378. la morte di D’Ambrosio, un giusto nel paese di Pulcinella.

ho avuto occasione di occuparmi in questo blog, sia pure di sfuggita, del consigliere giuridico del Presidente della Repubblica, D’Ambrosio, morto ieri improvvisamente, dopo le molte polemiche che avevano toccato da vicino lui e il Presidente per le sue telefonate col senatore Mancino, intercettate dalla Procura di Palermo che indagava su di lui e che ha, proprio l’altroieri, incriminato il senatore per falsa testimonianza.

scrivevo, parlando di Napolitano:

purtroppo quanto emerso sinora dalle intercettazioni che ha subito il suo consigliere giuridico D’Ambrosio è veramente imbarazzante (a parte la scandalosità del fatto che sia emerso) e dimostra che neppure la Presidenza della Repubblica come istituzione e neppure sotto Napolitano, è andata immune del tutto da una impropria contiguità affettiva con un indagato, in questo caso l’ex senatore Mancino, rispetto al quale non ha saputo tenersi neutrale.

la morte di questa persona, per infarto, e il comunicato di ieri del Presidente della Repubblica su questa morte rendono per me un dovere morale tornare su quanto detto, riesaminarlo e chiedermi se devo correggerlo.

* * *

il presidente Napolitano ha parlato di

atroce rammarico per una campagna violenta e irresponsabile di insinuazioni e di escogitazioni ingiuriose cui era stato di recente pubblicamente esposto.

a chi si riferiva? nella stampa ho letto critiche dure e dai toni spesso cruenti a cui siamo tristemente abituati in Italia (l’ex magistrato Di Pietro si distingue, ma no farei meglio a dire si omologa ai vari Sgarbi, Beppe Brillo, Bossi, per non dire di Berlusconi, che hanno degradato oltre l’immaginabile il linguaggio della politica nel nostro paese).

ma, insomma, ingiurie vere e proprie non ne ho viste da nessuna parte: avrò guardato male.

per quanto mi riguarda, ribadendo lo sdegno per il fatto che intercettazioni escano da una procura a indagini non ancora concluse, purtroppo quelle intercettazioni le ho lette trascritte, e confermo il mio imbarazzo, il mio dispiacere (cerco di essere correttissimo e civile in ogni verbum), insomma la mia incazzatura solenne a vedere la penosa contiguità di un indagato con la Presidenza della Repubblica.

ma la legge non è uguale per tutti? quanti di noi possono permettersi, se sottoposti a indagine giudiziaria (io lo sono stato un paio di volte per ragioni connesse al mio lavoro) di telefonare alla Presidenza della Repubblica e chiedergli di intervenire?

* * *

D’Ambrosio rispondeva per conto del Presidente, stava facendo penosamente il suo lavoro, quando non ha risposto il Presidente di persona.

ora è fuori di discussione che entrambi sono persone correttissime e lo possiamo dire di D’Ambrosio ancora più chiaramente quando è risultato via via più evidente che quello che faceva lo faceva per conto del Presidente, informandolo, visto che il Presidente si è schierato duramente a difenderlo sia in vita sia in morte.

è fuori di discussione che non si è violata alcuna legge, ci mancherebbe, e che il Presidente ha fatto tutto quello che rientra nei suoi poteri e anche nei suoi doveri, per come lui li interpreta (e la cosa non è, per Costituzione, sindacabile).

ma abbiamo sì o no il diritto in democrazia di dire che questi poteri ci sono sembrati esercitati in modo improprio, e che l’uguaglianza dei cittadini davanti alla legge ne è uscita ferita: ferita dai comportamenti del Presidente della Repubblica che è il garante della Costituzione?

io penso di sì, penso che questo diritto ce l’abbiamo anche dopo che D’Ambrosio è morto, e dopo avere detto che umanamente ci dispiace e ci dispiace da ogni altro punto di vista.

* * *

dedico le mie ultime considerazioni all’orgia di dichiarazioni melliflue, sordide, ipocrite che accompagnano la morte di un giusto messo in una situazione difficile.

È morto forse di crepacuore, per quanto se ne può sapere.

Giorgio Galli

di infarto si muore per depositi di colesterolo nei vasi sanguigni, che avviene lentamente durante diversi anni; infarto non è sinonimo di crepacuore.

una situazione di stress può scatenare una crisi in una persona che già maturato tutte le condizioni per un infarto, ma in una situazione che è però già compromessa.

un infarto non è una sincope (parlo di cose che conosco bene), che può invece effettivamente essere scatenata anche direttamente da una forte situazione emotiva.

quindi evitiamo le sciocchezze.

* * *

nessuno mi pare abbia detto in questo paese che D’Ambrosio era un delinquente; se si occupano posizioni di rilievo, grande o piccolo, la critica feroce alla quale si viene sottoposti, soprattutto in un paese iperaggressivo come l’Italia, fanno parte delle regole del gioco; se non si è in grado di reggerle e si ha cara la pelle, si cambia mestiere.

se poi alla fine, qualcuno ha stressato l’onesto D’Ambrosio è stato certamente molto di più chi lo ha messo impropriamente sotto pressione per raggiungere il Presidente della Repubblica – che del resto non si è sottratto.

non vi è alcuna colpa, alcuna responsabilità per la morte del giusto consigliere D’Ambrosio, ma se ve ne fosse una sarebbe semmai da cercare in chi lo ha caricato di compiti impropri, non in chi ha espresso la sua opinione critica su quello che stava e che sta accadendo.

* * *

devo spiegare il titolo a questo punto? ma no, dai, che ci arrivate da soli.

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Una risposta a “378. la morte di D’Ambrosio, un giusto nel paese di Pulcinella.

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