R.R., il suo Israele, 11. Jerusalem. Oltre la Porta Aurea

31 agosto 2012 venerdì  02:10

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Oltre la Porta Aurea si scorge la Porta dei Leoni dove secondo la tradizione ci sarebbe stata la casa di Sant’Anna e Gioacchino.

La città vecchia è divisa in quattro quartieri: a sinistra armeno e ebreo, a destra cristiano e musulmano.

Giungiamo alla Basilica dell’Agonia o di Tutte le Nazioni – tenuta, anche qui, dai Francescani -, che ricorda la drammatica preghiera nell’Orto del Getsemani e il sudore di sangue di Cristo; anche in questo caso sulle rovine bizantine e crociate si innalza una costruzione del secolo scorso di una certa suggestione, edificata dall’onnipresente Antonio Barluzzi negli anni Venti.

Entriamo. Stanno leggendo il brano del Vangelo riferito a quella notte di preghiera e di disperazione che precedette l’arresto di Gesù.

L’emozione è palpabile, sarà perché l’esperienza del dolore accomuna effettivamente tutti gli uomini.

Se solo ci fosse la coscienza di ricordarlo e farne motivo di compassione comune e non solo di rabbia.

Si può vivere secondo la natura oppure secondo la grazia… L’albero della vita, grande film.

* * *

Usciamo alla luce dopo la penombra di marmi e mosaici e ci dirigiamo alla Tomba di Maria, custodita dai monaci greco-ortodossi; in origine era la cripta di una chiesa prima bizantina e poi crociata che fu distrutta dal Saladino, però le strutture scavate nella roccia sono conservate e risalgono al V e XI secolo.

Un luogo sotterraneo di grande suggestione dove si trova anche la tomba della regina di Gerusalemme Melisenda moglie di Baldovino II e le cappelle dedicate a Gioacchino, Sant’Anna e S. Giuseppe.

Quella della Dormizione della Theotokos è una tradizione molto importante per gli ortodossi che la festeggiano con una solenne processione il 27 agosto,  corrispondente al nostro 15 agosto, seguendo l’antico calendario giuliano. 

In quest’occasione si porta per le vie di Gerusalemme verso la chiesa della Tomba di Maria l’icona raffigurante la Vergine dormiente. Successivamente le celebrazioni si concludono con un’altra processione dalla chiesa del Getsemani fino alla sede del patriarcato di Gerusalemme il 5 settembre per riportare indietro l’icona avvolta in un sudario.

Secondo la tradizione questo sarebbe il luogo dove la Vergine sarebbe stata deposta dopo la morte prima di essere assunta in cielo, poiché la tomba sarebbe stata trovata vuota.

C’è però un piccolo problema: se la Vergine andò ad Efeso con San Giovanni come è possibile che sia morta a Gerusalemme?

Le tradizioni si incrociano e non collimano… 

Ma ci troviamo in un luogo di memoria collettiva molto importante, dove Maria visse e probabilmente passò e questo è già molto emozionante.

Scendiamo giù dalle lunghe scale in compagnia di un vecchio starec e ci avvolge la tipica atmosfera delle chiese ortodosse: un’oscurità mistica illuminata solo da lampade e candele.

Vediamo molti fedeli e donne velate come si usa nella Chiesa dell’Est, che baciano le icone e si inchinano assorti in preghiera; ci sono moltissimi Russi qui a Gerusalemme, e tutti visitano i luoghi santi della loro tradizione.

* * *

Peccato che orientali e occidentali siano divisi, questa distinzione non la capisco proprio e in fondo è solo dovuta al primato del Papa, che nella Chiesa delle origini non esisteva, visto che era divisa in patriarcati; per il resto non ci sono altri veri motivi in fondo, si tratta solo di differenze marginali.

Quello che si vede è una fede ammirevole da parte dei Russi, come ho avuto modo di notare quando sono stata nel loro Paese e come posso constatare anche qui.

Per me sono eccezionali e di esempio per tutti.

Tra l’altro dimostrano che tutte le sciocchezze ripetute fino alla nausea sul fatto che socialismo e cristianesimo sarebbero incompatibili si smentiscono da sole, proprio con l’atteggiamento di questo popolo prima e dopo la caduta del regime.

Del resto anche cristianesimo e capitalismo sono incompatibili e, credo, molto di più, vista l’ignobile schiavitù del denaro e del profitto a cui siamo sottoposti quotidianamente.

* * *

Noto che molti fedeli accendono le candele con il fuoco del luogo sacro per poi spegnerle e conservarle.

Saranno riaccese durante le feste più importanti o quando si dovrà chiedere qualche particolare grazia..

Lo faccio anch’io. Non credevo che tenere in mano questo piccolo fuoco fosse così commovente, mi dispiace quasi spegnerlo.

Porterò con me questa candela, nonostante la difficoltà di trasporto visto che rischia facilmente di rompersi.

Ne prendo un’altra anche per mia cognata che è russa e sta aspettando un bambino. Sono sicura che le farà molto piacere.

* * *

Dentro  la chiesa sotterranea c’è una piccola cappella e qui, inchinandosi per entrare, si accede nel luogo dove si conserva la pietra ove si dice fu deposto il corpo di Maria.

Sull’altare che sovrasta la teca della reliquia c’è una preziosa icona dorata che raffigura la Dormizione.

Non me ne importa niente se sia vero o no. Conta molto di più ciò che rappresenta: le ossa inaridite che rivivono, lo Spirito chiamato dai quattro venti che torna su di loro.

“L’ho detto e lo farò. Oracolo del Signore Dio”.

* * *

E adesso entriamo in città dalla cosiddetta Porta dei Magrebini o dell’Immondizia perché nell’antichità c’era davvero un deposito di rifiuti, e ci dirigiamo verso il Muro del Pianto in mezzo a coppie di poliziotti israeliani armati fino ai denti, passando l’ennesimo check point,  che ci fa rientrare nell’amara realtà di questa terra.

Però siamo troppo presi dall’emozione per pensarci.

Prepariamo il nostro bigliettino con il desiderio da esaudire e siccome si rivolge a Dio chiedo davvero qualcosa di quasi impossibile: che qui le cose si risolvano per il meglio.

Perché questo popolo così martoriato ne ha un bisogno assoluto, nonostante i suoi errori ed eccessi.

Solo un miracolo, però, può cambiare le cose.

* * *

Con le spalle coperte da uno scialle in segno di rispetto mi avvicino al muro dalle grandi pietre: l’accesso è diviso per sessi, a destra le donne a sinistra gli uomini, ma questa sera non ci sono molti praticanti né uomini né donne perché è giovedì, mentre lo shabbat si festeggia di venerdì sera.

Tutti poggiano le mani e la fronte sulle pietre.

Tutti cercano qualcosa, chissà che cosa, ma questa pare essere la legge di ogni essere umano, credo che molti non sappiano bene perché sono qui eppure ci sono.

Alla fine c’è sempre qualcosa da chiedere e molto da capire.

Il cuore dell’uomo non vuole essere solo, non sa essere solo: ha sempre bisogno di un tu con cui dialogare.

E qui davanti a questo muro, che in realtà non era neppure il muro del secondo Tempio costruito da Erode il Grande, ma solo quello del bastione esterno della spianata su cui sorgeva, si sentono tutte le domande, tutte le vite, tutta l’energia che sta alla base del cosmo e del nostro essere.

Se solo si potesse capire o meglio sentire che essa non esiste divisa dagli altri e che dire “noi” significa tutti e non solo il gruppo chiuso a cui si appartiene, forse molte cose cambierebbero in questa terra.

E qui paradossalmente, dove sembra che non c’entri nulla, penso al Dalai Lama, alla sua saggezza su questo argomento, alla negazione del sé individuale come qualcosa di esistente: un concetto difficile da digerire per noi occidentali, ma qui si sente l’unità  di cui ci parlava nelle sue ultime lezioni a Milano e soprattutto sarebbe provvidenziale essere coscienti dell’origine comune, anziché accentuare le differenze artificiose che abbondano qui.

* * *

Mentre usciamo dalla porta dei Magrebini per andare a cena, sentiamo suonare lo shofar, il corno di ariete e poi tamburi di danza: scopriamo così che si tratta della festa per un matrimonio.

In effetti questo è un aspetto particolare della cultura ebraica, perché la danza, talvolta anche piuttosto sfrenata, ha un valore rituale molto importante, come ricorda anche il famoso episodio biblico del re Davide che danzava davanti all’Arca dell’Alleanza.

* * *

Alla sera dopo cena si cambia decisamente atmosfera: si va nel quartiere di Mamilla, fuori della porta di Jaffa,  dove tutti si divertono e girano nei locali perché il giovedì sera è come il sabato sera per noi.

Lo shabbat, come dicevo, si festeggia a partire dal venerdì sera, dal momento che l’inizio del nuovo giorno si considera dal tramonto del sole e che durante la festa non si può assolutamente fare nulla che non sia di carattere religioso.

Camminiamo in mezzo ad una marea di ragazzi seduti ai tavoli o a gruppetti per strada, tra allegria, musica e bevute, in una specie di rito liberatorio collettivo.

Certo che questa terra ha veramente molte facce e non finisce mai di sorprendere.

Passiamo per le vie del quartiere dai negozi eleganti con molte gioiellerie, come al solito, pieno di luci e di spensieratezza.

Anche se tutte queste vetrine una dietro l’altra  luccicanti di oro e diamanti mi sgomentano un po’…

2 risposte a “R.R., il suo Israele, 11. Jerusalem. Oltre la Porta Aurea

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