dell’anima. – borforismi [165]

1 dicembre 2012 sabato 15:51

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per quanto siamo importanti per noi stessi, abbiamo un bell’ostinarci a chiamare anima questo nostro bisogno di essere importanti: questo non basterà a renderci immortali.

le religioni che insegnano l’immortalità dell’anima, devono poi anche insegnare alle loro anime immortali l’umiltà che hanno appena negato definendole tali.

ma nelle religioni che non insegnano questo presupposto di smisurato orgoglio è perfettamente inutile insegnare ad essere umile a chi lo è già.

12 risposte a “dell’anima. – borforismi [165]

  1. Per essere liberi il primo dovere/requisito è di consentirla agli altri…
    E così per il riconoscimento dell’immortalità…
    Una volta riconosciuta l’immortalità degli altri, che senso ha dire che chi lo pensa non è umile?
    Riconoscere l’immortalità dell’altro è il massimo dell’umiltà…non il contrario.
    Se in te non ci fosse Dio, perchè non dovrei ucciderti?
    Questo si chiede il saggio, e anche il più umile tra gli umili…
    Pino

    • tu rovesci la prospettiva dell’osservazione riconoscendo l’immortalità prima di tutto negli altri…

      ma è necessario affermare la propria immortalità per riconoscere la sacralità degli altri?

      la sacralità delle vita in tutte le sue manifestazioni non è meglio riconosciuta in religioni come l’induismo ed il buddismo, che credono alla reincarnazione e riconoscono quindi anche nel più umile insetto l’esistenza del divino?

      personalmente poi non è l’esistenza di Dio nell’altro che mi impedisce di ucciderlo, ma la sua fisicità e vitalità con le emozioni positive che queste mi trasmettono.

      posso dire che mi inquieta non poco l’idea che qualcuno possa essere trattenuto dall’uccidere qualcun altro solo perché nell’altro vede la presenza di Dio?

      non è un po’ come dire che gli atei sono tutti dei potenziali assassini? 😦

      • Gli atei sono tutti dei potenziali assassini?
        E chi lo ha mai detto?
        Dio, se è in tutti noi, come credo, è anche negli atei…
        Anzi, posso affermare, che è meglio essere ateo che ipocrita…come fanno tanti che dopo essere usciti dalle chiese vanno ad uccidere i loro simili…
        Per quanto mi riguarda ritengo davvero inquietante separare l’umiltà dall’immortalità.
        E’ proprio Dio in te ( e anche in tutti gli altri: sono gli altri che danno senso alla nostra esitenza…è la sacralità dell’altro che conferma la mia, la tua, ecc…altrimenti chi?) che mi fa ben sperare, all’infinito.
        Pino

        • hai scritto:

          Se in te non ci fosse Dio, perché non dovrei ucciderti?
          Questo si chiede il saggio, e anche il più umile tra gli umili…
          ed è una domanda che un ateo non potrà mai farsi.

          comunque, grazie: hai dimostrato perfettamente la superiorità morale dell’ateo non solo sull’ipocrita, ma anche sul credente, dato che non ha bisogno di Dio per non uccidere.

          quanto all’umiltà, a me pare che i semplici credenti de buddismo o nell’induismo siano spontaneamente molto più umili dei cristiani, che debbono sforzarsi di farlo combattendo contro una religione che prima gli dice che sono eguali a Dio e poi gli ordina di essere umili.

  2. Se per Ateo intendiamo un individuo che crede in sè stesso (e quindi nella propria divinità interiore), sono d’accordo.
    La premessa fondamentale per discutere di religione e di tutti i suoi valori intrinseci è quella che le Chiese non sono le Religioni: siccome quella Cristiana/Cattolica fa un fondamento di questa identità, deduci cosa ne penso, cioè che “La Chiesa più illuminata è quella che brucia!” come dice un vecchio detto, senza peli sulla lingua.
    L’unico tempio che riconosco è il nostro corpo, il resto sono tutte chiacchere per ritardare/impedire il nostro incontro con noi stessi; gli “intermediari”, tutti, sono il vero problema dell’umanità…ricordo un bel concetto di Yogananda…”L’uomo e Dio non hanno bisogno di intermediari, tanto quanto non ne hanno due amanti”…se questo gigante dell’Anima è un ateo, lo sono anch’io…ovviamente lo stesso concetto applicato in politica, nella scienza, nella psicologia, nella sociologia, non può che portare alle stesse conclusioni: tutti coloro che si propongono come intermediari (banche, pubblicità, assicurazioni, maestri, ecc…) andrebbero isolati come dei lebbrosi…anche il detto “quando vedi il Bhudda, uccidilo!” fa parte di questo concetto: un vero maestro insegna l’arte della indipendenza, non della dipendenza.
    Buona domenica, Pino.

    • nessuno di noi è divino, ma tutti gli esseri umani sono sacri per gli altri esseri umani: da ateo senza maiuscole io porrei la questione in questi termini.

      se per sottolineare la sacralità dell’essere umano vogliamo dire che il nostro corpo è un tempio, potrei anche considerarla una semplice variante linguistica, a meno che qualcuno non pretenda poi di trarne strane leggi morali assolute.

      ma, dopo letto questo commento, penso che siamo molto più vicini di quanto potrebbe sembrare.

      mi ricopio tre citazioni splendide:

      “La Chiesa più illuminata è quella che brucia!”

      ”L’uomo e Dio non hanno bisogno di intermediari, tanto quanto non ne hanno due amanti”

      “Quando vedi il Bhudda, uccidilo!”

      valgono un intero trattato di teologia.

      • Teologia: chiacchere, ammasso di suggestioni…dopotutto “tutto è suggestione” E. Couè
        Si, credo anch’io che siamo in sintonia su molti punti nevralgici…da appassionati del pensiero autonomo quali siamo.
        La mia formazione è cominciata con la Bhagavad Gita, e credo che finirà su di essa…
        Ancora non ho visto il Bhudda, e quindi è ancora vivo.
        Buona domenica

        • il Bhagavad Gita lo amo moltissimo anche io, è un momento veramente sublime della riflessione umana; in India l’ho anche visto interamente scolpito sulle pareti di un tempio alla periferia di Mumbai (se ora non ricordo male).

          quanto al Buddha, conoscendo che cosa pensi di dover fare se lo trovi, penso che giri alla larga da te… 🙂

          • Ognuno è il Bhudda di sè stesso…
            Come la difficile arte del genitore…che imparando a convivere con l’ingratitudine dei figli (e non solo)…impara “finalmente” a rendersi inutile, realizzando che la vita non è altro che un campo di battaglia contro le proprie aspettative di ricompensa.( B.Gita)
            Una volta capito questo, a che serve più il Bhudda?

            • il Buddha laico e disincantato serve ancora, a patto di non farne una religione (secondo me), ma non è il solo e serve appunto proprio in quanto non è il solo… 🙂

non accontentarti di leggere e scuotere la testa, lascia un commento, se ti va :-)

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