la favola dei nove anelli. – borforismi [5]

7 gennaio 2013 lunedì 01:07

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se le religioni vanno giudicate prima di tutto come fatto umano e quindi sulla base delle conseguenze che producono (che però, da un altro punto di vista, sono anche ciò che a sua volta le determinano), allora è facile accorgersi che:

l’islam produce l’orgoglio;

l’ebraismo il senso di superiorità;

il cristianesimo nella sua variante cattolica l’ipocrisia,

in quella protestante la rigidità mentale,

in quella ortodossa la rassegnazione,

e le tre varianti del cristianesimo concordemente producono la violenza e la distruzione della natura,

il buddismo l’indifferenza,

il confucianesimo il conformismo,

il taoismo l’egoismo,

l’ateismo la nausea.

* * *

eccoci ad una variante moderna della favola medievale dei tre anelli, due falsi ed uno autentico, che il padre lasciava ai tre figli, ed erano l’ebraismo, il cristianesimo e l’islam, dicendo a ciascuno a parte degli altri, che il suo era quello vero.

in questa versione aggiornata interessa però poco il contenuto di verità di ciascuna delle nove religioni diverse, tanto la verità delle religioni è talmente soggettiva da essere per definizione un fantasma.

il fantasma della verità che gli uomini cercano attraverso uno di questi nove specchi deformanti, che la loro cultura di appartenenza pone loro davanti.

* * *

però anche il telescopio che scruta nel cielo l’universo è a suo modo uno specchio deformante, nel senso che restituisce l’immagine reale ingrandita;

solo uno dei nove specchi del Lunapark delle religioni funziona così, lascio immaginare quale.

gli altri restituiscono un’immagine dell’uomo semplicemente deformata secondo gli usi e le necessità locali.

Stuttgart, 27. Dezember 2012

15 risposte a “la favola dei nove anelli. – borforismi [5]

  1. Oggi proprio mi sono imbattuta in una discussione sulla religione, cattolica ovviamente, ma mi sono tristemente trovata a difendere i credenti, o meglio a scoraggiare attacchi che almeno a me paiono stupidi. Mi riferisco all’articolo pubblicato su Repubblica.Torino sul ragazzo (di 29anni) che ha fatto irruzione in una chiesa durante la messa di Natale, vestito da personaggio di Star Wars. Lo hanno difeso insistendo sulla natura goliardica del gesto (che poi la goliardia, quella attuale, è un’altra cosa che mi piace poco per non dire che non mi piace affatto), mentre io continuo a pensare che le superstizioni si combattono col ragionamento, col pungolo, con l’invito al dialogo -come in questo post- e non con le baggianate da 15enni.

    • lieto della tua comparsa qui, cara ella: abbiamo diverse affinità e il dialogo ci aiuterà anche a scoprire meglio le differenze.

      condivido questa tua affermazione, sui ragazzi di 29 anni, che tanto ragazzi non sono, per la verità, che mancano di rispetto alle opinioni altrui; ma le forme di comunicazione cambiano fra le generazioni e le nuove vivono in una realtà dove pare che le forme di comunicazione prevalenti siano quelle legate ai media, e ciascuno di noi ritiene di esistere in quanto comunica.

      è vero che la chiesa cattolica da tempo sta mancando gravemente di rispetto a chi non condivide l’impostazione totalmente retrograda degli ultimi due papi, che con quest’ultimo ha assunto pesanti tratti di filofascismo aperto, e chi semina vento raccoglie tempesta.

      non credo neppure che sia del tutto giusto identificare le religioni con la superstizione: come avrai notato, ho elencato anche l’ateismo fra gli atteggiamenti religiosi fondamentali del nostro tempo; credo più produttivo considerare tutte le religioni come una forma di dilatazione e potenziamento dell’io individuale e collettivo.

      quindi attraverso la critica delle religioni si criticano i fondamenti culturali di gruppo delle diverse culture ed entrando nel dettaglio persino delle diverse personalità.

      questo impone decisamente delle forme di rispetto di questi modi di pensare, perché noi non siamo diversi dal nostro modo di pensare, e facilmente intendiamo una critica a questo come un attacco alla nostra personalità.

  2. Concordo pienamente,
    pure se mi piacerebbe sentire queste parole in bocca a quelle persone che confondono continuamente la fede di un anziano col ruolo del Vaticano, la religione col sentimento religioso e via dicendo.
    Che poi, togliendo tutte le patine politiche, superstiziose, o magari gli indottrinamenti da catechismo, la religione cristiana merita di essere conosciuta, come la Bibbia, il Corano, le teogonie… Ma, come giustamente dici, è l’epoca dei media per cui lo scalpore e la notizia valgono più di un giusto dialogo, e poi si sa che i monologhi son più semplici, prevedere o affrontare una risposta richiede troppa attenzione.

    • “i monologhi son più semplici, prevedere o affrontare una risposta richiede troppa attenzione” mi pare sottolinei il carattere sempre più autistico che sta assumendo la vita sociale contemporanea, mettendo il dito giusto al centro della piaga.

      tra le manifestazioni della malattia potremmo mettere anche i blog e i social network là dove non si fanno portatori di un dialogo vero, ma di pseudocomunicazioni standardizzate che non stabiliscono nessuna profonda relazione fra le persone.

      • Come darti torto, pure se non nel mezzo è il male, ma nell’uso che ne si fa, per cui non è detto che proprio dai social network non possa venire un messaggio positivo. Chi vivrà vedrà, se dal blog di Grillo si arriverà a qualcosa di più costruttivo

        • sì, sono d’accordo con te sull’ambivalenza di questi strumenti, (avevo scritto “là dove non”…) e anche sul fatto che dipende poi essenzialmente da noi l’uso che se ne può fare: costruire dei blog di dibattito più approfondito credo che sia proprio un contributo in questa direzione… 🙂

  3. però, anche tu, mettere l’ateismo fra le religioni…. sai cosa scriveva Boell in “opinioni di un clown”? “gli atei mi annoiano, parlano sempre di dio”.

      • stavo pensando ieri rientrando in bus a questo post… ma non per l’ateismo: per il cristianesimo protestante, trovi produca rigidità mentale? eppure i protestanti sono fra le religioni più liberali che conosca…

        • se il protestantesimo produce rigidità mentale? a giudicare dagli anni vissuti in “Svevia” direi di sì 😉

          è la rigidità che nasce dalla forte responsabilizzazione dell’individuo.

          mentre il cattolicesimo si appoggia su un facile conformismo di gruppo.

          (sento che non riesco a spiegarmi troppo bene, però…)

          • ok, la conclusione ci sta.
            però aggiungerei che la responsabilizzazione del singolo consente anche un approccio meno stringente e meno rigido a livello di normativa comune, quindi una minore rigidità.
            spero di aver spiegato il mio punto di vista, ma neppure io ne sono convinto

            • be’,, forse non riesco ad approfondire più di tanto, perché a me pare piuttosto intuitivo che chi segue non una morale propria, ma il comportamento della massa in cui vive, ha poi un comportamento più flessibile ed adattabile, perché sostanzialmente amorale, di chi di è dovuto formare una morale propria, che regola le sue azioni in ogni momento secondo principi sempre uguali.

              indubbiamente il secondo è più autonomo del primo, ma autonomia non è sinonimo di flessibilità.

              erò poi principalmente intendo rifarmi all’esperienza, dato che è facile rifarsi all’esperienza, che conferma.

non accontentarti di leggere e scuotere la testa, lascia un commento, se ti va :-)

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