la casualità statisticamente necessaria

L’unica differenza fra la casualità e la determinazione sta nell’ampiezza del campione osservato.

La casualità domina i piccoli numeri, la necessità i grandi.

La necessità è solo il volto statistico della casualità.  

* * *

Stuttgart, 26. Dezember 2012

24 risposte a “la casualità statisticamente necessaria

    • ah ah, no di sicuro, semmai è la pubblicità progresso per non comperarli: leggi bene, miki.

      la necessità domina i grandi numeri, è vero, ma nella vita non è affatto necessario vincere, anzi è necessario perdere e saperlo fare bene… 😦

  1. Se c’e determinazione, la statistica ha fatto il suo danno. Intanto ci sono troppi dubbi sulla stessa idea di causalita’ e sull’uso che ne hanno fatto gli statistici. Per questo l’idolo della causalita’ deterministica e’ in crisi. E se il mondo e’ complesso e non e’ deterministico, bisogna parlare di probabilita’ anche nello studio dei fenomeni e nella verifica delle ipotesi. Che manicomio!

    • osservazioni molto azzeccate, che tracciano il quadro del problema nel quale ci troviamo e a cui questa intuizione cerca di dare le basi per una soluzione.

      a partire ovviamente dall’idea che il manicomio è solo nella nostra povera di umani, selezionati dalla vita per sopravvivere nella savana e ora diventati improvvisamente capaci di un uso autodistruttivo delle tecniche.

      davanti all’animale da preda più forte di te, se sei solo e impreparato ad affrontarlo, ogni interpretazione probabilistica della realtà è dannosa per la sopravvivenza della specie: quel leone potrebbe essere anche una normale allucinazione da risveglio un poco impostato male, come la donna angelo che mi ritrovai seduta di fianco riscuotendomi dal sonno mentre volavo in India nel 2006, ma questi dubbi è meglio non farseli venire e scappare.

      di qui una mente umana deterministica, fondata sulla distinzione in bianco e nero di vero e falso, di essere e non essere, lo spazio razionale di Euclide, e tutta quella visione del mondo impostata dagli antichi filosofi greci e viva ancora in noi.

      però il mondo non è davvero così, come ci dice la ricerca scientifica dell’ultimo secolo: il mondo è probabilistico, tutti noi siamo solo onde di probabilità, anche il leone che ci attende per attaccarci lo è.

      la nostra mente è impreparata a ragionare con la probabilità, forse anche non abbastanza complessa per farlo, e quindi occorre cominciare a combinare il probabilismo profondo col determinismo di superficie e della vita quotidiana (magari cominciando anche a correggerlo un poco, visto che ad esempio tutte le questioni davvero complesse, come ad esempio quelle climatiche, lo sono talmente da non potere essere gestite con metodi deterministici), ma credo che sia possibile orientarsi in questo guazzabuglio: abbiamo solo bisogno di tempo e di abituarci.

      purtroppo nel frattempo le conseguenze devastanti delle nostre azioni mal meditate, dagli effetti moltiplicati del delirio tecnicista e consumista che ci domina, non ci lasciano molto tempo ancora per capire, prima di sparire per sempre.

  2. A proposito del manicomio della vita, ho pensato che pensare può essere una forma probabilistica della mente. E allora noi non scegliamo mai tra una idea e un’altra, anche quando crediamo di farlo. Qualcosa nega qualcosa. Eppure qualcosa accade, oltre ogni ragionevole calcolo, combinando la speranza e il desiderio. Allora succede che credere di non avere idee fa nascere la paura di non averne. ma non avere idee non e’il contrario di pensare, ma la sua infantile negazione.

    • la mente può avere natura probabilistica?

      difficile rispondere ad una domanda non troppo chiara.

      certamente possiamo dire che la mente umana non funziona sulla base di una semplice logica binaria, nonostante tutto (senza considerare le interferenze di speranza e desiderio, che poi sono il suo modo normale di funzionare, peraltro).

      il probabilismo della mente è una metafora per dire la compresenza in lei di pensieri contrari nella loro parziale verità e senza necessariamente sintesi hegeliana?

      se probabilismo nel funzionamento della mente significa questo, mi piace, e credo che sia anche necessario, anche se non tutti gli esseri umani sono in grado di pensare in questo modo, alcuni resteranno tagliati fuori.

      nelle ultime considerazioni, sorry, mi sono perso un poco… 😉

  3. Forse ci siamo capiti. Forse. Si può affermare che il probabilismo della mente indica pensieri divergenti nella loro parziale verità . La concezione probabilistica delle mente o della conoscenza, compatibile con la concezione soggettivistica della probabilità , dovrebbe portare alla logica dell’incerto. Si tratta del tentativo di trovare una logica in grado di trattare l’incerto attraverso un metodo. E non bisogna avere paura dell’incerto, anche perché l’incertezza non pregiudica la razionalità e neanche la conoscenza.

    • sì, e non solo ci siamo capiti, ma ci siamo perfino ritrovati d’accordo!

      occorre superare il pregiudizio del pensiero debole, con cui qualche precursore molto timoroso ha marchiato il nuovo modo di pensare probabilistico e necessariamente incerto, plurimo e aperto alla contraddizione.

      e dimostrare senza paure che è questo invece il vero pensiero forte, forte di una forza tranquilla e matura, e che non c’è nessuna forza nelle false certezze costruite a colpi d’accetta.

      l’incertezza è razionale, è la certezza che non lo è!

      – ma hai evitato la mia domanda su che cosa si fa con quella maggioranza di esseri umani che non ci arrivano proprio?

  4. Non c’era un punto di domanda e io mi sono defilata. Cosa si fa? Si fa quello che stiamo facendo?
    Ho pensato alla tua idea sui cretini felici e sull’infelicita’ di chi cretino non e’. Come vedi non ho una risposta, ma domande. Suvvia, fallo tu lo sforzo di risponderti 🙂

    • sì, è vero, non c’era un punto di domanda…, in compenso lo ho aggiunto un poco fuori posto nel secondo commento, giusto per sottolineare…

      l’unica risposta che mi viene in mente è quella di Epicuro: vivi nascosto.

      perché temo che l’alleanza fra i cretini inconsapevoli che hanno bisogno che qualcuno gli propini delle false certezze e i furboni pronti a farlo per il proprio vantaggio sia invincibile.

      non esisterebbero le religioni, altrimenti…

  5. Ma io al massimo posso giocare a nascondino. Sono perciò cretina 🙂
    E tu al massimo puoi svelarti dietro la telematica. Sei per questo intelligente? 🙂

    • io che predico il vivi nascosto e poi mi disvelo in un blog, telematicamente, sono certamente un cretino – almeno secondo la logica tradizionale.

      ma in una logica post-quantistica, sono soltanto un esempio di contraddizione probabilistica irrisolta… 🙂

      tu che giochi a nascondino, direi che realizzi pienamente uno dei valori fondamentale dell’etica di Epicuro… 😉

      dilla cretina! 🙂

      infatti non hai neppure un blog…

  6. Io non sono perciò cretina e tu sei per questo intelligente 🙂
    Sono brava a fare la sintesi di ,domande e risposte?
    Grazie per avermi salvata dalla scimunitaggine 🙂

  7. scusa, e se fosse il contrario?
    se la previsione statistica fosse possibile solo su i piccoli numeri ed il caso regnasse su i grandi? ovviamente questo dipende dal campione “piccolo” o “grande”, però se pensiamo agli adeguamenti popperiani delle leggi scientifiche e statistiche…

    • ma no, è matematicamente impossibile.

      quanto più è piccolo il numero dei tentativi, tanto più casuale è il risultato.

      se tiro testa o croce una volta sola, il risultato sarà o testa o croce in maniera assolutamente casuale, e finirà comunque 1;0, col 100% di successo da una parte e lo zero per cento dall’altra, senza nessuna possibilità di privilegiare l’uno o l’altro risultato.

      ma se lo tiro 10 volte, ho più probabilità che il risultato globale si avvicini a 5:5; anche se ogni singolo lancio resta del tutto casuale, la somma dei risultati lo è molto meno. se tiro il dado 10 volte è molto improbabile che il nero esca dieci volte di seguito, e comunque anche se succedesse, avrebbe al massimo eguagliato la percentuale di successo di un tiro solo e non potrebbe certamente superarla. quindi è matematicamente impossibile che la casualità cresca all’aumentare del campione.

      invece diminuisce.

      non ho capito il riferimento a Popper… , però… 😉

      • sì, secondo la logica statistica sì.
        ma appunto qui entra in gioco Popper: la falsificazione di una teoria.
        semplicemente, più aumenta il campione, più aumenta la possibilità di falsificare la teoria sottostante che abbiamo individuato come regola.
        ovviamente il problema non sussiste in un sistema binario come il dado rosso/nero, ma in un sistema plurale sì… qui più aumenta il capione, meno abbiamo certezze sulla non falsificazione della teoria

        • aspetta: comincia a diventare più chiaro, ma non l’ho ancora capito del tutto.

          non credo che la falsificazione di una teoria scientifica dipenda dall’ampiezza del campione di esperimenti di riferimento: in questo caso, si tratterebbe soltanto di una teoria grossolanamente sbagliata; credo piuttosto che una teoria scientifica viene falsificata quando cambiano i punti di riferimento concettuali che guidano l’interpretazione dei fenomeni sino ad allora osservati: in parole più grossolane è il cambiamento di visione filosofica che determina anche il cambiamento di paradigma scientifico, se vi sono nuovi fenomeni a supporto.

          mi pare che il galileismo e la fisica quantistica siano nati in questo modo.

          • secondo alcune letture, sì è così.
            ma ci sono anche casi nei quali semplicemente una legge scientifica non è “più” valida. cioè, dobbiamo ammettere che non sempre le leggi scientifiche sono universali: a volte, possono coprire solo un tot di casi.

              • come no? semplicemente era valida per alcuni casi.

                provo a fare un esempio: se il paracetamolo abbassa la febbre in 100 casi, ma al 101esimo fallisce, diremo che non funziona mai? no, diremo che il 101esimo ha qualche sua caratteristica peculiare che lo distingue dagli altri e rende la legge precedente non valida.

                • mi pare che stiamo dicendo la stessa cosa: nell’esempio che hai fatto il 101esimo caso in cui paracetamolo non funziona, approfondisce la conoscenza del suo funzionamento, ma non cancella il fatto che in 100 casi funziona.

                  distinguerei questo tipo di falsificazione da un’altra, nella quale si dimostra, ad esempio, che non era il paracetamolo a far abbassare la febbre, ma qualcos’altro che gli era associato e che, eliminando questo, la febbre non si abbassa più: in questo secondo caso la legge scientifica era sbagliata completamente.

non accontentarti di leggere e scuotere la testa, lascia un commento, se ti va :-)

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