474. la solidarietà mafiosa dei giornalisti italiani con Sallusti – e altro.

«Se ci fosse la pena di morte e se mai fosse applicabile in una circostanza, questo sarebbe il caso.

Per i genitori, il ginecologo, il giudice».

su «Libero» nel febbraio 2007 un giornalista non identificato da altro che dallo pseudonimo «Dreyfus» (che per parte sua si sarà rivoltato nella tomba) commentava in questo modo la decisione del giudice tutelare Giuseppe Cocilovo del tribunale di Torino di autorizzare ad abortire una 13enne che poi era finita in una clinica psichiatrica.

“per le conseguenze della vicenda” afferma “Libero”, ma c’è da dubitarne.

Libero del resto è l’unico quotidiano su cui si trovano i dettagli della vicenda, che viene accuratamente tenuta nascosta da tutta la stampa di tutto il paese a tutti gli altri lettori (forse perché, a differenza di quelli di Libero, sono persone normali… ,)).

il giudice denunciò il direttore di Libero Sallusti e a mio parere ha fatto benissimo.

che cosa c’entra la libertà di stampa con la libertà di insultare e diffamare così pesantemente.

* * *

ora Sallusti è stato comprensibilmente condannato in secondo grado a 18 mesi di carcere senza condizionale e se nei prossimi giorni la Cassazione non annullerà il processo, se la condanna non è avvenuta nel rispetto delle procedure, finirà in galera – o meglio, immagino, agli arresti domiciliari.

Mario Adinolfi del Pd ha chiesto un intervento del capo dello Stato; Napolitano, nel tristo declino della sua presidenza sempre meno super partes, fa rispondere a Pasquale Cascella, suo portavoce, che “segue il caso e si riserva di acquisire tutti gli elementi utili di valutazione”.

come nel caso Mancino?

non manca neppure Travaglio dal coro, che pubblica sul Fatto un commento dal titolo «Salvate il soldato Sallusti», che inizia con una colossale bugia:

Non so cosa fosse scritto in quell’articolo, ma non dubito che fosse diffamatorio, vista la normale linea Sallusti.

Però ora non m’interessa, perché ciò che conta è il principio.

figuratevi se Travaglio, proprio lui, non sa davvero che cosa aveva scritto il giornale diretto da Sallusti: a chi vuol darla a bere? e perché le testuali parole sono taciute da tutta la stampa italiana che incita indifferenziatamente i propri lettori a solidarizzare col giornalista bieco che ha istigato a uccidere un giudice che ha fatto onestamente il proprio lavoro?

e quale è il principio che interessa a Travaglio?

l’impunità garantita ai giornalisti? cioè alla casta a cui lui stesso appartiene? la libertà di mentire sapendo di mentire? la libertà impunita di istigare all’odio contro gli onesti?

* * *

Sallusti ha commentato così la sua condanna a 18 mesi di carcere senza condizionale, che la Cassazione deve verificare:

«Ho paura di vivere in un paese dove ci si permette di arrestare le idee, di metterle in carcere».

e quelle sarebbero idee? l’istigazione all’omicidio è una idea da tutelare in Italia?

ma, dice Travaglio, Sallusti è stato condannato per  l'”omesso controllo in veste di direttore responsabile”, e virgoletta naturalmente, dato che l’uso delle virgolette è diventata in Italia la firma di chi sta mistificando le notizie.

certo che Sallusti ha omesso il controllo: sarebbe stato facile per lui difendersi nei due gradi di giudizio semplicemente indicando chi aveva scritto quel commento scellerato e criminale; se non lo ha fatto, se non ha saputo dire chi era stato, aveva omesso di controllare il giornale di cui era responsabile; se invece lo sapeva ma non ha voluto dirlo, ha pienamente concorso nel gesto, che il Tribunale ha giustamente punito.

* * *

questo atteggiamento dei quotidiani italiani in queste ore verso un loro compagno di casta dovrebbe essere però solo la punta di un iceberg.

forse è giunto il momento di cominciare a chiedersi se l’Italia è un paese con democrazia a scartamento ridotto prima di tutto per responsabilità dei giornalisti italiani

tralascio che è emersa l’abitudine di molti giornalisti di farsi retribuire fuori busta dai politici per gli articoli con cui fanno loro pubblicità.

però mi domando come mai nella quasi generalità dei casi i giornali si accorgono degli scandali e vi si avventano sopra, violando il segreto istruttorio molto spesso, solo DOPO che la magistratura ha iniziato ad indagare.

e prima no? non dorebbero essere, al contrario, i giornalisti, per la loro maggiore vicinanza ai cittadini, a controllare, a fare inchieste a sollevare denunce e fornire notizie scomode ai potenti di turno.

faccio un solo esempio: Matteo Renzi, il sindaco di Firenze.

da quanti anni i quotidiani danno un rilievo abbastanza sproporzionato alle sue iniziative e lo sostengono in tutti i modi? quanto spesso hanno ripetuto i suoi appelli a rottamare un classe politica democratica inefficiente?

e adesso veniamo a sapere, solo perché la Corte dei Conti lo ha messo sotto inchiesta, dei suoi abusi quando era presidente della Provincia, per un totale di diverse migliaia di euro.

non sono le centinaia di migliaia di euro della LOmbardia o del Lazio (per ore…),d’accordo: ma devo votare per chi ruba di meno?

e come mai la stampa italiana non è in grado di informare adeguatamente i suoi lettori di come si comportano esattamente gli uomini politici che richiedono il loro voto?

* * *

una commentatrice, maria, ha recentemente sviluppato in un commento questi concetti in modo molto più brillante del mio:

Conoscere persone e fatti costituisce uno strumento indispensabile di giudizio.

Deve ammettersi, perché non contestabile, che i nomi, scelti da altri, appartengono a mascalzoni la cui immagine è costruita dai media a suon di potere di acquisto.

L’affidabilità delle informazioni è fondamentale nella scelta, perché è la scelta a determinare la politica.

E’ una questione di fondamentale importanza che va posta a monte non a valle.

E sai perché?

Perché determina la partecipazione e quindi il giudizio che il cittadino è chiamato ad esprimere con il voto.

Il cittadino deve poter scegliere su dati affidabili, altrimenti tutto è truccato.

E’ un vizio genetico che vizia tutto quello che ne consegue.

Non si possono pretendere valutazioni buone da notizie truccate.

E poi come prendersela con gli ingannati?

Non si può.

Sarebbe un doppio errore accomunare l’ingannato con l’ingannatore.

L’ingannato è vittima di una rappresentazione menzognera e non ha e non deve avere la lanterna per sventare la vergogna.

E’ già eroe della sua giornata faticosa.

E’ eroe perchè sopravvive ad un potere che lo schiaccia e gli falcidia il poco che ha per mantenere i magnaccia della politica.

E il cane si morde la coda per colpa di sciagurati che non hanno limiti e misura.

E non si illudano gli intelligenti pensanti di poter scansare queste trappole.

Spesso l’intelligente procede per altre vie e neanche ipotizza certe lordure fino a quando non ci sbatte la faccia.

sai, maria, a quale argomento sarà dedicato il mio post politico – l’ho pensato fino da stamattina -?

indignato contro i giornalisti, non tanto contro Renzi….

proprio al tema della miseria del giornalismo italiano, incapace di placcare i candidati farlocchi, di informare su chi sono davvero e di consetirci di scegliere con cognizione di causa.

* * *

chiudo con un’altra citazione, che dovrebbe far riflettere:

La Rete, luogo democratico per eccellenza, al quale chiunque può accedere per dare voce alle proprie opinioni, può diventare arena di violenza incontenibile, diffamazione incontrastabile, vera e propria delinquenza mediatica.

Il primo punto è dunque come fare in modo che si salvaguardi la libertà di opinione ed espressione con la necessaria tutela di chi, per un motivo o per l’altro, venga preso di mira con intenti diffamatori e, nel caso in specie, anche razzisti.

(…) Avevo erroneamente giudicato tutto sommato sgradevoli ma innocui quei siti e blog, prevedendone un progressivo declino in funzione della palese idiozia dei riferimenti e argomentazioni.

Mi sono dovuto ricredere quando due anni fa, nel numero 5/2010 di «MicroMega» è stato pubblicato un articolo di una ventina di pagine che riprendeva le elucubrazioni reperibili in Rete, rielaborandole in modo apparentemente neutrale e dando loro un crisma di credibilità.

Da lì a filtrare nella stampa «ufficiale» il passo è stato breve.

Il teorema dei poteri forti è stato da allora ossessivamente riproposto, sempre in totale assenza di verifica alla fonte, spesso senza nemmeno modificare espressioni e terminologia di altri articoli e servizi, in un trionfo di «copia e incolla».

Di recente, ad esempio, ho avuto il dubbio privilegio di sentirmi associato su La7 dal direttore di Rai4 Carlo Freccero ai poteri forti e al Bilderberg, per la felicità degli ospiti presenti.

Altri, come l’ex politico Gianni De Michelis, hanno dichiarato a Radio24 che certamente dietro al successo di Grillo si ritrova la «destra americana».

Decine di articoli e servizi televisivi hanno sostenuto e sostengono ogni giorno il teorema dei poteri forti dediti a infiltrare il Movimento, non si sa bene se per legittimarlo o delegittimarlo.

Un’informazione distorta e malata, che impone una seria riflessione.

Enrico Sassoon

12 risposte a “474. la solidarietà mafiosa dei giornalisti italiani con Sallusti – e altro.

  1. Sallusti non ha fatto niente di più e niente di diverso da quello che è avvenuto scrivendo questo post e con la sua pubblicazione: l’esposizione di una mera opionione. “Istigazione all’omicidio”? Accusa pesante. Andiamo, se la leggesse, sarebbe lui a querelarla..La penna è libera o anche il post di un blog sarebbe da imbavagliare? Fatti attribuiti a persone senza uno straccio di fonte, rivelata e descritta come attendibile, che possa portare un qualche sostegno a quanto affermato. Sì, entriamo nella diffamazione mi sa…Lei può scrivere queste cose, questi suoi pensieri e un altro non può fare altrettanto. Mica ci sono confini diversi? Misure nel giudicarli forse sì, come la diffusione di un mezzo di comunicazione. Ma stiamo parlando di pensieri e opinioni. Se entriamo in questa strada, saranno banditi anche questi blog e la possibilità di esprimersi.

    • credo che Lei abbia voglia di scherzare o non sappia quello che dice.

      io non ho affatto detto che Sallusti deve essere ammazzato, a differenza di quel che ha fatto il suo Giornale con quel giudice.

      e ho solamente riportato, citandole con molto scrupolo da Libero (che è davvero “uno straccio di fonte”, ma pur sempre una fonte autorevole in questo caso) le parole di quel giornale da lui diretto e di cui lui è responsabile giuridicamente e sostanzialmente, altrimenti non faccia il direttore.

      ha violato delle leggi secondo un tribunale di primo e secondo grado, e anche se io non sono un giudice, anche secondo me.

      se la Cassazione deciderà il contrario, per le pressioni vergognose in corso, non ultime anche quelle del Presidente della Repubblica, ammetterò di avere avuto torto da un punto di vista giuridico, ma non da un punto di vista morale, e non smetterò di pensare che in questo paese si è perso il senso di ogni distinzione morale.

      libera Lei di non leggermi o di criticarmi, io di risponderLe senza violare le leggi.

      quel che ha fatto Sallusti secondo me non è accettabile in nessun paese civile, ma a Lei sta bene vivere in un paese incivile perché secondo me non è una persona molto civile né politicamente consapevole.

      la confusione domina la Sua mente e Lei non è capace di distinguere un reato come l’istigazione all’omicidio dalla libera e corretta esposizione di punti di vista pienamente corretta.

      se c’è qualcosa che fa vergognare della libertà di parola sono parole come le Sue e come quelle di Sallusti.

  2. sui due piatti della bilancia abbiamo due pene giudiziarie ipotizzate:
    – su un piatto una “pena di morte” invocata per un giudice;
    – sull’altro piatto una “manciata di mesi di carcere” (mesi, non anni) per un direttore irresponsabile, probabilmente scontabili ai domiciliari.
    Credo che Sallusti non si debba lamentare più di tanto: gli sta comunque andando di lusso.
    Visto che la condizionale non ce l’ha più, avrebbe dovuto stare più attento, oppure astenersi dal fare il Direttore Responsabile.
    Non mi stanno simpatici i direttori dei giornali di casa Berlusconi… loro pensano di sentirsi liberi di insultare o diffamare chiunque, tanto poi se sbagliano c’è papà Berlusconi (con spalle larghe e portafoglio pieno) che pagano le multe. Ma non è giusto: questa è la libertà di insultare concessa solo a chi ha tanti soldi dietro cui ripararsi. Non è questa la libertà di stampa che noi vogliamo.

    • questo è veramente sgradevole, visto che dal suo Giornale Sallusti sta continuando a diffamare quel giudice; in un editoriale anche alla vigilia della sentenza della Cassazione:

      ”Ho dato disposizione ai miei avvocati di non chiudere l’ipotesi di accordo con il magistrato che mi ha querelato per un articolo neppure scritto da me e che ha ottenuto da un suo collega giudice la condanna nei miei confronti a un anno e due mesi di carcere”.

      l’ipotesi di accordo era stata suggerita da Travaglio nel suo sorprendente articolo che oggi ho visto per fortuna splendidamente smantellato da Massimo Fini: siamo almeno a un colpo alla botte un colpo alla moglie ubriaca (traaglio, o il proverbio non è questo? :)) http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/09/26/sallusti-salvarlo-o-arrestarlo-travaglio-vs-massimo-fini/363751/

      l’insinuazione che la condanna sia dovuta a una solidarietà di casta fra colleghi magistrati e non all’oggettiva inaudita gravità di quel che il Giornale aveva scritto di quel giudice è assolutamente squallida.

      “Il signore voleva altri soldi – falso, il giudice ha già detto che devolverà tutto in beneficenza – oltre i trentamila euro già ottenuti – informazione reticente e in malafede: a seguito di condanna del tribunale, e già devoluti in beneficenza -, in cambio del ritiro della querela e quindi della mia libertà. Io penso, l’ho già scritto, che le libertà fondamentali non si scambino tra privati come fossero figurine ma debbano essere tutelate dallo Stato attraverso i suoi organi legislativi e giudiziari.

      lo stato dovrebbe addirittura proteggere il diritto di killeraggio mediatico del signor Sallusti.

      abbiamo protestato per anni contro le macchine del fango del berlusconismo, ed ora che c’è la possibilità concreta che uno paghi, di fronte ad un’azione mediaticamente efferata, ecco che l’antiberlusconiano Travaglio si tira indietro in nome dello spirito di casta…

      ma qualcuno si è mai scomocato, dal Presidente della Repubblica a Travafglio, quando a violare leggi molto meno gravi, ad esempio a rubare per fame in un suermercato, è un disgraziato qualunque?

      “Anche perchè nel caso specifico c’è un’aggravante, e cioè che a essere disposto a trarre beneficio personale dal baratto è un magistrato”.

      ecco la prosecuzione disgustosa delle diffamazione contro il magistrato; mi stupisco siltanto di non leggere nulla sul colore dei suoi calzini.

      a gente simile il carcere non basta: va interdetto di scrivere; ma questo è di competenza dell’Ordine dei Giornalisti, che non si è mosso, pare (ma non ho controllato, in ogni caso Sallusti sta “scrivendo”, cioè diffamando, ancora).

      “In primo grado sono stato condannato a cinquemila euro di multa più diecimila di risarcimento, nonostante l’accusa avesse chiesto per me due anni di carcere. Al momento di stendere le motivazioni della sentenza, il pm si pente: ho sbagliato a non dare a Sallusti anche una pena detentiva, scrive nero su bianco, ma ormai è fatta. Che cosa è intervenuto tra la sentenza e la stesura delle motivazioni? Non è che per caso qualcuno ha privatamente protestato per la mitezza della condanna, che a mio avviso era invece più che equa, non avendo io diffamato nessuno?”.

      E in un’intervista a Radio2 Rai, Sallusti ha lanciato un appello al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano:

      che da parte sua ha già risposto! e positivamente!

      “se Napolitano, in qualità di capo del Csm, dicesse chiaramente che dare la pena accessoria della pericolosità sociale è una libera scelta di un magistrato che utilizza uno strumento del codice penale in maniera assolutamente impropria, questo sarebbe probabilmente utile a scongiurare la condanna”.

      “L’Italia è l’unico Paese occidentale che prevede il carcere per reati d’opinione”.

      ma la diffamazione e l’insulto non sono un reato di opinione, tanto meno l’istigazione all’omicidio.

      “Se questa vicenda dovesse servire a togliere questa infamia dal nostro codice penale….allora che sia benvenuta. Penso che la Cassazione applicherà il buon senso. Spero davvero di non passare un anno e due mesi in carcere”.

      spudorato abuso della propria posizione per provare a condizionare un tribunale…

      anche io ritengo, come Massimo Fini, che la legislazione italiana sui reati a mezzo stampa sia penosamente inadeguata rispetto ad un paese moderno e vada urgentemente rivista, ma non per garantire alla casta dei giornalisti ulteriori privilegi, come quello di disporre dell’onorabilità e perfino indirettamente della vita della gente comune.

      colgo l’occasione per dire, come sai già benissimo, che ritengo che le stesse norme di fondo debbano riguardare anche i blog, per non creare una microcasta di ulteriori privilegiati del diritto di diffamare, come molti blogger vorrebbero.

  3. Pingback: 481. siamo tutti Sallusti? figurarsi: se devo scegliere, io sono Sallustio, piuttosto. « Cor-pus·

  4. Allora non sono l’unico che si ricorda le parole schifose di quel BASTARDO su una povera ragazzina che stava vivendo un dramma. Anche tu stai cercando di riportare sulla terra una discussione che stava vagando tra le nuvolette della fantasia di commentatori vari, uno più stupido dell’altro. Quella stessa casta di giornalisti che fanno la gara a chi la spara più grossa quando c’è da diffamare un gruppo di dissidenti vittime di qualche ridicola montatura giudiziaria, affermando CAZZATE tipo che in un certo centro sociale durante le assemblee la gente caricava le pistole. Ora ci vengono a dire che non c’è libertà di espressione perché Sallusti è stato condannato… ma per favore, i nemici della libertà di espressione sono proprio loro!
    Aggiungiamo una cosa. Se A scrive un articolo, B che è il direttore lo revisiona. Se viene aggiunto un commento anonimo, chi mai può averlo scritto…. lo spirito santo??? Certo, se B dice “non mi ricordo chi l’ha scritto ma non sono stato io” non è possibile dimostrare in tribunale che mente, però non raccontiamoci favole!
    Un’ultima riflessione: pare che la pena sia sospesa visto che Sallusti ricorre alla cassazione – questo risulta dal Giornale e in effetti è prassi, ma è difficile esserne sicuri visto che in Italia i giornalisti (pur scrivendo solo di processi) non capiscono NIENTE di procedure giudiziarie. Ad ogni modo, Sallusti fa presto a fare il duro e puro che preferisce il carcere alla richiesta di pene alternative: come me pensa che la cassazione non lo condannerà, o quanto meno gli concederà la condizionale, oppure riuscirà ad andare in prescrizione; ma anche se così non fosse, la sentenza arriverà fra un paio d’anni e nessuno si ricorderà più delle “coraggiose” dichiarazioni di coerenza del prode Sally.
    Grazie ancora dell’articolo che non sembra scritto da un alieno.

    • di solito non accetto insulti a qualcun altro nel blog.

      precisiamo solo che le parole bastarde non pronunciate direttamente da Sallusti sono diventate anche sue nel momento in cui consapevolmente le ha fatte pubblicare.

      per il resto condivido del tutto il commento.

      • Francamente nella storia del giornalismo non credo si sia mai visto un articolo commentato da qualcuno che non sia il direttore. Non si potrebbe dire che quelle parole sono sue perché non è provato (mi assumo ovviamente ogni responsabilità di scriverlo ripeterlo e pensarlo, e anche se non volessi assumermele la legge non è interpretabile), ma certo non si può dire che non sono sue solo perché lo dice lui, o per la confessione di una persona che gode dell’immunità.
        Per il resto mi sembra appunto che siamo d’accordo…

        • a partire dal fatto tutt’altro che secondario per me che siamo d’accordo nella valutazione sostanziale, dubito che quell’articolo grottesco sia di Sallusti per motivi prima di tutto stilistici.

          Sallusti, arrogante e protervo, ha invece, secondo me, voluto fare del suo caso un simbolo, non rendendosi conto della rottura irreversibile di alcuni equilibri politici.

          però io credo che davvero l’abbia scritto Farina l’articolo.

          e del resto non credo possa godere dell’immunità parlamentare per un reato commesso prima di entrare in Parlamento; e questo credo che sia il motivo per cui si è assunto la responsabilità dopo la condanna di Sallusti, con calcolo studiato per trarre il migliore vantaggio politico e mediatico dalla vicenda.

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