i fratelli Grimm dell’eguaglianza. – borforismi [132]

1 ottobre 2012 lunedì  20:57

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l’eguaglianza dei diritti è la narrazione mitografica per introdurre la disparità delle condizioni.

secondo certi fratelli Grimm della filosofia politica l’eguaglianza dei diritti formali introdurrebbe però all’eguaglianza della dignità sociale.

non conta che essa si traduca, attraverso la mediazione del denaro e del potere, in diseguaglianza di diritti reali nell’ambito stesso del diritto,

ma se non ci fosse la finzione che gli uomini hanno tutti le stesse possibilità chi potrebbe accettare che alcuni muoiano di fame e altri guadagnino centinaia di milioni di euro l’anno?

è questa favola che ci fa accettare l’inaccettabile.

31 risposte a “i fratelli Grimm dell’eguaglianza. – borforismi [132]

      • sì, conosco Gaber :-), se ti piace ti segnalo : “Il Corrotto” (ti farà ridere), “destra_sinistra”, “La libertà” e “Io non mi sento italiano” ( 🙂 )

          • chissà quanto questa canzone mi ha influenzato…

            certamente il filone della critica alla nostra cultura nazionale parte da Longanesi (se non da Gobetti e da Spinelli) e passa per Gaber.

            però la differenza è che a fine mese io piglierò la cittadinanza tedesca: non mi accontento da italiano a lamentarmi degli italiani, il fatto di essere vissuto da bambino in Sued Tirol un po’ di aria germanica me l’ha fatta respirare, e mi ha collocato quasi sul confine, basta poco per me a saltare di là. 😉

  1. Amartya Sen dedica la sua opera “L’Idea di Giustizia” a John Rawls, l’amico che tentò una sintesi tra libertà e uguaglianza. Per Rawls la democrazia liberale può essere giusta e può raggiungere la giustizia sociale.
    Amartya Sen apprezza Rawls, ma gli contesta quanto espresso nel libro “Teoria della Giustizia” del 1971, che ha condizionato la filosofia politica e l’etica, il diritto e le scienze sociali. Oggi, il pensiero dominante , come influenzato da Rawls, indica dei dispositivi istituzionali ritenuti giusti per tutte le società. Sen lo contraddice e ritiene sbagliato indicare quel che è giusto di per sé. E si mette alla ricerca di idonei criteri per valutare se un’opzione è meno ingiusta di un’altra, mettendo a confronto le diverse società. Dopo, cerca di capire se quel tipo di riforma sociale crea giustizia o ingiustizia, non perdendo di vista l’ambito d’intervento.
    In sintesi, Sen invece di analizzare la natura delle istituzioni, ai fini di giustizia, guarda alle condizioni di vita delle persone, come possibilità di realizzare quello cui loro attribuiscono valore.

  2. A tutti coloro che non capiscono o non vogliono capire la differenza esistente fra “uguaglianza formale dei diritti” e “parità di opportunità”, suggerirei di giocare una partita a MONOPOLI, il classico gioco da tavolo.

    All’inizio del gioco tutti hanno le stesse opportunità. Ma poi, più passa il tempo (complici alcuni tiri sfortunati dei dadi o scelte poco prudenti) i giocatori si dividono in “straccioni” e “miliardari”, e più passa ulteriore tempo più i miliardari hanno gioco facile a spennare i miserabili che transitano sulle caselle dove loro hanno edificato Case e Alberghi.

    Si arriva ad uno stadio del gioco in cui i “poveri” NON hanno assolutamente più alcuna possibilità di raddrizzare la situazione e riscattarsi, perché ormai l’ambiente (il percorso del gioco MONOPOLI) è saturato dalla insuperabile ricchezza degli avversari e la distribuzione di denaro liquido disponibile è irrimediabilmente squilibrata.

    Ecco, il pianeta Terra oggi appare come una grande partita di MONOPOLI già avviata da un po’, con gli squilibri di cui sopra.

    Se ne esce solo interrompendo la partita e ribaltando il tavolo, cioè con una Rivoluzione, o “guerra verticale” (ricordi cosa sono le “guerre verticali” e quelle “orizzontali”, vero?)… ed anche in tale evenienza c’è sempre un Napoleone di turno pronto a cavalcare con furbizia la situazione.

    Credo sia l’infelice destino del genere umano, il quale vorrebbe opporsi con la sua CIVILTA’ SOCIALE alle naturali leggi della selezione naturale… le leggi secondo le quali il grosso mangia il piccolo, il furbo sopravvive e il debole muore.

    Probabilmente la biologia prevale comunque sulle invenzioni umane, vanificando lo sforzo della Politica, del Welfare e delle scienze sociali.

  3. @ michele lecchi
    Caro Michele, complimenti per l’esempio che fa rifettere. Non sono d’accordo sulle “leggi naturali della selezione naturale”: Forse hai voluto usare l’ironia, ma le leggi di cui parli tu dovrebbero portare a risultati diversi 🙂

    • non usavo l’ironia ma la tristezza, …cioè, nel senso che… purtroppo le Leggi della Natura (dette anche in acuni contesti “le Leggi della Giungla”, oppure la “Legge del Menga, chi ce l’ha in quel posto se lo tenga”) sono quelle dure spietate e ingiuste secondo le quali “chi è forte è forte” e vince, chi è debole perde e muore, punto e basta, senza alcuna perequazione. Lo sapevano i latini: “homo homini lupus”, irrimediabilmente….
      L’umanità da alcuni millenni sta tentando di opporsi alla spietata Legge della natura inventando lo Stato, il Diritto, le protezioni sociali, le culture, il rispetto, la solidarietà, l’educazione, la previdenza, la sanità pubblica, la scuola, ecc. ecc. ecc. … una lotta dura contro la Natura. Beh, io spero che l’Uomo riesca a vincere questa sfida, una sfida che dura da qualche migliaio di anni, cioè da quando i bipedi quasi-scimmie che vagavano sul pianeta hanno cominciato a vivere come animali sociali tentando di distinguersi dagli altri generi animali (in cui non mancano alcune solidarietà di branco precostituite dai naturali istinti), quando cioè i primi “homo sapiens” hanno intuito che potevano “organizzarsi” per difendersi meglio dai pericoli e dalle paure.
      Ora… il liberismo, o la “legge del libero mercato” tanto amata da molti uomini moderni e illustri economisti, ha sicuramente dei risvolti positivi e utili, tuttavia non ha completato il percorso verso la civiltà perfetta che da alcuni millenni stiamo cercando. Vorrei conoscere il futuro dei prossimi tre secoli e vedere se l’Umanità sarà capace di inventare una civiltà migliore di quella attuale, ancora molto fragile e migliorabile.

      • e però e però, possiamo avere della selezione naturale una visione un pochino più complessa e post-darwiniana, caro miki – e intanto grazie per il bel commento (che, come sempre ti dico, vedrei bene trasformato in un post qui da noi…)

        in una specie come quella umana l’individuo appare particolarmente debole e inadeguato, perfino se armato, ad affrontare la competizione primigenia con altre specie, meglio fornite fisicamente di strumenti immediati, e per giunta già organizzate per gruppi o per branchi.

        l’istinto sociale (che nasce nei mammiferi da una speciale struttura cerebrale che è quella dei neuroni a specchio) non è un sovrappiù della cultura sulla natura, della civiltà sullo stato ferino, ma una componente forte della vota di gruppo di quasi tutti i mammiferi, dove le specie individualiste sono piuttosto rare.

        senza questo istinto e questo bisogno la specie umana non sarebbe sopravvissuta: la caccia ma anche la raccolta dei frutti, per non dire poi l’agricoltura, è sempre il frutto di una vita sociale e di una trasmissione culturale: senza imparare l’uomo neppure diventa tale.

        questo istinto non può essere sradicato, a meno che la specie non si autodistrugga: uomini incapaci di vita sociale sono come balene smarrite che vanno ad arenarsi sulle spiagge.

        qualcuna lo fa, ma se tutte facessero così, sparirebbero le balene.

        ecco gli egoisti, gli autistici, gli uomini che hanno perso la capacità di identificarsi nell’altro, di sorridere del suo sorriso, di commuoversi alle sue lacrime.

        dobbiamo difenderci dal loro egoismo, dal loro esempio contagioso che vorrebbe portarci a spiaggiare con loro.

        ma non dobbiamo difenderci da loro: sono solo individui malati, riusciti male, meritano, per tutto il resto, le nostre cure e la nostra assistenza.

        per il resto, vorrei essere sicuro o come te dei buoni effetti della politica; in questo momento e qui da noi permettimi di dubitarne.

        ciao.

  4. Problema di linguaggio differente. Per me le leggi di natura o dell’umanità sono quelle che possono salvare il mondo perché mettono al primo posto l’uomo e i suoi desideri 🙂 Ma ho capito la tua tristezza che somiglia alla mia. 🙂

non accontentarti di leggere e scuotere la testa, lascia un commento, se ti va :-)

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