leggende metropolitane sul keynesismo. – 328

2 luglio 2012 lunedì 06:34

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commento redpoz scrivendo sul suo blog:

l’attuale crisi economica occidentale non consente più grandi imprese militari…

e lui mi risponde:

Non sono d`accordo sull’analisi economica che fai: anzi, credo che nella lettura di svariati governi qualche spesa militare possa esser utile per rimettere in moto l’economia.

redpoz ha in qualche misura ragione.

ma solo perché abbiamo tutti torto su un punto di sostanza, mi viene in mente, e gli rispondo così:

sulle spese militari come positive in se stesse per l’economia vedo che siamo in radicale dissenso: le spese militari sono utili per il rilancio della produzione di uno stato solo quando distruggono l’apparato produttivo dei concorrenti e pongono termine in questo modo alla sovrapproduzione.

se fossimo sinceri e avessimo il coraggio intellettuale di dire la verità, potremmo accorgerci che il keynesismo rooseveltiano degli anni Trenta fu sostanzialmente un fallimento, economicamente parlando: dopo un piccolo provvisorio miglioramento dell’economia americana, già finito nel 1937, l’unica vera risposta efficacia alla crisi economica americana fu la distruzione della Germania e del Giappone e, in misura minore dell’Italia, cioè la seconda guerra mondiale.

se non siamo alla leggenda metropolitana vera e propria, poco ci manca; ma certamente questo contrasta con la vulgata pacifista e progressista, ed è una verità storica troppo dura da digerire…

* * *

infatti solleva dubbi sostanziali sulla attuale strategia seguita dall’Occidente per gestire la crisi iniziata nel 2008, aggravatasi di nuovo a 4 anni di distanza, appunto come ai tempi di Roosevelt.

come nel passato, l’alternativa sempre più stringente anche di questo momento storico e del prossimo futuro è quella che vede da un lato un radicale superamento del capitalismo (compresa la sua variante “socialista”) e la costruzione di un nuovo equilibrio economico-sociale non più fondato sul feticcio della crescita illimitata, e dall’altro una guerra pesantemente distruttiva ed autodistruttiva.

4 risposte a “leggende metropolitane sul keynesismo. – 328

  1. Vado direttamente al punto critico della discussione, sul quale non ti ho risposto da me ma credo possiamo tranquillamente proseguire qui: concordo con te sul fatto che le politiche keynesiane di Rooselvet ebbero successo solo perchè potè impegnarsi nello sforzo bellico (indebitandosi moltissimo, fra l`altro).
    Solo l`immenso sforzo bellico, infatti, fu uno stimolo tale all`economia americana da farla totalmente ripartire (magnifiche in questo senso, le parole di John Dos Passos in “servizio speciale” quando scrive che a vincere la guerra non sono stati i soldati americani, ma le industrie americane e quando descrive la mole di materiali in viaggio nel pacifico….).
    Non sono però totalmente d`accordo nel dire che era una produzione orientata alla distruzione, o meglio: non alla distruzione della Germania o del Giappone, quanto piuttosto alla auto-distruzione. Era, semmai nella mia lettura, la summa del consumismo: produrre beni che si sarebbero dovuti distruggere quasi immediatamente! Per ripendere subito a produrre.

    • caro red, ho portato il mio commento qui, approfondendolo e curandolo anche un pochino di più, perché mi pareva meritevole di un minimo di attenzione e di qualche discussione, considerando l’attualità del tema, e non per spostare dal tuo blog al mio la discussione; però vedo che siamo rimasti noi due soltanto lo stesso, a parlarne… :).

      mi fa piacere che tu concordi con l’analisi che non furono tanto i lavori pubblici impiantati da Roosevelt a tirare fuori l’America dalla Grande Crisi, come dice una vulgata banalizzante e tranquillizzante, quanto la guerra.

      la guerra rilanciò l’economia americana, perchè improvvisamente ricreò il mercato che mancava e che aveva provocato la crisi di sovrapproduzione.

      la distruzione o il ridimensionamento di alcuni importanti concorrenti industriali fu una utilità marginale importante, tanto è vero che a guerra finito li si finanziò perchè consumassero.

      ma se questa analisi è vera, e la riflessione solo marginalmente divergente che fai tu non cambia la sostanza del problema, allora tutta l’analisi della sinistra, moderata o estremista, sulla crisi e sul modo di uscirne a suon di keynesismo, è totalmente sbagliata…

non accontentarti di leggere e scuotere la testa, lascia un commento, se ti va :-)

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