “mi cascano del tutto le braccia” a proposito della frase tua “il problema del deficit esiste solo perché non abbiamo una moneta sovrana”.

      a me quella frase ha fatto venire in mente le tesi di Barnard, non troppo lontane da quelle arrivate successivamente di Berlusconi, quando propone di risolvere la crisi con l’uscire dall’euro per stampare le lire senza il controllo di nessuno.

      non credo tuttora di avere violato nessuna netiquette né regola di buona educazione comune nel dire quella frase, e francamente la ridirei anche oggi, anche dopo qualche riflessione, pronto ad accettare una replica altrettanto diretta che mi spiegasse se avevo capito male oppure se stavo sbagliando.

      perché, se non ci parliamo chiaramente fra noi, con chi dobbiamo parlare?

      naturalmente questa riflessione riguarda meno altri blogger, con i quali sono stato effettivamente sgarbato, anche se sempre animato dalla passione della ricerca e non da altro.

      hai perfettamente ragione quando evidenzi la mancanza nella comunicazione virtuale di quella parte fondamentale del messaggio che nasce dal linguaggio del corpo, dal gesto e dall’intonazione della voce, ma non credo che vi si ponga rimedio rarefacendo l’aspetto emotivo dei nostri messaggi, perché la ritengo una mutilazione troppo forte; e forse per questo non mi ritrovo con te dove dici che sul blog la comunicazione scritta dovrebbe dare il tempo di una maggiore riflessione: credo che la scrittura da blog, come quella da chat, sia invece una comunicazione altrettanto immediata di quella a voce, o almeno per me è così: anche tutti i miei post, o quasi, sono scritti di getto (altrimenti come farei a scrivere tanto? ;)).

      in ogni caso, per chiudere scherzosamente, siccome nessun dissidio di netiquette è mai nato dai tuoi commenti sul mio blog, ma solo dai miei sul tuo, ci sarebbe stata anche una soluzione migliore, e cioè che io smettevo di commentare da te, ma tu continuavi qui 🙂

      ok, è andata diversamente, prendiamo atto, anche se togliere a un blog il sale e il pepe dei commenti significa togliergli la ragione stessa di esistere.

      ciao.

      l’autocritica che mi consigli è una vita che la cerco, ma poi ognuno è plasmato da una propria natura, e sono contento che, nonostante la ruvidezza, la mia non sia malvagia.

      aggiungo che la vita mi ha addirittura insegnato che molto spesso i confronti un poco duri sono utilissimi, credo di cercarli inevitabilmente proprio per questo: perché ti mettono davanti alla vera natura delle persone, spezzando quel velo di discrezione, buona educazione e ipocrisia socialmente inevitabile che è così difficile da scalfire…

      ma questo conduce direttamente alla domanda più importante ed inquietante che poni: anche nel blog, che cosa cerchiamo davvero? la comunicazione oppure l’esibizione?

      se cerchiamo la prima, non dovremmo avere così paura dei suoi inconvenienti e di qualche disagio che può darci, perché comunicare senza qualche frizione è assolutamente impossibile (ma parlo sempre per me, naturalmente…)

      ri-ciao.

  2. Effettivamente, i blog senza i commenti sono un po’ come una bella macchina senza una strada piena di curve sotto le sue ruote…. non si va da nessuna parte. Quando si scrive un commento di critica è consigliabile sempre premettere (anche se ridondante o superfluo) che ci si sente affini negli intenti ma discordi nei mezzi, e poi si può scrivere il contenuto della discordanza, sempre contornato da buone maniere che in forma scritta devono essere più che evidenti, altrimenti il rischio di sembrare aggressivi e/o offensivi è sempre dietro l’angolo.
    Mi sarebbe piaciuto leggere in questo tuo post un po’ di citazioni e di esempi riguardanti la nostra vecchia piattaforma…. Mi piacerebbe sapere come pensi e giudichi, oggi, (con il distacco che il tempo ci ha concesso di vivere) i nostri scambi di commenti con personaggi come McTuri, Gigio, Pabloz, Uomogatto, Patrizia, Luisa, Agenore, Firdis, Maluna, Elisa, Memole, Pincerello, NadiaB e tutti gli altri… Abbiamo vissuto degli anni pionieristici in cui abbiamo sperimentato sulla nostra pelle gli effetti benefici e malefici del bloggare… sono stati anni che nel bene e nel male hanno forgiato la nostra esperienza. E fra tante persone conosciute ce ne sono alcune che posso annoverare con soddisfazione fra le privilegiate persone classificabili come “amici”. Mi sembra cosa non da poco.
    Ah… qualche volta uso le faccine. Sono poco letterarie ma in ambiente blog aiutano: 🙂 🙂

    • eh eh, caro Michele, io credo che sperimenterò in futuro una soluzione tecnica diversa: loderò i blog altrui su quei blog e li criticherò sul mio: credo che una parte dell’ipersensibilità alle critiche dei blogger (fra i quali mi metto senza difficoltà anche io) nasca dal fatto che il blog sono un po’ la nostra carta di presentazione, per cui ci pare che una critica messa in primo piano sul nostro sito offuschi la nostra stessa identità e dignità; ma se la critica si svolge in un luogo molto meno visibile per chi ci visita, forse diventa anche meno pesante psicologicamente.

      per il resto mi inviti ad un autentico bagno nel tempo perduto e mai abbastanza rimpianto di blogs.it, che mi fa stringere il cuore quando ci passo, più che altro a controllare che non mi abbiano cancellato i blog.

      parto dal mio rapporto con te, su quella piattaforma: che è stato di stima, anche di collaborazione stretta sui temi della costituzione o al tempo della Casa del vento, e di cui non riesco a ricordare screzi importanti (se mi fossi smemorato, cerca di rimediare…)

      McTuri, possiamo parlare di disturbi di comportamento da blog? intrattabile, ingovernabile, imprevedibile; acutissimo alcune volte, altre volte delirante; fui costretto a bloccarlo per autodifesa; era impossibile contenere i suoi attacchi monomaniacali.

      gigio: che cosa gli sarà successo in questi anni? a mio parere qualcosa di grave che non ci ha mai detto; e non trovo altro da aggiungere; perfino quando sono d’accordo con le cose che dice, come nel suo ultimo post su Grillo, è di gran lunga più importante il modo intrinsecamente fascista con cui le dice; mi sono battuto invano perché provassimo a ignorarlo completamente e a discutere fra noi, senza successo: la fine di quella piattaforma è per il 50% colpa sua.

      pabloz: un caso di libidine del successo a tutti i costi, che ha finalmente avuto quello a cui aspirava più di ogni altra cosa: la pubblicazione di un libro e mezza colonna di recensione sul Corriere: a ciascuno il suo. mi do sempre del cretino quando penso quanto tempo ci ho messo a capire la nostra radicale incompatibilità di obiettivi e di personalità, ed è un vero peccato perché l’intelligenza non gli manca, ma non serve neppure a molto se il criterio che guida le cose da dire è di scrivere quelle che potranno essere più popolari. con questo, molto di quello che scrive è apprezzabile; ma il fatto che abbia cancellato i suoi blog e i nostri commenti senza neppure avvisarci definisce fino in fondo la persona.

      Uomogatto, non abbiamo mai interagito davvero nel profondo.

      Patrizia, geniale e umorale; avrai forse visto che ora collabora a questo blog; inevitabili fra noi, col senno di poi, le grandi passioni reciproche, le spavalde rotture, le riconciliazioni.

      Luisa, semplicemente un genio, e non si può litigare con un genio.

      Agenore, grande amico prima e poi così distante: strade le nostre che si sono lentamente divaricate non saprei spiegarti perché.

      Firdis, mi ha commentato qui poco fa; sono riuscito a deluderla, lei non ha deluso me.

      Maluna, anche Maluna ho deluso, lei non se lo meritava, ma neppure io.

      Elisa, dove sarà finita? ho voluto molto bene ad Elisa, era così autentica.

      Memole, Pincerello, NadiaB: sono dei vuoti, adesso: mi manca soprattutto Nadia, perché non vorrei che le fosse successo qualcosa di male, cosa che non temo per gli altri due.

      hai lasciato fuori dalla lista personaggi importanti per me, come perdamasco. adriana, nonnolibero, helios65, il dottorS, Jackpaolo (sconcertante la sua presenza atuale su blogs.it) e spero di non dimenticare altri, soprappensiero; anche con alcuni di costoro ho avuto delle rotture storiche.

      tirando un bilancio di me stesso, alla fine le dinamiche di quel blog mi erano diventate troppo pesanti e ho cercato il casus belli per andarmene; del resto credo di avere fatto bene e di avere intuito con un certo fiuto extrasensoriale che era una esperienza finita; senza questo, non si giustifica la rissa finale quasi contro tutti con la quale ho lasciato la piattaforma; però oggi rivendico che fosse giusta.

      qui su wordpress ho avuto diverse belle esperienze di amicizia online, ma tutte a termine (salvo le tre o quattro ancora vitali), ma nessun intreccio così vivo e vitale; ma non avrei più potuto avere nulla di simile di là.

      ciao.

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  5. Una puntata ricchissima sia sul piano umano che intellettuale e politico. Peccato che le risposte giunte siano limitate .
    Le ematiche odierne e il loro sviluppo ci narrano che il dialogo aperto che hai sempre cercato e auspicato è esistito parzialmente .
    Oggi proprio non esiste quasi più .
    Del resto se penso agli incontri reali conferenze e a seguire i dibattiti mi viene da dire che l’apertura e la franchezza sono limitate anche nel reale .
    Secondo me il modo di porsi conta molto .
    Mi spiego se parli da esperto o da docente che se la tira troppo o che si pone come superiore che dibattito può uscire .
    Il tuo modo di poeti non è da saccente presuntuoso solo che tendi a incazzarti quando ti capita “meni duro” . . .
    Il tuo bilancio può essere positivo .
    Mi pare che quando cerchi la chiusura hai bisogno di litigare .
    Questo conferma come del resto dici il tuo scrivere di getto perciò tanto .
    Personalmente amo il contatto vivo e non credo molto allo scambio sincero tra blogger .
    In generale è così raramente è schietto e senza giudizi sulla persona.
    Seguo pochissimi blogger tu ci sei . A proposito ti ho scritto qualcosa, non ho letto risposte . Ti chiamerò per sapere di te ,tra le cronache della fattoria non ci sei 😁.
    Io sono sempre indaffarata e sempre più “stufa ” . L’afa mi butta a terra …

    Mauro un carissimo saluto
    Buon venerdì 🤟🍀🥀

    • cara Francesca,
      eccoti presente e attenta.
      io direi ce nel nostro tempo le discussioni stesse sono diventate artificiali e di plastica, robe da supermercato e che sopravvivono solo marginalmente le discussioni vere, animate e passionali, quindi anche naturalmente aggressive qualche volta. comportano la franchezza di cui parli, ma sembra una merce dall’aspetto sgradevole ed esce dal mercato che sono diventati anche i blog: luoghi di scambio di like e di complimenti insulsi.

      su quel che dici di me in particolare, direi che centri l’obiettivo. un mio difetto, insanabile anche ora che da anziano sono arrivato a vederlo, è che tendo a sopravvalutare i rapporti quando si presentano, sono imprudente, e quindi rimango facilmente deluso in attese troppo sbilanciate; da questa frustrazione nascono reazioni troppo dure, non ho difficoltà a riconoscerlo. è il mio brutto carattere, universalmente riconosciuto come tale. un esempio da manuale di come il bene può facilmente rovesciarsi in male. comunque una certa presunzione di me nei rapporti di blog credo di avercela messa. ;-(

      un ultimo punto da considerare è l’evoluzione delle persone, che cambiano nel tempo atteggiamenti e valori di riferimento molto più di quanto siamo disposti a riconoscere, sia noi che ci rapportiamo con loro, sia loro stesse.

      vedrò adesso in giro dove mi hai scritto; la fattoria e il resto mi stanno occupando talmente, che rimane poco tempo per scriverne, e forse anche meno energie.

      grazie del commento, naturalmente.

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