422. quanti Lazzaro-Eleazar nella storia ebraico-cristiana del I secolo dopo Cristo?

se vogliamo davvero ricostruire come fatto storico la formazione del cristianesimo, occorre a mio parere muovere da un punto centrale sul piano del metodo: per parlare dei fatti avvenuti a quei tempi storicamente, occorre rifarsi alle fonti storiche con i consueti strumenti e la solita critica dei testi dal valore storicamente accertato, e i testi sacri del cristianesimo servono poco e solo come fonti secondarie di fatti già accertati per altra via.

i vangeli non sono fonti storiche; l’avvenimento in assoluto più importante di quel periodo, quello attorno al quale ruota tutta la storia della Palestina, è la grande guerra giudaica, cioè l’insurrezione generale degli ebrei di Palestina contro i Romani; e il fatto che gli Atti degli apostoli e le Lettere di Paolo si occupino dal punto di vista della storia cristiana del periodo immediatamente precedente alla guerra ebraica senza fare il minimo riferimento al reale ambiente storico politico religioso del tempo dimostra da solo che sono delle ricostruzioni leggendarie molto lontane dai fatti ed anche lontane dal loro tempo.

fare la storia prendendo questi documenti per documenti storici sarebbe come fare la storia con le favole di Perrault o dei fratelli Grimm, alcune delle quali hanno effettivamente come origine antichi fatti storici, ma stravolti e riconoscibili solo quando si siano accertati i fatti stessi per altra via.

del resto, come si può spiegare il fatto che né Filone, il filosofo neoplatonico ebreo di Alessandria vissuto dal 20 a.C. al 40 d.C., nè Giuseppe Flavio, vissuto dal 37 al 100 circa d.C., conoscono il cristianesimo in quanto tale?

vi è una sola spiegazione possibile: perché non esisteva ancora una religione cristiana distinta da quella ebraica, questa è venuta a formarsi proprio verso la fine del I secolo, non prima.

* * *

è facile obiettare che Tacito documenta l’esistenza di “cristiani” a Roma già al tempo di Nerone, verso il 60 d.C., ma è ancora più facile obiettare che siamo noi che trasferiamo su tale termine il significato assunto successivamente: cristiano qui significava semplicemente messianista, o qualcosa di simile.

il messianismo che poi si trasformò in cristianesimo esisteva già prima della nascita di Jeshu e va identificato col movimento degli zeloti, un movimento integralista ebraico; il suo fondatore vero e proprio fu Giuda il Galileo, detto anche Giuda ben (figlio di) Ezechia, o Giuda di Gamala (la città si trova su quelle che attualmente sono chiamate alture del Golan), che guidò nel 6 d.C. la prima grande rivolta ebraica, conquistò Gerusalemme e poi la perdette e fu infine ucciso l’anno successivo mentre lottava contro il censimento romano.

i suoi due figli, Giacomo e Simone, furono crocifissi nel 46, secondo Giuseppe Flavio.  

fu dunque il “cristianesimo” o messianismo preesistente a plasmare la figura di Jeshu come unto (cioè in greco Cristo), o messia, o re legittimo di Israele – consacrato appunto tramite l’unzione -, e non viceversa.

* * *

ma lasciamo questa premessa e concentriamoci ora sulla discussione in merito all’ultimo episodio della prima guerra ebraica, che è la caduta dell’ultima cittadella dei rivoltosi ebrei, la fortezza di Masada, nella zona ad occidente del Mar Morto, che è stata occasionata dal post di R.R. che ha raccontato la sua visita al sito archeologico: R.R., il suo Israele, 8. Mai più Masada cadrà – La fortezza di Erode il Grande, simbolo della libertà del popolo ebreo – oppure?.

anche essa viene narrata da Giuseppe Flavio, Masada è stata scoperta, si sono trovati dei riscontri molto precisi della sua narrazione; la caduta coincise con la morte che gli ultimi novecento difensori si diedero in nome del valore supremo per i zeloti: la libertà, intesa poi come realizzazione del regno dei cieli (o di Dio: come noto gli ebrei non potevano nominare Dio).

R.R., di ritorno da un viaggio in Israele e da una visita alle rovine della fortezza di Masada ha riferito che “gli stessi studiosi israeliani oggi tendono a negare” “la veridicità del suicidio di massa narrato da Giuseppe Flavio”.

come lei dice, “non so se questa negazione possa avere anche una motivazione di carattere religioso, perché il suicidio non è ammesso dalla Legge ebraica…”

e infatti! fu proprio per questo motivo che i rivoltosi evitarono accuratamente di suicidarsi, ma ognuno uccise il suo vicino in ordine: è quel che racconta proprio Giuseppe Flavio che avvenne nella guarnigione della città di Iotapata, a nord di Sefforis, da lui comandata: quando si accorse dell’imminente espugnazione romana, Giuseppe li convinse che a turno perdessero la vita ciascuno per mano di un compagno; poi fece in modo di restare anche ultimo, e in questo modo si salvò, consegnandosi ai romani; ma questo è un altro discorso.

non c’è alcun motivo perchè anche a Masada non sia andata così.

* * *

ma la seconda obiezione sta nel fatto che non si siano trovati i resti di questi 900 corpi a Masada…

queste ed altre “obiezioni” direi che sono evidentemente così speciose che il problema non sta nel rispondervi, ma nel chiedersi quali sono le motivazioni che inducono a sollevarle.

che cosa si vorrebbe dimostrare? che a Masada non ci fu alcuna resistenza degli zeloti capeggiati da Eleazar? impossibile: c’è perfino la rampa costruita dai romani per attaccare la città come descritta da Giuseppe Flavio.

che i difensori non si uccisero, ma, essendo ebrei per bene, furono uccisi dai romani? ma questo non elimina il problema di dove siano finiti i corpi.

che furono ridotti in schiavitù e non uccisi? impossibile: solo a Iotapala, quando la conquistarono, i romani uccisero 40.000 uomini e ridussero in schiavitù solo donne e bambini.

in una guerra come quella non si facevano prigionieri; sarebbe stato troppo rischioso sorvegliarli.

vogliamo pensare che Giuseppe Flavio abbia inventato l’episodio come amplificazione di quel che era successo a lui a Iotapala?

solo per dimostrare in modo autolesionista che Eleazar era stato un eroe vero, ed era morto con i suoi soldati, a differenza di lui che poi, dopo averli indotti a morire, li aveva traditi tutti?

la negazione del suicidio di massa degli zeloti in base all’argomento che non sono stati ritrovati i corpi dei 900 suicidi mi sembra particolarmente fragile: basta pensare che evidentemente essi furono bruciati e le ceneri disperse.

e perché i Romani attesero un’intera notte per entrare nella fortezza?

per non combattere al buio, che c’è di strano?

queste sono le tipiche obiezioni di chi non si rassegna a qualcosa che gli dà fastidio.

ho letto in rete obiezioni contrarie molto sensate: Giuseppe Flavio scrisse a immediato ridosso dei fatti, e Flavio Silva, il generale romano che aveva conquistato Masada e altri protagonisti, compreso lo stesso imperatore Vespasiano, che aveva condotto la prima parte della campagna, erano ancora vivi: qualche abbellimento romantico era possibile, ma addirittura una invenzione dal nulla?

e poi è stata addirittura trovata una tessera con nome di Ben Yair, figlio di Yair, che viene a coincidere con una parte del nome di Eleazar, il comandante; che si vuole di più?

e poi “ogni argomento tratto dal silenzio o dall’assenza è sempre precario”.

la disputa non ha alcun senso comune, giriamo pagina.

* * *

veniamo piuttosto alla possibilità di stabilire una connessione fra l’Eleazar ben Yair di Giuseppe Flavio e le narrazioni neotestamentarie.

se diciamo che Eleazar viene italianizzato in Lazzaro, ovviamente ci si rizzano le orecchie, ma è troppo poco: in un solo capitolo di Giuseppe Flavio, quello dedicato all’origine della rivolta, se ne trovano due, Eleazar, figlio del sommo sacerdote Anania, che inizia la rivolta, che provoca quasi subito l’uccisione di suo padre, ed Eleazar ben Yair: le loro storie si intrecciano variamente, vedendoli uniti nella lotta contro i romani, ma su fronti sanguinosamente contrapposti in una guerra intestina propedeutica alla guerra di liberazione nazionale, sul modo di condurla e più ancora su chi dovesse guidarla (si veda il cap. di Giuseppe Flavio, in fondo).

* * *

è il primo Eleazar, figlio di Anania, che uccide Menahem, nominato re dagli zeloti e sostenuto da Eleazar ben Yair, che viene definito suo parente.

alcuni scrivono che Menahem fu ucciso non dall’Eleazar figlio di Anania, ma da quello figlio di Yair, suo parente.

è un errore, abbastanza grossolano (che in alcuni vecchi post ho ripetuto anche io, senza controllare per leggerezza la fonte diretta, il testo di Giuseppe Flavio riportato in fondo, che ora R.R. mi ha segnalato).

piuttosto occorre sottolineare che ben difficilmente Menahem poteva essere figlio di Giuda il Galileo, di Gamala, morto nel 6 d.C. in una precedente rivolta, come qui viene scritto: mi pare sarebbe stato troppo anziano: avrebbe dovuto avere più di sessant’anni.

è già stata fatta l’ipotesi di un banale errore da copista fra hyós, figlio, e hyiós, nipote, che consentirebbe di pensare che un figlio di Giuda il Galileo fosse il padre di Menahèm, e non Menahèm stesso.

resta solo da sottolineare che, quando Giuseppe Flavio dice di Giuda il Galileo che “aveva  rimproverato  ai  giudei  di riconoscere  la signoria  dei  romani  quando  già avevano Dio come Signore”, sta usando delle espressioni chiave, e sono le stesse con le quali descrive i punti salienti della teoria degli zeloti.

* * *

ora sul fatto che questo secondo “Lazzaro” o Eleazar fosse proprio quello del vangelo secondo Giovanni, “il discepolo che Jeshu amava”, quello che tiene la testa sul suo petto nella cena che precede la cattura (che non era Giovanni come dice la tradizione attuale; l’ho dimostrato in passato e non ritorno sulla questione 136. il discepolo che Gesù amava. – importanti anche i commenti ), ecco un significativo e forte indizio.

questo Lazzaro, ripeto, è censurato dai vangeli sinottici (ho provato in passato a dimostrare che questi vengono DOPO il nucleo antico riconoscibile del cosiddetto Vangelo secondo Giovanni).

ne parlava però una più antica versione del vangelo secondo Marco scoperta negli anni Settanta, citata in due passaggi in una lettera del II secolo, dove si raccontava che dopo la “resurrezione” di Lazzaro (in realtà una liberazione da una condanna a morte per sepoltura da vivo), Jeshu e Lazzaro avessero passato la notte “nudo con nudo” per probabili riti di iniziazione.

quindi anche l’Ur-Marcus parlava di Lazzaro; e se ne trova un indizio strano anche nella versione attuale nel punto in cui Marco parla, unico dei vangeli, della resurrezione operata da Jeshu della FIGLIA di Yair.

ora questa potrebbe essere facilmente l’ultima traccia deformata della “resurrezione” di Eleazar, FIGLIO di Yair, prima delle convulse rielaborazioni censorie che cancellarono del tutto la sua figura dai testi dei più tardi vangeli sinottici e dal più antico di questi, quello secondo Marco, che in una versione più antica raccontava l’episodio.

in questo caso il Lazzaro della rivolta era figlio di Yair; quanto alla “figlia” di Yair dovrebbe trattarsi, appunto, dell’ultima eco distorta della “resurrezione” del FIGLIO di Yair.

* * *

da questo sito di wikipedia, http://it.wikipedia.org/wiki/Jochanan_Ben_Zakkai, ricavo queste ulteriori notizie:

E’ invece interessante il nome di uno dei discepoli di  Jochanan ben Zakkai, Eliezer ben Hyrcanus.

Yochanan ben Zakkai, Giovanni figlio di Zaccaria, dovrebbe essere Giovanni il Battista…

Eliezer è una variante di Eleazar. Dalla “Guerra Giudaica” di Flavio Giuseppe apprendiamo che nello stesso periodo di Eliezer, ossia durante la Prima Rivolta Giudaica, visse Eleazar Ben Yair (Lazzaro figlio di Giàiro, identificato da Luigi Cascioli ne “La Favola di Cristo” con l’evangelico Lazzaro di Betania).

Da Flavio Giuseppe sappiamo che Eleazar ben Yair discendeva da Giuda di Gamala (noto anche come Giuda di Galilea o Giuda il Galileo).

– per la verità Giuseppe Flavio dice soltanto che era imparentato con Menahem, non che ne discendeva.

Giuda era figlio di Ezechia che era figlio dell’asmoneo Ircano II.

La madre di Lazzaro di Betania, Eucaria, era discendente degli Asmonei.

Ircano pertanto era un nome di famiglia per Eleazar ben Jair (la cui identificazione con Lazzaro di Betania pare quanto meno plausibile, considerando la comune discendenza asmonea).

Per quanto riguarda l’omonimo Eliezer discepolo di Yochanan ben Zakkai, ricordiamo che viene chiamato ben Hyrcanus, cioè “figlio di Ircano”, anche se spesso il termine “ben” va tradotto come “discendente di”.

In ogni caso, se accettiamo che Eliezer e Eleazar possano essere la stessa persona, Ircano, padre di Eliezer/Eleazar, si sarebbe chiamato anche Jair/Giàiro?

No, perché Jair era un titolo sacerdotale attribuito ai discendenti del mitico Ira lo Iairita.

Questa identificazione pertanto ci sembra la più plausibile tra quelle proposte.

questa ricostruzione è palesemente erronea nell’ultimo passaggio: Ircano infatti non è un nome di persona, ma di famiglia (regale) e “ben Hyrkanos” non significa solo figlio di Ircano, ma anche discendente di Ircano.

secondo Luciano Surace Presidente UAER, Unione degli Atei Emancipati Razionalisti (ma la fantasia è tanta), la madre di questo Eleazar era Eucaria figlia di Giuda il Galileo e aveva sposato Giàiro (Yair), discendente del Giudice israelita Ira lo Iairita, generando Eleazar (Lazzaro).

non mi pare proprio il caso di avventurarsi in questo terreno minato di congetture molto fragili, che a volte si appoggiano su tradizioni agiografiche e testi di dubbia attendibilità.

resta a mio parere abbastanza probabile che l’Eleazar ben Yair capo militare della rivolta ebraica del 66-73 ed esponente di spicco degli zeloti durante la prima guerra giudaica, fosse proprio il seguace prediletto di Jeshu.

quanto alla totale censura che lo colpisce dopo la fine della guerra ebraica e alla sua cancellazione quasi totale dalle testimonianze evangeliche (escluso il più antico vangelo secondo Giovanni, redazione originaria), questa si spiega da sé, considerando il suo ruolo in essa, e l’esito catastrofico di questa.

ma il diretto coinvolgimento del cristianesimo delle origini (ancora senza chiara distinzione tra il messianismo integralista teocratico ebraico e il nuovo cristianesimo) è dimostrata inequivocabilmente dal più antico testo cristiano contenuto nel canone attuale, cioè dall’Apocalisse, o Disvelamento, di Giovanni, che contiene riconoscibili documenti originali di quella rivolta.

* * *

questo Menahem rivendica il trono, dunque si definisce come discendente di Davide.

rimane il problema che Giuda il Galileo, che viene definito padre (o nonno) di Menahem, messo sul trono dagli zeloti guidati da Lazzaro di Betania, cioè da Eleazar ben Yair, non rivendicò mai il trono in quanto discendente di Davide, a quanto se ne sa.

ora, a quale titolo dinastico Menahem poteva rivendicare il trono?

vi fu un solo altro pretendente al regno di Israele per ragioni dinastiche nella generazione intermedia fra quella di Giuda il Galileo e Menahem, e fu Jeshu.

questo porterebbe a pensare che Menahem fosse il figlio di Jeshu, nato quindi nel 30, cioè nell’anno stesso in cui Jeshu morì, e in età di 36 anni al tempo dei fatti, età compatibile col suo ruolo in essi.

Eleazar di Giairo, il Lazzaro discepolo prediletto di Jeshu, viene peraltro definito “parente di Menahem”, e anche qui i conti tornano, in quanto ne era anche il cognato, come fratello della moglie Maria di Madgala.

solo che, se è vero l’albero genealogico sopra citato, allora è evidente anche l’assoluta centralità “dinastica” delle nozze di Cana tra Jeshu e Maria di Magdala, sorella di Lazzaro, non casualmente poste all’inizio della missione di Jeshu: esse rappresentavano la fusione dinastica di due diverse linee di rivendicazione del trono: quella di Davide e quella degli Asmonei, ultimi sovrani indipendenti di Israele, sostenuti dalle lotte dei Maccabei.

ma occorre anche dire che, secondo studi molto attendibili, la discendenza da Davide nel caso di Jeshu era per parte di madre: la centralità della figura di Maria nel cristianesimo nascente e persino le forme delle leggende sulla sua maternità diventano più comprensibili se si ammette che era lei la diretta discendente di Davide e non il padre (illegittimo) che era Giuda il Galileo.

ma anche la discendenza di Lazzaro dagli Asmonei era per parte di madre.

e questo aiuta anche a spiegare la forte rivalutazione della figura femminile nel cristianesimo nascente.

* * *

tutte queste restano ovviamente delle ipotesi (a parte l’identificazione dell’Eleazar della guerra giudaica col Lazzaro del vangelo secondo Giovanni e della versione originaria del vangelo secondo Marco, che mi pare molto plausibile): certo, come ipotesi fondano però un quadro piuttosto coerente.

del quale, voglio sottolineare una conclusione che mi pare assolutamente certa storicamente: la fortezza di Masada e la sua conquista da parte dei romani non è soltanto un momento centrale della storia degli ebrei, ma anche della storia del cristianesimo, per non dire che ne è la vera data di nascita.

è proprio da allora e solo da allora, infatti che la storia dell’ebraismo e quella del cristianesimo cominciano a distinguersi come due storie diverse, dato che il cristianesimo cominciò a rinnegare se stesso, cioè il suo passato sino a quel momento, sulla base di un’autocritica profonda, a scoprire la teoria della non violenza, e a polemizzare contro l’ebraismo con toni che a volte non si deve esitare a definire antisemiti.

in poche altre parole questo significa che è interesse non solo dell’ebraismo integralista moderno, ma anche del cristianesimo istituzionalizzato mantenere nell’ombra la verità storica di quei fatti.

* * *

Giuseppe Flavio Libro II cap. 17

408 Allora alcuni dei rivoluzionari più attivi, per provocare lo scoppio della guerra, si radunarono e piombarono sulla fortezza di Masada, e avendola presa con uno stratagemma uccisero la guarnigione romana e la sostituirono con una loro.

409  Contemporaneamente  nel  tempio  di  Gerusalemme avvenne  che  Eleazar,  figlio  del  sommo sacerdote Anania, un giovane assai facinoroso che allora aveva l’ufficio di capitano, persuase gli addetti alle cerimonie di culto a non accettare un dono o un sacrificio da parte di uno straniero. Questo però significava dare  l’avvio  alla  guerra  contro  i  romani,  poiché  così  essi  provocavano  l’abolizione  del  sacrificio  celebrato  in favore dei romani e di Cesare.

410 E, sebbene i sommi sacerdoti e i maggiorenti esortassero a non tralasciare il consueto rito per i dominatori, quelli non cedettero sia perché confidavano molto nel loro numero, essendo appoggiati dai più attivi dei rivoluzionari, sia specialmente perché pendevano dalle labbra di Eleazar. (…)

418 I maggiorenti, vedendo che ormai non potevano più soffocare la ribellione e che loro sarebbero poi stati  i  primi  a  subirne  le  pericolose  conseguenze  da  parte  dei  romani,  si  preoccuparono  di  declinare  la  loro responsabilità e mandarono ambasciatori sia a Floro, capeggiati da Simone figlio di Anania, sia ad Agrippa, tra cui primeggiavano Saul, Antipa e Costobar, legati al re da vincoli di parentela.

419 Ad entrambi rivolsero un pressante appello perché venissero in città con forze militari e mettessero fine alla ribellione prima che esplodesse irrefrenabile.

420 (…) Agrippa (…) mandò  in  aiuto  del  popolo  duemila cavalieri  (…).

422  Incoraggiati  dal  loro  arrivo  i  maggiorenti,  con  i  sommi  sacerdoti  e  tutta  quella  parte  del popolo che voleva la pace, occuparono la parte alta della città; i rivoluzionari occupavano invece la parte bassa e il tempio.

423 Erano incessantemente in azione con pietre e fionde, e fra le due zone era un continuo lancio di proiettili; più d’una volta uscirono ad affrontarsi in gruppi e si verificarono degli scontri nei quali i rivoluzionari  risultavano superiori per l’audacia e i soldati regi per l’addestramento.

424 Costoro si prefiggevano soprattutto d’impadronirsi del tempio e di scacciarne i profanatori del santuario,  mentre  i  rivoluzionari  di  Eleazar  si  battevano  per  aggiungere  anche  la  città  alta  alla  zona  che  già controllavano. Per sette giorni vi fu grande strage da ambedue le parti, senza che nessuna abbandonasse la zona che occupava.

425 Il giorno dopo ricorreva la festa delle Xiloforie, nella quale secondo il rito ognuno portava legna  all’altare,  sì  che  non mancasse  mai  alimento  al  fuoco  che  deve  rimanere  sempre  acceso.  Quelli  che occupavano il tempio impedirono ai loro avversari di compiere il rito, e invece accolsero nelle loro file molti dei sicari infiltratisi fra il popolino – sicari venivano chiamati dei briganti che portavano pugnali nascosti nel seno, – e così poterono lanciare con più audacia i loro attacchi.

426 I soldati regi, inferiori per numero e per ardimento, furono costretti a evacuare la città alta. Gli avversari vi si precipitarono e appiccarono l’incendio alla casa del sommo sacerdote Anania e alla reggia di Agrippa e
Berenice; quindi portarono il fuoco agli archivi, 427 allo scopo di distruggere i contratti di prestito e d’impedire la riscossione dei debiti, sì da cattivarsi la massa  dei  debitori  e  da  mettere  impunemente  i poveri  contro  i  ricchi.  Essendo  fuggiti  gli  addetti  alla conservatoria degli atti, vi appiccarono l’incendio.

428 Dopo aver così distrutto col fuoco i gangli vitali della città, mossero contro i nemici, e allora alcuni dei maggiorenti e dei sommi sacerdoti si nascosero calandosi nelle gallerie sotterranee, 429 mentre altri insieme con i soldati regi si rifugiarono nel palazzo situato più in alto, affrettandosi a sbarrarne le porte; con questi ultimi erano il sommo sacerdote Anania, suo fratello Ezechia e quelli che erano andati  come  ambasciatori  ad  Agrippa.  Per  il  momento  i  rivoluzionari,  paghi  della  vittoria  e  degli  incendi,  si fermarono.

430 Ma il giorno dopo, era il quindici del mese di Loos, andarono all’assalto dell’Antonia e dopo due giorni di assedio presero e uccisero i soldati di guarnigione, quindi incendiarono la fortezza.

431 Si riversarono poi contro il palazzo in cui s’erano rifugiati i regi, e ripartitisi in quattro gruppi, tentavano di abbatterne le mura. Nessuno di quelli che stavano dentro osava fare una sortita a causa del gran numero degli avversari, ma distribuitisi lungo i parapetti e le torri bersagliavano gli assalitori, e molti dei briganti caddero sotto le mura.

432 La lotta non aveva tregua né di notte, né di giorno, poiché i rivoluzionari speravano che gli assediati si sarebbero arresi per mancanza di viveri e questi speravano di stancare gli assedianti.

433 Fu allora che un certo Menahem, figlio di Giuda detto il galileo, un dottore assai pericoloso che  già  ai  tempi  di  Quirinio  aveva  rimproverato  ai  giudei  di  riconoscere  la  signoria  dei  romani  quando  già avevano Dio come Signore, messosi alla testa di alcuni fidi raggiunse Masada, 434 dove aprì a forza l’arsenale del re Erode e, avendo armato oltre ai paesani altri briganti, fece di questi la sua guardia del corpo; quindi ritornò a Gerusalemme e, assunto il comando della ribellione, prese a dirigere l’assedio.

435 Non disponevano però di macchine, e scalzare il muro all’aperto non era possibile perché venivano colpiti dall’alto; allora scavarono da lontano una galleria fin sotto una delle torri che rimase poggiata suun’armatura di legno, poi diedero fuoco a questa e fuggirono.

436 Bruciatisi i puntelli, la torre all’improvviso rovinò, ma all’interno apparve un altro muro che intanto era stato innalzato; infatti gli assediati, avendo indovinato lo stratagemma, o forse anche sentendo che la torresi muoveva per i lavori di scavo, si erano muniti di un secondo baluardo.

437 Questa vista improvvisa provocò negli attaccanti un grande abbattimento, anche perché credevano di avere ormai la vittoria in pugno; contemporaneamente quelli di dentro mandarono a chiedere a Menahem e ai capi della rivolta di poter uscire sotto determinate condizioni, ed essendo stata accordata tale concessione ai soli soldati regi e ai paesani, costoro uscirono.

438 I romani, rimasti soli, furono presi dallo scoraggiamento; infatti non potevano aver ragione di una moltitudine così numerosa, e poi consideravano vergognoso lo scendere a patti, oltre a non fidarsi di eventuali concessioni.

439 Allora essi abbandonarono il loro campo, che non era più difendibile, e si rifugiarono nelle torri regie, che si chiamavano Ippico, Fasael e Mariamme.

440 Gli uomini di Menahem fecero irruzione nei luoghi che i romani stavano evacuando, presero e uccisero quanti non fecero in tempo a fuggire e, impadronitisi dei materiali, incendiarono l’accampamento. Ciò avvenne il sei del mese di Gorpieo.

441 Il giorno dopo fu scoperto il sommo sacerdote Anania che si nascondeva presso il canale della reggia, e insieme col fratello Ezechia fu ucciso dai briganti; intanto i rivoluzionari stringevano d’assedio le torri badando che nessun soldato prendesse la fuga.

442 La distruzione delle opere fortificate e la morte del sommo sacerdote Anania avevano esaltato Menahem fino alla ferocia, ed egli, ritenendo di non aver rivali come capo, si comportava da tiranno insopportabile.

443 Ma contro di lui si levarono i partigiani di Eleazar, ripetendosi l’un l’altro che non era il caso di ribellarsi ai romani spinti dal desiderio di libertà per poi sacrificarla a un boia paesano, e sopportare un padrone che, se anche non avesse fatto nulla di male, era pur sempre inferiore a loro; e ammesso pure che ci dovesse essere uno a capo del governo, questo compito spettava a chiunque altro più che a lui; così si misero d’accordo e lo assalirono nel tempio; vi si era infatti recato a pregare in gran pompa, ornato della veste regia e avendo i suoi più fanatici seguaci come guardia del corpo.

445 Come gli uomini di Eleazar si furono scagliati su di lui, anche il resto del popolo tutto infuriato afferrò delle pietre e si diede a colpire il dottore, ritenendo che, levatolo di mezzo, sarebbe interamente cessata la rivolta; 446 gli uomini di Menahem fecero per un po’ resistenza, ma quando videro che tutta la folla era contro di loro, fuggirono dove ognuno poté, e allora seguì una strage di quelli che venivano presi e una caccia a quelli che si nascondevano.

447 Pochi trovarono scampo rifugiandosi nascostamente a Masada, e fra questi Eleazar figlio di Giairo, legato a Menahem da vincoli di parentela, che in seguito fu il capo della resistenza di Masada.

448 Quanto a Menahem, che era scappato nel quartiere detto Ofel e vi si era vigliaccamente nascosto, fu preso, tirato fuori e dopo molti supplizi ucciso, e così pure i suoi luogotenenti e Absalom, il principale ministro della sua tirannide.

449 Il popolo, come ho detto, collaborò a quest’azione sperando in una risoluzione della crisi, mentre quelli avevano tolto di mezzo Menahem non per mettere fine alla guerra, ma per poterla condurre con maggior libertà di movimenti.

450 E nonostante il popolo insistesse presso gli armati perché abbandonassero l’assedio, quelli lo continuarono con più ardore fino a che gli uomini di Metilio, il comandante dei romani, non potendo più resistere, chiesero ai partigiani di Eleazar di aver salva la vita impegnandosi a dare in cambio le armi e tutto ciò che avevano.

451 Quelli, approfittando anche di una tale richiesta, inviarono da loro per stringere l’accordo Gorion figlio di Nicomede, Anania figlio di Sadoc e
Giuda figlio di Gionata. Giurati i patti, Metilio fece uscire i soldati.

452 Fino a che quelli rimasero armati, nessuno dei rivoluzionari osò toccarli né svelò l’insidia; ma quando, secondo gli accordi, tutti ebbero lasciato gli scudi e le spade, e senza alcun sospetto si ritiravano, 453 allora i partigiani di Eleazar si gettarono su di loro, li circondarono e li massacrarono mentre quelli, senza levare né un dito, né una supplica, si limitavano a invocare ad alte grida i patti e i giuramenti.

454 Così perirono barbaramente uccisi tutti tranne Metilio, che fu l’unico ad esser risparmiato perché liaveva supplicati e aveva promesso di farsi giudeo fino a lasciarsi circoncidere. Per i romani lo smacco fu di breve entità, poiché di un esercito innumerevole avevano perduto solo pochi uomini; ma ai giudei l’episodio apparve come il preludio alla loro catastrofe.

455 Ed essi, vedendo che ormai le cause della guerra erano inevitabili e la città contaminata da tale contagio, che era naturale aspettarsene un castigo divino, anche se si sfuggiva alla vendetta dei romani, piombarono in un pubblico lutto e tutta la città fu piena di costernazione, e ognuno dei moderati era sbigottito al pensiero che avrebbe dovuto scontar lui le colpe dei ribelli.

456 L’eccidio infatti era stato consumato di sabato, giorno in cui per ragioni di culto i giudei si astengono dal compiere anche le azioni più innocenti.

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3 risposte a “422. quanti Lazzaro-Eleazar nella storia ebraico-cristiana del I secolo dopo Cristo?

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