376. l’album di famiglia. 2. la sconosciuta.

ma allora di chi è questa foto, da tempo inserita in una busta a parte dell’album di famiglia? di chi è questo viso che sembra guardarci dalla profondità di un passato non determinato? perché nessuno si ricorda di lei, nessuno la riconosce?

in realtà quando dico nessuno parlo di me, di mia sorella, di qualcuno della cerchia di famiglia.

anche se poi anche questa affermazione non è neppure vera, perché io una volta questa donna l’ho vista di persona, o almeno credo di averla vista, mi sono convinto che fosse lei, per quanto assolutamente inverosimile questo possa sembrare.

ma questa è un’altra storia ancora, così strana che non so se avrò mai il coraggio di raccontarla.

* * *

io so o credo di sapere chi sia, ma siccome è una convinzione che non ha supporti certi e assomiglia alla fede, possiamo fare a meno della mia convinzione e provare a determinarlo attraverso dei dati certi, oppure almeno degli indizi?

potrei dire che l’unica cosa certa è che si tratta di qualcuno che apparteneva alla famiglia di mio padre; sì, credo di ricordare che la fotografia potrebbe venire da casa sua, ma anche questa, che era una certezza una volta, ora è una sensazione che non è in grado di portare le sue prove…

vediamo: se questa foto viene dalla casa di mio padre, potrebbe essere  una foto di sua madre da giovane?

dopotutto di mia nonna esistono soltanto delle foto che la ritraggono dai sessant’anni in poi,  difficile immaginarsela da giovane per me che ho ricordo di averla conosciuta soltanto quando aveva già più di settant’anni.

ma no! sono due persone chiaramente diverse: non mi pare che quella di là sopra  possa essere una foto di mia nonna giovane, eccone una certamente sua:

* * *

anche se poi si rimane incerti per una serie di elementi che coincidono:

le orecchie, così grandi e appuntite, la somiglianza è straordinaria;

il naso, piccolo e un poco schiacciato, nel caso di mia nonna ricordo bene perché: per l’abitudine di fiutare il tabacco, infilandolo nelle narici;

perfino l’attaccatura dei capelli è identica, certo la donna li ha crespi, per non dire ricci, e mia nonna lisci, ma si sa che cosa sono capaci di fare le donne con i loro capelli;

ma anche se nulla si può dire della bocca, data la posizione decisamente diversa, le labbra sottili di mia nonna ritornano anche nella sconosciuta.

ma poi alla fine è il taglio del viso che cambia, e soprattutto oserei dire il personaggio stesso, la sua psicologia, la sua condizione sociale.

* * *

questa immagine di mia nonna dovrebbe risalire ad un arco di tempo molto ristretto tra la fine del 1938 (mia madre andò a vivere nella casa di mio padre, con i suoi genitori e, per poco, suo fratello Guido, nell’agosto del 1938, dopo il suo matrimonio, ma siccome mio padre manca dalla foto, e rimase con lei fino alla fine di ottobre, la foto è certamente successiva; ma non può essere successiva alla fine del gennaio 1939, altrimenti mia madre porterebbe il lutto per la morte di suo padre, che avvenne allora, come nelle foto successive), se i miei calcoli interni per fissare la data non sbagliano.

il bambino che ha in braccio è mio cugino Mario, arrivato lì (per Natale?) da Montecarlo assieme alla mamma e al fratello più grande Andrea, mentre suo padre, mio zio Francesco, non si è mosso dalla città dove vive facendo il croupier al casinò e che avrebbe lasciato solo due anni dopo per essere messo in campo di concentramento in quanto italiano in Francia, paese nemico.

quindi, qui mia nonna ha quasi sessant’anni: la povertà del suo abbigliamento dice la povertà della famiglia, che viveva dei soldi che mandava mio padre, volontario in Africa, e di una misera pensione di mio nonno, arrotondata dagli incassi di un negozio di alimentari con Sali e Tabacchi e osteria, con annesso campo di bocce: famiglia soffocata dai debiti e dal vizio del bere di mio nonno, sorprendentemente assente dalla foto.

mia nonna appare schiacciata dalla vita, da un marito sposato per ripicca – un operaio tipografo, lei che era di famiglia benestante, abituato nel bere a scene di selvaggia gelosia, adesso anche malato -, dalla guerra, dalla morte improvvisa di un figlio 25enne due anni prima, del quale porta il lutto, dal rischio di perdere il terzo nell’Africa Orientale, che diventerò presto reale nella prossima guerra, quando diventerà catastrofe per l’esercito italiano.

come potrebbe essere, anche se le somigliasse di più, la stessa donna che appare nella prima foto: solenne, benestante, cupamente orgogliosa di se stessa?

e poi la donna della prima fotografia ha circa trentacinque anni, si direbbe, la foto quindi, se fosse di mia nonna, dovrebbe essere attorno al 1915, già anno di guerra; per anticiparne la data bisognerebbe dare a questa donna meno di 35 anni.

* * *

mi viene in mente: anche la moda, il tipo di abito, potrebbero dirci qualcosa?

qui mi mancano gli elementi per giudicare, però internet ci regala una improvvisa e gratuita sapienza in ogni campo, o quanto meno aiuta…

1915, la guerra introduce negli abiti una relativa austerità:

neppure qui ci siamo.

seguo una mia strada personale alternativa ed arrivo proprio ad un momento preciso nel quale le maniche degli abiti femminili avevano assunto quella strana conformazione evidenziata dalla foto; ma si tratta di un elemento così fragile, che preferisco non anticipare troppo.

* * *

piuttosto, il retro della foto potrebbe aiutarci?

ma è proprio il retro che genera ulteriori enigmi!

che però meritano assolutamente una nuova puntata.

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