R.R., il suo Israele, 3. L’ombra lunga della guerra – Le alture del Golan.

30 luglio 2012 lunedì 07:56

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Caro Mauro,
l’impaginazione dei pezzi va benissimo, e anche la posizione delle foto.

Spero di aver messo didascalie più esaurienti in queste nuove foto, e soprattutto mi auguro che queste mie impressioni possano rivestire un qualche interesse.

Qui fa un gran caldo, ma si va al mare e quindi va bene così. L’autunno può attendere 🙂

A presto con un’altra pagina di diario.

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carissima, mi vergogno a dirlo, ma ieri sera, uscito con camicia a maniche corte e giubbino leggero senza maniche, battevo i denti e sono dovuto rientrare a casa prima del previsto per il freddo.

anche stamattina devo tenere le finestre chiuse perché l’aria è frizzantina; comunque secondo le previsioni la settimana dovrebbe essere fresca e soleggiata, quindi tra poco esco; ho in progetto una gita ad Haigerloch, ai laboratori nazisti sotterranei per costruire la bomba atomica.

non ti preoccupare, i tuoi post vanno benissimo: sono semmai i lettori che non vanno bene!

in questo periodo il blog attraversa una gran fase di magra: credo che siano tutti a guardare le Olimpiadi!

avanti con i resoconti, se non ti pesa!

 * *  *

Dove sono?

So che sono lì da qualche parte, ma dove?

Passano carri armati trasportati sui camion oppure se ne intravedono in mezzo alla campagna deserta come abbandonati, ogni tanto si scorgono camionette bruciate lungo la strada.

Deserto: nessuno in giro.

Ma io so che siamo osservati, chissà se da telecamere o anche da posti di avvistamento sul terreno… tutte queste rovine abbandonate, tutti questi anfratti, chissà cosa nascondono, in realtà.

* * *

Campi completamente vuoti e non coltivati… ci chiediamo perché.

Poi vediamo delle scritte inequivocabili “ Pericolo, presenza di mine”.

Tutti questi campi sono minati e quelle sono ancora postazioni siriane in rovina, tutte all’ombra degli eucalipti perché, a quanto ci racconta la nostra guida, una spia israeliana, oggi eroe nazionale, Eli Cohen, prima della Guerra dei Sei Giorni, si infiltrò nel governo di Damasco e convinse i siriani a piantare degli eucalipti dove c’erano le loro postazioni militari.

Così quando scoppiò la guerra gli israeliani sapevano esattamente dove attaccare e in questo modo conquistarono in pochi giorni le alture del Golan, fondamentali per la sopravvivenza di Israele a causa delle sorgenti del Giordano.

A quanto sembra i siriani avevano manifestato l’intenzione di deviarne il corso: guerra ‘provvidenziale’ quindi.

* * *

Ci dirigiamo verso il monte Bental dove è conservata una postazione israeliana risalente a quella campagna militare e alla successiva guerra del Kippur alla quale anche la nostra guida ha preso parte.

Durante il breve tratto a piedi ci imbattiamo in cunicoli e camminamenti rinforzati con coperture in metallo,

mentre sulla strada ci sono strane sculture stile arte povera, ideate da un artista israeliano riciclando i pezzi di armi e veicoli abbandonati in quel luogo.

Ci mancavano solo questi mostri dall’aspetto caricaturale e sinistro per diminuire la tensione e la sensazione di morte!

* * *

In cima, il monte Bental è un poggio aperto e davanti a noi si estendono i territori ancora contesi tra Israele e i suoi vicini: il monte Hermon laggiù sulla sinistra e sotto di noi c’è la valle della Beqa’, la valle delle lacrime.

Qui intorno ancora filo spinato, casematte, postazioni e una musica celebrativa che mi ricorda certe melodie delle parate russe o dei cimiteri americani della Normandia, tra il retorico, l’epico e il sentimental-malinconico.

Sagome di soldati in posizione di attacco, trincee o quello che ne rimane, gallerie, buche.

Questo popolo si riconosce nella guerra come accade per gli statunitensi, purtroppo; completamente intriso in una retorica dell’eroismo che dal mio punto di vista è totalmente deleteria.

Si vis pacem para bellum è la citazione preferita della nostra guida, quando deve giustificare la militarizzazione che ci circonda ovunque.

“Dobbiamo farlo per la nostra sicurezza” è il commento costante, ma quale sicurezza?

Certo quella fisica, però c’è da chiedersi che fine faccia l’idea di uno stato laico e democratico in condizioni come queste.

Tutto è troppo antico o troppo recente, tra continuo desiderio di riconoscersi in un’unità nazionale dopo secoli di divisioni e di lontananza, e stratificazioni di ricordi insostenibili che bloccano ogni cambiamento vero.

* * *

Come questa lingua imbalsamata nel vero senso della parola, riesumata a tavolino a partire dalla fine dell’Ottocento dall’ebreo lituano Eliezer Ben Yehuda, considerato un eroe nazionale.

Yehuda, trasferitosi a Gerusalemme nel 1881 decise che la lingua della Thorà doveva essere resuscitata, introducendo parole nuove per adeguarla alla modernità, come elemento fondamentale di coesione, visto che fino ad allora era sopravvissuta solo nei riti del sabato.

* * *

Davanti a noi c’è la Siria con una città ben visibile a neanche 20 km di distanza.

In questo luogo si impara che tutto lo stato è costituito da una striscia di terra strettissima e contesa, che Israele si gira tutto in poche ore e in più all’interno ci sono anche delle enclave musulmane come Gerico e Betlemme nelle quali gli israeliani non possono mettere piede…

Si prova una sensazione di accerchiamento e di precarietà difficilmente spiegabile a parole.

Mine alla fermata dell’autobus

E mi chiedo che ne sarà di loro, non hanno un posto dove andare, se non qui e qui il terreno scotta sotto i piedi.

La nostra guida è di origine polacca ed è nato in Israele perché i suoi genitori, figli più giovani di una numerosa famiglia, furono inviati in Palestina nel 1936.

Di tutti i loro parenti rimasti in Europa non si è salvato nessuno. Sono tutti morti.

Le conseguenze di due millenni di violenze e stragi contro gli ebrei perpetrate in Europa, sono qui.

Niente è cancellato, tutto continua disperatamente uguale a se stesso.

* * *

Sulle alture del Golan incredibile ma vero in una situazione di questo genere, si fa anche un ottimo vino.

Così andiamo a visitare un’azienda vinicola che produce Cabernet, Chardonnay e Traminer e subito ci tengono a dire che il loro vino ha vinto premi di eccellenza.

Assaggiamo con particolare diligenza i diversi tipi e le annate e alla fine, animati da una sana allegria, non possiamo che complimentarci per l’ottima qualità.

In questa gara con il resto del mondo gli israeliani vogliono arrivare sempre primi in tutto.

“Abbiamo il 23% dei premi Nobel pur essendo solo 15 milioni nel mondo…” commentano in un’altra occasione e non c’è da stupirsi di questo, dato che la loro ostinazione per riuscire in tutto sfiora quasi la follia collettiva…

Una delle cose che si nota maggiormente è che il successo nella vita ha a che fare anche con l’amore per la propria patria e quindi è considerato molto positivamente.

Anzi, direbbero loro, è kosher… come il loro cibo preparato secondo le tradizioni religiose della Thorà.

* * *

Al ritorno passiamo anche per un villaggio abitato da Drusi che si distinguono per i loro costumi tradizionali come la cuffia bianca per gli uomini e i pantaloni neri molto larghi di foggia orientale.

Praticano una strana religione sincretica di derivazione musulmana: credono nella reincarnazione e nella venuta del messia, che però, a quanto pare, dovrà nascere da un uomo, non da una donna.

Ecco, questa ancora mi mancava….

11 risposte a “R.R., il suo Israele, 3. L’ombra lunga della guerra – Le alture del Golan.

  1. Pingback: R.R., il suo Israele, 4. Kabbalah e ortodossia. L’apertura verso il mistero e l’ingombrante memoria « Cor-pus·

  2. Un reportage lucido e veritiero . Analitico e sintetico senza fronzoli. Complimenti a R.R.
    Il vino è l’unico piacere visto che è di ottima qualità .
    …”Tutto è troppo antico o troppo recente, tra continuo desiderio di riconoscersi in un’unità nazionale dopo secoli di divisioni e di lontananza, e stratificazioni di ricordi insostenibili che bloccano ogni cambiamento vero.”
    ….
    “Dove sono?
    So che sono lì da qualche parte, ma dove?
    Passano carri armati trasportati sui camion oppure se ne intravedono in mezzo alla campagna deserta come abbandonati, ogni tanto si scorgono camionette bruciate lungo la strada.
    Deserto: nessuno in giro.
    Ma io so che siamo osservati, chissà se da telecamere o anche da posti di avvistamento sul terreno… tutte queste rovine abbandonate, tutti questi anfratti, chissà cosa nascondono, in realtà… ”

    E la scoperta non tarda alla vista ! Con tanto di belle foto a completare la narrazione.

    Caro Mauro ora puoi girare in pantaloncini senza camicia , t’abbraccio 🤟🌹

    • certamente un bellissimo reportage.
      qui trovo soltanto un piccolo punto che mi lascia un po’ perplesso: come R. accoglie in maniera un poco acritica la giustificazione israeliana dell’occupazione illegale delle alture del Golan, con l’accusa ai siriani di volere deviare il corso del Giordano.
      faccio presente che lo stato di Israele ha compiuto nel 1967 una occupazione armata di vasti territori di uno, anzi di due paesi stranieri: Giordania e Siria, cioè ha fatto esattamente quello che sta facendo la Russia in Ucraina; solo che lo ha fatto con una guerra lampo e sena neppure l’ombra della giustificazione che la Russia sta dando alla sua guerra, cioè quella di liberare i russi oppressi che vivono nel paese, anzi, nel caso di Israele si è trattato di allargare l’oppressione della minoranza araba palestinese.
      questo non impedisce all’Occidente di appoggiare Israele in tutte le sue operazioni illegali nel Medio Oriente e di considerarlo un suo avamposto da difendere ad ogni costo.
      alla faccia di qualunque coerenza.

      nel merito della propaganda israeliana, che R. non ha esaminato come meritava, è vero che il Giordano nasce da una sorgente nel monte in Liano, a 2.700 metri di altezza e che l’afflusso dei suoi affluenti è piuttosto incostante, però non vi era e non vi è nessuna possibilità di deviare il suo corso nella parte dominata a est dalle alture del Golan, come mostra la cartina della zona che ti metto nel link:

      quindi questo progetto o riguardava le acque a monte del Golan, oppure si tratta di una bufala, che lei accoglie in maniera abbastanza acritica.
      ho evitato di dirlo allora, perché mi sarebbe sembrato poco simpatico dirlo a chi si prestava a farsi ospitare sul mio blog, ma posso ben dirlo oggi, passati dieci anni,

      e non sarà neppure l’ultima volta che R. mostra carenze simili, come vedremo nel resto del reportage.
      questo rimane però secondo me avvincente e documentato, come hai sottolineato anche tu.

  3. Sono d’accordo con la tua osservazione . Per me hai fatto bene a tacere ,allora .
    Chissà perché non ha accennato , alla guerra lampo , da parte di Israele .
    Aveva scelto di non parlarne ? Qualunque sia la ragione non lo ha fatto . Resta un ottimo reportage . Intanto guardo il link Il seguito lo leggerò .
    Sono tornata a casa per riposare meglio e per incontrarmi con figlie nipoti e mariti , a casa mia
    Caro Mauro buona serata ❣️🐞

    • via via è emerso un fondo fideistico e conformista di R., che, nonostante tutto il mio impegno e i miei silenzi, creò tensioni crescenti e alla fine logorò il rapporto di amicizia (quel tanto che era reso possibile dal fatto che lei era un’ottima docente del mio liceo, che io dovetti anche difendere da genitori ottusi, e io il suo preside).

      dall’insieme delle puntate uscirebbe secondo me un ottimo libretto testimonianza.
      con le mi critiche in nota, sarebbe semplicemente perfetto, ahaha.

      • 💪 Si hai tanto di quel materiale da riempire un’altra biblioteca con i nome tuo o i nomi che preferisci . Mauro complimenti 👏 Più ti conosco e più mi piaci . E non sarò mica innamorata 😄❣️😂 Ciao

        • spero che l’innamoramento ti sia passato; si costruisce qualcosa di più solido, a volte, senza questo impiccio tra i piedi, ahah.

          sì, credo che mettendo insieme tutto quello che ho scritto nei blog dal 2005 ad oggi e tutto quello che ho scritto prima e ho in uno scomparto della libreria, in doppia fila, l’equivalente di un paio di casse, e tutti i materiali e gli scritti politici miei che ho regalato anni fa alla Biblioteca Archivio Micheletti di Brescia, potrei competere con l’Enciclopedia Britannica, ahhaah.ùcerto, qualcuno potrebbe chiedersi che senso hanno avuto tutte queste parole al vento: o non valevano e non valgono niente, e allora ok; oppure valgono qualcosa e allora dovrebbe rimordere la coscienza a chi non mi ha sostenuto abbastanza, ahahha.

          la conoscenza passa attraverso diverse fasi, la più interessante e dinamica è quella in si cominciano a scoprire i difetti della persona che piace (o piaceva).

      • Bene, il sostegno continua …🌹
        Cosa fa un preside in gamba ? Quello che hai fatto tu .
        Non tutti lo avrebbero fatto , è vero .
        In fondo hai sempre cercato e desiderato un sostegno valido.
        Credo che lo hai dato e ricevuto .
        Eppoi tutti abbiamo debolezze , hai capito parte delle sue .
        Non mi fido di chi dichiara di non avere debolezze e finge .
        Lei non le ha nascoste né dichiarate apertamente, se ho capito bene , mi pare accettabile.
        Un altro viaggio testominiato verbalmente , illustrato e le note importanti aggiunte da te dove e come le metteresti ?
        Didascalie non sono …

        Questo connubio non s’ha da fare, ovvia !

        Devo studiarmi un viaggio ,
        In Norvegia ,fino a Capo Nord !
        Che te ne pensi ? Che hai sonno
        Mentre io sto già sognando tu dormi
        💦💙💫

        • grazie del sostegno, naturalmente.
          non ne ho ricevuto molto nella mia vita, anzi penso che se avessi ricevuto come sostegno anche soltanto la metà dell’impegno che moltissimi hanno messo nell’ostacolarmi o farmi addirittura del male, le cose sarebbero andate diversamente. ma ovviamente avrei oscurato le ambizioni di qualcuno, io che non ne avevo nessuna, salvo quella di dire qualcosa di utile.
          e tieni conto che le opposizioni più dure le ho avuto dalla donna che diceva di essersi innamorata, che mi aveva sposato e che ha fatto di tutto per distruggermi completamente, dal punto di vista umano e professionale, riuscendoci quasi.
          naturalmente me l’ero scelta perché mi ricordava l’atteggiamento che aveva avuto con me mia madre… brrr…

          R. aveva trovato in internet una notizia sorprendente, che modifica alcune nostre idee sul rapporto tra i romani e la Germania: dei resti di un edificio romano vicino a Berlino, e ne aveva parlato con i suoi ragazzi in classe; questo a quel genitore non andava giù perché andava contro quello che lui sapeva sull’argomento.
          ma eravamo a Brescia, occorre capirli.

          la Norvegia e la Svezia mi mancano, sono stato soltanto in Finlandia; penso che sia un viaggio bellissimo in questa stagione, ma più ancora in giugno. non scordarti di passare nella Svezia del Sud a trovare il blogger inerroland, e forse, se ti decidi davvero, puoi anche chiedergli qualche dritta.

non accontentarti di leggere e scuotere la testa, lascia un commento, se ti va :-)

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