Octopus, il voto ai miliardari. – 492

4 ottobre 2012 giovedì  06:46

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mettiamola così: in Georgia un altro miliardario buttatosi in politica ha vinto le elezioni.

si chiama Bidzina Ivanishvili e adesso formerà il governo, dopo avere sconfitto alle legislative il partito del presidente  Mikhail Saakašvil: una titanica lotta fra scioglilingua, dal nostro punto di vista.

del resto il nome ufficiale del paese è საქართველოს რესპუბლიკა, Sakartvelos Respublika, in  lingua Kartuli, che è quella che parlano i georgiani: Georgia solo per gli amici, insomma.

Ivanishvili (se potessi, lo chiamerei Ivan e basta) è filorusso, un altro miliardario amico di Putin, dopo Berlusconi; Saakašvil (Saaka?) nazionalista filoccidentale e dovrebbe restare al potere ancora un anno come presidente della repubblica, in un sistema politico semipresidenziale.

per chi se lo fosse dimenticato nel 2008 Saaka, l’attuale presidente, cercò di occupare l’Ossezia del Sud, una piccola regione del piccolo stato che, in barba al nome, si trova al Nord del paese, al confine con la Russia, ed è di fatto indipendente dal 1991, anche se non riconosciuta come tale alla comunità internazionale che a mantenere la pace vi ha messo i russi (parte in causa del conflitto); i russi reagirono duramente, bombardando il porto petrolifero di Poti sul Mar Nero ed occupando per breve tempo parte del paese.

e misero in forte imbarazzo Berlusconi, amico di Putin, come poi di Gheddafi: sempre dalla parte sbagliata rispetto agli alleati occidentali.

con questo recente passato in Georgia il presidente nazionalista che tentò di fare guerra alla Russia e il miliardario filorusso dovranno governare assieme, dato che in Georgia il presidente della repubblica è anche il capo del potere esecutivo.

se ne potrebbero vedere delle belle, e in ogni caso la sconfitta dell’attuale presidente attaccabrighe potrebbe essere una buona notizia per la pace della regione, anche se segna un consolidamento, sia pure marginale (cioè ai propri confini marginali) della potenza russa, che non è proprio uno degli auspici migliori dell’Occidente, che è anti-Putin (con la vistosa eccezione berlusconiana in passato), ma poi ci deve fare affari, perché l’Europa dipende dal gas russo.

* * *

ma il vero tema di questo post non è questo; questa era solo l’introduzione; ora che ho esaurito il mio compito di dire l’essenziale sul piano divulgativo sulla Georgia (più che altro per ripassarlo per me stesso), cambio argomento.

1994: Berlusconi, miliardario dalla ricchezza dalle dubbie origini, diventa capo del governo italiano.

non è rimasto a lungo solo nel mondo-

2001: Shinawatra, una copia thailandese perfetta di Silvio, in quanto proprietario dei maggiori media del paese, vinse le elezioni e divenne capo del governo a Bangkok, dando il via ad una storia politica paranapoleonica di cacciate e ritorni al potere che forse non è ancora finita: nel 2006 lo cacciarono dal potere i militari con un colpo di stato, ma nel 2007, pur se interdetto dalla politica, vinse le elezioni attraverso un fratello; ma nel 2008 la Corte Costituzionale sciolse il suo partito e annullò le elezioni per brogli elettorali, ridando il potere ai militari; dopo le violente manifestazioni del 2010, un vero e proprio tentativo di colpo di stato di Shinawatra, fallito nel sangue, le elezioni del 2011 hanno visto una larga vittoria di sua sorella, che ora è il capo del governo.

2012: ora Ivan…, un miliardario filo-Putin, più che filorusso, vince le elezioni in Georgia

2012: il miliardario Romney vince le primarie repubblicane e diventa candidato presidente

2012: un altro miliardario, Frank Stronach, fonda a 80 anni un proprio partito in Austria.

potrebbero sembrare in prevalenza stranezze di paesi tutto sommato marginali (per quanto la Thailandia sia uno dei giganti economici dell’Asia), ma che dire del miliardario Romney che sta contendendo la presidenza degli Stati Uniti ad Obama?

* * *

e che dire dell’Italia, il paese che ha lanciato nel mondo la tendenza, come ottant’anni fa aveva lanciato il fascismo?

basterà notare che il principale oppositore di Berlusconi è un altro miliardario, Beppe Grillo, che usa metodi politici di tipo prettamente berlusconiano e una potenza mediatica digitale parallela a quella televisivo-analogica dell’altro, anche se al servizio di una politica essenzialmente diversa su alcuni temi, ma prettamente berlusconiana nella protesta contro le tasse, e cioè nella difesa del potere dei miliardari dallo stato.

* * *

del resto il primo miliardario in politica fu Ross Perot, che si candidò nel 1992, fuori dai due partiti storici americani ed ottenne il 20% dei voti, risultando determinante per la vittoria di Clinton, e quindi realizzando un clamoroso autogoal, dal suo punto di vista.

ma vent’anni dopo Romney rappresenta la rivincita dei miliardari in politica e sopratutto il segno di un cambiamento profondo: vent’anni fa Perot non lo volle candidare nessuno dei due partiti americani storici; oggi la candidatura di un miliardario non è più per definizione destinata alla sconfitta: se Romney non fosse mormone e penosamente inadeguato (e non so se vi sia un nesso fra le due cose… ;)) potrebbe anche vincerle, le elezioni, c’è stato un momento nei sondaggi in cui ha superato Obama, e la lotta non è ancora finita, potrebbe riservare sorprese.

il fatto è che oggi la candidatura politica di un miliardario è diventata psicologicamente accettabile, mentre vent’anni fa era da sola motivo di scandalo, come lo fu proprio per questo la “discesa in campo” dell’outsider Berlusconi.

e questa assuefazione non è soltanto un fenomeno dell’Italia, che pure resta il paese leader mondiale di questo trend.

* * *

con la storica eccezione del precursore Perot e probabilmente e auspicabilmente del gaffeur Romney, possiamo affermare che normalmente, quando un miliardario vero decide di entrare in politica normalmente vince anche le elezioni.

infatti nella democrazia parlamentare la scelta dei candidati è il risultato di un processo economico come tutti gli altri (ho avuto bisogno di tempo, ma ora entriamo nel vivo di questo post): i candidati infatti non sono scelti davvero dagli elettori, ma dalle lobbies, e il rito delle primarie dove c’è serve solo a dare visibilità e a sancire i rapporti di forza delle lobbies fra di loro.

* * *

basta guardare in queste settimane in Italia come procede la resistibile ascesa elettorale di Renzi, l’inconsistente vincitore della Ruota della Fortuna della politica italiana.

sindaco impopolare nella sua città, raccontatore di balle amministrative varie e protagonista di iniziative sconclusionate come il flop della scoperta della Battaglia di Anghiari leonardesca a Palazzo Vecchio, condannato dalla Corte dei Conti per spese amministrative improprie, gira l’Italia con un mare di soldi, propalando qualche battuta qualunquista contro i costi della politica dei quali è uno dei migliori rappresentanti già condannato, ed è appoggiato da una discreta quota dei media come il possibile bis berlusconiano, nato come una mostruosità a sinistra.

nuovo Blair, almeno nei denti.

difficile non capire il livello della borghesia italiana e l’approssimazione caciarona con la quale si intende continuare a gestire il paese se si guarda al suo nuovo pupillo: coloro che hanno investito su vent’anni di Craxi, prima, e poi su vent’anni di Berlusconi, ora scommettono sui vent’anni futuri di Renzi, abbastanza approssimativo ed inconsistente da essere una garanzia per chi vuole continuare a gestire i propri affari sotto prestanome.

ma Renzi chi lo ha scelto, secondo voi? la fetta del popolo democratico delle primarie che lo voterà, mentre lui fa il solito vittimismo che in Italia ripaga sempre, accusando il vertice del partito Democratico di sabotarlo, mentre il vertice è in realtà costretto a lasciargli spazio e deve modifciare lo statuto votato da un congresso per consentirgli di candidarsi?

ed è così la campagna elettorale italiana 2013 si avvia ad essere uno scontro titanico a suon di renzate contro beppate.

* * *

come col vacuo Renzi sono i poteri reali a scegliersi i candidati sui quali il popolo bue viene chiamato a “scegliere”.

peccato che la “scelta” sia direttanente collegata alla potenza di fuoco propagandistica e mediatica che quegli stessi poteri sono in  grado di mettere in campo (a meno che il candidato scelto non sia proprio un mezzo cretino, ma non voglio tornare a parlare di Romney).

insomma non possiamo chiudere gli occhi sul fatto che la democrazia parlamentare è la perfetta commercializzazione della politica.

e le elezioni sono una farsa nella quale veniamo chiamati ad un grosso sondaggio commerciale a spese pubbliche sul prodotto preferito.

e le caratteristiche commerciali del prodotto sono: sorriso da pescecani stupido, viso sufficientemente anonimo da ricordare un reality, parole sufficientemente banali da contentare tutti, e infine un tocco in più di personificazione dei vizi nazionali, per cui un candidato francese deve essere arrogante e nazionalista, un italiano semimafioso e puttaniere, un russo brutale e una tedesca tecnocratica.

ed, oplà, il candidato è fatto: pronto ad essere veduto, con garanzia dai 4 ai 5 anni , a seconda degli usi locali; e il popolo è scoperto illusoriamente come tale solo al momento del voto, per poi ridiventare massa amorfa di consumatori eterodiretti, allora e sempre.

* * *

a questo punto, se il candidato è personalmente un miliardario o un uomo molto ricco che mette personalmente del suo nella campagna, un investimento che gli ritornerà moltiplicato, è utile, ma alla fine non fa la differenza.

i questi ultimi vent’anni è semplicemente venuto meno il pudore di nascondere dove sta veramente il potere: l’arroganza della élite dei super-ricchi che si è progressivamente impadronita, attraverso la finanza, del potere del mondo è diventata tale che essa non si fa più alcuno scrupolo di proporre in alcuni casi anche direttamente se stessa per la gestione pubblica dei propri affari privati.

con Berlusconi fu fatto timidamente una prova: può un pescecane miliardario essere simpatico ed elettoralmente presentabile?

la prova riuscì: basta che sappia raccontare delle barzellette, parte come tali, e parte da prendere sul serio.

tanto il controllo delle menti popolari attraverso i media di ogni tipo, non solo televisione, ma internet alla stessa maniera, che è un simile nido di superstizione e bufale, garantisce la riuscita di quel gioco al raggiro che chiamiamo democrazia, identificando il concetto con i parlamenti delle lobbies.

i miliardari non credono ai loro occhi: sono diventati popolari!

sono un modello da amare e invidiare, come i calciatori, come i divi dei media: basta diventare simili a loro…

* * *

a questo proposito, concludo la mia stanca filippica con una immagine che rallegrerà anche i miei più ostinati lettori amici del mio pessimismo amaro, animato da un grande amore per la vita vera e non fatta di plastica.

non è una nave di alcuna marina militare, non è una immagine di guerra, ma di pace.

che cosa c’è di più bello e più pacifico di un superyacht?

questo non è neppure un panfilo, è una campagna elettorale vivente: chi non voterebbe per il proprietario di un gioiello simile, se volesse farsi votare da tutti noi?

il panfilo, da Sarkozy a Berlusconi e a Formigoni, non è diventato il simbolo stesso del potere miliardario che ci governa, e che non suscita opposizione, ma simpatia?

questo si chiama Tatoosh, è “un panfilo di 92 metri, con due piste di atterraggio per elicotteri, un cinema, una piscina e una lista infinità di amenità”; può accogliere 24 ospiti e 35 uomini di equipaggio.

se qualcuno dei miei lettori fosse interessato, è stato messo in vendita presso la Fraser Yachts per 162 milioni di dollari, da parte di un miliardario americano, Allen, cofondatore di Microsoft, che lo comperò nel 2001, per 100 milioni di dollari: quindi è stato un buon investimento, direi, visto che gli renderà, oltre al divertimento, il 62% in 11 anni.

se l’affare ad Allen riesce, gli resterà solo un altro  panfilo, Octopus, ancora più bello, naturalmente: Octopus, il polipo, la PIOVRA.

e naturalmente il sito da cui traggoo queste informazioni, definisce sia l’uno sia l’altro, “da sogno”.

proprio così: sono i miliardari l’oggetto del desiderio televisivo, anche quando desiderano governarci personalmente, per togliersi l’ultimo capriccio; è giusto che si propongano personalmente ai referendum di gradimento dei serial di cui sono già i protagonisti.

* * *

questo gioco si chiama democrazia e forse anche divisione dei poteri.

a loro il potere di navigare, a noi quello di sognare.

suvvia lettori, questo blog ha come motto “perché vivere la vita se basta sognarla?”.

è il motto di tutti gli elettori nella democrazia parlamentare: che non sono chiamati a scegliere, ma a sognare.

perfino dei sogni così mediocri e per casalinghe inquiete, da chiamarsi Romney oppure Renzi.

* * *

qui mi fermo, ma ci sono modi ben diversi di intendere la politica: vorrei pensare, per non dovermi considerare un uomo che rimpiange il passato per ragioni anagrafiche, che il mio lamento sia passatista, e che questo sia il luminoso futuro che ci attende, anche se un ultrasessantenne non ci si ritrova.

poi però, non saprei dirvi esattamente perché, tutto questo mi ricorda l’irresistibile decadenza dell’impero romano, e preferirei sentirmi uno di dei barbari del futuro che preme alle porte.

ma nei modelli che chiamiamo dittatoriali, come quello cinese, ci sta la prova di modi possibili diversi di selezionar le candidature e di impostare la vita politica, che no sono certo esenti da limiti pesanti e quindi da critiche, ma rappresentano concrete alternative che dovemmo analizzare a fondo anziché liquidare a priori sulla base di pregiudizi..

* * *

astensionismo attivo, grazie: per ora l’alternativa vera è questa: non partecipare alla farsa, almeno, e salvare la dignità personale.

non è un granché, ma qualcuno ha di meglio?

10 risposte a “Octopus, il voto ai miliardari. – 492

  1. purtroppo su larga parte del post devo darti ragione…

    solo una domanda: ma che fosse diverso coi partiti di massa? a parte la selezione del candidato singolo, anche lì la vittoria del partito dipendeva in larga parte dalla disponibiltà economica…..

    • per quel che posso testimoniare io, sì era diverso, prima dell’avvento dei partiti personali.

      la scelta di un partito era un processo di identificazione lungo, che poteva valere per una vita intera, e siccome le alternative di civiltà erano molto nette nel mondo spaccato in due dalla cortina di ferro, esse erano già note senza bisogno dei media (si trattava semmai di sceglierne delle varianti marginali) e non c’era bisogno di una propagande commerciale per portarti nell’uno o nell’altro campo.

      semmai ci pensavano le istituzioni di massa come le chiese, gli oratori, le case del popolo, i sindacati, ad aiutarti a scegliere il tuo campo ideologico.

      non dico che fosse un mondo necessariamente migliore, ad esempio portava ad un sistema politico bloccato e ad elezioni dai risultati scontati, però era diverso, sì.

      (mi è piaciuto il “purtroppo”, ma lo apprezzo perché ha un valore speciale…)

      • evidentemente le nostre esperienze ci portano a pensare e a parlare di mondi diversi…

        su quanto dici, non posso darti torto. ma sui partiti “post-ideologici”, temo di avere ragione

        • rendo esplicito quel che era solo implicito nel mio commento precedente: nella guerra fredda il successo dei partiti, secondo me, non dipendeva affatto dalla potenza dei mezzi che potevano impegnare nella propaganda, ma dalla loro ideologia.

          era noto a tutti che il Partito Comunista Italiano del resto non poteva vincere le elezioni perché questo avrebbe provocato una guerra mondiale.

          e quando la sua forza diventò troppo consistente, cioè dalle elezioni del 1963 in poi, iniziò in Italia prima la trama dei colpi di stato, a partire da quello abbozzato dell’estate 1964 ai successivi, e la strategia insanguinata della tensione, che riuscì nello scopo, fino all’omicidio di Moro.

          sui partiti post-caduta-del-muro-di-Berlino, cioè post-ideologici, mica mi pare che stiamo dicendo cose diverse! per te e per me, ma direi semplicemente per ogni osservatore obiettivo dei fatti, sono solo la proiezione della forza economica delle lobby affaristiche che li appoggiano.

          (altrimenti io il post che cosa l’ho scritto a fare? ;)) o forse ho capito male quel che dici tu?

          • la spiegazione era chiara.
            ma risale ad un’epoca di cui non ho esperienza e rispetto alla quale posso confondermi.
            anche per questo scrivevo che per i partiti “post-idelogici” vale totalmente quanto scriviamo sulla potenza dei mezzi di comunicazione e delle risorse a disposizione

            • sì, ma la mia è solo una testimonianza.

              ti accenno solo alle lunghe discussioni in terza elementare col figlio di un falegname, compagno di classe, che era comunista, ovviamente perché lo era il padre.

              io avevo un padre fascista, ma non ero fascista; dovevo pur mediare con mia madre che aveva fatto la staffetta per i partigiani, e quindi mi accontentavo di essere cattolico ed anticomunista!!!

              dico a otto anni, naturalmente….

  2. Ciao,
    Io sono un astensionista convinto, e altrettanto convinto che siamo davvero alla caduta dell’impero, o meglio alla caduta dei sogni della maggior parte delle persone.
    Ma poi c’è l’istinto di sopravvivenza che non muore mai, che mantiene la sisal, con i suoi mille giochini, che spinge molti ad investire 5 eurini in un grattino. E in questo ci vedo una sorta di magia, la speranza diventa pane. Xchè di questo vive la gente, speranza più che sogni, che diventano nevrosi appena finito di grattare. X me pochi sognano, molti sperano e votano.
    Anche le cose più improbabili, dal mio punto di vista.
    Io credo che davvero tantissima gente abbia grattato Berlusconi con la speranza di trovare una risposta concreta, tangibile un miglioramento sostanziale della loro qualità di vita. Però continuo a dubitare sulla correttezza delle elezioni che lo hanno visto vincitore.
    Non posso credere che così tanta gente abbia riposto fiducia, in un personaggio simile, trovo più facile credere in babbo natale. E non credo neppure alla smisurata potenza dei media, li ho subiti anche io, eppure
    Non l’ho votato e siccome non ho magiche barriere al cervello, non sono più dotato di altri, credo che le elezioni in Italia siano falsate.
    Verissimo che negli ultimi anni, c’è una comunicazione selvaggia e una propaganda pro ricchi e pro lusso, mai vista prima, soprattutto su giornali come repubblica e corriere, che fanno letteralmente a gara per sdoganare e costruire l’immagine, di personaggi come minetti, briatore, mora ecc. Ecc.
    Xò credo che siano queste testate ad aver perso di prestigio e credibilità, non questi vippetti ad averne guadagnata. Spero e credo che, chi clicchi su un articolo della minetti sia per vedergli le tette, non per leggere l’ultima sua impresa o com’era vestita.
    Ora non ricordo ero piccolo, c’era una canzone o di vecchioni oppure ricky gianco, che recitava: un legno marcio non si può scolpire, un muro di merda non si può imbiancare.
    Per quanto si adoperino media, professionisti e quant’altro, la materia prima di cui dispongono è legno marcio.
    E credo la gente lo sappia, e a parte qualcuno che spera, ma che dubito sia la maggioranza come vogliono farci credere.
    Settimana scorsa Giannino ha presentato il suo movimento, dopo 5/6 gg sul corriere ho letto che vale circa 8%! In base a cosa? A quale sondaggio? Non ha fatto campagna non ha detto ancora nulla,come hanno stabilito l’8%, hanno contato quanti italiani hanno la passione x originali bastoni, e simpatiche acconciature di baffi e barba?
    Hanno tirato a caso, oppure mentito. E la gente lo sa.
    X me le elezioni non sono pulite, le taroccano e poi dicono che gli italiani sono un popolo ignorante di pecore, visto che il mondo è pieno di presuntuosi pronti ad avvallare questa teoria additando il vicino pecora, ignorante, populista.
    Una sorta di machismo intellettuale.
    Forse mi sono perso.
    Sunto: i ricchi possono affascinare, ma penso che la maggior parte delle persone di ceto medio, medio basso, basso continuino a guardarli con diffidenza.

    P.s. Ti ricordi le affissioni ” il presidente operaio” di Silvio col facciotto tutto abbronzato modello Dallas.
    Era davvero invotabile.

    Ciao
    Ivan

    • mi ha colpito del tuo commento la distinzione fra speranza e sogno: è forte!

      la speranza che è cieca perché istintiva, mentre il sogno è personale e strutturato.

      ho ripensato al sottotitolo del mio blog (perché vivere la vita se basta sognarla?) da un punto di vista un poco nuovo.

      grazie a te anche per il resto.

  3. ecco un altro commento spam, mirato ed appropriato, della nuoa serie dei commenti spam che, se non fosse per il mittente, potrebbero apparire più veri e pertinenti di quelli veri.

non accontentarti di leggere e scuotere la testa, lascia un commento, se ti va :-)

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