35. il rapporto Oxfam 2012 sulla diseguaglianza mondiale e le elezioni italiane.

18 gennaio: ecco pubblicato il rapporto Oxfam 2012 sui costi della diseguaglianza mondiale: http://www.oxfam.org/sites/www.oxfam.org/files/cost-of-inequality-oxfam-mb180113.pdf

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i 100 uomini più ricchi del mondo nel 2012 hanno guadagnato 4 volte la cifra necessaria per risolvere il problema della povertà estrema nel mondo.

avete capito bene: basterebbe aumentare la tassazione dei loro redditi di un 25% per sottrarre alla fame alcune decine di milioni di persone.

ma forse è proprio questo il male che si vuole evitare: forse quella fame riveste, agli occhi di qualcuno, una funzione benefica.

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centinaia di milioni di persone vivono in questo mondo con meno di un euro al giorno e 100 persone guadagnano 2 miliardi e 400 milioni di dollari l’anno, cioè 670.000 dollari al giorno, cioè circa come mezzo milione ciascuno di quei disperati, peraltro spesso felici, mentre non vediamo felicità nei super-ricchi.

insisto, insisto proprio, perché le dimensioni di questa diseguaglianza sono mostruose: le 100 persone più ricche del mondo hanno guadagnato nel 2012 240 miliardi di dollari, cioè l’equivalente di 1.000 dollari per 240 milioni di persone.

240 milioni di persone che vivono con poche DECINE di dollari l’anno, potrebbero ricevere 80 euro al mese se il guadagno dei 100 uomini più ricchi del pianeta venisse socializzato.

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la tendenza si sta aggravando: il reddito delle 100 persone più ricche del mondo è cresciuto del 60% negli ultimi vent’anni e quella che chiamiamo crisi per noi è soltanto il loro successo, perché nella “crisi” il loro reddito sta crescendo ancora più in fretta.

negli Stati Uniti il reddito delle 100 persone più ricche del paese si è quadruplicato dal 1980 ad oggi.

la crisi del resto è finanziaria, è collegata all’indebitamento degli stati con la finanza, cioè con loro.

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dice il rapporto Oxfam che in Inghilterra la diseguaglianza è tornata rapidamente a livelli mai visti dal tempo di Charles Dickens – solo che oggi non esiste più un Charles Dickens che se ne occupa.

in Cina il 10% più ricco della popolazione detiene il 60% della ricchezza del paese, che ha ora livelli di diseguaglianza simili a quelli del Sud Africa, che è oggi il paese con le più forti diseguaglianze del mondo, molto maggiori di quelle del tempo dell’apartheid.

in questo caso, come del resto altrove, la concessione dell’uguaglianza legale formale sembra un semplice diversivo per distogliere l’attenzione dalla diseguaglianza economica sostanziale, una specie di trucco o specchietto per le allodole.

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sta per iniziare il Forum economico mondiale di Davos, che ha assunto sempre di più il carattere di un luogo e di un momento nel quale le élites della terra e i politici che formalmente ci rappresentano si riuniscono per concertare la prosecuzione di queste scelte politiche.

sempre di più, infatti, i governi mondiali sono espressi da questi gruppi ristretti di super-ricchi che hanno le risorse e l’organizzazione per imporre la loro volontà.

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naturalmente non sarebbe difficile per gli stati, in astratto, porre rimedio a questo stato di cose, se i governi non fossero appunto controllati da coloro che dovrebbero invece controllare: la ricchezza è un rapporto sociale, non un valore assoluto ed oggettivo.

il rapporto Oxfam è anche un appello, per la verità piuttosto ingenuo, ai leader del mondo a rovesciare questo stato di cose e a porre termine a questa mostruosa ed ingiusta concentrazione di ricchezza che ha costi sociali, economici ed ambientali insostenibili.

ma è assolutamente inutile chiederlo a loro, che vengono sostenuti e portati al potere dalle efficienti macchine propagandistiche e di controllo dell’opinione pubblica che lavorano al servizio della élite dei super-ricchi.

occorre chiederlo a noi stessi.

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poi mi guardo attorno, considero di che cosa stiamo discutendo alla vigilia delle votazioni del popolo sarcasticamente definito sovrano dalla Costituzione; osservo, in tutte le sue varianti, questa penosa campagna elettorale italiana, una terra dove l’occultamento di questo stato di cose è perfettamente ben riuscito, dato che anche i partiti che si definiscono di sinistra mantengono complessivamente la sordina su questo problema e quasi si vergognano di toccarlo.

un paese dove negli ultimi mesi è stata fatta passare l’idea che una risposta di sinistra alla crisi, voluta e costruita dall’élite finanziaria per moltiplicare il proprio potere, sia una politica economica impropriamente definita neo-keynesiana, cioè la prosecuzione dell’indebitamento con la super-élite finanziaria che già ci strangola, e non la lotta a questo gruppo di mostruosamente privilegiati che ci opprime.

è il paese dove andremo a votare per eleggere alla fine a capo del governo proprio uno di questi 100 super-ricchi mondiali, per quanto disgustosamente impresentabile e politicamente incapace, che continuerà a saccheggiarci come ha fatto negli ultimi trent’anni, prima per interposto Craxi e poi in proprio.

oppure in alternativa voteremo come male minore un gruppo spaurito di “democratici” che mormorano “la patrimoniale mai”, non sia che mettiamo in crisi i consumi di super-lusso che devono essere anzi il futuro del sistema paese, e che non si azzarderanno mai ad affrontare questo problema, dato che, del resto, il popolo stesso non lo sente.

morale e politica da schiavi.

28 risposte a “35. il rapporto Oxfam 2012 sulla diseguaglianza mondiale e le elezioni italiane.

  1. Mi è capitato di ascoltare, un paio di giorni fa, il nuovo tycoon Giampiero Samorì in un dibattito a Omnibus, sulla 7. Con raccapriccio ho dovuto costatare che stava dicendo cose più “a sinistra” di quelle che sostengono Fassina e Bersani.

    • non hai precisato che cosa diceva di specificamente più a sinistra di Bersani Samorì, ma non faccio fatica a crederti: tanto si candida con Berlusconi e a fare qualche sparata di sinistra non rischia niente.

      perfino Berlusconi dice a volte singole cose più a sinistra di Bersani e in ogni fascismo c’è un’ala minoritaria di sinistra che sarà sempre impossibilitata a realizzarsi per la potenza del resto del partito e serve unicamente a ramazzare qualche voto in campo avversario.

      il vero problema – lo dico nel mio radicalismo critico e dal mio punto di vista dell’astensionismo attivo alle elezioni politiche – è l’intero carattere assolutamente degradato della campagna elettorale italiana, a questo incredibile e vergognoso teatrino dei pupi che dovrebbe indurci a rifiutare di partecipare al gioco perfino se ci fosse una legge elettorale meno truffaldina.

      e tuttavia, a chi accetta di stare dentro questo gioco di bari, a chi decide di votare, non resta che votare Partito Democratico per evitare il peggio, considerando con che tipo di legge elettorale tocca votare.

      a conferma appunto che queste elezioni non sono libere e che l’elettore è messo nelle condizioni di non potere davvero esprimere se stesso nel voto.

      • Caro Bortocal, non ho precisato perché sono d’accordo che si tratta di fuffa elettorale (per la cronaca: parlava di riduzione del cuneo fiscale interamente a favore dei lavoratori da finanziarsi con una tassa patrimoniale una tantum che colpisca i patrimoni non solo in quanto immobili).
        Il mio sconforto nasceva dal fatto che ormai devo rassegnarmi ad ascoltare cose del genere altrove che a sinistra, dove al più trovo proposte di congelamento salari nominali dei lavoratori (di fatto: deflazione) in cambio di investimenti da parte degli imprenditori: ossia, che siano i lavoratori a finanziare gli investimenti (cfr Fassina al FT).
        http://www.ft.com/intl/cms/s/0/65175e70-5d87-11e2-a54d-00144feab49a.html#axzz2IhHFZ6Ge
        E Fassina è uno di quei pericolosi estremisti che Monti raccomandava di silenziare…
        La considerazione si riallacciava al tema generale delle asimmetrie distributive (sempre più grandi) che hai illustrato nel post, e all’appello dell’Oxfam ai governi, che giustamente qualifichi come “ingenuo”. Ingenuo perché oggi non esiste più una forza politica, di governo o potenzialmente tale, che possa qualificarsi come oggettivamente progressista e abbia, al di là delle parole, la sensibilità morale di raccoglierlo.

        PS Ho notato sia nel titolo che nel corpo del post un refuso: Oxam invece di Oxfam.

        • grazie prima di tutto della segnalazione: non si tratta di un refuso, perché ho ripetuto l’errore più volte e sempre uguale, ma di un errore di memorizzazione; del resto non conoscevo questa istituzione prima di leggere questa notizia.

          nel merito sono sconfortato quanto te: nessuno di noi riuscirà a invertire in nessun modo l’onda potente del controllo dell’opinione pubblica esercitato attraverso i media, che distraggono l’attenzione su cento altri problemi, a volte futili, a volte anche importanti, ma non così centrali come questo, che è il vero problema, poco riconosciuto, del nostro tempo e l’origine ultima dell’attuale crisi.

          interpreto l’uscita di Samorì, ora che me l’hai precisata meglio, come il sintomo del fatto che persino la media e piccola impresa si rende conto che sta venendo travolta dal potere della finanza e che, se vuole sopravvivere mantenendosi un mercato, deve trovare qualche sistema per riequilibrare il reddito a favore dei consumatori/ lavoratori contro la finanza.

          è evidente infatti che qualunque patrimoniale limitata agli immobili, come quella fatta da Berlusconi e perfezionata poi da Monti, intaccherà solo di risulta i centri di potere finanziari e che bisogna estendere la patrimoniale anche alla ricchezza liquida in tutte le sue forme, costringendo quindi anche la finanza a pagare il suo obolo.

          però occorre anche dire che ci sono delle stranezze: il primo che attrasse la mia attenzione su questo problema fu un libro di un grande imprenditore iraniano trasferito in Germiana, Sabet, che da anni si batte molto autorevolmente per denunciare l’ascesa del potere economico, finanziario e politico dei super-ricchi, a cui lui stesso appartiene: https://bortocal.wordpress.com/2012/08/04/392-sabet-impoverire-il-ceto-medio-obiettivo-delleconomia-globalizzata/

          condivido le tue acute osservazioni sulla proposta di Fassina.

          viviamo in tempi davvero bui, dove è difficile trovare degli orientamenti autorevoli, e tutto sembra affidato alla forza inconsistente di un lento e troppo laborioso processo di aggregazione dal basso, attraverso la rete e fino a che non verrà regolamentata anche questa.

  2. se non si riesce a tassare di più i ricchi l’unica alternativa è la super-svalutazione, adeguando all’inflazione solo stipendi e pensioni minime. In questo modo le riserve dei privati svaniranno nel nulla e lo stato avrà più capitale per dare inizio a un processo di investimenti a lungo termine. Ovviamente pagherà con più moneta i suoi impegni esteri, ma in valore assoluto non tanto più di prima.

    • questa risposta, pur se plausibile, e infatti col default di uno stato si realizza qualcosa del genere, non è tuttavia socialmente giusta (infatti chi detiene dei beni materiali che non vengono intaccati dall’inflazione, rimane indenne dall’inflazione, come avveniva in Italia negli anni 80, quando l’inflazione annua si avvicinò al 25% e il prezzo degli immobili cresceva più veloce dell’inflazione stessa).

      non è neppure troppo realistica, perché chi si oppone al pagamento della patrimoniale per i super-ricchi impedirà anche che vi sia una tutela contro l’inflazione riservata ai salari più bassi.

      sul piano delle fantasie si può pensare, in alternativa ad una dura patrimoniale a carico dei ricchi, ad una abolizione del valore legale della moneta corrente, e alla sostituzione con una nuova moneta entro un limite massimo, metti di 20.000 euro pro capite.

      • allora siamo condannati… perché quello che hanno fatto fin’ora non funziona 😦
        PIL in caduta e debiti in continuo aumento come anche la disoccupazione.
        In Italia che fanno?… salvano Montepaschi…

        • mica solo in Italia, in tutto il mondo per prima cosa si salvano le banche che hanno generato la crisi, permettendo loro di continuare a generarla; tempo fa ho anche spiegato perché le cose hanno preso questa piega nel 2008.

          non credo che abbiamo soluzioni facili a portata di mano: occorre passare a qualche soluzione rivoluzionaria globale, ma il mondo non è ancora pronto, e un domani forse potrebbe essere troppo tardi.

          • in realtà stavo pensando a un sistema in cui la svalutazione è voluta e continua nel tempo. Questo costringerà le persone a investire e rischiare continuamente pur di evitare che i propri risparmi perdano valore. Sarà un modo di investire sulle proprie idee… quello che prima stava in cassaforte.

            però è anche vero quello che dicevi tu nel primo commento. Alla fine i prezzi delle case salirà più dell’inflazione. Però se diminuisce la domanda mi chiedo come sia possibile che qualcuno pensi di vendere a prezzi ancora più alti (però effettivamente negli anni 80 mi dici che è andata proprio così). Com’è possibile?
            Oltre al fatto che chi investe in proprietà non sente l’inflazione. Però si potrebbe anche pensare a una patrimoniale oltre un certo numero di case o terreni (difendendo chi ha 1 o 2 case). A quel punto ci sarà qualcuno che penserà di vendere… gonfiando l’offerta.
            Potrà questo evitare che i prezzi delle case vadano alle stelle?

            dagli ultimi aggiornamenti anche alla FMI sono pessimisti per il 2013 😦 . Pensa poi allo scenario dell’Italia ingovernabile cosa potrebbe significare per l’Euro. C’è solo da sperare…

            • un certo grado, non piccolo, di inflazione sarà, per non dire che è già, la conseguenza necessaria dei vari provvedimenti presi per il salvataggio delle banche e dei paesi più deboli.

              l’inflazione del prezzo degli alimentari del resto sta massacrando già le masse povere indiane e di altri paesi del Terzo Mondo, provocando sofferenze inaudite, di cui egoisticamente noi non ci preoccupiamo affatto, perché stiamo a piangerci addosso se il reddito individuale è tornato al livello 1986: un livello vivibilissimo, se ci fosse maggiore equità sociale.

              la svalutazione colpisce storicamente da sempre, fin dalla grande inflazione del Cinquecento seguita alla scoperta delle miniere d’oro americane, i ceti sociali in modo diverso: penalizza i ceti a reddito fisso, o i lavoratori dipendenti, che possono sbizzarrirsi come vogliono in creatività, ma lavorano sempre a contratto e secondo tariffe fissate da questo, e professionisti e lavoratori autonomi, che invece determinano da sé i propri compensi o le proprie iniziative, e dunque reagiscono di norma meglio, riuscendo a non impoverirsi, a spese dei primi.

              l’inflazione togliendo reddito alle classi più basse e spostandolo verso le classi alte non diminuisce di per se stessa la domanda: questo spiega il fenomeno dei beni di lusso o dei beni rifugio che nell’inflazione crescono ancora di più dell’inflazione, dato che il reddito di questi ceti in proporzione aumenta; mentre i consumi dei lavoratori dipendenti o dei pensionati calano per prodotti specifici, ma comunque non riescono ad abbassarne i prezzi, perché altrimenti i margini di guadagno sarebbero azzerati e cesserebbe la produzione di prodotti destinati a bisogni primari.

              è evidente che una patrimoniale sugli immobili, come l’imu in questo momento, porta ad un aumento dell’offerta e ad un forte abbassamento dei prezzi delle case.

              sull’Italia ingovernabile, non ti preoccupare che la genialità degli antiberlusconiani e le risse tra loro stanno convincendo gli italiani che l’unico in grado di garantirla è Berlusconi.

              • non mi pare che le case costino di meno, semmai il contrario. Lo trovo strano, perché le banche non fanno più tanti mutui come prima e molte persone non hanno più lavori che permettano loro di pagare rate (ovviamente per via dell’aumento dei prezzi dei beni/servizi di prima necessità). Allo stesso tempo chi vende pretende più soldi per via dell’inflazione, però come negli anni 80… le case, adeguando il prezzo all’inflazione, continuano a costare come prima se non di più.
                Continuo a non capire perché i prezzi non scendono.

                se vince B. sarebbe un’incredibile dimostrazione di quanto a breve sia la memoria delle persone.

                  • si capiva benissimo lo stesso.

                    ho letto un articolo su una recente ricerca psicologica che dimostra che la gente crede a quello che vuole sentirsi dire sopo che l’ha sentito una volta, anche se riceve informazioni che risulta ampiamente che l’informazione è falsa.

                    la conoscenza è solo un aspetto secondario degli istinti e degli appetiti.

                    • in fondo la parte razionale è solo la crosta superficiale sviluppatasi solo di recente (qualche migliaia di anni). E’ molto più ampia e antica la parte animale, istintuale, che dall’ombra modella e indica la strada alla parte cosciente 🙂

                • siccome sto trattando l’acquisto di una cascina in alta montagna con la futura liquidazione per andarci d’estate e sono stato ad un’agenzia proprio venerdì, ti garantisco che per i beni non di lusso, i prezzi stanno crollando: mi è stato chiesto meno della metà di quello per cui era in vendita due anni fa.

                  ovviamente non calano i prezzi delle case di alto e altissimo livello, dato che la crisi e l’inflazione impoveriscono i poveri, ma arricchiscono i ricchi.

                  in Italia inoltre c’è una rete di agenzie immobiliari esagerata e soffocante che condizionano molto il libero mercato: comunque nel complesso i prezzi medi degli immobili l’anno scorso sono calati del 15% ed è tutt’altro che finita…

                  • puntualizzazione più che opportuna, e allargamento del discorso in una esatta prospettiva più ampia.

                    e perfettamente pertinente non solo rispetto al commento di sopra, ma al tema stesso del post, anche se questo presenta una vera e propria patologia del cervello profondo.

                    su questo tema ricordo un vecchio e straordinario film di Resnais, Mon oncle d’Amerique, dedicato alle ricerche di Laborit sul cervello umano.

                    se non lo hai mai visto, come credo, ti consiglio di cercarlo in rete o altrove, e di guardartelo.

                    buona domenica: io sto a letto con l’influenza, quindi oggi digiterò molto… 🙂

                  • un’altra casa? non ne hai troppe 😆 ? Comunque se te la permetti fai pure.
                    Comunque la mia era solo un’impressione nata dal guardare le vetrine delle agenzie immobiliari. Non mi sembrava a dire la verità di vedere tutto questo crollo (sarà perché tanto quelle cifre per me sono comunque stratosferiche e non c’ho fatto caso 😀 ).
                    Tanto se per vivere devi spendere di più… la casa non te la compri comunque.

                    • no, ti sbagli, sto per regalarle tutte (ai miei figli), anzi avrei già dovuto regalarle dieci giorni fa, con appuntamento dal notaio già fissato, ma per il catasto il proprietario di due di loro non ero io, una era mio padre, morto 44 anni fa, e l’altra di una vicina che possiede, secondo loro, la casa mia e non la sua.

                      poi ho provato a farmela intestare, e mi hanno sbagliato il cognome…, storpiandolo alla tedesca (ma come avranno fatto a indovinare?)

                      naturalmente tutto è rinviato di un paio di mesi, e poi finalmente sarò nullatenente in Italia, mi tengo solo il monolocale tedesco…

                      poi la liquidazione, quando arriverà, non voglio certo investirla in derivati…

                      aggiungi che in questo modo esco anche dalla classifica mondiale dei ricchi, dove la mia presenza era decisamente imbarazzante… 🙂

  3. mi pare un’ottima idea. Così l’Imu lo fai pagare a loro 😀

    ecco… parlando di derivati… con il crollo del prezzo delle case (che a me non sembra un crollo) credo che le banche avranno un piccolo problemino.

    • il motivo ovviamente non era questo, però è un’ottima idea considerando che ora in alcune loro ci vivono e io come proprietario di più appartamenti pago un’IMU molto alta (4.500 euro quest’anno), mentre per loro è prima casa e quindi hanno delle riduzioni: pagare circa 1.000 euro all’anno non credo sia molto per loro, considerando che hanno già la casa gratis, naturalmente.

      sui derivati sto preparando un post, che ha bisogno di tempo.

      quella dei prezzi delle case è una diminuzione, per ora, non un crollo: non so se sia già in grado di mettere in difficoltà qualche banca: ma le difficoltà sono di sicuro molto maggiori per i clienti che non ce la fanno più a pagare le rate dei mutui (non è il mio caso, comunque).

      • ma io scherzavo. Chiunque vorrebbe vedersi arrivare una casa gratis così 😀

        il fatto che una diminuzione troppo repentina dei prezzi delle case possa mandare in crisi il sistema bancario è un motivo in più per non permettere il crollo (sempre nell’ottica “troppo grandi per fallire”).

        • se poi gli immobili sono da 2 a 4 a testa, meglio ancora, no? se riescono a riscuoterci un affitto o tre, un arrotondamento degli stipendi da fame italiani non fa per niente male per delle famiglie appena formate e dei ragazzi giovani, mentre per un vecchio bacucco come me, la pensione basta e avanza anche per fare i miei viaggetti e i miei reportage… 🙂

          secondo me noi del fallimento delle banche dovremmo imparare a farci un baffo: è il fallimento dei clienti che deve preoccuparci!

          se poi dovesse crollare tutto intero il sistema bancario, ne rimettiamo in piedi uno statale, ridando lavoro agli impiegati.

          non è il massimo e questa concentrazione del potere economico nelle stesse mani del potere politico non mi piace per niente e potrebbe nascondere problemi catastrofici, però mi pare il male minore la nazionalizzazione delle banche che falliscono.

          e non ne fossimo schiavi, l’avremmo già fatta da un pezzo…; da qualche parte sta succedendo, perfino in Inghilterra o in Islanda.

          nessuno può trovare ragionevole salvare con miliardi di euro delle banche che rimangono in mano agli stessi privati che le hanno fatte fallire: si tratta di regali a fondo perduto!

          questo è il vero scandalo del Monte dei Paschi: tutto il resto è fuffa per nasconderlo.

          • hanno già così tante case ciascuno? complimenti 🙂
            se decidono di non spennare qualcuno per riscuotere affitti alti, ok. In genere non sono d’accordo col vivere di rendita.

            il problema delle banche è che ormai sono entrate in un continuo ciclo di problemi, dove per risolverne uno ne devi creare un altro. Prima o poi a qualcuno verrà qualche idea geniale su come uscire da questa situazione 🙂

            • avranno a che fare con gli inquilini che ci ho messo dentro io, immigrati, precari, giovani artisti bohemien spiantati e con affitti un po’ più bassi di quelli di mercato: nessuno si è mai arricchito bene spennando gli altri, secondo me

              avere una buona immagine dove vivi e sapere che ti considerano magari un po’ fesso, ma una persona per bene, è una grande risorsa, oltre che farti vivere meglio

              quando l’anno scorso l’agenzia immobiliare di un pakistano stava per tirarmi il pacco col biglietto aereo per il Myanmar, è stato l’intervento di diversa gente del quartiere a impedirlo, anche se ovviamente non si agisce così in vista di questi vantaggi.

              qualcuno se ne approfitta, è logico, però io predico sempre che una strategia simile alla fine ripaga, nel suo insieme.

              ai miei figli ho lasciato più o meno l’equivalente di quel che mi hanno lasciato i miei genitori, certo moltiplicato per te, visto che sono tre

              e adesso basta con l’autobiografia: l’idea geniale per risolvere il problema delle banche qualcuno l’ha già avuta, modestamente.

              si chiama eutanasia. 🙂

  4. lasciare che falliscano? Però gestiscono ormai tutto il nostro denaro (aziende e privati). Per non parlare di una eventuale reazione a catena che le farebbe saltare tutte quante. Come fai a gestire nel breve periodo un caos del genere?

    • qualcuno pensa che, se una banca fallisce, i clienti ci rimettono i depositi.

      l’equivoco è alimentato dal mondo della finanza per tenersi in piedi, ma non è è così

      in Italia lo stato garantisce comunque i primi 100. 000 euro di deposito (in Germania 20.000).

      la gestione del caos sarebbe abbastanza semplice (si fa per dire): via via che le banche falliscono, lo stato le rileva, garantendo i clienti come detto sopra.

      il vero problema sta piuttosto nel fatto che le azioni delle banche, attraverso intrecci molto complessi, sono sparse ovunque nelle grandi imprese ed è qui che il fallimento di una banca potrebbe fare danno.

      se fossi un paleocomunista potrei dire:poco male, nazionalizziamo anche qui.

      dopotutto i super-ricchi si sono scavatila fossa con le loro mani, e bisogna trovare il modo che ci cadano dentro solo loro.

      il brutto sarebbe che alla fine ci troveremmo in un sistema sovietico dove lo stato sarebbe anche padrone completo dell’economia, e non è molto piacevole.

      • lo stato ha soldi per coprire tutti i conti correnti dell’intero paese? Se dovessero esserci problemi allargati a tante banche la vedo molto dura…

        ci saranno poi tante imprese che falliranno. Questo punto non tanto per i ricchi quanto per i lavoratori sarà un grosso problema (anche perché i poveri operai che non hanno soldi in banca se ne potrebbero anche fregare della garanzia dei conti correnti).

        in poche parole… non è possibile farle fallire. Siamo sotto ricatto 🙂

        • credo che gli aiuti che stiamo dando alle banche a fondo perduto (cosa che neanche l’Inghilterra ha fatto!) ci costino ben di più della salvaguardia dei depositi degli azionisti, considerando che le banche movimentano masse di denaro 30 o 40 volte dei depositi che hanno; e poi semmai bisognerebbe abbassare la soglia di tutela dei correntisti, dato che 100.000 euro sono decisamente tantini, e andrebbero bene i 20.000 della Germania.

          .se una banca fallisce, non è che le filiali crollano, è solo un problema finanziario; quindi la banca è ancora fisicamente lì, al suo posto; lo stato potrebbe rilevarla e riprendere a farla funzionare, mantenendo al lavoro i suoi dipendenti di grado più basso, dopo avere lasciato azzerare i suoi debiti.

          lo stesso vale, a certe condizioni per le imprese, e la nazionalizzazione delle imprese in crisi fu del resto la politica che fece Mussolini negli anni Trenta come risposta alla crisi, creando l’IRI.

          anche una impresa che fallisce è in una condizione fisica simile a quella di una banca che fallisce: fisicamente è ancora in piedi, i suoi impianti possono funzionare, se lo stato la rileva pe farle continuare la sua attività, non è qui il problema.

          il problema è che un’industria può fallire o perché ha investito il suo capitale sociale in derivati, oppure lo tiene in una banca che fallisce; e allora la nazionalizzazione risolve il problema.

          oppure perché è una azienda decotta che non ha più un mercato, oppure ha costi di gestione troppo elevati che non si possono ridurre, oppure per altri motivi strettamente produttivi di questo tipo: e in questo caso è bene chiedersi che senso ha continuare a tenerla aperta.

          è vero che siamo sotto ricatto, ma non tutti i ricatti si devono subire…

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