tre casi umani che chiariscono la crisi. – 568

22 novembre 2012 giovedì 06:27

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tre casi umani, variamente esemplari nella crisi economica di oggi: Mollath, Martoma e Krugman.

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Gustl Mollath, un tedesco tolto di mezzo e ridotto al silenzio.

sapeva molto sugli sporchi affari dei consiglieri d’investimento della HypoVereinsbank; la giustizia bavarese non ha preso sul serio le sue denunce e lo ha fatto rinchiudere in una clinica per malati di mente, dove vive tuttora.

certificato come violento: un pericolo per la collettività: soffre di rappresentazioni paranoidi, è psichicamente malato, sente le voci: diversi medici lo hanno certificato e ci sono le loro perizie ad attestarlo.

un conflitto coniugale degenerato in atti di violenza ed accuse reciproche; ma Mollath finisce definitivamente nei guai quando accusa la ex-moglie di avere portato in Svizzera illegalmente grosse quantità di denaro in nero, per conto della grossa banca tedesca per la quale lavorava, incassando cospicue provvigioni.

e dal 2006 è stato rinchiuso.

gustl-mollath-und-die-hypovereinsbank-weggeraeumt-und-stillgestellt-a-868445.html

forse un caso evidente di come il potere finanziario è in grado di far assomigliare anche un libero paese dell’Occidente ad una variante della Russia sovietica, con i dissidenti in manicomio.

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la storia parallela di Mathew Martoma, il secondo caso umano, inizia pure nel 2006: è un manager americano che lavora in una società di fondi di investimento; grazie ad un amico medico viene a sapere in anticipo che un famaco contro l’Alzheimer allo studio della Pharma-Riesen Elan und Wyeth nei test non ha dato i risultati attesi; riesce quindi a manovrare il mercato finanziario in previsione della caduta dei corsi azionari dell’azienda in modo da realizzare un guadagno di 276 milioni di dollari.

viene premiato dalla sua azienda quell’anno con un bonus di 9,4 milioni; ne usa 100.000 per compensare il medico.

è stato arrestato in questi giorni in Florida dopo qualche anno di dorata latitanza.

us-hedgefonds-manager-wegen-insiderhandels-festgenommen-a-868377.html

e forse la sua storia è solo una parabola troppo semplice e chiara sul carattere criminale del successo economico.

* * *

prima di passare al terzo caso umano, quello del celebre economista neokeynesiano Krugman, vi invito però a considerare come premessa questo grafico che ho ricavato dal blog di Giuseppe Ferrari e mostra l’andamento del reddito delle diverse fasce della popolazione negli ultimi trent’anni, credo negli Stati Uniti.

in azzurro scuro i redditi dell’1% più ricco della popolazione: + 241%

in azzurro chiaro i redditi del 20% più ricco della popolazione: + 89%

in giallo chiaro i redditi del 20% mediano per reddito: + 19%

in giallo scuro i redditi del 20% più povero: + 19%

il grafico spiega il segreto del successo del neoliberismo degli ultimi trent’anni: ha comunque assicurato un miglioramento complessivo anche agli strati più modesti.

ma il grafico si arresta al 2007: manca giusto la parte più interessante, cioè quel che sta succedendo adesso.

anche se non vi è alcun dubbio possibile su due fatti:

1) i redditi della maggior parte della popolazione a reddito pià basso, ma anche a reddito medio, stanno scendendo drammaticamente

2) i redditi della ristretta fascia più alta stanno continuando a crescere.

la crisi si sta quindi configurando come una specie di battaglia finale dei super-ricchi per assumere definitivamente il controllo della maggior parte del reddito mondiale contro il resto della popolazione.

questo spiega il tardivo soprassalto di coscienza popolare: era facile essere indulgenti con loro quando si arricchivano mostruosamente, ma lasciavano comunque cadere le briciole dalla loro lauta mensa per gli altri.

ma la loro popolarità è crollata ora che invece si va facendo chiaro che si stanno continuando ad arricchire affamando il resto della popolazione. 

* * *

Paul Krugman è premio Nobel all’economia 2008; è considerato un neokeynesiano, ma accusato di “convalidare una idea del pensiero economico come scienza esatta (trascurando la crisi novecentesca di questa stessa nozione)” e di mettere in ombra “il suo carattere necessariamente politico”.

è un autore di straordinario successo e popolarità, un guru del pensiero economico di massa negli USA, ma un guru americano, composto e per niente sguaiato, a differenza dei nostrani, con un’apparenza di autorevolezza, anche se non di completa imparzialità, dati i suoi riferimenti al mondo democratico americano.

ho fatto i conti in modo molto critico col suo neokeynesismo poco tempo fa in questo post: 259. il neokeynesismo, Krugman e l’insensato salvataggio delle banche

fino all’altroieri Krugman sosteneva che la via d’uscita dalla crisi economica era l’incremento della spesa statale: era quindi uno dei profeti dei nostri guru economici locali variamente neokeynesiani come Barnard o Bagnai.

ma, segno dei tempi, anche Krugman ha fatto una svolta clamorosa, proprio mentre il segretario del Tesoro di Obama, Geithner, ha dichiarato al Congresso americano:

“è necessario porre dei limiti legali sull’ammontare che il governo può prendere in prestito” e “limitare la crescita all’infinito del debito”.

* * *

per me non è una novità né un dramma: vorrei solo vedere come se la caveranno i blogger con i quali ho avuto costruttivi contrasti di opinione su questi temi in questi ultimi mesi su questa piattaforma e che mi davano addosso sostenendo che non capivo nulla di economia.

invano ho provato a sostenere che questo neokeynesismo apparente era solo l’ultima trincea per la difesa dei super-ricchi e che il vero problema stava nella redistribuzione del reddito: ero un attardato paleomarxista.

bene, ora riscuoto la mia modesta rivincita intellettuale: almeno nelle intenzioni la linea politica di Obama si sposta finalmente a sinistra in campo economico.

la musica cambia, ragazzi: ora il problema è come tassare i super-ricchi e ricondurre i loro redditi deliranti ad una dimensione umana.

era ora! e siccome non ho rancori mi sta bene chiunque ora si metterà a dire, come dicevo da qualche annetto anche io, che la questione sta nel rilancio dell’antica classica lotta di classe (nella sua nuova dimensione globale di oggi) e non della spesa.

* * *

comunque mi sta bene che cambi idea anche Krugman, pur se considero la sua svolta il terzo caso umano della questione, quello che dimostra la fragilità del pensiero economico accademico e della sua arroganza intellettuale al servizio del potere.

in un editoriale sul New York Times Krugman ha consigliato di riportare l’aliquota marginale sul reddito delle persone fisiche al 91%.

“Si avete letto bene, 91%. Non sono le tasse alte che schiacciano l’economia”.

ecco che Krugman si sposta finalmente sul terreno della redistribuzione del reddito, ricordando che nel 1950 le imposte sugli utili delle aziende erano due volte superiori ai livelli attuali.

“L’America nel 1950 aveva stabilito che le classi abbienti pagassero la loro parte, ma aveva anche dato ai lavoratori il potere di contrattare per salari dignitosi.

E adesso possiamo farlo di nuovo”.

naturalmente possiamo farlo anche in Italia.

ma aspettiamo che la sinistra italiana, ultimi casi umani da prendere in esame, ma sarà per un’altra volta, e i blogger di quest’area politica di riferimento, si diano un chiaro, consapevole ed esplicito programma a proposito.

47 risposte a “tre casi umani che chiariscono la crisi. – 568

    • secondo me non è alta, ma anzi ancora bassa: credo che occorre stabilire un range retributivo e reddituale, 1:10? 1:20?, tra gli esseri umani, e il fisco dovrebbe essere perequativo per raggiungere questo risultato.

      rispetto ai 50 milioni di euro di benefit che ha ricevuto l’anno scorso Marchionne, lasciargliele in tasca “solo” 12 milioni e mezzo è comunque un insulto alla comunità: non deve essere ammesso che nessuno possa guadagnare un milione di euro al mese, come dieci operai in quarant’anni.

        • se mi interessasse farla passare, ti risponderei: con qualche dose di robusta demagogia.

          ma preferirei pensare, con Epicuro, che il vero scopo di una visione filosofica della realtà sia il condividerla con qualche amico, vivendo per il resto oscuramente, non essendoci concesso niente di meglio.

          dal mio punto di vista l’obiettivo del sapere non è il potere, il cui bisogno è ancora manifestazione di un sapere incompleto, ma l’autoconsapevolezza, cioè l’autolimitazione del desiderio di potere.

          • non voglio certo dire che tu ed Epicuro sbagliate.
            ma non posso neppure sottrarmi dalla considerazione che una visione politica della vita deve anche sforzarsi di mettere in pratica ciò cui aspira e che considera migliore per la collettività…
            quindi, dovremmo batterci perchè la cosa diventi possibile.
            oppure, e torniamo al passo precedente, dovremmo accontentarci di almeno una tassazione al 75% anziché al 91%….

            probabilmente ti interesserà l’articolo apparso oggi su Repubblica, mi pare a firma di Buffett, intitolato “tassate pure i ricchi, i capitali non fuggiranno”. appena trovo il link te lo copio

            • hai certamente ragione tu sulle caratteristiche di una visione politica della vita, ma io parlo invece di quelle di una visione filosofica della vita: non mi pongo il problema di cambiarla, la vita, ma di viverla; il mio impegno politico fa parte dei comportamenti che mi vengono richiesti per conservare o dare qualità alla mia vita.

              se l’obiettivo politico che mi sono appena dato, però, appare irrealistico, è ragionevole tralasciare questo aspetto dell’esistenza, no?

                • ah ah, la storia di questo lapsus da dislessico è molto divertente.

                  dunque, ieri mi avete commentato qui sia tu, redpoz, sia Pablo, sotto.

                  irresistibile la tentazione di fare una sintesi, se si aggiunge che per anni sull’altra piattaforma ho avuto scambi molto intensi di commenti con un altro blogger, pabloz, appunto, con cui per un lungo periodo credevo di avere stabilito un rapporto anche di amicizia (ora ha anche lui un blog su wordpress, ed è recentemente ricomparso anche qui per un commento e un’altra volta ho ripubblicato sul mio blog un suo post molto interessante sul Dalai Lama).

                  aggiungi anche anche il vero pabloz era di Padova ed avrai una risposta abbastanza plausibile al fatto che redpoz + Pablo ha ricreato un pabloz che esisteva già, e che forse in qualche misura mi manca per la parte almeno in cui mi ero illuso che fossimo virtualmente amici. 😉

    • grazie della segnalazione di questo Latouche: su alcuni aspetti dissento, ma il senso profondo del discorso è comune.

      occorre passare all’economia della decrescita, ad una economia post-industriale: l’Europa potrebbe presto apparire come l’avanguardia del futuro se fosse in grado di impostare una simile nuova politica in modo giusto.

      cioè attraverso a quella che lui chiama la plutocrazia internazionale: operazione difficile considerando che questa è al governo in Inghilterra, in Russia, e credo anche in Cina.

      • siete in dissenso soprattutto sulla politica monetaria credo (lui propone la plurimoneta). Comunque come base però partite da concetti simili.

        Il problema è proprio trovare la politica giusta. Quindi anche essendo d’accordo con la “teoria della decrescita” al momento le idee su come metterla in pratica sono molto vaghe. Probabilmente dovrà essere una rivoluzione dal basso, dal popolo, però potrà avere successo senza un appoggio dall’alto (abbiamo le persone giuste?). Probabilmente presto saremo costretti a trovare un modo, però per rappresentare l’avanguardia del futuro dobbiamo bisogna trovare le “risposte giuste”.

        • sì, hai colto il punto centrale, anche se non è l’unico.

          però ammetto che potrebbe trattarsi di rigidità mentale mia, non riesco a farmi un quadro di come potrebbe funzionare bene un sistema del genere.

          tuttavia gli esempi non mancano: ad esempio la Svizzera, dove l’euro ha un corso parallelo ufficioso e può sempre essere usato in alternativa, oppure certi paesi del terzo mondo che accettano di essere pagati dal turista direttamente in dollari, e a volte anzi lo impongono.

          però in tutti questi modelli la seconda moneta è straniera e non ufficiale.

          non riesco a pensare come potrebbero funzionare in uno stesso paese due monete ufficiali diverse (ma può essere, ripeto, solo un limite mentale mio…).

          – la decrescita non è al centro di nessun programma di nessun partito politico, a parte qualche accenno qua e là in frange dei Versi, che per il resto si battono più per uno sviluppo pulito che per una decrescita.

          forse non potrà neppure mai esserlo.

          del resto la storia non la fanno mica i partiti politici, che si limitano al ruolo di mosche cocchiere.

          la decrescita verrà imposta dai fatti, non dalle volontà confuse degli uomini.

          • immagino che sarà un sistema tipo quello usato nel periodo di cambio tra lira e euro. Però in questo caso di plurimoneta il cambio tra le due sarà variabile a piacere (mica tanto) dagli stati. Potrebbe anche rappresentare un sistema temporaneo per i paesi che si trovano particolarmente in difficoltà finché non si riprendono. Allo stesso tempo potrei aver detto una marea di stupidaggini (il che è fortemente probabile 😀 )

            la teoria della decrescita è un po’ difficile da attuare. Prima perché prevede che un forte perfezionamento tecnologico in tutti i campi (che attualmente c’è ma non basta). Secondo perché c’è una via più semplice che è quella del fallimento e blocco a catena dell’economia (sono pochi quelli disposti a sacrificare parte del proprio benessere per gli altri).
            La “Decrescita” non verrà imposta dai fatti che tenderanno a portarci più che altro verso la catastrofe. In questo senso il sistema della decresita dipende fortemente dalla volontà comune di tutti di cambiare.

            • mi piace questo commento, chiaro, sintetico e concreto: mi piace in particolare la distinzione fra decrescita e catastrofe, anche se continuo a pensare che la catastrofe sia pur sempre un forma di decrescita, anche se certamente ben poco auspicabile: per questo dovremmo parlare non di una società che progetta la decrescita, ma di una società che progetta la decrescita ben temperata (come un clavicembalo di Bach….;))

              attorno al 2002, mi pare, abbiamo vissuto qualche mese con lira ed euro assieme, ma non si può propriamente dire che fossero due monete diverse, dato che l’euro era semplicemente ciò in cui la lira si sarebbe trasformata; quindi siamo vissuti in una fase di transizione in cui convivevano due forme diverse della stessa moneta: il cambio fisso sottolinea il concetto.

              non era molto diverso da quando con la riforma monetaria di De Gaulle la Francia adottò il franco forte: il nuovo franco ne valeva 100 dei vecchi e convivevano monete e biglietti del vecchio valore con quelle del nuovo.

              in questo caso invece le due monete sarebbero effettivamente diverse, tanto è vero che parli di tasso variabile fra loro, ma anche equivalenti, non una locale e una estera accettata comunque in valuta.

              ti ripeto che non so immaginare bene che cosa potrebbe succedere, anche perché sarebbero due autorità diverse a regolarne l’emissione, con tassi di inflazione differenti, e dunque tendenza di tutti a liberarsi della moneta più debole.

              il che, per paradosso, già illustrato altra volta, provocherebbe la scomparsa della moneta forte dal mercato, che verrebbe tesaurizzata, e l’uso dominante della moneta più debole, che resterebbe rapidamente l’unica in circolazione perché tutti tenderebbero a disfarsene il prima possibile, facendola appunto circolare.

              per ogni altra considerazione bisogna partire da questo punto.

              • il tema monetario non era in realtà centrale nell’analisi della teoria della decrescita. Credo che si potrebbe andare avanti anche trascurando questo elemento. Ad ogni modo si potrebbe benissimo “rafforzare” la moneta debole promettendo a chi la usa particolari privilegi fiscali. Appena una grossa fetta della popolazione ricca, desiderosa di arricchirsi ancora di più (punto certo), avrà convertito parte del patrimonio nella nuova moneta la si svaluta all’infinito facendone svanire nel nulla il valore 😈

                comunque tornando all’idea della decrescita… ovviamente stavamo immaginando lo scenario di una decrescita controllata. Sarebbe alquanto strano chiamare un collasso repentino e incontrollato una teoria ragionata. Quindi la Decresita dovrà essere una specie di demolizione controllata, in modo da poter far spazio a una nuova struttura più moderna e sostenibile.
                Però attualmente stiamo andando nella direzione opposta (verso il collasso incontrollato). E tra pochi anni saremo ancora di più e con consumi procapite mondiali in costante aumento. Quindi il problema è… la Decresita su quali fondamenti va attuata. Cioè in che modo è possibile inserirla in una società che tendenzialmente va nella direzione opposta?

                PS: a quanto pare non ho vinto il concorso per accompagnare i tre “presidi” . Pare che le disuguaglianze non interessino alle sfere alte 😀

                • se hai perso il concorso, è indubbiamente perché sei stato fuorviato da me… 😦

                  lascerei da parte le riflessioni monetarie e mi concentrerei sulla decrescita.

                  il primo passaggio di una teoria ragionata della decrescita è indubitabilmente il ridimensionamento radicale della ricchezza di ricchi e super-ricchi: non si vede infatti come potrebbero ridurre i loro consumi le fasce povere della popolazione alla quale si tratterebbe semmai di provare a migliorare le condizioni di vita (anche se non necessariamente i consumi, tranne che a livelli di indigenza estrema).

                  qui confluiscono quindi due necessità diverse: quella immediata di dare una risposta alla crisi fiscale degli stati con una imposizione fiscale contro i super-ricchi e non con lo smantellamento dello stato sociale, e quella di limitare i consumi degli iperconsumisti.

                  i quali si muovono come dando per scontato che una qualche epidemia o una guerra alla fine li libererà del peso inutile dell’umanità indigente e affamata.

                  • concordo ovviamente sulla necessità di una redistribuzione di benessere tra la popolazione mondiale. Ovviamente chi ha di più non mollerà di un centimetro e farà di tutto per impedire che ciò possa avvenire. (e questa è uno dei primi freni a cui devo aver accennato prima). La Decrescita controllata dovrebbe prevedere una certa disponibilità de ceti più abbienti alla condivisione del proprio benessere.

                    ora ammettiamo che la redistribuzione sia avvenuta. Di solito in natura le specie animali si espandono quel tanto che le risorse del proprio ambiente permette loro di farlo. Peggioramenti delle condizioni ambientali possono gradualmente ridurre la popolazione di una certa specie. Sorge il dubbio se anche per l’uomo succederà la stessa cosa. Nel senso che una volta redistribuito il benessere c’è il rischio di espandersi di nuovo quel tanto che basta a tornare disperati come prima.
                    Un altro punto necessario per la Decresita. Oltre alla redistribuzione del benessere bisogna lavorare sulle persone, cioè agire sull’educazione della popolazione mondiale (punto di blocco per la teoria… è impossibile non avere idioti). Insegnare alle persone di limitarsi e cercare la felicità in modi diversi (e non ascoltare più le divinità che consigliano di moltiplicarsi).
                    Soprattutto perché a differenza delle altre specie riusciamo a sfruttare una quantità di risorse estremamente maggiore. Però a differenza degli animali, in assenza di risorse, il nostro non sarà un ridimensionamento graduale, sarà invece molto repentino e traumatico.

  1. Ma lo sai che invece hai diverse cose in comune con Bagnai? La prima che mi viene in mente è l’arroganza, unita ad una notevole dose di cafonaggine. Un’altra, ben più nobile invece, è che entrambi avete il coraggio di parlare chiaramente di “lotta di classe” (cosa che oramai è diventata un autentico tabù) e questo vi fa davvero onore. Malgrado tutto cominciate a starmi simpatici tutti e due…

    • grazie per la simpatia (quando la si riceve, viene facile anche ricambiarla): un po’ meno che vada ai lati peggiori della mia personalità che cerco, con qualche difficoltà e con scarso successo, di tenere sotto controllo.

      poi dovresti dirmi che cosa trovi di cafone in questo post.

      sull’arroganza mia non mi esprimo, una volta si parlava di arroganza intellettuale, e il fatto stesso di tenere un blog per esprimere le proprie idee, invece che vegetare quieto e rassegnato, è certamente un atto arrogante.

      se mi illumini, infine, sulla presenza di qualche barlume soltanto di idea di lotta di classe in Bagnai, ti sarò grato.

  2. @ afo

    naturalmente solo una minoranza illuminata dei ceti più abbienti sarà disponibile alla condivisione del proprio benessere; il resto dovrà essere costretto, con un certo grado di violenza istituzionale, non molto diversa del resto da quella che esercitano loro oggi per difendere i loro privilegi.

    sul resto le tue osservazioni critiche sono azzeccatissime e taglienti, e non sono sicuro di avere delle risposte pronte.

    per cominciare con una semplice battuta, potrei provare a dire che una società della decrescita offre una vita molto meno noiosa di una società dei consumi; quindi potrebbe succedere che qualcuno sia un po’ meno motivato a moltiplicarsi…

    per il resto conterei molto sull’innata propensione umana al conformismo, che dovrebbe permettere di portare dalla propria parte, col tempo, anche “gli idioti”, o almeno un certo buon numero… 🙂

    • in realtà stavo cercando dei punti deboli di questa teoria della Decresita, ma semplicemente perché così la si potrà migliorare sotto tanti aspetti. Perché al livello attuale non è sicuramente attuabile.

      in realtà non si tratta nemmeno di “moltiplicazione”. Da un lato infatti si alzerà l’età media mentre contemporaneamente un miglior livello di benessere contribuirà a diminuire la mortalità soprattutto infantile. Ovviamente queste sono due cose positive non c’è dubbio, però resta il dubbio su quanto questi aspetti possano influire sulla nostra necessità di risorse. Bisognerà trovare un modo per conciliare le due cose (per esempio attraverso una maggiore efficienza tecnologica e un miglior coordinamento nelle relazioni internazionali).

      e comunque che ci faccio io qui a commentare se non per metterti i bastoni tra le ruote? 😀

      PS: non penso di aver perso per colpa tua. Semplicemente guardando le inserzioni dei 16 finalisti sembra che si aspettassero più frasi per dichiarare che in Europa va tutto bene e che c’è prosperità per tutti. Ecco l’inserzione di uno dei 16 finalisti che proviene dall’Italia:
      “La Pace in Europa è il goal più importante, segnato da una squadra di cittadini con la maglia blu dalle stelle dorate.”
      Ora io non sono un fanatico di calcio… però pensa che nella votazione attualmente risulta 2°. Inutile dire che non mi piace più di tanto 😀

      • caro afo, grazie dell’impegno, ma temo che la teoria della decrescita sia una specie di colabrodo dal punto di vista dei punti deboli 😦

        ossia, è valida in astratto, ma non funziona dal punto di vista pratico.

        e tu sai quanto mi costi dirlo, dato che questo è più o meno affermare che l’unico modo di arrivare alla decrescita è la catastrofe… 😦

        faccio un esempio soltanto di un possibile buco della teoria – ma in questo caso rimediabile, secondo me: se la produzione di beni materiali diminuisce, calano anche i lavoratori e i loro contributi? ma allora che fine fanne e pensioni?

        naturalmente occorrerebbe dire che la massa salariale globale non dovrebbe diminuire e che i lavoratori si sposterebbero dai settori dell’agricoltura e dell’industria a quello sei servizi, come in realtà già avviene.

        infatti, da un certo punto di vista l’unico settore veramente determinante per la sopravvivenza umana è quello agricolo, e si si producono molte meno automobili e il posto degli operai viene preso dagli animatori sociali, pagati come loro, dal punto di vista economico generale non succede proprio niente di grave.

        detta così, il problema sembrerebbe principalmente culturale: basterebbe che si comperassero meno macchine e più servizi sociali; tuttavia le scelte politiche ed economiche complessive dovrebbero accompagnare processi simili.

        da questo punto di vista una gestione intelligente della crisi attuale può essere una specie di introduzione soft alla decrescita? dipende.

        non commento le atrocità che mi racconti nel PS!!! i promotori di questi premi mi sembrano rincoglioniti parecchio!!!

        • Attualmente al primo posto c’è un ragazzo/a di Malta seguito a breve distanza dall’Italia mentre tutti gli altri sono lontanissimi. Mi chiedo perché visto che ci sono almeno 2 o 3 inserzioni che sembrano molto meglio. O ci sono tanti che amano il calcio (per l’italia) o cosa molto più probabile gli italiani votano la bandiera senza leggere (perché ovviamente le altre inserzioni sono in altre lingue con accanto la traduzione in inglese, che forse pochi conoscono).
          —-

          non credo esista una gestione intelligente delle crisi. Questo tira e molla che va avanti dal 2008 non fa altro che allontanare l’ipotesi di una Decresita portandoci sempre più vicini al Collasso. Il problema sono gli interessi dei vari paesi che purtroppo non vanno nella stessa direzione.

          comunque per quel che riguarda le pensioni c’è un altro problema. La massa salariale globale potrebbe anche rimanere costante però se il numero dei pensionati cresce le pensioni non potranno che diminuire. Certamente si potrebbe investire su servizi per anziani, però dipende da quanto i giovani aspirino a un futuro del genere.

          • bene, quel premio allora è poi seguito da una specie di giuria popolare e da voti online?

            più che gli interessi dei paesi che non vanno nella stessa direzione (come dicono i media) sono gli interessi delle classi sociali che non vanno nelle stesse direzioni (cosa che invece i media devono tenere accuratamente nascosta) che impediscono di gestire in qualche modo ragionevole la crisi.

            e in particolare la volontà dei super-ricchi di non farsi carico delle conseguenze della crisi che hanno creato.

            in questo modo stiamo andando verso il collasso?

            continuo a pensare di sì, anche se sulla breve distanza e almeno fino alle elezioni tedesche dell’anno prossimo a settembre, gli stati faranno tutto l’impossibile per evitare il collasso immediato; il problema sarà vedere che cosa succede dopo…

            per il futuro, o investiremo sull’assistenza agli anziani, affidando ai giovani qualche lavoro di questo tipo, oppure eliminiamo gli anziani. 🙂 😦

            • in pratica i partecipanti vengono divisi in 3 gruppi in base all’età. Una giuria sceglierà un vincitore per ogni gruppo e in seguito un quarto vincitore (dal gruppo dei più vecchi) sarà scelto attraverso votazione su facebook.

              ecco… dispiace molto che tutto giri solo intorno ai tedeschi. Mi chiedo cosa avrebbe detto Adolf ora che tutta l’Europa è appesa ad un filo che si regge sul parlamento tedesco 😀
              che sia una lotta di classe non saprei. Attualmente i poveri si sbranano tra loro per sopravvivere e i ricchi stanno solo cercando di nascondere meglio i propri beni prima che passi l’uragano. Più che una lotta di classi mi sembra tanto una guerra di tutti contro tutti (o quasi).

              Per quel che riguarda l’eliminazione degli anziani ci devo pensare. Quante volte mi è capitato di andare a spendere i miei ultimi 5 euro per una ricarica telefonica (al mese) e trovarmi davanti un vecchietto che spendeva 50 € in un colpo solo al Lotto, quante volte te li trovi davanti a comprare 3 o 4 gratta e vinci e tu sei lì a contare le monetine, quante volte me li trovo davanti, passando vicino al bar, a discutere di calcio e altre stronzate come se fosse questione di vita e di morte. Per non parlare che qua vicino si sono persino costruiti due casette (occupando parte del parco) per giocare a bocce. Ecco… qualcuno di questi lo prenderei volentieri a calci in culo. Non perché voglio che venga tolto a loro per dare a noi giovani… semplicemente che venga tolto a questi per aiutare gli altri pensionati che vivono in condizioni disperate.
              Chi sperpera non sarà mai giusto 😉

              • ah già, poteva mancare Facebook??

                certo che è una lotta di classe, ma asimmetrica: nel senso che i super-ricchi sanno benissimo che stanno facendo la guerra al resto del mondo.

                e invece il resto del mondo non lo sa.

                sui vecchietti ai quali credo che comincerò ad appartenere anche ufficialmente dall’anno prossimo, mi hai fatto sorridere, e non voglio dire di più scherzando perché finirei con l’essere preso sul serio, e magari anche con un briciolino di ragione.

                eppure qualche idea su come ridurre la spesa per le pensioni io ce l’avrei, ma vedi te che fine farà anche questa battuta… 😉

                • l’aumento della spesa per le pensioni non sarà l’unico problema.

                  Per sperare di avere un certo consenso da parte delle persone devi garantire loro un certo livello di benessere (attraverso una redistribuzione). L’idea della Decrescita è quella di ridurre i consumi, che però per garantire un livello di benessere normale a tutti (o quasi, visto il continuo aumento demografico) non potranno diminuire (al massimo potranno rimanere costanti). In caso contrario si rischia di perdere il consenso delle persone che tenderanno ad appoggiare sistemi diversi. A questo punto o si cerca un metodo che possa mettere d’accordo tutti o si crea un sistema totalitario che opprima chiunque cerchi di pensarla diversamente (io punto sulla prima).
                  La domanda è “come?” Puntando sui metodi di produzione (predisporre cioè già in fase di progettazione che un certo apparecchio possa in futuro essere riparato, perché è assurdo che la riparazione costi più del prodotto nuovo). In questo modo si riduce il consumo effettivo di risorse aumentando l’occupazione nel campo della manutenzione/riparazione.

                  • la decrescita non significa in assoluto diminuzione dei consumi, ma diminuzione del consumo di merci e incremento di altri tipi di consumo.

                    la decrescita potrebbe passare per internet ad esempio: se le persone si abituano a comunicare via rete in una parte significativa, riducendo il consumo di petrolio per spostarsi.

                    questo è un esempio: non si può presentare la decrescita come un “tutti in convento”: le soluzioni autoritarie (che peraltro puntavano alla crescita) hanno già dato i loro funesti insegnamenti.

                    e tuttavia l’idea di potere mettere d’accordo tutti è giovanilistica.

                    i super-ricchi resisteranno ferocemente al buon senso, come gli ebrei in Palestina, e sentiranno ogni limitazione come un attentato alla loro vita, perché la loro cultura è quella dell’espansione infinita, che del resto è stata fondata nella storia proprio dalla Bibbia ebraica e da nessun altro, e quindi vale anche per mormoni e calvinisti. si fa per dire e per ogni altro tipo di capitalista biblico… ;).

                    contro di loro dovrebbe essere usata solamente l’autorità democratica della legge e della volontà della maggior parte della popolazione: ma loro controllano i media e sono in grado di confondere e condizionare il potere.

                    nessuna via d’uscita.

                    • concordo sull’ultima tua affermazione. Soprattutto dopo che in questi giorni mi sono guardato un po’ attorno. Non c’è speranza e io e te perdiamo solo tempo 😦 . Ciascuno badi a se stesso… e quello che sarà sarà.

  3. @ afo

    per quanto oscura possa essere la notte che ci attende non perdiamo però di vista, caro afo, il conforto che ci può venire da qualche voce amica.

    se non possiamo sfuggire alla sventura, è meno dolorosa almeno condividerla.

    – poi scusa una domanda banale, ma per me importante: tu vedi della pubblicità quando vieni sul mio blog?

    ho in corso una discussione con una amica che me la segnala, ma io non la vedo, grazie.

    • devo ovviamente informarti su com’è finita la votazione del concorso su facebook. E’ stata una gara all’ultimo sangue tra l’italiano e il maltese (gli altri si sono fatti da parte… anche se ce n’erano di migliori secondo me). Però in pratica è finita che quelli di Malta votavano Malta e gli Italiani votavano Italia (e il resto dell’europa non s’è vista). Insomma è finita che tutti votavano la bandiera e nessuno più leggeva le inserzioni. Alla fine l’ha spuntata il Maltese, non senza qualche insulto finale da una parte e dall’altra.

      per quanto riguarda la pubblicità io ho installata un estensione di Chrome che mi blocca tutte le pubblicità (banner, pop-up, banner nei video ecc). Quindi non me ne sarei reso conto comunque della pubblicità sul tuo blog. Ho spento il blocco e ho provato a navigare un po’ sul tuo blog ma non ho notato nulla. Comunque se non ricordo male WordPress.com mette a disposizione la possibilità di inserire dei banner pubblicitari nel proprio blog (forse perché dovrebbero portare più visite?). Però penso che te ne saresti reso conto (prova magari a navigare senza loggarti nell’account wordpress)

      • l’inesplicabile è fra noi… 🙂

        com’è possibile che 300.000 maltesi riescano a far prevalere il loro candidato su 60 milioni di italiani?

        questo è qualcosa di mirabolante come la battaglia di Maratona dove 10.000 greci sconfissero un milione di persiani.

        quanto alla pubblicità non l’ho attivata (ho già anche troppo spam), e loggandomi come altro utente non la vedo, ma la mia amica insisteva… 😉

        • credo che non abbiano pubblicizzato abbastanza l’evento. Io l’avevo scoperto attraverso un articoletto di 3 righe su un giornale online. In tutto avranno votato per tutti i 16 finalisti non più di 20.000 persone dell’Europa intera (chiamasi democrazia).
          comunque non mi aspettavo che anche tu sostenessi la votazione per bandiera (come mi pare non abbia fatto nessun altro paese) 😆

          • beh, sono un esempio di opinione pubblica manipolata… 😦

            è l’idea che hai trasmesso tu, informandomi della faccenda, e non ho avuto altre fonti di informazione sul tema, giuro. 😉

            • alla fine ne hanno combinata una… con tanto di scuse da parte di Von Rompuy.
              http://magazine.excite.it/nobel-per-la-pace-gaffe-ue-italia-aggiunta-in-video-celebrativo-V132083.html

              articolo su Repubblica
              http://video.repubblica.it/dossier/nobel-2012/nobel-pace-nella-videostory-manca-l-italia-van-rompuy-si-scusa/113144/111544

              ora… non vorrei sbagliare ma credevo che l’Europa avesse più di 6 paesi. Se hanno chiesto scusa per l’Italia aspettiamo che facciano altrettanto anche per gli altri 😐

              • caro afo, i giornali italiani ci hanno imbastito su il solito misero piagnisteo nazionalista; ora l’ipocrisia è ristabilita, ma la verità è che l’Italia in Europa non conta più nulla e la stampa parafascista invece di chiedersi perché, rispolvera i temi della propaganda mussoliniana della “perfida Albione”: al suo posto mettici la perfida Merkel o la perfida Europa, il risultato non cambia.

                se il burattinaio di settant’anni fa riuscì a portare in guerra l’Italia contro l’Inghilterra con questi slogan, figurati oggi se i burattinai che manovrano per conto del nuovo duce non possono farci fare tutto quello che vogliono.

                • non intendevo solo l’Italia. Comunque hai ragione tu. Bisognerebbe chiedersi perché. Ora non so quanto la stampa lo farà… però ho notato che sempre più persone cominciano a farsi delle domande 🙂 . Purtroppo sono ancora pochi quelli che trovano risposte.

                  • ovviamente io pensavo soprattutto ai sei paesi fondatori, forse fare entrare tutti gli altri nel video era un po’ difficile… 🙂

                    … come vedi sono un po’ nazionalista anche io, senza saperlo… 😉

                    • credo che in un video di 10 minuti ci sarebbe potuto stare tutto a patto di non citare 30 volte la Germania e la Francia. Ovviamente è una questione di punti di vista. A me sarebbe sembrato più giusto che il video celebrasse un po’ tutta l’Europa, perché altrimenti avrebbero dovuto dare il Nobel alla Francia e alla Germania (ciò non toglie che magari hanno avuto più merito loro).
                      Un giorno forse conteranno qualcosa anche gli altri (non solo in termini economici), per il momento i fondatori facciano da padroni (l’Italia mica tanto).

  4. @ afo.

    tra i fondatori ci stava pure il Lussemburgo, e comunque questi meriti storici dopo un po’ non contano più niente: chi saprebbe dire esattamente quali erano le prime colonie ribelli che fondarono gli Stati Uniti? 😉

    • credo che al Lussemburgo basti il fiume finanziario europeo che sfocia nel loro immenso oceano nascosto.
      Hai ragione, nessuno si ricorda le colonie che fondarono gli Stati Uniti, ed è molto probabile che tra qualche secolo succeda lo stesso anche in Europa 🙂

  5. potrebbero bastare anche vent’anni per dimenticare chi furono gli stati fondatori…, e soprattutto se uno dei sei verrà espulso.

    e sempre che l’Europa sopravviva vent’anni!

    guardando alle forze storiche che plasmarono gli Stati Uniti, erano decisamente più forti di quelle, un po’ troppo “razionali”, che tengono insieme l’Europa: eppure anche agli Stati Uniti servì una durissima guerra civile e un milione di morti (a metà Ottocento!, che è come dire forse 10 milioni di morti di oggi).

    ogni altra unificazione di popoli è avvenuta in passato per forza di conquista, come dimostra la stessa storia dell’Europa da Carlo Magno in poi.

    non è un buon motivo per non provarci su basi diverse, ma le difficoltà sono tante e l’Unione Europea mi ricorda molto le leghe inconsistenti e litigiose della decadenza greca prima di Alessandro Magno.

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