411. Napolitano il presidenzialista, tra Monti e Ingroia, Scalfari e Zagrebelsky.

Scalfari su Repubblica e redpoz sul suo blog (si licet parva…, cioè Scalfari 🙂 ... componere magnis) si occupano entrambi di un importatissimo articolo di Zagrebelsky, ex presidente della Corte Costituzionale, intitolato Napolitano, la Consulta e quel silenzio sulla Costituzione.

ma credo sia un refuso o una cattiva intenzione di Repubblica, dato che l’articolo meglio si sarebbe intitolato Napolitano, la Consulta e quel silenzio DELla Costituzione.

* * *

l’osservazione più importate che fa Zagrebelsky è infatti questa:

Una sola norma tratta espressamente delle conversazioni telefoniche del presidente della Repubblica e della loro intercettazione, con riguardo al Presidente sospeso dalla carica dopo essere stato posto sotto accusa per attentato alla Costituzione o alto tradimento.

“In ogni caso”, dice la norma, l’intercettazione deve essere disposta da un tale “Comitato parlamentare” che interviene nel procedimento d’accusa con poteri simili a quelli d’un giudice istruttore. Nient’altro.

non è una norma della Costituzione, ma discende da essa, dall’art. 90:

Il Presidente della Repubblica non è responsabile degli atti compiuti nell’esercizio delle sue funzioni, tranne che per alto tradimento o per attentato alla Costituzione.

In tali casi è messo in stato di accusa dal Parlamento in seduta comune, a maggioranza assoluta dei suoi membri.

non vi sono altre norme, continua Zagrebelsky, sulla intercettabilità del Presidente della Repubblica:

Niente sulle intercettazioni fuori del procedimento d’accusa; niente sulle intercettazioni indirette o casuali (quelle riguardanti chi, non intercettato, è sorpreso a parlare con chi lo è); niente sull’utilizzabilità, sull’inutilizzabilità nei processi; niente sulla conservazione o sulla distruzione dei documenti che ne riportano i contenuti. Niente di niente.

è a questo punto che il ragionamento di Zagrebelsky si fa stringente sul piano giuridico-costituzionale.

o si ha “a che fare con una dimenticanza o una reticenza degli autori della Costituzione, alle quali si debba ora porre rimedio”; in questo caso “siamo di fronte a una lacuna, a un vuoto che si deve colmare e, per far ciò, si deve guardare ai principi e trarre da questi le regole che occorrono”.

oppure “siamo di fronte non a una lacuna, ma a un “consapevole silenzio” dei Costituenti, dal quale risulta la volontà di applicare al presidente della Repubblica, per tutto ciò che non è espressamente detto di diverso, le regole comuni, valide per tutti i cittadini”.

* * *

qui Zagrebelsky si è prudentemente fermato o quasi.

aggiungo quindi io una osservazione che lui non ha voluto fare, o che almeno non fa esplicitamente: per sessantcinque anni di applicazione della Costituzione il presupposto comune sulla base del quale si ci è mossi è stato il secondo.

è già capitato con Scalfaro, l’intransigente, che il Presidente della Repubblica fosse intercettato (intercettando un altro, naturalmente) e perfino che le intercettazioni fossero pubblicate.

dov’è il problema?

all’art. 68 la Costituzione scrive che occorre una “autorizzazione della Camera alla quale appartiene” per perquisire, arrestare o detenere un parlamentare, “salvo che in esecuzione di una sentenza irrevocabile di condanna, ovvero se sia colto nell’atto di commettere un delitto per il quale è previsto l’arresto obbligatorio in flagranza”.

Analoga autorizzazione è richiesta per sottoporre i membri del Parlamento ad intercettazione, in qualsiasi forma, di conversazioni o comunicazioni e a sequestro di corrispondenza.

se avesse voluto estendere questa tutela anche al Presidente della Repubblica che cosa ci sarebbe voluto ad aggiungere un codicillo all’art. 90?

* * *

ma in realtà non vi sarebbe alcun motivo per farlo.

la ratio della tutela del parlamentare prevista dall’art. 68 è infatti il dovere di non alterare la rappresentazione parlamentare della volontà popolare: nessun’altra.

comunque venga interpretato nella prassi questo principio costituzionale, esso non è posto a tutela del potere, ma della rappresentanza dell’elettorato.

per questo motivo è la Camera di appartenenza a decidere sulla intercettabilità di un parlamentare.

questa ratio manca del tutto nel caso del Presidente della Repubblica, che non ha un ruolo di rappresentanza elettorale.

quale Camera del resto potrebbe decidere sulla intercettabilità diretta del Presidente della Repubblica?

nessuna, o meglio, come appena visto, potrebbe deciderlo il “Comitato parlamentare” che interviene nel procedimento d’accusa del Presidente.

* * *

d’altra parte non esiste alcun divieto della intercettazione indiretta del parlamentare, ovvero non è proibito registrare le conversazioni di un parlamentare intercettando qualcun altro con cui lui parla, e queste intercettazioni sono usabili senza nessuna autorizzazione parlamentare, a tutela delle esigenze di diritto e degli stessi indagati.

nel momento in cui il Presidente della Repubblica Napolitano ha sollevato un conflitto di attribuzione alla Corte Costituzionale per essere stato intercettato e perché le intercettazioni stesse vengano distrutte, senza chiedere il parere delle parti, non chiede che venga sancito per lui stesso una sorta di divieto all’intercettabilità anche indiretta?

cioè chiede per sé uno status superiore a quello stesso del parlamentare, mai esistito prima, nonostante la sua impropria citazione di Einaudi.

si noti che la Costituzione, procedendo in ordine di importanza, antepone, giustamente, il Parlamento al Presidente della Repubblica.

* * *

e allora? in base a quale principio, che non sia quello presidenzialista, Napolitano antepone invece la tutela del Presidente della Repubblica a quello parlamentare?

una tutela simile avrebbe senso costituzionale soltanto se il Presidente della Repubblica fosse eletto direttamente dai cittadini per rappresentarne la volontà.

ma nella nostra Costituzione, invece, il Presidente è soltanto un funzionario, sia pure il più alto di tutti i funzionari, ed è eletto dal Parlamento, quindi non può disporre di poteri e tutele superiori a quelli del Parlamento stesso.

* * *

le conclusioni di Zagrebelsky possono essere rese ancora più esplicite.

scrive l’ex-presidente della Corte Costituzionale che Napolitano ha dichiarato di voler “impedire che si formino “precedenti” tali da intaccare la figura presidenziale, per poterla lasciare ai successori così come la si è ricevuta dai predecessori”, e qui si è prudentemente fermato, nonostante gli accenni successivi a qualche riserva.

l’osservazione obiettiva dei fatti mostra invece che è esattamente il contrario: Napolitano sta agendo per lasciare al proprio successore una figura presidenziale nettamente diversa da quella definita dalla Costituzione. siamo, ahimè, al confine dell’attentato alla Costituzione, perché dietro il dettaglio si nasconde un presidenzialismo mal formato, per non dire semplicemente malformato del tutto.

lo dico con tutta l’amarezza necessaria a chi ha previsto sei anni fa l’elezione di Napolitano quando non ci pensava ancora nessuno 102. e insomma al Quirinale chi ci va?  e l’ha sostenuto, affermando che sarebbe potuto essere un buon presidente, contro la folle idea di nominare D’Alema 208. addio D’Alema (spero).

D’Alema era portatore allora di un progetto presidenzialista, Napolitano fu scelto anche per bloccare questo progetto, ed è veramente sconcertante che, sul fine di un egregio settennato, Napolitano torni al presidenzialismo a smentire tutta la sua storia.

* * *

quanto a Monti, su cui questa mattina tutti si agitano, il testo della sua intervista è qui.

i passaggi che interessano sono questi:

domanda:

Giustizia e intercettazioni. Dopo il caso sgradevole delle intercettazioni nei confronti del Capo dello Stato…

risposta: Aggiungerei: grave.

il resto non è direttamente pertinente a questa discussione:

domanda:

Condivido. Dicevo che dopo il caso che ha coinvolto il presidente Napolitano altri episodi (come quello del 19 luglio scorso in cui un capo di procura siciliana ha detto che certe istituzioni e personalità “puzzano” e ha rivendicato il “profumo della libertà” per una certa parte della magistratura che io definisco “combattente”: bene, al solo ventilare la possibilità di una sanzione per quel procuratore da parte del Csm, 320 magistrati hanno fatto quadrato dichiarando che sottoscrivevano il discorso del loro collega) dovrebbero finalmente convincere il suo governo a porre un argine a certa barbarie giudiziaria che produce gogna sui giornali e violazione sistematica del segreto istruttorio. Lei non può essere accusato di fare leggi ad personam…

risposta:

Non tocca al governo, al presidente del consiglio, di esprimere giudizi di carattere generale. È peraltro evidente a tutti che nel fenomeno delle intercettazioni telefoniche si sono verificati e si verificano abusi. È compito del governo prendere iniziative a riguardo.

a parte il giudizio iniziale, queste ultime mi sembrano affermazioni generiche, che ritengo del tutto condivisibili.

e dunque la bagarre in corso, lanciata da Ingroia, mi pare faccia parte del solito teatrino di un paese che, abituato a nascondere i problemi veri, è abituato allo sport di crearsene di falsi per distrarre l’opinione pubblica.

in questo caso il giochino di parlare di Ingroia per non parlare del tema centrale dell’intervista, cioè di evasione fiscale, è addirittura puerile, tanto è evidente.

in ogni caso dei magistrati farebbero meglio a tacere e ad attendere il giudizio della Corte Costituzionale.

* * *

in chiusura due ultime osservazioni:

l’articolo di Scalfari di oggi su Repubblica è penoso, tutto giocato sulla trasformazione in disputa sportiva e in dietrologia su un serio problema costituzionale: Perché attaccano il capo dello Stato.

di questo modo di fare informazione (ma l’inconscio ha digitato, meglio, inforNazione) vorrei che fossimo stufi: non abbiamo bisogno di qualche presunto informato sugli arcana imperii che ne sa più di noi, e che ci svela gli intrighi del potere, bensì di informatori informati che ci pongano davanti ai problemi nella loro vera natura, così che ci possiamo fare un’idea personale fondata possibilmente sui fatti e non sulle inverificabili dietrologie.

facendo l’enorme sforzo di liberarsi nella lettura da tutto questo apparato retorico bolso e stantio, si arriva ad un unico nucleo di argomentazione propriamente giuridica:

Il ricorso, anche ad esaminarlo con il microscopio, chiede soltanto che sulla base dell’articolo 90 della Costituzione venga chiarito se l’irresponsabilità politica del Presidente per atti compiuti nell’esercizio delle sue funzioni contempli anche l’inconoscibilità di quegli atti qualora essi siano ritenuti processualmente irrilevanti.

veramente la rappresentazione stessa del ricorso voluto da Napolitano è ridicola: il presidente non chiede alla Corte di “verificare se”, ma di “dichiarare che” gli atti compiuti dal Presidente della Repubblica, se processualmente irrilevanti (per lui), debbano essere distrutti prima che le parti coinvolte nel processo che ha generato quelle intercettazioni indirette possano valutare se possano essere loro utili oppure no.

sconcertante.

* * *

quanto a redpoz, ha scritto “Zagrebelsky ben potrebbe addentrarsi nell’analisi giuridica, ma preferisce un altro piano: “politico”, se vogliamo, dell’opportunità e della responsabilità istituzionale degli attori coinvolti, in primis Napolitano”.

non so se leggerà mai questo post, ma non gli sembra un giudizio, il suo, poco riduttivo?

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9 risposte a “411. Napolitano il presidenzialista, tra Monti e Ingroia, Scalfari e Zagrebelsky.

  1. non so bene perché, ma fra i miei critici hai un trattamento di favore e mi riesce difficile prendermela con te: forse perché ho la sensazione che tu a volte stia deliberatamente cercando di mettermi alla prova, ma non sento ostilità nelle tue critiche, ma semmai solo una specie di sfida sportiva.

    è strano come discutendo anche solo a distanza e in maniera puramente virtuale certe sensazioni di pelle passino lo stesso (giuste o sbagliate che poi siano, naturalmente):

    Weber e le tre forme di legittimazione del potere, dunque: ma la nostra discussione non era strettamente interna al potere razionale-legale? stavamo parlando di Costituzione, in fondo; se inseriamo in questa discussione anche gli altri due fattori, ho la sensazione che sia come rovesciare il tavolo della discussione e buttare per aria la partita…

    quindi il problema non è se Napolitano sia carismatico oppure no, e possa permettersi quello che fa sulla base del suo carisma: probabilmente sì, anche se mosse di questo genere hanno un prezzo e ne riducono il carisma, almeno presso una certa fascia di popolazione.

    Napolitano gode anche di un certo potere tradizionale che porta la parte meno interessata di politica a pensare che il Presidente ha sempre ragione.

    ma noi stavamo discutendo, razionalmente, se la sua mossa volta a modificare alcuni aspetti della posizione del Presidente nel quadro costituzionale italiano sia coerente con l’impianto complessivo della Costituzione oppure ne indebolisca pericolosamente l’equilibrio, aprendo a strada alla spinta presidenzialistica, che del resto la destra persegue da tempo e che è anche un tema di stretta attualità, perché appare come l’unica vaga possibilità (illusoria, secondo me) di riportare Berlusconi al potere.

    siccome tu stesso dici che il tentativo di Napolitano si fonda su quel tanto di ruolo carismatico che lui esercita e che si è progressivamente rafforzato in relazione allo stato penoso dell’esercizio del governo negli ultimi anni, a maggior ragione bisogna guardare con attenzione trasformazioni istituzionali che passeranno in eredità anche a chi non avrà questo ruolo carismatico e potrà esercitarle in tutt’altra direzione.

    ovviamente non compete a noi due la valutazione finale, per fortuna esiste una Corte che ha una solida tradizione di rispettabile spessore, e se la Corte darà ragione a Napolitano, esamineremo con calma le sue ragioni e magari scopriremo di avere sbagliato valutazioni.

    ma certo una valutazione soggettiva che cerca di essere almeno parzialmente fondata razionalmente, a stare alla categoria di Weber, non ci è interdetta, fa parte della normale dialettica democratica, soprattutto dove ci vede su posizioni distinte, e corrisponderebbe ad uno di quegli importanti fenomeni sociali che in Italia è così carente: la formazione di una opinione pubblica informata.

    ciao, e grazie delle repliche, naturalmente.

    • “rovesciare il tavolo e buttare in aria la partita”…. capisco che la sensazione possa essere questa, e non nascondo neppure che l`intera mia argomentazione si regge solo a condizione di accettare questo indebito sfasamento di prospettiva.
      Sfasamento da un livello prettamente giuridico ad uno politico, ma che non mi sentirei di definire un “rovesciare il tavolo” per almeno due ragioni: a) io ho sempre impostato il ragionamento come politico, b) la logica politica è sottostante a quella giuridica.
      Che i costituenti ne fossero coscienti o meno, il Capo dello Stato ha sempre avuto questa funzione simbolica e credo sia fondamentale disvelarla.

      In realtà io, almeno se ben ricordo o se ho ben espresso il mio pensiero, non ho mai affermato che il ricorso di Napolitano possa essere giustificato dal suo attuale carisma. Semmai, insisto sul fatto che questa azione miri a mantere intatta un`aura carismatica-istituzionale della figura del Presidente.
      Di conseguenza, non penso neanche che questa azione possa avere conseguenze “presidenzialistiche”, perchè (come cercavo di distinguere sopra) la scissione del sovrano in governo-simbolo in Italia è stata pienamente realizzata e questo ricorso, almeno per come lo vedo io, incide solo sulla seconda parte: in nulla, infatti, si accresce il carisma politico-esecutivo del Presidente (questo, semmai, è aumentato per effetto delle sue azioni durante la crisi economica).
      Ciò non toglie, lo riconosco, che i due effetti possano essere coordinati. Ma questa è, e concordo con Zagrebelksy, eterogenesi dei fini. Non certo dolo!

      Concludo ringraziandoti del trattamento cavalleresco che mi riservi in questa diatriba. Ancora una volta, vediamo dimostrato come un dibattito ben condotto possa risolversi per il meglio.
      In realtà, più che metterti alla prova, azzarderei che stavo mettendo alla prova me stesso: è evidente, infatti, come la posizione che difendo presenti non pochi aspetti critici. Ciò non di meno, sono particolarmente lieto dell`evoluzione della disputa, che personalmente mi ha fatto riflettere su aspetti molto interessanti.

      • direi che è un buon modo di concludere questa discussione, il tuo.

        e fa piacere (rischia di diventare un’abitudine) ritrovare al rientro a casa dal lavoro un commento denso e nello stesso tempo sereno: la serenità delle mie risposte a te, che non sempre mi risulta congeniale, è certamente merito più tuo che mio.

        nel frattempo comincio a scrivere un nuovo post sul tema: pare che esista già una sentenza della Corte Costituzionale sui poteri del presidente…

        con questo ritorno alla impostazione che preferisco, cioè ad una analisi giuridica non strettamente legata all’attualità politica, o alla dimensione politica, anche non strettamente attuale, dei poteri del Presidente.

        se vorrai, potrai commentare lì.

  2. Putroppo mi si è cancellato il primo commento, spero di recuperare tutti i punti rilevanti…
    Intanto, comincio col dire che condivido i commenti su Monti, Ingroia e l`articolo di Scalfari (seppure non così tranchant).
    Proseguo con un`annotazione tecnica, che tu stesso cogli: garantire una tutela al Presidente speculare a quella dei parlamentari con l`art. 90 Cost era difficile per ragioni tecniche (quale Camera? entrambe in seduta comune??) e, aggiungo io, nessun legislatore è onniscente: neppure quello costituzionale.
    Ora, di fatto ogni sentenza, ogni interpretazione, ammenda almeno in parte il testo normativo. Non è uno scandalo, ne` implica necessariamente che la prassi interpretativa seguita fino ad ora sia quella indubbiamente corretta: tante volte la Corte ha prima avvallato interpretazioni dubbie per poi rivedersi, magari adeguandosi ai tempi (ad esempio, guarda tu l`eterogenesi dei fini, per “orror vacui”!).
    Bisogna evitare la “Versteinerung” costituzionale ed il “consapevole silenzio” è solo un`ipotesi, come tutti riconoscono e sessantacinque anni di applicazione non ne fanno una verità.

    In generale, mi pare che tu commetta lo stesso errore che gli autori si rimpallano, o meglio: uno speculare. Mentre Zagrebelsky e Scalfari pensano all`imprevedibilità delle conseguenze delle nostre azioni, tu attribuisci un progetto chiaro e definito a Napolitano. Io questo progetto non lo vedo, almeno non ancora.
    La stessa accusa che, per come l`ho letta io, fa Scalfari a Zagrebelsky.
    Un progetto presidenzialista, che a mio avviso a poco riscontro: la ragione di “mantere intatto il prestigio del Presidente” è ben fondata, specie pensando al momento politico ed ai possibili successori (di altrettanto spessore personale ed istituzionale).
    Per quando modificativa, premesso ed ammesso che ogni sentenza di fatto lo è, questa decisione non stravolgerebbe tanto la Costituzione: per il presidenzialismo servirebbe comunque una riforma, che non vedo in brevi orizzonti (non fosse altro perchè ne manca il tempo ed i problemi sono altri).
    Qui ha ragione Scalfari nel ricordare che esistono sentenze “additive” e che la Corte può sollecitare riforme chiarificatrici.

    Il Presidente non ha un ruolo di rappresentanza democratica, ma ne ha uno di rappresentanza istituzionale. Non cadiamo nell`errore “berlusconiano” di vedere solo la legittimazione popolare, esiste anche un`”auctoritas” politica (Agamben) che è bene preservare per cariche così simboliche.

    Concordo abbastanza comunque sul fatto che Scalfari abbia scritto un brutto articolo. Brutto in ogni senso. Pare attribuire al giurista l`intenzione prettamente politica di attaccare Napolitano per conto di terzi, ipotesi che mi pare folle.

    Quanto a me (come potevi pensare che mi sarei perso questo post??), colgo allora l`occasione per precisare il mio riduttivo commento. Che voleva essere riduttivo, per lasciare la parola al presidente emerito della Corte Costituzionale: ho definito “politico” (fra virgolette) il suo articolo con piena coscienza, pensando cioè esattamente che Zagrebelsky avrebbe potuto trarre altri argomenti giuridici ma, forse per scelta divulgativa, lo abbia evitato.
    Ciò non di meno, il contenuto dell`analisi resta politico, resta cioè legato a questioni più di policy che di ius. Questo perchè, e qui concordo in parte con Scalfari, Zagrebelsky forza in parte le proprie conclusioni quando la Corte deve ancora deliberare. Ma soprattutto perchè l`analisi che il costituzionalista fa, con piena coscienza, rischia di ancorarsi ad un`interpretazione della Carta che ne fossilizza i contenuti per paura di cambiamenti (“paura” che altrove Zagrebelsky ha ben argomentato e che condivido) e, di conseguenza, pare quasi “terrorizzata” dall`azione di Napolitano: di fatto, l`articolo parla più di opportunità che di fondatezza!
    In realtà, direi io con molta meno autorevolezza, gli scontri istituzionali possono esistere ed essere riassorbiti senza che “il castello di carte” crolli, così come la Costituzione può subire adattamenti.

    Ciò non toglie che il ricorso sia una brutta storia e richiederà molta cautela da parte della Corte.

    • vedi, è sempre un piacere citarti, perché ci si garantisce un commento di buona qualità, perfino come quando è scritto per la seconda volta come qui (e conosco bene la pena).

      affronto prima di tutto la critica centrale, e cioè la figura del Presidente della Repubblica nella Costituzione.

      quando sorgono dei dubbi interpretativi è prassi comune rifarsi all’analisi del dibattito all’assemblea costituente, che può essere illuminante delle intenzioni: http://banchedati.camera.it/AssembleaCostituente/

      ho dato un’occhiata veloce, non posso inabissarmi nella lettura delle decine di interessantissime pagine, ma a colpo d’occhio ho notato nel dibattito questa definizione del Presidente come “funzionario”, sia pure altissimo, ed è atteggiamento comune il rifuggire, apertamente teorizzato da tutti, del presidenzialismo.

      in questo contesto a me pare che non avere previsto per il Presidente della Repubblica nessuna tutela particolare e il considerarlo alla stregua di un comune cittadino che sta svolgendo un incarico, sia perfettamente coerente col concettuale quadro d’insieme.

      non si tratta affatto di una dimenticanza: Zagrebelsky aveva dei motivi di bon ton per non dirlo chiaramente, ma io non ne ho, ci leggiamo in tre o quattro, quindi possiamo consentirci una rispettosa libertà di pensiero, vero? del resto dice Kant nella pace perpetua che proprio questa dev’essere la funzione dei filosofi; non esistevano i blogger ai suoi tempi, altrimenti avrebbe certamente aggiunto “e dei blogger” 🙂

      e qui vengo al punto centrale, anche se mi pare, come dire?, che il mio argomento principale non abbia fatto presa…, non ha “forato” l’audience (cioè non ha colto la tua attenzione): che il parlamentare va tutelato perché togliere un deputato dalla sua Camera altera la raffigurazione della volontà popolare, e per questo deve essere particolarmente protetto.

      ma se il Presidente è un funzionario (che certamente rappresenta l’unità nazionale, mi è sembrato perfino superfluo dirlo), non merita nessuna tutela particolare, perché i poteri vanno alla funzione e non alla persona (anche questo ribadito nella discussione dell’Assemblea).

      di qui viene tutto il resto, perché attribuire ad un funzionario eletto dalle Camere dei poteri pari o perfino superiori a quello dei loro membri, significa alterare l’intero equilibrio costituzionale e introdurvi uno squilibrio in senso presidenzialista del tutto incoerente col resto.

      in questo senso il mio riferimento al “presidenzialismo” di Napolitano non intende accusarlo di perseguire intenzionalmente una alterazione della Costituzione, ma indica una conseguenza in qualche modo oggettiva della sua azione, che ritengo ben poco meditata e ben poco suffragata da autentiche ragioni.

      questo squilibrio è pericolosissimo, proprio perché non sappiamo chi sarà il successore di Napolitano: tutti pensano Monti, ma se fosse Beppe Grillo? per buttare là una battuta…

      e, scusami, proprio se questi successori fossero di spessore particolarmente debole (come i Gronchi, i Segni, i Leone, i Cossiga) sarebbe opportuno che non usufruissero di guarentigie particolari che diminuissero le possibilità di controllo su quel che fanno!

      un Berlusconi, per dirne un’altra, assolutamente non più intercettabile perché eletto Presidente della Repubblica? atroce immagine…

      questa mia risposta assorbe anche tutto il resto: sulla interpretazione della Costituzione, ad esempio; che può innovare ed integrare, ci mancherebbe, ma con quali ragioni in questo caso specifico? solo perché a Napolitano è saltata la mosca al naso e i suoi consiglieri non sono riusciti a trattenerlo?

      se fossi nella Corte, tirerei a campare fino al prossimo presidente e poi darei a Napolitano tutto il torto che a prima vista ha…

      • Seguo allora il tuo reindirizzamento e proseguo sulla stessa linea argomentativa, che avevo colto ma non consideravo centrale, senza cercare di eluderla.

        Anzi, il realtà ti ho risposto con una certa perfidia, quasi accusandoti di “berlusconismo”, o, meglio, di populismo (accusa che, eventualmente, sai bene essere limitata solo al contesto del post. mai alla persona!).
        Insomma, sono d`accordo col rispettare la volontà espressa dagli elettori, ma questa non può mai divenire una scusa per evitare di reprimere irregolarità: il voto non è più sacro della legalità. So bene che questo non è il tuo pensiero, ma la deriva è facile.
        Tanto più che anche per i parlamentari vige la logica di tutelare la funzione, non la persona (ecco perchè subentrano i non eletti).
        Dunque, seguendo il ragionamento, più alta la funzione, più alta la tutela. Ed io vedo poche istituzioni simbolicamente più importanti del Presidente, simbolicamente. Questo mi pare egli incarni, seppure in quanto funzionario. (La discussione mi pare ricalcare la logica regale di Kantorowicz ne “I due corpi del re. L’idea di regalità nella teologia politica medievale”)

        Per quanto paradossale possa apparire, proprio i pessimi precedenti che mi citi (e, credimi, li avevo bene in mente…. perchè non aggiungervi Saragat?) secondo me esigono che la figura istituzionale e simbolica sia quanto più protetta possibile, perchè ciò consente di “staccarvi” il personaggio del singolo individuo che temporaneamente ricopre la carica ed eventualmente incriminarlo o criticarlo.
        Guarda Chirac in Francia: il giorno dopo la fine del mandato è stato accusato.
        Così, se anche il successore fosse Grillo (orrore- ah, Berlusconi mai!), mi sentirei più rassicurato a sapere che la sua figura incarna un simbolo ben più grande di lui, che come tale gli sopravviverà. Così come non mancherà il controllo, che non è esattamente minacciato da questo ricorso (sempre che l`abbia ben capito).
        In fondo, la memoria della monarchia francese è legata più a Luis XIV che a Luis XVI!

        Concludo dicendo solo che la tua precisazione sulle “intenzioni” “presidenzialiste” di Napolitano mi trovano d`accordo, come in fondo posso essere d`accordo con Zagrebelsky: eterogenesi dei fini. Ma, appunto, non sono dirette intenzioni. Non era esattamente questa la mia lettura originiaria del post.
        Volendo essere malefici, al massimo è un dolo eventuale o una colpa cosciente.

        • perdonami se sarò molto diretto, ma spero di non essere urtante, ma perseveri nell’errore.

          c’è proprio un errore logico grave qui dentro: “più alta la funzione, più alta la tutela”. con questo siamo fuori dalla democrazia e la forma di governo migliore, perché meglio tutelata, sarebbe allora la monarchia assoluta.

          stai confondendo la tutela della funzione con la tutela della persona che la rappresenta.

          e invece, no, carissimo red: l’istituzione si tutela con un ferreo controllo sulla persona che ricopre la carica, facendolo dimettere al minimo sgarro: come Wulff in Germania è stato costretto alle dimissioni per avere fatto meno della ventesima parte di quel che ha fato Formigoni in Lombardia; e per potere fare questo, deve essere sottoposto a controlli stringenti senza zone opache di privilegio.

          totalmente diversa è invece la posizione del presidente nel sistema presidenziale, dove solo reati davvero molto gravi (Nixon, ma non Clinton) possono indurre ad allontanarlo dalla carica, perché in quel caso la carica è elettiva e il residente rappresenta politicamente il popolo, come in Francia, e lì giustamente si attende la fine del mandato per processarlo, cosa che in Italia non è.

          beh, qui tra noi due chi si è fatto contaminare dalla subdola ideologia neomonarchica berlusconiana direi che sei certamente tu 🙂 🙂 :), come del resto dimostra la tua assimilazione del Presidente ai re taumaturghi del medioevo, soprattutto francese. 😉

          – venendo al resto: l’accusa di populismo a me…; mi piacerebbe riuscire ad esserlo un po’ di più, nel senso di riuscire ad essere comprensibile senza essere un banalizzatore; è un terreno impervio, pare che io riesca abbastanza bene a scontentare gli ipercolti, o presunti tali, e a non farmi ascoltare troppo dalla gente comune, che sente in me pur sempre l’intellettuale: insomma un bilancio in perdita sui due versanti… 😉

          – concordo del tutto con te che il rispetto della volontà degli elettori non può (o meglio: non deve) trasformarsi in tutela di azioni illegali; stavo solo spiegando perché nelle costituzioni democratiche arrestare un deputato o porre delle limitazioni alla sua libertà di comunicazione sono azioni strettamente controllate (giustamente).

          per il resto sfondi una parta aperta: mi sono beccato per anni accuse di autoritarismo sul blog perché sono in questo assolutamente tedesco: c’è un principio nella Costituzione tedesca, che mi piacerebbe venisse introdotto anche nella nostra: che le libertà costituzionali sono sospese nei riguardi di coloro che non le riconoscono.

          ho proposto molto seriamente di recente la privazione dei diritti politici per determinate categorie, come ad esempio gli evasori o gli esponenti del berlusconismo, da considerare nel suo insieme organizzazione politica anticostituzionale da sottoporre allo stesso regime della XII Disposizione transitoria della Costituzione.

          – non ho aggiunto Saragat alla lista dei cattivi presidenti per questo motivo molto empirico: per un certo tempo è valsa la consuetudine di alternare o quasi in Italia un presidente democristiano con uno laico: i laici sono stati Einaudi 1948, Saragat 1964, Pertini 1978, Ciampi 1999 Napolitano 2006: i democristiani Gronchi 1955, Segni 1962 Leone 1971, Cossiga 1985, Scalfaro 1992.

          ora i democristiani, salvo Scalfaro, sono stati tutti pessimi presidenti: due golpisti espliciti, Gronchi e Segni, un golpista implicito, Leone, un picconatore Cossiga.

          Saragat nonostante l’amore per il bicchiere che spiega qualche eccesso di toni non ha fatto guai così gravi, è stato un presidente abbastanza innocuo, anche se nel 68 appariva come un nemico.

          il prossimo, se dovrà essere un cattolico sarà Monti, che aspira al ruolo, spero – e non Casini, col quale ricadremmo nelle figurette di seconda fila, capaci di qualunque sciocchezza.

          • Abbiamo entrambi ben presente il caso Wulff, sul quale non credo vi siano punti di dissenso.
            In realtà io, diabolicamente, credo di perseveare con una lettura che -su questo punto, di fondo- non dissente troppo dalla tua: non a caso ti ho citato il libro di Kantorowicz nel quale si tratteggia questa curiosa sovrapposizione fra il corpo simbolico e quello fisico.
            Citazione che, visto che me la ritorci contro, preciso esser stata solo ‘docendi causa’ o da esempio. Non certo come assimilazione.
            Quanto all`accusa di influenze berlusconiane (simpatica, in effetti: ricorda a suo modo le accuse di “imborghesimento” o derive settarie nei vari P.C.), che dire? Touchè! Immagino che avendola tirata io fuori per primo debba accettare di vedermela rilanciata. Riconosco, quindi, che la mia linea di pensiero possa facilmente essere avvicinata a quella di Silvio B, tuttavia nego fermamente che il riferimento culturale sia lui. Piuttosto, mi attengo alla weberiana tripartizione delle fonti di legittimazione del potere (tradizionale, carismatico, razionale).
            Lieto, comunque, che tu non te la sia presa. Effettivamente, non era proprio una galanteria.

            Diciòcchè, non ho alcun problema nel concordare con te che la PERSONA (scusa l`enfasi, potendo userei il corsivo) debba essere strettamente controllata. Ma questo non nega che la FUNZIONE (o l`istituzione, il simbolo) debba essere protetto.
            Probabilmente avrei dovuto pensare prima a Weber, perchè le sue categorie tornano molto utili nello spiegare il concetto…

            Ora, è indubbiamente vero che nei sistemi presidenziali (come quello francese o americano), la tutela del Presidente sia maggiore -e a ragione, avendo una differente legittimazione, oltre che una differente funzione (esecutiva lì, simbolica qui)-. Ma, se lì si tratta di una legittimazione democratica-razionale, qui si tratta di una carismatica. Proprio perchè il carisma dipende strettamente dal soggetto (scusa se mi ripeto: Agamben- “stato di eccezione”), cui dobbiamo aggiungere la peculiare “sacralità” del simbolo.
            Se posso riprendere la categoria medievale che ho citato prima, il sovrano incarnava in se` due funzioni: una simbolica (unità dello Stato), una politica (governo). Funzioni che si sono scisse nei moderni sistemi democratici, seguendo percorsi diversi.
            Ora, per così dire, il simbolo è assai più fragile del governo, perchè in democrazia il secondo è destinato a cambiare regolarmente, mentre il primo svolge la funzione insostituibile di garantire l`unità politica in assenza di altri strumenti “sostanziali” (vedi Böckenförde o Carl Schmitt- ed ecco, per converso, perchè la Costituzione in USA è tanto “venerata”). Così, il secondo può soffrire problemi, il primo assai meno.

            Ciò, è scontato ma lo ripeto, non significa affatto che la persona che al momento incarna il simbolo debba essere priva di controlli, tutt`altro. Semplicemente, significa che la scissione nei casi critici è molto più complessa (ecco, dunque, perchè le immunità funzionali e perchè il nostro Presidente può essere accusato solo per altro tradimento o attentato alla costituzione, finchè in carica: dopo è un cittadino come gli altri. E qui avremmo ben potuto citare l`israeliano Katsav, incriminato per molestie sessuali).
            Insomma, lungi da me voler levare i controlli ai nostri Presidenti!
            Ma qui entriamo in un terreno “tecnico” giuridico che tu hai giustamente toccato, ma dal quale io -non avendo seguito il caso- mi sono tenunto lontano, ovvero: in che misura la decisione intacca tali controlli. Qui, dunque, devo fermarmi.

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