355. Marilyn, un suicidio un po’ troppo assistito e senza mistero.

qualche giorno fa il Corriere online ha pubblicato un articolo sulla morte di Marilyn:

IL CASO

Marilyn, un suo assegno
riapre i dubbi sulla morte

un esempio canonico, fin dai trucchetti del titolo, di disinformazione.

Il giorno prima di morire, aveva acquistato un mobile per casa. Un comportamento che, secondo un autorevole psicologo, dimostrerebbe la sua voglia di vivere e infittisce il mistero che avvolge la fine della diva.

di dubbi sulla morte di Marilyn però non ce ne sono più e non c’è bisogno che nessun autorevole psicologo venga a sollevarne per i lettori che non sono obbligati a ricordare tutto, ma leggono i giornali perché qualcuno li aiuti a ricordare.

almanacca il giornalista:

Marilyn non doveva morire: o quantomeno non voleva.

Perché mai  un’aspirante suicida avrebbe dovuto staccare un assegno, alla vigilia del gesto estremo, per portarsi a casa appunto un mobile, e neppure tanto caro?

non può mancare, naturalmente, il ricorso all’esperto, giusto perché la gente riceva il messaggio nascosto che non può pensare con la sua testa:

La gente così disperata da essere sul punto di uccidersi, spiega lo studioso, spesso si esibisce prima in altri tipi di suicidio: per esempio spendendo e spandendo.

Spendere fa sentire meglio, in qualche modo è un comportamento liberatorio, capace di svuotare la mente: oltre ovviamente al portafoglio.

Ma proprio qui, spiega mister Bernstein, c’è la stranezza di quell’assegno.

Al contrario, l’acquisto di un un solo oggetto, tantopiù un oggetto di utilità quotidiana come un cassettone, tradisce il comportamento di chi pensa di dover calcare le scene di questo mondo ancora per molto.

“Se dovessimo fare una sorta di autopsia psicologica” aggiunge immaginificamente l’espertone “questa scoperta è più che intrigante. Suggerirebbe l’idea di qualcuno che non ha nessuna intenzione di uccidersi”.

astruserie mentali (ma ho pensato a un’altra espressione più volgare), da quando, marzo 2007, è stata resa pubblica una telefonata di Robert Kennedy, registrata dall’FBI, che risulta perfettamente consapevole, nelle ore in cui Marilyn agonizzava in preda alle sue pasticche, di quel che stava succedendo.

per sapere del complotto che contribuì ad ucciderla non occorre credere all’incerto pettegolezzo che Robert, con cui Marilyn aveva in quel momento una relazione, era stato in quella casa la sera prima del suicidio e che le avesse annunciato di voler interrompere la storia: la notizia non è confermata, quindi è inutile ammiccarci su.

Sul ritrovamento del cadavere nella villa di Brentwood si sono sprecate numerosissime ricostruzione.

Vere e proprie teorie complottistiche tirano in ballo naturalmente anche i Kennedy: dal presidente John Fitzgerald, che nel giro di un anno troverà anche lui tragicissima morte, al fratello Bob che – allora ministro della Giusitizia – porterà anche lui nella tomba, ucciso cinque anni dopo, quel mistero.

Una ricostruzione sostiene appunto che quella notte Marilyn avesse appuntamento proprio con lui, il bel Bob, che invece non si presentò: facendola ripiombare nella disperazione e nello stress.

Il mistero così resta: quell’odiosa overdose di barbiturici fu un incidente o una sventurata scelta?

e la telefonata di Robert Kennedy?

Marilyn fu semplicemente vittima di una congiura dei Kennedy, che trovarono il modo di liberarsi di lei; ma questa congiura riuscì solo perché lei ne fu complice.

certo,  lei non intendeva affatto morire, quel suicidio era solo una messa in scena, un ricatto, ma questo lo sapevamo già, ma non perché il giorno prima avesse comperato un mobile: questo appartiene alla rappresentazione mentale del suicidio come fatto in qualche modo razionale che se ne fa la gente che non ne è mai stata sfiorata.

a volte il suicidio è una scelta consapevole e meditata, ma a volte è un improvviso collasso della personalità, che perde il controllo cosciente dei suoi atti (ammesso che se ne abbia davvero uno, Kornhuber e Libet docent).

nel caso di Marilyn però abbiamo praticamente le prove che lo scenario giusto è il primo: lei quel suicidio lo ha preparato con cura in ogni dettaglio e grande freddezza, o se vi era quel tanto di agitazione era quello di una donna che cerca di recuperare il suo uomo, quello del momento, intendo, facendogli capire di essere davvero pronta a tutto, anche a morire.

Marilyn ha preparato quel suicidio ben consapevole, perché era una messa in scena, ed è caduta nel sonno dei barbiturici serena, perché si era preoccupata di avvisare chi doveva salvarla al momento giusto.

non aveva fatto i conti col potere, la povera scombinata Marilyn, non sapeva né immaginava che chi le aveva dato i barbiturici aveva avvisato i potenti che lei stava mettendo in pericolo con la minaccia di uno scandalo, e che dall’altra parte si decise che quello era il modo giusto di liberarsi di lei.

a questo punto ripubblico un mio post del 2007, uscito sul blog che avevo su un’altra piattaforma, tanto certamente nessun lettore di oggi lo ha mai visto; è per me anche l’occasione di una importante autocritica (ma la dico dopo, ovviamente).

* * *

una giornata d’agosto.

una donna bella, ma inquieta.

una donna troppo facile.

facile con gli uomini.

difficile con se stessa.

la sua ultima storia è stata molto importante.

e non è ancora veramente finita.

solo che il posto dell’uomo che amava è stato preso da suo fratello.

strana storia, se lei non fosse così bella.

ma così disperata.

tanto che la sua disperazione ha stancato.

lei sta diventando un problema.

un parente dell’uomo importante, un cognato, chiede al suo medico di darle dei calmanti.

eccola con 60 pasticche di barbiturici in mano.

eccola a pensare che un gesto estremo spezzerà l’incantesimo malvagio che la tiene lontana da lui.

lei che non vale più di una prostituta per i due fratelli, ma non lo sa.

lei che chiede al parente di aiutarla.

la farà finita, ma lui la salverà appena in tempo.

forse verrà il suo momento, mentre lei discende di letto in letto tutta la gerarchia di quella famiglia malata.

lei ora dorme nuda nel suo sogno di pasticche.

il parente veglia quella addormentata agonia.

uno squillo e una domanda dall’altra parte del filo:

«Allora, Marilyn è già morta o no?».

l’FBI registra quella telefonata, che ieri viene pubblicata.

la voce è di Robert Kennedy.

un eroe della mia adolescenza.

un assassino.

non ho sbagliato solo ad avere fiducia nel pedofilo Mao Tse Dong.

ho sbagliato anche prima, a credere agli eroi della democrazia, ai moderni fratelli Gracchi, ai Kennedy.

la storia del potere è sempre infame.

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* * *

rileggetevi questo post, ve ne prego, ora che quel tanto di suspence si è sciolta.

rileggetevelo ascoltando la voce di Marilyn che canta buon compleanno a uno dei suoi assassini due mesi prima di fargli il piacere di ammazzarsi.

per finta.

 * * *

ed ora l’autocritica, che mi fa guardare a questo mio pezzo di 5 anni fa con un forte distacco autocritico.

perché esprime il dolore per la perdita di un mito, Robert Kennedy che si rivela non un eroe del bene, ma un freddo assassino.

ma non rinuncia ancora alla favola della donna fragile e sventata, vittima del potere maschile, quella favola che Marilyn ha recitato per tutta la vita, riuscendoci così bene che noi siamo qui che ci crediamo ancora.

Marilyn era una fredda calcolatrice come i suoi nemici mortali, che erano poi gli uomini che se la portavano a letto e facevano sesso con lei, ma senza volerle il minimo bene.

le donne non si salvano dall’egoismo e dal cinismo: lo esprimono semplicemente in modo diverso dagli uomini: della storia del cinismo americano degli anni Sessanta, conclusa dalla congiura di Johnson che uccise John Kennedy, Marilyn era una protagonista assoluta.

se Marilyn fu una vittima del potere, questo potere era anche il suo.

solo che a lei il calcolo andò male, perché non aveva calcolato quanto grande e spietato potesse essere quel cinismo.

e noi non abbiamo ancora fatto davvero i conti con quegli anni che continuiamo a considerare leggendari, perché da piccoli ci  raccontano le fiabe e noi ce le portiamo dentro anche da grandi.

Marilyn, la bella addormentata nel bosco, ma per un gioco di pasticche, e il Principe Azzurro che invece è il più grande figlio di puttana che vive nella foresta.

15 risposte a “355. Marilyn, un suicidio un po’ troppo assistito e senza mistero.

  1. Perchè pensare a una sola versione della Marilyn? In ognuno di noi coesistono senza alcuna coerenza tanti personaggi: la dolce ragazza ingenua, la donna disinibita e calcolatrice, l’amante disillusa, la diva con scarsa autostima, la donna che legge e appunta frammenti sul suo diario di viaggio, e probabilmente anche tanto altro.
    Decenni di cultura dell’inconscio ci hanno mostrato come chi è stata abbandonata e abusata da bambina in genere finisca col subire l’attrazione del personaggio pubblico, l’illusione di trovare la sicurezza in un clan come quello dei Kennedy, disposto anche ad uccidere e a morire per il potere.
    Vittima di una fatalità in una casa con l’iscrizione “Cursum perficio” o suicidata altrove da qualcuno, chissà. Cosa importa? Ciascuno di noi è un mistero da interpretare, dalla nascita alla morte, e quello di Marilyn non si dimentica.

    • questa tua osservazione è molto bella e quasi vorrei sostituirla al mio post un poco maschilista, senza volerlo.

      ma non cancella la telefonata di Robert Kennedy (se è vera).

  2. Pingback: auguri, se è un augurio: ci rivediamo qui nel 2014 dopo un 2013 in blog. | Cor-pus·

        • Rosa, è un bel po’ che non mi leggi nel blog, vero? 😉

          sono in Vietnam (dopo Hong Kong, Macao, qualche località della Cina meridionale e del Laos settentrionale), e sto facendo un giro del mondo che finirà a novembre, insciallah.

          sul tuo appello non sono affatto d’accordo, sorry: oltretutto non vedo perché dovrebbero andarci di mezzo induisti, buddisti e magari anche atei o islamici non fanatici.

          no, grazie.

          ho invece da tempo sostenuto e sostengo che chi viene in Italia deve dichiarare di aderire ai nostri valori costituzionali (come si fa in Germania) e che infibulazione e circoncisione dei minori sono contrarie a questi valori (salvi eventuali sporadici casi medici, da loro motivatamente richiesti) e andrebbero consentite solo ai maggiorenni consapevoli.

          chi viene in Italia dovrebbe esplicitamente impegnarsi a rispettare questa norma, pena l’espulsione.

          se formuli un appello di questo genere, questo lo firmo.

          • ho invece da tempo sostenuto e sostengo che chi viene in Italia deve dichiarare di aderire ai nostri valori costituzionali (come si fa in Germania) e che infibulazione e circoncisione dei minori sono contrarie a questi valori (salvi eventuali sporadici casi medici, da loro motivatamente richiesti) e andrebbero consentite solo ai maggiorenni consapevoli. chi viene in Italia dovrebbe esplicitamente impegnarsi a rispettare questa norma, pena l’espulsione.

            In Vietnam!!! Sei grandee anche in questo: I CONFINI DI UNA NAZIONE SONO TROPPO STRETTI PER TE! Come al solito mi fai riflettere su aspetti su cui non avevo riflettuto. In un prossimo futuro non è escluso che faccia una petizione sui suddetti argomenti. Adesso mi preme arrestare questa orribile carneficina di INNOCENTI e gli integralisti islamici non conoscono il senso del dialogo e del confronto basati sul reciproco rispetto come noi due. Bisogna mandare un SEGNALE FORTE quale può essere la minaccia di un blocco di un fenomeno imponente come l’immigrazione. SI VIS PACEM PARA BELLUM! Ti auguro le cose migliori…con il cuore… grande Bortocal! Rosa.

  3. Pingback: miei fuoriblog dal 23 ottobre al 19 novembre 2021- 547 – Cor-pus 2020·

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