592. Napolitano, adesso parla!

ora che il Presidente della Repubblica Napolitano ha concluso la sua nobile, generosa e disinteressata battaglia per trasmettere prerogative monarchiche anche ai suoi successori, ci aspettiamo naturalmente che riveli lui, motu proprio, i contenuti delle sue conversazioni col senatore Mancino sulla trattativa stato-mafia.

siamo certi che purtroppo non lo farà.

e si chiuderà nel dignitoso aristocratico silenzio di chi ha ottenuto di essere costituzionalmente dichiarato superiore alla legge comune: indifferente alle domande di un’opinione pubblica, che del resto non c’è.

dunque, a questo punto, dobbiamo necessariamente allargare il discorso.

* * *

la Corte Costituzionale è l’unico interprete autorevole della nostra Costituzione.

la Corte Costituzionale dice che, secondo la nostra Costituzione, il Presidente della Repubblica non è intercettabile, neppure indirettamente, e se intercettando un indagato capita che questo parli con lui, la non intercettabilità si estende anche all’indagato.

evidentemente la Corte Costituzionale sta spiegando a chi non lo aveva capito che il nostro è lo stato del malaffare e che la Costituzione è nata per proteggere la mafia e consentirle di parlare senza rischi con Presidente della Repubblica.

la battaglia berlusconiana per garantire alla presidenza della repubblica l’assoluta impunità è fallita, ma ora uno degli obiettivi di Berlusconi lo ha realizzato Napolitano.

e adesso voglio sentirli quelli che… la nostra Costituzione è la più bella del mondo.

se la nostra Costituzione dice quel che le fa dire la Corte Costituzionale, che è l’unico organo abilitato ad interpretarla, allora occorre cambiare la Costituzione.

* * *

vera democrazia è solo quella in cui ai rappresentati è garantita ogni forma di controllo di quel che fanno i rappresentanti in loro nome.

togliete questa garanzia e diventerà del tutto palese l’inganno che si nasconde nella democrazia parlamentare: i rappresentanti infatti rappresentano solo se stessi, e la pretesa che rappresentino il popolo è solo una mistificazione per giustificare in qualche modo i rapporti di forza politici che li hanno portati al potere.

* * *

scrive Scalfari, che vede il trionfo della sua tesi che vuole il Presidente della Repubblica, invece, incontrollabile:

La Corte renderà pubbliche le sue motivazioni a gennaio ma il dispositivo si appoggia fin d’ora all’articolo 271 del codice di procedura penale (come a suo tempo avevamo già scritto su questo giornale) che dispone questo trattamento per gli avvocati e per tutti i casi analoghi che prevedano l’assoluta segretezza delle notizie connesse alla loro professione.

E quindi, per logica deduzione, ai medici e ai sacerdoti su quanto apprendono in sede di confessione.

Le prerogative del Capo dello Stato hanno la stessa natura e quindi lo stesso grado di protezione che non deriva soltanto dall’articolo 271 ma dalla stessa Costituzione.

il popolino di Repubblica legge ed annuisce: chi ha tempo di leggersi l’art. 271?

e invece, eccolo qui:

Art. 271. Divieti di utilizzazione.

1. I risultati delle intercettazioni non possono essere utilizzati qualora le stesse siano state eseguite fuori dei casi consentiti dalla legge o qualora non siano state osservate le disposizioni previste dagli articoli 267 e 268 commi 1 e 3.

2. Non possono essere utilizzate le intercettazioni relative a conversazioni o comunicazioni delle persone indicate nell’articolo 200 comma 1, quando hanno a oggetto fatti conosciuti per ragione del loro ministero, ufficio o professione, salvo che le stesse persone abbiano deposto sugli stessi fatti o li abbiano in altro modo divulgati.

3. In ogni stato e grado del processo il giudice dispone che la documentazione delle intercettazioni previste dai commi 1 e 2 sia distrutta, salvo che costituisca corpo del reato.

nessuna traccia, come è evidente, di quel che gli attribuisce Scalfari.

l’art. 267 del CPC Presupposti e forme del provvedimento  indica le modalità che vanno seguite da parte del giudice per disporre una intercettazione.

l’art. 268 cc. 1 e  3, riguarda l’Esecuzione delle operazioni.

l’articolo che veramente sarebbe attinente all’argomentazione di Scalfari è il 200 c. 1, appena citato:

Art. 200.  Segreto professionale.

1. Non possono essere obbligati a deporre su quanto hanno conosciuto per ragione del proprio ministero, ufficio o professione, salvi i casi in cui hanno l’obbligo di riferirne all’autorità giudiziaria:

a) i ministri di confessioni religiose, i cui statuti non contrastino con l’ordinamento giuridico italiano;

b) gli avvocati, gli investigatori privati autorizzati, i consulenti tecnici e i notai;

c) i medici e i chirurghi, i farmacisti, le ostetriche e ogni altro esercente una professione sanitaria;

d) gli esercenti altri uffici o professioni ai quali la legge riconosce la facoltà di astenersi dal deporre determinata dal segreto professionale.

e allora? che cosa c’entra?

Napolitano è forse un prete, un rabbino, un imam? – lettera a

è un avvocato, un investigatore privato, un consulente tecnico, un notaio? – lettera b

un medico, un chirurgo, un farmacista, un’ostetrica? – lettera c

vi è qualche legge che disponga che il Presidente della Repubblica non può deporre in nome del segreto professionale?  – lettera d

il riferimento all’art. 200, per interposto art. 271, fatto da Scalfari è inconsistente.

* * *

però non privo di implicazioni catastrofiche, si direbbe.

perché se la non intercettabilità su fatti appresi in ragione del proprio ufficio, riguarda il Presidente della Repubblica per analogia, allora inevitabilmente l’analogia si estende ad ogni altra carica pubblica.

e dunque abbiamo l’interpretazione autentica della nostra Costituzione, che sottrae alla intercettabilità, e dunque al controllo, l’intera sfera delle funzioni pubbliche.

sancendo che la casta è la casta è non controllabile da parte dei suoi elettori, diretti o indiretti.

* * *

aspettiamo di leggere la sentenza per valutare meglio?

ma intanto prepariamoci a provare a cambiare la Costituzione, introducendovi un articolo per dire che il Presidente della Repubblica, nonostante la carica altissima che riveste, di fronte alla legge è un comune cittadino.

non mi sembra molto: ma per molto di meno fu fatta la rivoluzione francese.

* * *

ultima nota: secondo Scalfari chi sostiene idee simili alle mie è una persona “faziosa ed eversiva che mira a disgregare lo Stato e le sue istituzioni. Sembra quasi un fascismo di sinistra”.

mi ha convinto e mi ha aperto gli occhi.

effettivamente se questa è la Costituzione e queste sono le istituzioni, anche l’Italia ha bisogno di una crisi costituzionale e di regime simile a quella che alla fine degli anni Ottanta travolse l’impero sovietico a partire dalla richiesta di trasparenza, glasnost.

dentro questa Costituzione l’eguaglianza dei cittadini davanti alla legge e la tutela della legalità non trovano più spazio adeguato.

occorre una crisi verticale del sistema Italia: occorre una nova Costituzione, effettivamente laica, fondata sulla assoluta trasparenza delle forme di governo e sul diretto illimitato controllo di chi esercita un qualunque potere per conto del popolo.

giusto l’opposto di quel che ha sancito la Corte.

* * *

ma in questo momento sono più attenti alla loro Costituzione in Egitto che in Italia.

* * *

nei Commeti, su Repubblica, non ce n’è un, però, che sia d’accordo con loro.

e il commento più bello è questo:

quest’anno il 31 dicembre terrò il televisore ben spento, non sia mai dovessi autodistruggermi per aver intercettato casualmente la voce del Presidente…

Una risposta a “592. Napolitano, adesso parla!

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