356. Napolitano e l’art. 90 della Costituzione: Corte contro Corte.

non sono un opinion leader, cerco di chiarire le idee solo a me stesso, ma già che ci sono (cioè sono su questo blog) ho preso la cattiva abitudine di farlo in pubblico, quindi sei o sette persone mi leggono lo stesso, a volte; ma non voglio influenzare nessuno.

intanto, ecco il comunicato ufficiale sul sito della Presidenza della Repubblica di oggi:

Doveroso conflitto di attribuzione dinanzi alla Corte Costituzionale per le decisioni sulle intercettazioni di conversazioni telefoniche del Capo dello Stato

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha affidato all’Avvocato Generale dello Stato l’incarico di rappresentare la Presidenza della Repubblica nel giudizio per conflitto di attribuzione da sollevare dinanzi alla Corte Costituzionale nei confronti della Procura della Repubblica di Palermo per le decisioni che questa ha assunto su intercettazioni di conversazioni telefoniche del Capo dello Stato; decisioni che il Presidente ha considerato, anche se riferite a intercettazioni indirette, lesive di prerogative attribuitegli dalla Costituzione.

Alla determinazione di sollevare il conflitto, il Presidente Napolitano è pervenuto ritenendo “dovere del Presidente della Repubblica”, secondo l’insegnamento di Luigi Einaudi, “evitare si pongano, nel suo silenzio o nella inammissibile sua ignoranza dell’occorso, precedenti, grazie ai quali accada o sembri accadere che egli non trasmetta al suo successore immuni da qualsiasi incrinatura le facoltà che la Costituzione gli attribuisce”.

ma, a prima vista, da nessuna parte nella Costituzione è scritto che è vietato intercettare indirettamente il Presidente della Repubblica, cioè che si deve interrompere immediatamente una intercettazione se registrando le telefonate di un indagato questi parla al telefono col Presidente della Repubblica.

informalmente, cioè fuori comunicato viene fatto sapere, ad esempio al Corriere , che

Lo stabilisce l’articolo 90 della Costituzione e l’articolo 7 della legge 5 giugno 1989, n. 219.

davvero? no:

Art. 90.

Il Presidente della Repubblica non è responsabile degli atti compiuti nell’esercizio delle sue funzioni, tranne che per alto tradimento o per attentato alla Costituzione.

In tali casi è messo in stato di accusa dal Parlamento in seduta comune, a maggioranza assoluta dei suoi membri.

l’art. 90 non afferma che il Presidente della Repubblica non è indagabile, dice soltanto che non è responsabile giuridicamente e quindi neppure indagabile per “gli atti compiuti nell’esercizio delle sue funzioni” (fatta eccezione per l’alto tradimento, per il quale occorrerebbe seguire una procedura particolare, messo in stato di accusa dal Parlamento in seduta comune); vi fosse, per assurdo, un omicidio, il Presidente della Repubblica è perfettamente indagabile, dato che l’omicidio per sua stessa natura non rientra tra gli atti che il Presidente può compiere nell’esercizio delle sue funzioni, ma soltanto come privato cittadino.

nel principio costituzionale italiano il principio berlusconiano della insindacabilità assoluta di tutto quel che fa il Presidente fino a che è in carica, fu introdotto, ma senza successo.

infatti il lodo Alfano, “Disposizioni in materia di sospensione del processo penale nei confronti delle alte cariche dello Stato” (fatto approvare da Berlusconi con la legge 124/2008) è stato abrogato con pronuncia della Corte Costituzionale del 7 ottobre 2009 per violazione degli articoli 3 e 138 dellaCostituzione (sentenza 262\2009).

a conferma che neppure il Presidente della Repubblica è sottratto alla legge, come dicevo; e questo grazie ad una precisa battaglia dell’opposizione antiberlusconiana, che Napolitano dovrebbe avere bene presente.

e allora?

proviamo a rifarsi alla seconda fonte giuridica, che viene citata, la legge 5 giugno 1989, n. 219?

neppure così si trovano degli agganci per l’ingiusta pretesa di Napolitano: rinvio soltanto all’art. 5 , perché è sufficiente citarne il titolo per capire che non c’entra nulla con l’argomento in questione, ma riguarda soltanto l’alto tradimento previsto dall’art. 90.

CAPO II – NORME CONCERNENTI I REATI PREVISTI DALL’ARTICOLO 90 DELLA COSTITUZIONE

basta quindi aggiungere che, nel caso di cui ci stiamo occupando, l’intercettazione del Presidente è avvenuta casualmente e che quanto intercettato non ha alcuna rilevanza sul piano penale, per capire che ha palesemente ragione la Procura di Palermo di sostenere che in questo caso si devono seguire le normali procedure di legge.

e proprio la Corte Costituzionale si è già espressa in questo senso.

anche se ora sarà molto in imbarazzo a dare torto al Presidente.

* * *

e allora perché Napolitano va a mettersi in una situazione così scabrosa e con basi giuridiche tanto deboli?

purtroppo quanto emerso sinora dalle intercettazioni che ha subito il suo consigliere giuridico D’Ambrosio è veramente imbarazzante (a parte la scandalosità del fatto che sia emerso) e dimostra che neppure la Presidenza della Repubblica come istituzione e neppure sotto Napolitano, è andata immune del tutto da una impropria contiguità affettiva con un indagato, in questo caso l’ex senatore Mancino, rispetto al quale non ha saputo tenersi neutrale.

se dalle intercettazioni, che per legge possono essere distrutte solo col consenso delle parti, dato che sono equiparabili a testimonianze, dovesse emergere in Napolitano una simpatia per Mancino contro i giudici che indagano su di lui simile a quella espressa, in toni italianamente svaccati, dal suo consigliere giuridico, allora occorrerebbe dire che anche il probo Napolitano non era così probo né equilibrato.

e spiegherebbe l’affannosità di questo tentativo di difendersi.

* * *

è grave e preoccupante che l’unica istituzione che si riteneva seria in Italia e l’unica che per interposto Monti, sta tenendo in piedi questo paese sfilacciato, venga messa in difficoltà dai suoi comportamenti,

e se Napolitano, seguendo i consimili maldestri pareri di Scalfari su Repubblica nei giorni scorsi, si è deciso a questo passo clamoroso, terribile per il paese per il momento nel quale cade, e così debole sul piano giuridico, tutto fa temere che quel limite sia stato varcato e che la diffusione, da parte dei legali delle parti, di notizie su quanto intercettato potrebbe costringerlo alle dimissioni.

consegnando peraltro l’elezione del nuovo presidente a questo parlamento a maggioranza globale berlusconiana.

spiace che il paese corra questo rischio per qualche passo falso compiuto dal Presidente.

ma non si può dire altro, a mio parere, e aspettare che la nostra Corte Costituzionale si esprima: intanto il Presidente ha guadagnato tempo.

* * *

a proposito, quanti post fa dicevo che il destino dell’Italia era legato alla Corte Costituzionale tedesca, che deve esprimersi sulla costituzionalità delle legge già approvata dal parlamento tedesco che istituisce lo scudo europeo, altrimenti detto Meccanismo di stabilità europeo, ESM?

la Corte doveva far conoscere il proprio verdetto entro fine luglio, ma ha fatto sapere che intende emetterlo il 12 settembre.

fino a tale data il meccanismo non potrà dunque entrare in funzione, perché la Corte ha chiesto al presidente della repubblica di non firmarlo, e Gauck, già contrario di suo, non aspettava altro che di sentirselo dire.

due mesi più che sufficienti per vedere colare a picco l’Italia, e infatti intanto il famoso spread ha continuato  a salire e sta rapidamente raggiungendo la famosa soglia di non ritorno; ci attende una estate di fuoco.

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6 risposte a “356. Napolitano e l’art. 90 della Costituzione: Corte contro Corte.

  1. A onor del vero nel decreto con cui il Quirinale dispone il ricorso alla Corte Costituzionale si fa riferimento all’articolo 7 della legge 219 del 1989, che al comma 3 recita: “Nei confronti del Presidente della Repubblica non possono essere adottati i provvedimenti indicati nel comma 2 (quelli che dispongono intercettazioni telefoniche o di altre forme di comunicazione, ovvero perquisizioni personali o domiciliari, nonché quelli che applicano misure cautelari limitative della libertà personale) se non dopo che la Corte costituzionale ne abbia disposto la sospensione dalla carica.”. Il punto è che nessuno ha messo sotto controllo il telefono del Capo dello Stato, era il telefono di Nicola Mancino ad essere “wiretapped”. Che fare? No sarebbe irrargionevole chiedere alla Corte Costituzionale una parere sulla materia. Ma nel ricorso del Quirinale non è presente nessuna richiesta di chiarimento o interpretazione, e tanto meno ci si riferisce a un vuoto legislativo da colmare. Nel ricorso si afferma che le norme esistono e sono chiare: “Le intercettazioni di conversazioni cui partecipa il Presidente della Repubblica, ancorché indirette od occasionali, sono da considerarsi assolutamente vietate e non possono quindi essere in alcun modo valutate, utilizzate e trascritte e di esse il pubblico ministero deve immediatamente chiedere al giudice la distruzione.”. Ma questo non è scritto in nessuno articolo di nessuna legge.

    • caro Bruno, non ho nulla da replicare a queste osservazioni, perché sono corrette nei riferimenti di fatto e il discorso non fa una grinza.

      per ulteriori approfondimenti segnalo gli articoli del prof. Corradini nei post successivi a questo, i quali approfondiscono il discorso sul piano giuridico costituzionale proprio nel senso indicato nel commento.

  2. Pingback: 378. la morte di D’Ambrosio, un giusto nel paese di Pulcinella. « Cor-pus·

  3. Quindi il fatto che questa affermazione di Napolitano fosse… ecco, diciamo pure in maniera assolutamente benevola, “strana”… non è solo mia!
    E comunque, pur ammettendo che vi fosse un articolo che indicasse che tale carica non possa essere intercettabile… come potrebbe questo garantire il fatto che “la legge è uguale per tutti”, come amiamo ancora scrivere nelle aule di tribunale – talvolta rasentando il ridicolo?
    Resto quindi, essendo ancora nel Paese dei Balocchi, con i miei dubbi, sperando che venga fatta la giusta scelta a riguardo. Possibilmente, senza essere influenzati da eventuali “stranezze” per le quali non vi è alcun motivo apparente.

    • molto strana: ora che se ne sa un po’ di più, è saltato fuori che anche Scalfaro fu intercettato nel 1993 mentre era Presidente, naturalmente anche lui solo indirettamente, e l’intercettazione fu depositata e regolarmente usata nel processo a carico di un’altra persona; anche in quel caso l’intercettazione non aveva fatto emergere nulla a suo carico, come del resto hanno già confermato anche i giudici di Palermo per Napolitano; anche allora vi fu un putiferio (ma non sollevato direttamente da Scalfaro!, almeno in apparenza) e il ministro della giustizia di allora, Flick, disse in Parlamento che «nella vicenda delle intercettazioni delle conversazioni telefoniche di Scalfaro in seguito al fallimento della Sasea i magistrati non hanno violato alcuna norma, anche se la procedura seguita non appare in linea con i principi della Costituzione a tutela del Presidente della Repubblica»; questo secondo la sua opinione, nient’altro che secondo la sua opinione.

      i giudici allora furono sottoposti a procedimento disciplinare e prosciolti perché l’«assoluto divieto di intercettazione telefonica» nei confronti del presidente della Repubblica a tutela delle sue prerogative è frutto di un’interpretazione sistematica e non trova riferimenti letterali nella normativa codicistica», parole sempre del ministro della giustizia di allora.

      dalle cronache si è anche appreso che Napolitano ha convocato i suoi consiglieri giuridici per comunicargli che aveva deciso di fare ricorso e per chiedere loro di spiegargli bene come doveva farlo; cioè non li ha consultati, prima di decidere.

      consiglio di leggere anche il post successivo sul tema, e si vedrà che anche il ministro della Giustizia Severino condivide questa stessa interpretazione: https://bortocal.wordpress.com/2012/07/17/358-la-severino-intercetta-lintercettato-napolitano/

      però voglio fare una domanda ancora: ammettiamo, per il solo gusto di riflettere, che, intercettando casualmente un Presidente della Repubblica (che non potrebbe mai essere Napolitano) mentre indagano su qualcun altro, i magistrati apprendano non che sta commettendo come presidente un reato qualunque legato alle sue funzioni, per i quali la Costituzione dice che è insindacabile, ma che sta preparando un colpo di stato contro la Costituzione, che è il reato per il quale a norma di costituzione può essere perseguito, oppure che ha commesso un reato comune fuori dall’esercizio delle sue funzioni: che cosa dovrebbero fare? distruggere l’intercettazione senza parlare?

      nel nostro ordinamento c’è un Presidente della Repubblica, sottoposto alla legge entro determinati limiti e garanzie, non un monarca assoluto al di fuori della legge.

      anche Scalfaro accettò queste limitazioni; ci si rassegni anche Napolitano.

      e vietare del tutto le intercettazioni indirette sarebbe secondo me come impedire al Presidente di essere testimone contro altri in un processo, cosa che la Costituzione non prevede affatto.

non accontentarti di leggere e scuotere la testa, lascia un commento, se ti va :-)

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