lo sbarco a Mingun e la pagoda Satowya. – 331

4 luglio 2012 mercoledì 07:03

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che giornata quella trascorsa a Mingun il 29 febbraio scorso.

il nuovo montaggio video, misto di pochi filmati e molte fotografie, dopo il brulicare povero ma festoso della vita del porto fluviale di Mandalay e la concentrazione un poco malinconica dell’ora del viaggio in battello sul fiume Irrawaddy, restituisce un’altra ora di emozione pura nello sbarco nel borgo polveroso, tra i calessi rusticali trascinati da lenti buoi che si offrono al viaggiatore per un tragitto molto breve, a differenza che a Inwa.

e per fortuna la rinuncia al curioso calesse ricoperto di bambù piegati ad arco consente al passo indolente di scendere fra questa capanne di foglie secche intrecciate alla riva del fiume, e risalire alla terrazza, assorta in un silenzio misterioso, della pagoda Satowya, affacciata sul fiume assolato come un grande punto interrogativo sull’esistenza.

ma, prima di debordare nel retorico, lascio la parola al mio resoconto del momento 108., per fortuna molto più asciutto:

L’aspetto di Mingun, sia naturalezza, sia malizia turistica, è di un bucolico assoluto: carretti trascinati da buoi bianchi attendono i turisti più stanchi, non me per il momento, sotto le tende appoggiate su archi ristretti che ne congiungono le sponde; le case sono fatte di stuoie, e dalla spiaggia sabbiosa, piegando un poco a destra arrivi subito sotto il primo tempio candido, proprio dal lato della scalinata d’accesso che dà direttamente sul mare.

Salendola scopri una schiera di pupazzetti bianchi, come dei pinocchi fuori contesto, che ti aspettano diligentemente allineati a guardare il fiume senza l’ombra di un pensiero nella testa che non sia quello dell’obbedienza.

La pagoda è di uno stile diverso da quelli visti sinora, sembra più antico, ma condivide con gli altri momenti di grande stupore già vissuti in questo viaggio la purezza del contrasto tra il biancore delle pareti costruite dall’uomo e l’azzurro del cielo.

da aggiungere a quelle parole soltanto l’immagine dei due monaci ragazzi che corrono sulla riva bianca del fiume avvolti in tuniche scarlatte.

7 risposte a “lo sbarco a Mingun e la pagoda Satowya. – 331

    • questo è uno dei giudizi positivi più belli che abbia mai ricevuto, grazie: non mi pare di viaggiare in alcun modo particolare, viaggio soltanto come mi viene spontaneo di fare, ma certamente il desiderio di aiutare la mente degli altri ad aprirsi, ora che mi fai pensare a questa definizione quasi socratica, è veramente mio, e lo realizzo certamente anche attraverso la fotografia, senza neppure rendermene troppo conto in questo caso…

      a presto.

    • molto bello il tuo nuovo post.

      e grazie della ripresa di contatti e del commento che mi ha alleggerito di qualche piccolo senso di colpa per averti un poco perso di vista ultimamente.

      un bentornato anche da parte mia.

non accontentarti di leggere e scuotere la testa, lascia un commento, se ti va :-)

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