R.R., il suo Israele, 8. Qumran, la Parola nel cuore della Terra.

Caro Mauro,
ti invio il mio diario su Qumran, anche se sicuramente tu ne saprai più di me a livello di opere incluse nei famosi Rotoli…

Io posso solo riportare le mie impressioni e raccontare quello che ho visto.

Non ti invio foto, ma il link del video che ho realizzato

Spero sia all’altezza delle aspettative, a me il luogo ha colpito molto

Ciao, a presto

 cara R.R.,

non credo proprio di saperne di più rispetto a te che sei stata sul posto e quindi hai esperienze dirette dei luoghi.

è vero che ho letto, come potevo, e mi sono interessato ai problemi collegati a questo luogo e alla sua scoperta.

approfitterò della tua conoscenza dei luoghi per farti delle domande, ma non ora nei commenti, e può darsi che ne nasca un nuovo post di discussione, come quello su Nazaret.

per ora la parola a te e al tuo video, molto professionale, direi…

* * *

Ci sono dei luoghi dal fascino pressoché inspiegabile, perché di tangibile c’è poco o nulla, eppure emanano un’energia che difficilmente si può descrivere: uno di questi è sicuramente Qumran.

In questo deserto inospitale intorno al Mar Morto si alzano dei bastioni rocciosi e nudi nei quali si aprono antri e cavità dove è ben difficile credere che qualcuno vi potrebbe vivere: solo grotte scavate nella roccia del deserto, rossastra e spoglia, spesso a strapiombo su una distesa di polvere e sassi.

segni di altre grotte sulle alture circostanti

L’insediamento, costruito tra il 150 e il 130 a.C., fu abitato fino alla repressione della rivolta degli zeloti nel 68 d. C. quando l’imperatore Tito lo distrusse.

* * *

Entriamo nel piccolo museo, ricavato, tanto per cambiare, dentro una grotta, e vediamo alcune delle suppellettili ritrovate negli scavi e alcuni frammenti dei famosi manoscritti del Mar Morto, rinvenuti nelle grotte circostanti; ma la maggior parte di essi sono conservati nel cosiddetto “Santuario del Libro”, un museo dedicato esclusivamente alla loro conservazione a Gerusalemme.

I primi manoscritti, rinvenuti casualmente da alcuni beduini nel 1947, sono stati identificati e acquistati dagli ebrei talvolta in modo avventuroso, perché c’era anche chi non voleva venderli ai rappresentati dello stato di Israele, appena formatosi.

Successivamente, nel 1951, sono stati avviati gli scavi del sito e sono state individuate altre dieci grotte contenenti importanti rotoli di pergamena.

Grotta dove sono stati trovati i primi Rotoli

Vediamo molto vasellame piuttosto semplice e poco decorato, anfore e ostraka (che non sappiamo in questo contesto a che cosa servissero, ma che sono stati ritrovati anche a Masada, dove alcuni Esseni si sarebbero rifugiati durante la rivolta contro i Romani del 68 d. C.), sandali, pettini e alcuni ornamenti che insieme ad altri ritrovamenti hanno provato il fatto che a Qumran vivessero anche delle donne e che quindi la comunità essena che vi risiedeva non era fatta semplicemente da uomini che vivevano come monaci, ma, pur essendo una comunità di asceti detti “i puri”, probabilmente erano sposati.

Proprio per questo, dopo gli ultimi scavi, c’è anche chi sostiene che qui a Qumran esistesse una comunità sacerdotale dedita alla produzione di vasi ad uso religioso piuttosto che di asceti.

Secondo Giuseppe Flavio, però, ci dovevano essere due categorie di Esseni: quelli strettamente dediti al celibato e quelli che invece si sposavano.

Essi non avevano una loro città, ma vivevano sparsi in varie zone e addirittura a Gerusalemme ci sarebbe stata una porta che faceva riferimento al loro nome, cosa che ha fatto ritenere che vi fosse anche un quartiere esseno, identificato da qualcuno con la zona dove oggi si dice ci fosse il Cenacolo.

* * *

L’altra affascinante ipotesi è che questi manoscritti (in lingua greca, siriana, aramaica) trovati chiusi entro vasi in 11 grotte intorno al sito di Khirbet Qumran, sulla riva nord-occidentale del Mar Morto, potrebbero rappresentare, in realtà, i resti di una grande biblioteca (qualcuno dice addirittura quella del Tempio di Gerusalemme), messa in salvo proprio durante le repressioni dell’imperatore Tito.

In ogni caso, gli ebrei vanno giustamente orgogliosi del fatto che tra questi rotoli sia stato ritrovato anche l’intero libro di Isaia in una versione risalente al I secolo a.C., nella forma ancora conservata anche dalla tradizione dei copisti.

Ciò testimonia, la grande continuità e precisione della tradizione nel tramandare il testo biblico e quindi al museo di Gerusalemme questo manoscritto ha un posto assolutamente privilegiato: un elevatore automatico in caso di sisma o di bombardamento farebbe sprofondare la teca del rotolo all’interno della terra.

Così il cerchio si chiude: nascosto e protetto per 2000 anni nel cuore della Terra questo rotolo così prezioso potrà tornarci ancora se sarà necessario…

Comunque, quella che si può vedere di solito esposta al pubblico è una copia esatta dell’originale perché quest’ultimo deve essere conservato sempre al buio per evitare deterioramenti e viene mostrato solo in occasioni particolari.

Copia della pergamena con la Regola della Comunità

* * *

Nel frattempo d’improvviso si aprono le porte della grotta-museo e siamo proiettati nella luce abbagliante delle rovine di Qumran.

Se il repentino passaggio “dal buio alla luce”, tanto per rimanere in tema, è stato calcolato, devo dire che ha ottenuto il suo effetto.

Ci ritroviamo circondati dal sole abbagliante tra pochi lacerti di muro e ambienti scavati nella roccia.

Gli scavi, così spogli e disadorni con rovine molto semplici e austere, invece di deludere danno la sensazione di un luogo metafisico sotto questo sole che proietta le poche ombre con incredibile nitidezza.

Si vedono canalizzazioni per convogliare l’acqua che arrivava qui raccolta attraverso molti piccoli rigagnoli lungo le pareti dei monti circostanti.

Canalizzazzione dell’acqua

Poiché il tipo di terra della zona, una volta bagnata diviene impermeabile, si sfruttava questa caratteristica per creare dei piccoli canali lungo i fianchi delle alture fino ad arrivare alle cisterne e ai pozzi.

Questo perché mentre sulle alture pioveva, nella depressione del Mar Morto questo era un evento assai più raro.

Vedo poi il refettorio comune e il deposito dei vasi per uso sacerdotale, che gli Esseni producevano, date proprio le caratteristiche dell’argilla della zona.

Accedendo attraverso un camminamento sopraelevato, giungo davanti ai gradini di alcuni bagni rituali per immaginare la vita di questi studiosi della Bibbia, i pii, i puri, un po’ rivoluzionari un po’ profeti.

La nostra guida ci dice che in uno dei manoscritti ritrovati qualche studioso avrebbe riconosciuto il nome di Giovanni (che è stato ricollegato a quello che noi chiamiamo il Battista) con il riferimento al fatto che dopo aver vissuto lì, si sarebbe ritirato nel deserto in solitudine.

Ma il dato non è sicuro.

I manoscritti ritrovati sono, tra l’altro, di genere diverso, ma tutti di grande interesse, perché spesso originali cioè mai conosciuti prima.

Tra questi ricordiamo la Regola della comunità, la Regola dell’assemblea, la Regola della guerra dei Figli della Luce contro i Figli delle Tenebre, il Commentario ad Abacuc; il Documento di Damasco.

* * *

Come apprendiamo dalla Regola della comunità la giornata di questi asceti cominciava con la preghiera di fronte al sole, poi, dopo il lavoro, prima di mangiare insieme, con la benedizione di pane e vino, facevano le abluzioni rituali nei bagni detti mikve’ citati in precedenza.

Osservavano rigorosamente il sabato, vivevano di ciò che produceva la terra e pare avessero i beni in comune e praticassero il baratto.

Erano, a quanto sembra, contrari alla schiavitù.

Si vestivano di tessuti non tinti di lino, come quelli ritrovati a protezione dei manoscritti stessi.

Copiavano e leggevano continuamente la Torah e avevano una visione dualistica della lotta tra bene e male (forte distinzione con predestinazione tra figli della Luce e delle Tenebre), probabilmente influenzata dal mitraismo.

Influenza che ritroviamo anche nel Vangelo di Giovanni. Inoltre elaborarono anche una loro dottrina degli angeli (e anche questo aspetto testimonierebbe il rapporto tra i Vangeli e tale comunità di asceti).

* * *

Tra i manoscritti rinvenuti, un’altra opera che ha suscitato un notevole interesse è Il rotolo del Tempio che fornisce la pianta dell’edificio e la descrizione degli arredi e delle attrezzature che conteneva, elemento che ha fatto pensare alla presenza di sacerdoti nella comunità; qualcuno sostiene, infatti, che gli Esseni fossero sacerdoti ribelli che avrebbero abbandonato il Tempio per protesta dopo l’avvento di re ellenistici neopagani.

Nel cosiddetto Rotolo di Rame si parla anche di un presunto tesoro del Tempio, in oro, argento e pietre preziose, che sarebbe stato nascosto, suddiviso in 64 luoghi, ma tutti i tentativi di ritrovarlo sono falliti.

Perciò alcuni hanno pensato che il tesoro fosse un concetto simbolico non semplicemente materialistico.

Anch’io ne sono convinta: il tesoro è qui, in questo deserto nel nulla dove c’è il tutto, anche se, per citare i detti di Jeshu, “nessuno lo vede”.

Una risposta a “R.R., il suo Israele, 8. Qumran, la Parola nel cuore della Terra.

  1. cara R.R.,
    sorprendentemente hai già quasi risposto alle due domande che volevo porti.

    la prima riguarda una mia ipotesi che nelle grotte di Qumran non siano contenuti soltanto i documenti di una comunità essena come quella che Plinio il Giovane afferma fosse vissuta in questa regione, genericamente intesa, ma anche i documenti ufficiali del Tempi di Gerusalemme, messi in salvo qui in vista della possibile distruzione di Gerusalemme nella guerra giudaica del 66-70.

    vedo che è una ipotesi che dubitativamente (come del resto faccio io) avanzi anche tu: certo gli indizi sono molti e consistenti: si può pensare che i documenti e gli oggetti essenziali della religione ebraica (se non sbaglio c’era perfino l’ampolla dell’olio sacro per l’unzione del messia) fossero messi in salvo qui, assieme ai documenti fondamentali della comunità essena, essendo oramai riunificati negli scopi e superati i dissidi storici, allo scoppio della guerra, che fu guerra nazionale popolare contro l’occupante romano e non semplice rivolta degli zeloti, tanto è vero che la punizione tremenda e genocida dei Romani si abbatté sull’intero popolo ebraico, cacciato e disperso dalla Palestina, dopo essere stato abbondantemente sterminato.

    la seconda domanda riguarda un dubbio aperto: Baigent, uno studioso delle origini del cristianesimo decisamente poco accademico e quasi alla Indiana Jones, ma non privo di intuizioni illuminanti in diversi aspetti, in un libro del 2006 che ho letto in tedesco, ma forse è stato tradotto anche in italiano, Die Gottesmacher, I creatori di Dio, dedica il Cap. 13 del libro ai “Papiri di Jesus”, cioè ai rotoli del Mar Morto, sostiene che l’identificazione dei resti di questo edificio con una comunità monastica (suggerita dalla identificazione con le notizie di Plinio) è sbagliata: si trattava invece di una stazione di ristoro per pellegrini, o forse addirittura di una fabbrica di cosmetici; la tesi è ripresa più ampiamente in un altro suo libro, sempre letto in tedesco, che ho lasciato in Germania e che ora non posso quindi citarti.

    trascurando molte considerazioni, alcune francamente “fantasiose”, del Baigent (che ad esempio sostiene di avere visto i resti di due papiri che sarebbero due lettere di Jeshu al Sinedrio del 45!!! – ma non sa l’ebraico!!!), ovviamente non posso chiedere a te di risolvere l’enigma della vera destinazione dell’edificio di cui ha visitato le rovine, ma in quello che dici riscontro alcuni possibili indizi favorevoli rispetto a questa tesi (i pettini femminili, per esempio).

    quel che è certo è che l’identificazione con la comunità monastica è suggestiva, ma non certa, passandomi il gioco di parole.

    noto infatti che vi sarebbe stata una grossa incongruenza a cercare di mettere in salvo i documenti preziosi della comunità nelle immediate vicinanze della sua sede, dove sarebbe stato più facile ritrovarli; ragionevole invece collocarli in grotte vicine comunque ad un edificio, per poterle ritrovare facilmente, ma un edificio di natura tale da risultare innocente, anzi addirittura da distogliere da ricerche nelle sue vicinanze.

    se è così, la ricerca della sede degli Esseni nella regione occidentale del Mar Morto è ancora da compiere, e dovrebbe portare probabilmente a un luogo più remoto e ancora più immerso nel deserto.

    alcune delle cose che hai visto potrebbero confermare l’ipotesi di Baigent.

    in alcuni punti Baigent sottolinea lo stretto collegamento tra la cultura degli Esseni e quella originaria del cristianesimo, ad sempio per il frammento scoperto nel 1952 in cui sta scritto “verrà chiamato figlio del grande Dio e col nome di Lui sarà indicato” – a parte diversi dubbi sull’uso del nome di Dio da parte di ebrei), di cui sono convinto anche io, pur se ritengo che Jeshu non fosse un esseno e che anzi gli Esseni avessero rifiutato in ultima analisi di riconoscerlo come messia – così come del resto fecero i seguaci di Giovani il battista, dopo la morte di questi, storicamente avvenuta in maniera indubitabile DOPO la mort di Jeshu e non prima, come narrano i vangeli.

    il terzo punto riguarda il fatto che la comunità essenica del Mar Rosso aveva il nome in codice di “Damasco”: questo, secondo una mia interpretazione, pone in tutt’altra luce la visione avuta da Saul, poi detto Paulus, il Piccoletto, “sulla via di Damasco”, che non era affatto la via per la città che conosciamo, ma certamente per la comunità essenica del deserto attorno al Mar Morto, e riconduce Paulus, inizialmente, a mio parere direttamente agli Esseni, che furono i protagonisti diretti della persecuzione dei primi seguaci di Jeshu, giusto appunto perché questi credevano che fosse lui il messia e il re legittimo di Israele e gli Esseni rifiutavano questa identificazione con un uomo che al momento cruciale della sua missione aveva rifiutato di lapidare l’adultera.

    fino a che Saul l’Esseno non decise di smettere di combattere i seguaci di Jeshu frontalmente e invece di infiltrarsi fra loro, per “essenizzare” il movimento.

    mettendosi in aperto contrasto con i primi autentici seguaci che erano il fratello gemello Judas e Filippo, i cui “vangeli”, o meglio raccolte di detti, danno un quadro del pensiero di Jeshu ben più aperto e rinnovatore rispetto al chiuso e fanatico rigorismo degli Esseni.

    (tutto questo non ha niente a che fare con le lettere di Paolo, che restano una falsificazione di Marcione della prima metà del II secolo, assieme a quelle di Clemente che le citano, ma piuttosto con le confuse tradizioni raccolte, sempre alla metà del II secolo dall’autore del “Atti degli apostoli”, che proseguì, per contrapporvisi, il Vangelo secondo Luca, nella sua versione originaria sempre di origine marcionita).

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