storia vs storia, borforisma antistoricistico. – borforismi [17]

17 gennaio 2013 giovedì 08:12

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La storia della filosofia ha tanto poco di filosofico quanto poco ha di letterario la storia della letteratura oppure di artistico la storia dell’arte.

neppure la musica è la storia della musica.

Si tratta di branche dell’utilissimo esercizio umano della memoria, ma, come tutti sanno, non è la memoria che insegna a ragionare, anzi spesso lo impedisce.  

Stuttgart, 31. Dezember 2012

* * *

ma se è così, e qualcosa del genere l’ha già detto Nietsche, che però parlava della storia come impedimento ad agire, allora anche la storia realmente vissuta ha molto poco di storico, rispetto alla storia narrata.

* * *

una ulteriore discussione sul tema da redpoz, storia della storia

mi appunto, per ora la conclusione di un mio commento:

mi pare che la storia ci parli molto di più di se stessa, cioè del proprio modo di raccontare i fatti, che dei fatti stessi – che, in quanto aspetti della realtà, si perdono per sempre, fatte salve le tracce fisiche che lasciano i diversi accadimenti.

ma queste tracce disperse vanno sempre interpretate e alla fine la storia non è mai davvero storia dei fatti, ma storia delle interpretazioni.

29 risposte a “storia vs storia, borforisma antistoricistico. – borforismi [17]

  1. la storia è narrazione. ricostruzione, se vuoi.
    quindi la storia vissuta non può che esserne lontana: impossibile, mentre si agisce, ragionare anche sulla memoria degli eventi (ricordi il film con Bud Spencer su la disfida di Barletta col cavaliere che detta allo scribacchino le memorabili gesta? alla fine, quando mostra orgoglioso gli appunti ai cavalieri francesi si scopre che lo scribacchino non sa scrivere e traccia linee a caso….).
    oppure quello che già dicevo sul cimitero de la Recoleta: è uno specchio, ma deformante.
    al massimo, la narrazione storica ci dice qualcosa di più sulla narrazione che non sui fatti.

    • chissà se l’ho mai visto quel film con Bud Spencer, in ogni caso non lo ricordo, ma la situazione che citi ha un’incredibile potenza simbolica: che sarebbe stata moltiplicata ancora se si fosse poi visto anche che i cavalieri a cui mostrava la storia erano analfabeti, e quindi applaudivano freneticamente…. 🙂

      la storia quindi: un racconto di analfabeti per analfabeti?

      forse la storia no, ma questa definizione mi piacerebbe molto per la politica… 😦

      a proposito: non mi ricordo neppure una tua citazione sul cimitero di Recoleta!!!

      • il film è “il soldato di ventura”
        http://it.wikipedia.org/wiki/Il_soldato_di_ventura

        cavalieri analfabeti, non credo vi fosse neppure l’esigenza di mostrarlo…
        l’aneddoto su la Recoleta era probabilmente pubblicato su splinder… comunque pensavo che in fondo questi luoghi monumentali (cimitero di notabili argentini, con le loro tombe straordinarie) ci dicono molto di più sul modo di raccontare la storia, che sulla storia stessa.

        • già, è possibile che io qualche volta non abbia visto tutto il film, ma almeno questa scena…

          in ogni caso il post di risulta è già partito…

          la storia è una specie di biografia di gruppo, forse: e come la biografia non ci restituisce davvero la vita di cui si occupa, ma ci costruisce su una vita narrativa parallela, che è però un’altra cosa, così possiamo dire anche per la storia, forse,, e qui ci si collega al tema della storia che è sempre dei vincitori….

          già che ci sono sottolineo l’enorme portata polemica contro le filosofie idealistiche e storicistiche di questa piccola e banale, ma radicale osservazione.

          se la storia è narrazione, le filosofie che ci costruiscono sopra messaggi di verità universale, sono pure e alquanto inutili filosofie del dover essere.

          • bella la sintesi come biografia collettiva.
            d’altronde nessuna biografia riporta perfettamente quella che è stata un’esistenza, ma esprime sempre un punto di vista. un giudizio implicito.
            d’altronde, l’alternativa è sempre una semplice e sterile cronologia…

            • Borges e la mappa dell’impero in scala 1:1…

              questo obiettivo è sempre irraggiungibile, e dove c’è una scala diversa dall’1:1 la riproduzione è sempre una sintesi, cioè una selezione.

              il tempo potrebbe essere del resto sentito come quel fattore matematico che impedisce nella realtà l’esistenza di riproduzioni in scala 1:1.

                • se ho capito bene, persino se una mappa 1:1 fosse possibile, la mappa si realizzerebbe sempre in un tempo diverso, e dunque non sarebbe una esatta riproduzione della realtà originaria?

                  • una mappa 1:1 può riprodursi solo con la presenza dell’autore nei singoli luoghi.
                    il che è geograficamente impossibile nello stesso tempo.
                    quindi, la geografia ci impedisce di avere una simile mappa che sia attuale.

                    • be’ l’autore potrebbe andare nei singoli luoghi in tempi diversi creare la mappa e lasciarla lì, se avesse bisogno di visitare i luoghi per mapparli..

                      d’altra parte anche con mappe in scale più ridotte, l’autore della mappa mica visita i luoghi per mapparli, ma si serve di altre mappe, almeno credo… 😉

                      già, come si fanno le mappe?

                    • sì, ma l’effetto sarebbe sempre quello di avere una mappa diacronicamente diversa rispetto allo stato attuale dei luoghi/eventi

  2. Pingback: storia della storia « redpoz·

  3. “la storia e’ una galleria di quadri in cui ci sono pochi originali e molte copie”(Tocqueville).
    ” la storia e’un romanzo che e’ stato; il romanzo e’ storia che avrebbe potuto essere”(E. E J.De Goncourt).

    • sì, ma tu maria, perché sfuggi al tema? credo che tu volendo diresti qualcosa di ancora più originale di questi due…

      con i quali faccio un po’ di fatica a confrontarmi, e con te invece no, o almeno non sempre. 😉

      la frase di Tocquvielle ricorda quella di Marx (o viceversa, forse meglio) sulla storia che ha l’originale in forma di tragedia e le copie in forma di farsa; ma questo è un discorso interno alla storia, mentre io cercavo di porre qui sopra il problema del rapporto della storia vissuta come originale e della storia narrata come sua copia. ma è una storia come quella della statuaria greca classica, in cui poi gli originali scompaiono quasi sempre,

      la frase di De Goncourt affronta invece il tema stesso del post, ma sul versante del rapporto della storia con la letteratura e non con le filosofie della storia.

  4. Sfuggo per pigrizia. Se qualcuno l’ha pensato, io mi risparmio in fatica 🙂
    La storia non narra solo fatti, ma anche l’immaginale dello storicista. E siccome l’immaginale sta nella storia , bisogna riconoscere l’importanza storica della vita immaginativa ed emotiva.

    • la storia usa il passato come pretesto e sotto forma di biografia di gruppo, ci dà l’unica biografia davvero possibile, quella dell’autore.

      l’autore storico ha immaginazione e ricchezza emotiva? la sua storia palpita e le sue emozioni si fanno storia.

      noi crediamo di comprendere il passato, ma comprendiamo soltanto lo storico presente.

    • osservazione geniale: lo storico è appunto qualcuno che cerca di influenzare il futuro usando il passato come strumento… 😉

      però non direi che tradisce il passato: il passato non esiste più, come potrebbe essere tradito?

      • Al presente, come momento di scelta, appartiene il tempo. Ma durante la scelta il passato ritorna. E nel momento della decisione il tempo nasce come tale, distinguendosi in passato, presente e futuro. Il presente ha il passato per creare a sua immagine il futuro.

        • mi sento sospinto su una china severiniana: qui si dovrebbe discutere se il tempo appartiene al presente oppure se viceversa è il presente che appartiene al tempo.

          tu la sai già su quale ipotesi mi muovo:

          L’unico vero segreto della vita è il tempo,
          sua sola sostanza e indistruttibile realtà.
          Il tempo che è un percorso arrotolato su stesso
          fino ad essere un punto che ruota vorticoso
          generando la sua linea ricurva immaginaria
          e sbanda inventandosi tre dimensioni olografiche,
          che noi crediamo vere e chiamiamo la realtà.

          qui dico che il tempo è un percorso, ma che però si arrotola e concentra su se stesso fino a diventare l’eterno presente.

          se è così, allora il presente, nella sua dimensione eterna E’ il tempo e contiene in se stesso tanto il passato quanto il futuro.

          è il presente come punto che ruota su se stesso a creare questa dimensione lineare apparente del tempo.

          ma poi vi è una specie di oscillazione che lo porta a generare anche le tre dimensioni spaziali, dimensioni apparenti, olografiche, dell’unico tempo.

          proviamo allora a muoverci nell’eterno presente, pensando che né il passato né il futuro sono altro che il pieno esplicarsi del presente che stiamo vivendo.

          il passato che ritorna non ha altra realtà che la sua presenza nel tempo presente, e il suo ritorno potrebbe essere solo l’apparenza formale che assume una difficoltà a decidere.

          il futuro che si prospetta non ha altra realtà che la sua presenza nel tempo presente, e il suo fantasma potrebbe essere solo l’apparenza formale che assume una paura di decidere.

          è nel presente e non fuori da lui che si gioca il presente.

          ti ho detto poco fa che sono effettivamente un coraggioso, mi ero dimenticato di dirti che anche la mia filosofia lo è. 😉

          • Il tuo eterno presente somiglia all’eterno ritorno dell’uguale, il voler creare il senso della terra.
            Per Nietzsche quanto accade, accade per sempre ed è una condanna, ma solo per i mediocri a cui torneranno sempre frustrazioni e sconfitte. Per chi dice “io voglio” in ogni momento può cominciare una nuova vita. Ma ci vuole coraggio e passione per diventare quello che si è. E bisogna volerlo e volerlo anche se comporta sacrificio. E così ci si libera dalla schiavitù delle credenze e si vive in un presente che contiene
            gli altri tempi del verbo 🙂

            • no, il mio eterno presente è un poco diverso: non c’è nulla che ritorna mai, nell’eterno presente.

              il mio presente è eterno nel senso che contiene sempre in se stesso tutta l’eternità.

              in Nietsche esso appartiene ad una specie di cerchio magico nel quale le cose ritornano uguali.

              per me è un punto, sempre nuovo, che contiene ogni altro presente sotto forma di passato o di futuro, ma non c’è ritorno e neppure avvento del futuro.

              non c’è passaggio, perché anche il tempo è distinto in quanti e non è un continuum: vi sono solo solo salti da un particolare quanto temporale ad un altro.

              nella conclusione, però, come vedi, ci ritroviamo…:)

  5. e’ vero…..!!!!
    ricordo che al liceo il caro professor Borgato mi diceva che in storia della filosofia ero un autentico analfabeta anche se giravo sempre con un libretto il cui titolo era..:”prolegomeni ad una futura metafisica” di kant che,detto fra noi pur non avendolo mai letto, era utilissimo per fare colpo sulle ragazze.

  6. @ redpoz

    già, nel caso che i luoghi cambino la loro posizione o altre caratteristiche mentre si fanno le mappe.

    ma questo è un problema potenzialmente presente in tutte le mappe, in particolare nella carte geopolitiche naturalmente, non solo in quelle su scala 1:1

  7. Pingback: storia vs storia, borforisma antistoricistico. 31 dicembre 2012 – cor-pus-zero·

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