la cultura e l’effetto serra. borforismi [130]

30 settembre 2012 domenica  07:32

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la cultura non si diffonde mai universalmente, può fare solo come i ghiacciai dell’Artide, allargarsi e restringersi, o anche sparire del tutto per una stagione come pare faranno loro nell’estate del 2016, ma non coprirà mai la terra intera.

la cultura sarà sempre di nicchia per il motivo banale che gli esseri umani sono prevalentemente stupidi e anche molto stupidi: questo non smette di renderli adorabili o almeno degni di compassione, in quanto esseri sensibili, naturalmente a seconda dei casi.

però cancella ogni possibilità che sia mai la cultura dirigere la vita degli uomini.

* * *

e anche quando la cultura rinasce oppure soltanto sopravvive, è a proprio uso e consumo soltanto.

la cultura stessa è un danno quando è il frutto non soltanto della naturale variabilità e varietà genetica, culturale e ambientale della vita degli esseri umani, ma delle differenze molto concrete della loro vita sociale.

* * *

perché una vera e propria cultura si formi, con la sua tradizione, non basta che esista qua e là qualche mente acuta, curiosa ed aperta, ma occorre anche che almeno una parte di queste menti un poco speciali vivano in una condizione di privilegio sociale rispetto agli esseri umani comuni.

e questo non impedisce, anzi facilita, che della élite culturale, sulla base di questo processo, entrino a far parte anche menti banali e non particolarmente dotate, per semplice trasmissione di privilegio familiare e nepotismo.

* * *

in altre parole la cultura è molto di più l’espressione della disuguaglianza sociale che un rimedio ad essa, e nel momento critico in cui i privilegi di alcuni vengono messi in discussione socialmente l’uomo colto è umanamente portato a difendere i propri privilegi, anche quando potrebbe comprendere che sono ingiusti.

3 risposte a “la cultura e l’effetto serra. borforismi [130]

  1. Molto interessante questo post, che stimola profonde riflessioni sulla natura del genere umano, unico nell’universo che possa vantare il privilegio di parlare di se anche in termini di “cultura” e non (o non solo) di “razza”.
    La parola “cultura” si presta a diversi significati, con possibili fraintendimenti o divergenze d’uso.
    Una cosa è il “sapere scientifico” (favorito da intelligenza e istruzione, e quindi anche dalla opportunità di poter studiare), altra cosa è il “colore delle proprie abitudini di vita” (usi e costumi, compresa l’abitudine alla circoncisione o alla infibulazione o al burka o al crocifisso o altro).
    Ed inoltre: una cosa è il valore totale e assoluto della quantità di cultura presente nel pianeta, altra cosa è il differenziale (si potrebbe chiamarlo “spread”) fra diverse culture messe a contatto ravvicinato fra loro.
    Si potrebbe dire che il valore totale assoluto di conoscenza può aiutare il mondo a favorire un progresso sociale, invece gli “spread” di cultura sono dannosissimi e generano guerre e furbizie.
    Tuttavia è pur vero che i grandi geni nascono spontaneamente in luoghi imprevedibili e sono isolati dal contesto che li circonda (penso a Leopardi nella burina Recanati, o agli scienziati dell’Antica Grecia che già avevano misurato la circonferenza della terra mentre i loro contemporanei credevano nel mondo piatto, oppure allo “spread” che divideva negli anni Venti le menti che scoprivano la Relatività Generale e l’Espansione dell’Universo dalle menti che preparavano e accoglievano il nazifascismo).
    Noi viviamo nel Ventunesimo Secolo, un secolo in cui esistono i computer, i Media, internet, e tante altre cose molto tecnologiche che potrebbero divulgare massivamente la cultura, eppure siamo degli stupidissimi M.I.N.I.M.O., purtroppo vulnerabili e completamente nelle mani di pochissimi furbi.
    E’ verosimile prevedere una “regressione dei ghiacciai” della cultura. Lo si può sospettare da come molte persone credono di manipolare cultura: con il “copia-incolla” ad libitum, con i “mi piace”, i “vaffan” e con l’imitazione/assimilazione di cose già dette, già fatte, già pensate.
    Può una cultura “alla facebook” governare saggiamente gli Stati o inventare seri rimedi contro le ingiustizie del mondo? Nutro forti dubbi…

    • grazie dell’apprezzamento: molto isolato come avrai visto…

      hai posto diversi problemi.

      rispondo solo ad una questione: le conoscenza umane sono progredite negli ultimi decenni in maniera quasi esponenziale: quindi come possiamo parlare di crisi della cultura, se cultura vuol dire conoscenza?

      nello stesso tempo la mente dell’uomo è sostanzialmente la stessa, e proprio l’aumento delle conoscenze sta rendendo sempre più difficile una sintesi unitaria.

      si potrebbe dire, per paradosso, che quanto più crescono le conoscenza, tanto più difficile diventa avere UNA visione del mondo, e ci sentiamo condannati all’ignoranza.

      in fondo lo sapeva anche Socrate: l’aumento della conoscenza è solo aumento del sapere di non sapere.

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