590. l’Argentina in crisi, alla faccia di Barnard… e la guerra delle due Cristine.

http://solleviamoci.wordpress.com/2012/12/03/ecco-cio-che-sta-accadendo-in-argentina-in-questi-giorni-mas-poder-para-proteger-el-ahorro-sebastian-premici/

a volte, invece che scrivere un post, è meglio riassumerlo, commentandolo: questo mi è arrivato da un blog all’altro e risale ad un articolo in rete di SERGIO DI CORI MODIGLIANI – Libero pensiero

intanto si apprende non solo da qui, ma anche da un articolo di  Mauro Del Corno sul Fatto quotidiano, che, undici anni esatti dopo il fallimento del 2011, l’Argentina è di nuovo sull’orlo del default, dal quale non bastano a salvarla le insensate teorie economiche di Barnard, secondo le quali un paese con moneta sovrana non può fallire, anche se negli ultimi quarant’anni ne sono falliti a decine.

Fitch ha ridotto di cinque livelli il suo voto sull’affidabilità di Buenos Aires (da ‘B’ a ‘CC’) e giudica probabile una nuova insolvenza.

L’ultima cannonata contro una nave che già imbarcava acqua l’ha sparata un giudice di New York condannando Buenos Aires a risarcire 1 miliardo e 300 milioni di dollari agli hedge funds Elliot Management e Aurelio Capital Management.

Questi fondi speculativi sono in possesso di titoli di Stato argentini coinvolti nel default del 2001 e acquistati a prezzi da saldo ai tempi del crack ma, a differenza del 93% dei detentori, non hanno aderito alle ristrutturazioni del 2005 e 2010 che tra allungamenti delle scadenze e sforbiciate agli interessi offrivano un rimborso pari a circa il 35% del valore originario dei titoli.

Hanno invece preteso nei tribunali statunitensi il rimborso integrale dei loro titoli più gli interessi maturati dal 2001 e i giudici hanno dato loro ragione.

La scadenza per il versamento era stata fissata al prossimo 15 dicembre, quando l’Argentina dovrà pagare anche 3,3 miliardi ai possessori di bond che hanno accettato la ristrutturazione.

Ieri la Corte d’Appello ha però prorogato la scadenza al 27 febbraio 2013 dando così un po’ di respiro alle casse di Buenos Aires.

allucinante, vero, pensare che a 11 anni di distanza la sentenza di un giudice americano a difesa di un fondo di investimenti USA speculativo possa provare a ributtare sull’orlo del fallimento uno stato che ne è uscito da poco ed ha appena ricominciato a rimettersi in piedi?

ma dobbiamo pensare che andrà a finire davvero così? non può essere quest’ultima provocazione la goccia che fa traboccare il vaso e che induce a mettere alle strette, almeno in quel paese sudameriano, il mondo della finanza?

Modigliani parla infatti della “guerra tra le due Cristine”, la Kirchner, presidente dell’Argentina e la Lagarde, del Fondo Monetario Internazionale. che ha fissato la scadenza del 17 dicembre come ultima data per mettersi in linea con i parametri richiesti dai creditori istituzionali.

In Argentina è accaduto qualcosa negli ultimi giorni. E anche di molto grosso. E sta accadendo proprio in queste ore.

Si tratta dell’approvazione di una Legge dello stato che il senato della repubblica argentina ha votato in maggioranza (voto trasversale) in data 28 novembre 2012 con 43 voti a favore e 19 contrari, diventando “immediatamente operativa con applicazione retroattiva al 1 settembre”.

La Legge definisce “illegale e immorale” qualunque forma di speculazione finanziaria sui mercati internazionali basata sui derivati; abolisce la possibilità tecnica delle speculazioni finanziarie in borsa perché sottrae a tutte le banche, a tutte le istituzioni finanziarie operanti nel territorio nazionale, la propria autonomia sul mercato.

Dal 30 novembre del 2012, il parlamento e il governo argentino si riappropriano della propria economia; da oggi lo Stato si fa garante presso i cittadini, di cautelare i risparmi personali ma soprattutto del fatto che le imprese, le società, le industrie, le finanziarie internazionali operanti in Argentina intervengano in borsa e sui mercati dei capitali “con l’unico ed esclusivo intento di trarre profitto da un’attività che però deve avere immediatamente, come riflesso economico, l’apertura di crediti agevolati alle medie e piccole imprese, l’allargamento degli investimenti in industrie nazionali e l’assunzione di nuovo personale per andare all’attacco della disoccupazione giovanile che il governo considera la priorità assoluta in campo politico, economico, sociale”.

Per la prima volta in questo nuovo millennio, una nazione capitalista occidentale si assume la responsabilità politica (fotografate per bene questa parola) di imbavagliare la finanza, di metterle le briglia sul collo;  il vero padrone della finanza non è più il “mercato libero”, bensì il governatore della banca centrale insieme al ministro dell’economia, dell’industria e dello sviluppo.

“O la finanza capisce che i soldi servono per sviluppare l’economia allargando il mercato del lavoro, gli investimenti, dando credito alle imprese a interesse minimo e abbattendo la disoccupazione, oppure possono anche andare a investire in Europa, in Italia e in Spagna, se è questo che vogliono. Là li accoglieranno a braccia aperte”.

Così ha dichiarato la presidente Cristina Kirchner, nel commentare la più grande vittoria politica ottenuta da un governo sudamericano nel combattere il neo-colonialismo dei colossi della finanza al servizio dell’oligarchia planetaria del privilegio.

Chi vuole investire nella finanza speculativa lo fa attraverso  “banche speciali” che dovranno esporre un avvertimento alla clientela, nel quale si specifica che non esiste nessuna garanzia internazionale su quell’investimento.

Le banche correnti devono occuparsi di investire i soldi dei correntisti nell’economia reale, quella delle merci, e non quella della carta straccia; lo Stato garantisce ogni tipo di risparmio e ogni forma di investimento, purchè si riferisca all’economia reale.

La borsa di Buenos Aires (e questa è un’altra bella notizia) ha reagito molto bene; anche quella brasiliana (che si appresta in brevissimo tempo a varare identica legge) grazie alla quale vengono aboliti i principi basilari dell’idea liberista che sta strozzando il pianeta, ovverossia l’egemonia della finanza sul mercato.

Di tutto ciò, in Italia non si è parlato.

Ma non basta, c’è dell’altro.

Un’altra legge va alla votazione alla fine della prossima settimana: quella sul conflitto di interesse.

Verranno prese misure per impedire che possano essere eletti in parlamento soggetti politici legati al mondo dell’informazione, e soprattutto viene impedito a società finanziarie, banche d’affari private e grossi colossi finanziari internazionali di poter aggirare l’ostacolo diventando editori.

Chi si occupa di informazione lo fa costituendosi come “editore puro” attraverso il rischio di una impresa privata.

Il tutto per impedire che la finanza, in maniera subdola (come avviene in Italia ad es.) usi il proprio gigantesco potere per esercitare pressioni sull’opinione pubblica al fine di salvaguardare interessi finanziari e non il diritto alla libertà dell’informazione.

Anche su questo punto, nessuna notizia in merito.

Sono entrambi due pericolosissimi precedenti.

Sono modalità completamente diverse da quelle seguite in Italia dove la disinformazione, il narcisismo e l’opinionismo lobbista si sono ormai sostituiti alla spiegazione dei fatti reali e oggettivi; e così i lettori, spaesati, confusi, finiscono per non essere mai messi al corrente su ciò che accade in verità, perché vengono spinti a seguire delle tesi già preconfezionate che finiscono tutte con lo stesso identico refrain: non c’è alternativa, non si può fare diversamente.

Non è vero. Non è così.

Non esiste nessun campo dell’attività umana in cui non esistano alternative. E’ una diabolica idea quella di presentare soluzioni come se fossero le uniche a disposizione.

Qui in Italia ci portano via i soldi per darli a banchieri evasori che gestiscono banche già fallite, mentre in Argentina c’è chi ha messo legalmente il bavaglio alle banche, le ha ammanettate e le ha sottoposte a una rigida, attenta regolamentazione sotto la custodia, tutela e attenzione della classe politica al governo in rappresentanza delle istituzioni collettive.

Una bella differenza.

La guerra, quindi, prosegue.

Ed è sempre la stessa, quella tra oligarchi della finanza e i loro oppositori.

Da noi, ci fanno credere che il problema sia se vince Renzi o se vince Bersani oppure se Berlusconi si candiderà oppure no.

7 risposte a “590. l’Argentina in crisi, alla faccia di Barnard… e la guerra delle due Cristine.

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