la siccità del secolo, dicono: ma siamo al 2012. – 406

13 agosto lunedì   19:48

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una nuova crisi alimentare minaccia il mondo, e in particolare i paesi più poveri, dopo quella del 2008, quando il prezzo del riso triplicò, e vi furono tumulti per fame in diversi paesi, come Indonesia ed Haiti, e quella del 2010.

ci si arriva più preparati, ci dicono, ma la siccità devasta la parte centrale gli Stati Uniti, il più grande esportatore mondiale di cereali: – 17% di soia e mais rispetto all’anno scorso, quindi meno cibo per gli allevamenti: da giugno il prezzo della soia è cresciuto del 30%, quello del mais del 50% addirittura.

ma anche in India, normalmente autosufficiente, la situazione è critica, dato che il monsone iniziato da alcune settimane è per il momento piuttosto debole e le piogge inferiori del 20% alla media.

al G20 del 2011, per impulso della Francia, fu creato il Sistema di Informazione sul Mercato Agricolo (AMIS), ma tre crisi alimentari in 5 anni sembrano troppe anche per qualunque coordinamento informativo.

le prospettive sono particolarmente critiche per l’Africa Orientale: Kenia, Somalia,  Uganda.

ma a questo problema se ne aggiunge un altro: il 40% del mais prodotto negli Stati Uniti è destinato alla produzione di carburante sarcasticamente definito biologico, dato che toglie letteralmente il cibo di bocca agli affamati.

sia o non sia effetto serra soltanto, questo è comunque un risultato del riscaldamento globale.

* * *

ma se allarghiamo lo sguardo dal cibo ad altri fattori, la situazione appare critica anche su altri versanti.

rame: si producono in un anno meno di 16 milioni di tonnellate, se ne consumano più di 18, per il momento ricorrendo alle scorte; i prezzi si sono quadruplicati rispetto al 2005.

petrolio: se ne producono 3.810 milioni di tonnellate, se nel consumano 75 milioni di tonnellate di più, anche qui ricorrendo alle scorte; i prezzi, nonostante la crisi mondiale, sono tornati quasi ai livelli record del 2008, due volte e mezzo i prezzi del 2005 e il triplo del 2009.

uranio: la produzione di 50.000 tonnellate è nettamente inferiore al consumo di quasi 70.000 tonnellate; ciononostante i prezzi continuano a diminuire.

in controtendenza il metano e il carbone, dove la produzione supera il consumo e i prezzi sono sensibilmente calati per il metano, mentre continuano a crescere egualmente per il carbone; anche per l’acciaio la produzione è più alta del consumo del 50%, però i prezzi continuano a salire per l’enorme fabbisogno della Cina.

anche il prezzo dell’oro è quadruplicato rispetto al 2005.

insomma, non di solo pane vive l’uomo, ma anche tutto quello che non è pane tende a scarseggiare e ad aumentare di prezzo.

qui il riscaldamento globale non c’entra, ma la scarsità avanza lo stesso, per lo sviluppo dei consumi.

* * *

qualcuno pensa che abbia scritto questo post, con le informazioni ricavate dallo Spiegel di oggi per dimostrare che la crisi economica mondiale è semplicemente una manifestazione della crisi ecologica del pianeta, destinata ad aggravarsi?

bravo, ha indovinato…

* * *

questo post è stato ripubblicato in questo blog  controappuntoblog.org, dove si trova molta altra ricca documentazione sul tema.

35 risposte a “la siccità del secolo, dicono: ma siamo al 2012. – 406

  1. Pingback: la siccità del secolo, dicono: ma siamo al 2012. – U.S. drought drives up food prices worldwide | controappuntoblog.org·

  2. altro dato assurdo è che la produzione agricola viene massicciamente impiegata per gli allevamenti, con una sproporzione alimentare carne-vegetali disastrosa per l`ambiente e per la salute

    • hai perfettamente ragione, red: tutti i miei discorsi catastrofisti sulla mancanza di risorse e sull’impossibilità del pianeta di nutrire più di 7 miliardi di esseri umani diventerebbero immediatamente ridicoli se tutta l’umanità diventasse vegetariana, il che è del resto il segreto dell’autosufficienza alimentare dell’India.

      ma il crimine nel crimine è destinare una parte crescente della produzione agricola ai biocarburanti, subdolamente presentati come ecologici, frase peraltro senza senso alcuno: già Fidel Castro aveva lanciato l’allarme anni fa e detto che questo avrebbe portato alla fame nel terzo mondo.

  3. forse hanno già rinunciato all’idea di poter sfamare tutti. In più un uomo disperato e affamato sarà abbastanza facilmente convinto di cedere le proprie terre (ma anche altre risorse) al proprio “salvatore”.

    • quando chi ci governa rinuncerà del tutto alla speranza di riuscire a sfamare se non proprio tutti, perché alcuni non vengono sfamati neppure adesso, neppure la maggioranza, sarà un gran brutto momento, perché la soluzione tradizionale per crisi di questo tipo è una guerra che riduca il numero delle bocche da sfamare…

      • in Africa qualche tempo fa era in atto una corsa alle terre, grazie al contributo di governanti locali corrotti. USA, Europa e Cina attraverso le lo aziende espropriavano le popolazioni locali dalle loro terre per coltivare piante utili alla produzione di biocombustibili.

        considerando l’effetto globalizzazione, potrebbe non trattarsi più di un confronto tra “paesi” ma di confronto tra “classi”. Se questo è vero allora non ci sarà nessuna guerra perché molto probabilmente si tratterà di uno sterminio programmato. I ricchi controllano l’informazione e più o meno direttamente i governi del mondo e i relativi poteri militari. Sono loro che decidono se appoggiare o meno una rivoluzione determinandone l’esito finale. Sono loro la mente dietro il motore 🙂

        • che sia in atto la più feroce guerra di classe mai vista non sono io a dirlo, ma personaggi insospettabili: https://bortocal.wordpress.com/2012/08/04/392-sabet-impoverire-il-ceto-medio-obiettivo-delleconomia-globalizzata/

          lo sterminio programmato degli esseri umani inutili ai fini della produzione oppure del consumo è in atto da tempo, ed è ben mimetizzato.

          ma se l’attacco si sta allargando alla classe media, perché l’obiettivo finale è che un milione di ricchi guadagnino almeno come gli atri 6 miliardi e 999 milioni, potrebbe anche succedere QUALCOSA DI IMPREVISTO.

          la presunzione di riuscire a controllare tutto con i media potrebbe rivelarsi un errore fatale: personalmente ritengo che gli uomini seguano facilmente i media fino a che sono sazi, ma che la loro disponibilità a farsi controllare diminuisca drasticamente a stomaco vuoto.

          • uomo affamato, uomo arrabbiato… certamente si. Ma non trascuriamo la corruttibilità di questa classe. Basta che qualcuno decida di selezionarne alcuni a cui dare un pezzo di pane e potere sull’altra fetta ed ecco che la frittata è pronta. Che i tedeschi della seconda guerra mondiale si siano sentiti così… non saprei. Certamente a spaccarsi la testa sono sempre i pedoni tra di loro mentre gli avvoltoi hanno contribuito alla “ricostruzione”.

            non so quanto di imprevisto possa succedere in una partita a scacchi dove i partecipanti hanno già deciso di comune accordo le mosse che ciascuno dovrà fare per finirla come “patta” e stringersi la mano da amici.

            • a volte, caro afo, penso che la tua origine un poco pesi sul tuo modo di pensare, in particolare per questo tuo considerare i politici degli esseri quasi sovrannaturali: anche Berlusconi o Ceausescu sono caduti improvvisamente, per non ricordare Mussolini, e l’Italia è un paese troppo indisciplinato perché a noi italiani venga facile pensare che chi sta in alto decide tutto; dopotutto abbiamo alle spalle due momenti storici, Resistenza e Sessantotto in cui non è andata proprio così, ci metterei volentieri anche Mani Pulite e il biennio rosso, giusto per conservare un andamento all’incirca generazionale (1919-21, 1943-45; 1966-68; 1989-92), il che potrebbe far pensare che siamo abbastanza vicini alla prossima ondata storica rivoluzionaria che cambierà tutto :-).

              • quelle persone non hanno dominato il mondo “da sole”. Sicuro che chi stava a sostenerle nell’ombra sia caduto con loro? Aspettiamo a vedere chi ricostruirà la Libia 🙂

                    • i dominatori del mondo ci sono, ma sono effimeri, nascono dalle circostanze: l’unico vero dominatore del mondo è la stupidità umana.

                      che poi a volte ha bisogno anche di coprirsi dietro qualche grand’uomo, per trionfare meglio…

                      insomma, con la mia teoria improvvisata lì sopra, e dopo adeguato ricalcolo perfezionato dei tempi, ho fissato al 2013 l’inizio della prossima ondata storica rivoluzionaria che squasserà il pianeta. 🙂

                      poi dicono che sono pessimista.

                    • beh, abbiamo già festeggiato la guerra di Libia a 100 anni esatti, mica sarebbe male fare il bis anche del 1914…

                      guarda che ho corretto un poco le date…

                      però le guerre se hai visto, scoppiano piuttosto nei punti bassi del ciclo: nota bene, ma forse ne avevamo già parlato: qualcuno ha collegato del resto questi cicli ai cicli solari, undecennali.

                      e noi siamo appunto all’incirca al culmine di un ciclo solare, peraltro insolitamente debole…

      • eh no… ma così porti sfortuna però 😆

        su una rivista scientifica mi sono trovato davanti un articoletto interessante su tentativi di ingegneria genetica (da parte del WYC, wheat yield consortium) di migliorare la resa del grano (qui dice 50% in 25 anni) per far fronte all’aumento della popolazione. Ho cercato qualcosa su internet ed è venuto questo http://jxb.oxfordjournals.org/content/62/2/439.short (è in un inglese più tecnico).

        ad ogni modo le notizie che arrivano dagli States non sono per niente rassicuranti:
        http://edition.cnn.com/2012/07/16/us/us-drought/index.html
        se non c’è acqua anche l’eventuale supergrano potrà fare ben poco, a meno che gli incorporino geneticamente geni del cactus 😀

        • anche tu della setta che dice che i responsabili delle porcherie sono coloro che le rivelano non coloro che le compiono, vedo… 🙂 🙂 🙂

          ottima la notizia che hai scovato: devono pur sempre venderci qualche speranza per continuare a tirare la corda fino a che non si spezza, vero?

          si tratta pur sempre di ipotesi mentre la nave affonda.

          e poi si arriverà pure al punto in cui nessuna rivoluzione tecnologica sarà più in grado di porre rimedio al superaffollamento, fosse pure il momento in cui ci ritroveremo in tre per metro quadro: non sarebbe meglio preoccuparsi adesso di bloccare l’incremento demografico?

          del resto hai detto tu: aspetteremo quando l’unica soluzione al dissesto ecologico sarà che gli scienziati dovranno scoprire l’acqua calda perché non ce ne sarà più abbastanza, chissà se manca più molto…

          • non intendevo esprimere alcun giudizio personale 🙂

            ovviamente non vivremo solo di grano. Ho scoperto che anche con la pesca ci siamo spinti ai limiti della sostenibilità. Per molte specie di pesci infatti c’è il rischio che la popolazione non riesca a rigenerarsi in tempo utile. In questo modo si pesca di più mentre i pesci tendono a diminuire di numero.

            • sì, le notizie sulla crisi ittica, altro aspetto di quella alimentare, ieri le ho lette anche io.

              ma non mi è sembrato il caso di insistere; mi pare di averne accennato quando si parlava dei nostri marò (a proposito, che fine hanno fatto?) e credo di avere osservato che la crisi ittica sta spingendo i pescatori del Kerala sempre più al largo nella loro ricerca del pesce.

                  • ho trovato l’informazione in fondo ad un articolo sulla Crisi Ittica presente su BBC Science. Ora che guardo meglio citano un ricercatore italiano (dal nome) della Swedish University; si chiama Massimiliano Cardinale. Nel piccolo paragrafo che gli hanno dedicato si dice che una strategia di cooperazione tra i vari paesi e l’applicazione del concetto di “rendimento massimo sostenibile” ha portato ad un parziale ripristino delle riserve ittiche. In pratica bisogna pescare in modo da non influenzare il ripristino delle riserve ittiche.
                    (l’articolo in realtà parla anche dell’inquinamento che influisce negativamente)

                    In pratica si dice che il problema del Mediterraneo è che nessuno si mette d’accordo con gli altri. In questo modo ciascuno fa quello che gli pare e lo sfruttamento risulta irrazionale.

                    su internet ho trovato solo questo:
                    http://baltic-sea.creo.tv/engelska/massimiliano_cardinale_fisheries_ecologist_swedish_university_of_agricultural_sciences

                    • non ho molti commentatori abituali, ma un paio siete più che commentatori, siete dei veri e propri consulenti e dei preziosissimi collaboratori: miniere di notizie e di approfondimenti.

                      potrei quasi montarmi la testa e, visto che scelsi a suo tempo di non provare neppure a diventare un barone universitario col suo codazzo di assistenti, gratificarmi pensando che neppure in un istituto baronale avrei avuto commentatori liberi di pensiero e freschi di energie, che criticano o supportano o correggono le mie affermazioni, come intorno a questo blog.

                      questa lunga premessa per dire che è proprio bello essere certi dell’informazione che hai dato: io l’avevo vissuta empiricamente, come già detto, da un paio di chiacchierato con i pescatori del Kerala che mi raccontavano come stava diventando duro il loro lavoro dato che dovevano andare sempre più al largo per trovare pesce…; dunque i pescatori sapevano in carne viva quel che i ricercatori universitari confermano.

                      e tutto delinea un quadro fosco del fosco del futuro di una troppo numerosa umanità.

                      ci si aggiunge la litigiosità del Mediterraneo, ma come potrebbe essere diversamente di un mare chiuso che ha al proprio centro l’Italia? 🙂 ) 🙂

                    • sei ancora in tempo per diventare un barone :D. Ad ogni modo qualche volta ti ho fornito anche dati sbagliati… però da allora ho imparato a stare molto più attento.

                      è interessante questo progetto perché dimostra in qualche modo che alcune cose che abbiamo detto sull’economia sono giuste. Infatti sembra che l’industria del pesce non sia andata in crisi, anzi.
                      Nel Mediterraneo è l’Italia che gioca il ruolo guida, ruolo che al momento copre malissimo. Sarà perché ci credono ancora alla “moltiplicazione dei pesci” ? 😆

  4. @ afo

    caro afo, non si sfugge al proprio destino, nel mio campo e in una scala molto più modesta sono un piccolo barone anche io, direi…, certo potevo farlo a pieno regime e con un migliore riconoscimento economico, ma anche questo era destino: i soldi mi sono sempre interessati poco, forse perché in fondo ne ho sempre avuti abbastanza per le mie esigenze.

    in ogni caso, se dovessi dire la mia soddisfazione per la tua collaborazione al mio blog, direi che è molto elevata; dl resto dal mio punto di vista non sei qui mica per niente… 🙂

    è ovvio che, contrariamente a quel che credono i molti buzzurri che ci circondano, lavorare bene, proteggendo l’ambiente e rispettando la legge, non diminuisce affatto i profitti: solo – vedi ILVA – occorre la competenza per farlo; chi deve fare profitto sporco, è solo un incapace che non sa fare il suo lavoro.

    e qui mi fermo, perché i pare abbastanza…

  5. Mi sono arenata ,a terra
    È una giornata di lutto . La mia amica di Sorrento, Ada ❤️
    Il tempo è un terribile inganno 🤫
    Caro Mauro ti auguro ogni bene 🐞🐞🐞

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