60. Monti: metodo e follia.

nella campagna elettorale, è opinione comune, Monti si è giocato una presidenza della Repubblica che pareva quasi certa (ma più sulla carta che nella realtà) ed ha dissipato la credibilità che aveva acquisito nel suo anno di governo e che era riuscito, tutto sommato, a mantenere a buoni livelli.

oggi è accreditato dai sondaggi tra il 10 e il 15%, come un Craxi qualunque, ma aspettate che il 30% di indecisi prenda posizione, e a seconda di come si distribuiranno, ci saranno partiti che potranno trovarsi accreditati di un 30% di voti in meno.

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ma il paragone con Craxi – Ghino di Tacco non è casuale: il futuro politico di Monti infatti dipende strettamente dalla sua possibilità di occupare davvero nuovamente la posizione craxiana nello scacchiere politico italiano: cioè la posizione di chi è determinante al centro per qualunque maggioranza.

la vita di Ghino di Tacco, che è anche protagonista di una novella del Decameron, è una perfetta storia italiana e meriterebbe di essere raccontata a parte; per quel che qui importa, basta ricordare che, trasformatosi in brigante, dal colle di Radicofani in una posizione strategica sulla via Francigena che portava a Roma, rapinava i pellegrini che vi passavano per portare le loro offerte alla Chiesa; ma risparmiava studenti e poveracci.

insomma, ladro gentiluomo – come pretendeva di essere considerato Craxi – oppure Robin Hood all’italiana.

* * *

ovviamente questo ruolo di bandito che ruba ai ricchi per dare ai poveri si addice poco al bocconiano Monti, ma il suo scopo residuo in queste elezioni, dopo avere constatato, credo con sorpresa, di non essere riuscito a trasformare in consenso elettorale il consenso politico che aveva come capo del governo, è quello di diventare l’ago della bilancia.

sempre e soltanto in quel benedetto Senato che non ha mai una maggioranza chiara, non grazie al porcellum, come si dice, ma a quella interpretazione regionalistica del premio di maggioranza al Senato, che in origine era previsto globale anche lì da Calderoli, ma che Ciampi non volle sottoscrivere.

così che il risultato finale è che l’Italia è credo l’unico paese al mondo che ha una legge elettorale che persegue due risultati opposti: la stabilità, a qualunque costo, alla Camera, anche se le maggioranze sono risicate, e la necessità di allearsi al Senato, se le maggioranze sono risicate.

* * *

colgo l’occasione per dire che nel suo insieme la legge elettorale del porcellum merita il suo nome, ma non per le colpe che abitualmente le vengono assegnate, ma per l’insensatezza opposta, rilevata anche dalla Corte Costituzionale.

è possibile dare la maggioranza secca alla Camera alla lista che risulta semplicemente prima per numero di voti, col risultato paradossale di far governare il paese, con potere quasi assoluti, e perfino quello di modificare la Costituzione, da una minoranza?

in questo caso la “minoranza vincente”, sia quella di Bersani o, meno probabilmente, quella di Berlusconi, si attesterà comunque attorno al 30% dei voti e dovrà governare avendo contro il 70% dei votanti, più tutti gli altri cittadini schifati che non saranno neppure andati a votare.

in questo quadro storico è chiaro al contrario che devono governare delle coalizioni sufficientemente ampie e autorevoli, non partiti che ottengono la maggioranza dei deputati con i trucchi voluti da Calderoli.

* * *

però in una campagna elettorale che sembra diventata un referendum insulso sull’imu, il tema passa ancora in sordina: non sentiamo nessuno dire con la chiarezza estrema che sarebbe necessaria che per prima cosa intende cambiare la legge elettorale.

il parlamento che uscirà fra tre settimane dovrebbe, secondo me, fare quasi soltanto questo: cambiare la legge elettorale della Camera ed eliminare il Senato elettivo con metodo diretto, per sostituirlo con un Senato nominato dalle Regioni, dai numeri molto più ridotti, eliminando il bicameralismo perfetto, e attribuendogli competenze limitate, ad esempio quella di modificare la Costituzione con maggioranze rigorosamente di due terzi.

e poi sciogliersi.

* * *

ma torniamo a Monti, al quale si deve il merito e il demerito di avere scelto di presentare una sua coalizione.

il merito, prima di tutto, perché Monti è di destra e Monti ha spacchettato la destra e senza di lui Berlusconi avrebbe vinto di nuovo, mentre adesso almeno il risultato è incerto.

e questo i nostri strateghi dovrebbero ricordarselo: l’Italia è un paese conservatore, superstizioso e codino: la sinistra lo governa solo per sbaglio e nei momenti di difficoltà, quando bisogna tenere quiete le proteste; esaurito questo compito, viene regolarmente fatta accomodare alla porta.

* * *

poi viene il demerito di Monti: di essere minoritario e secondario nei risultati elettorali, perché gli elettori di destra continuano a preferirgli Berlusconi il venditore di fumo.

Monti deve quindi adesso sperare che la sinistra non abbia la maggioranza al Senato e, per farlo, sta facendo di Bersani il suo avversario principale, cercando di togliergli voti.

togliere voti a Bersani, come stanno cercando di togliergliene tutti gli altri schieramenti: potrebbe essere che alla fine vinca Berlusconi alla Camera?

sembra impossibile, ma non sottovalutiamo la stupidità dell’elettorato italiano.

in questo caso Monti sarebbe certamente determinante al Senato, per Berlusconi.

mentre, se vince Bersani alla Camera, il Partito Democratico potrebbe farcela anche al Senato, magari di poco o pochissimo, come lo sventurato Prodi del 2006.

quindi, secondo me, Monti mira a far vincere Berlusconi alla Camera, per poi allearsi con lui.

realizzando per questa via contorta la richiesta del Partito Popolare Europeo che gli aveva chiesto di mettersi a capo dello schieramento moderato italiano, sostituendo Berlusconi come suo leader (e Berlusconi era anche d’accordo!).

* * *

e questo è il metodo che c’è nella sua follia, ma ora vediamo la follia che c’è nel suo metodo.

la condizione che Monti pone per allearsi col Popolo della Libertà è che Berlusconi non abbia più un ruolo politico attivo…; è per questo che rifiutato l’alleanza politica con lui quando gli è stata proposta; e su questo punto mi pare difficile che possa tornare indietro.

è una condizione possibile?

Monti sottovaluta due cose:

1. Berlusconi è tornato in politica il giorno dopo la condanna in primo grado a 4 anni con interdizione dai pubblici uffici per evasione fiscale, così come l’anno prima ne era uscito il giorno dopo un terribile crollo in borsa della azione Mediaset.

se il processo va avanti e viene confermato in appello e in Cassazione, Berlusconi perderebbe la carica anche  se fosse presidente del Consiglio o della Repubblica.

quindi Berlusconi è tornato in politica per avere un salvacondotto, non per vocazione, e NON PUO’ ritirarsi.

2. se a Prodi veniva a mancare un senatore, Prodi si dimetteva; se a Berlusconi manca un deputato per avere la maggioranza, se lo compera: lo ha sempre fatto.

quindi anche un mancato successo di Berlusconi al Senato sarebbe sempre provvisorio, dato che il personaggio è perfettamente in grado per tenuta morale sua e disponibilità di mezzi, di comprarsi chi gli serve.

magari perfino qualche senatore di Monti, giusto per unire l’utile al dilettevole…

* * *

conclusioni provvisorie mie: a me pare che il disegno politico di Monti sia inconsistente e che il suo unico risultato sia controproducente, perché diventa sempre più impossibile la prospettiva di un’alleanza post-elettorale tra Partito Democratico e Monti.

ma a questo punto sarebbe bello che questo spingesse Bersani a cercarsi i voti che gli serviranno al Senato a sinistra: dalla lista di Ingroia, per esempio?

ma quella lista non avrà nessun senatore! in nessuna regione raggiungerà l’8%; ogni voto dato lì al Senato è un voto regalato a Berlusconi.

e poi, se anche fosse: per ripetere il calvario di Prodi con Turigliatto, il trotzkista?

* * *

Ingroia ha confermato la sua visione puerile della politica annunciando due giorni fa, con l’aria di chi svelava uno dei massimi scandali della repubblica, che Bersani, il saggio, gli aveva offerto due senatori da eleggere nelle sue liste, in cambio della desistenza al Senato.

meglio niente, gli ha risposto Ingroia, che – come tutti i marxisti-leninisti puri e duri – è indifferente alle miserie parlamentari, salvo partecipare alle elezioni.

il nostro Ingroia-Turigliatto del 2013 ha dunque stabilito che più importante del destino dell’Italia è la sua coerenza personale su questo punto, assieme all’incoerenza generale della posizione, per la quale non si loderà mai abbastanza Lotta Comunista che non si presenta alle elezioni da vera marxista e leninista, visto che non crede nel parlamento.

* * *

fine della mia chiacchierata domenicale con me stesso.

dalla quale traggo la seguente morale: che la strategia politica di Monti non ha né metodo, come quella di Bersani, né follia, come quella di Ingroia.

se Bersani non vince le elezioni sia alla Camera sia al Senato, si dovrà tornare a votare.

spero soltanto che lo si faccia, però, solo dopo che Monti e Bersani assieme avranno cambiato la legge elettorale ed eliminato questa schifezza di porcellum.

16 risposte a “60. Monti: metodo e follia.

  1. Spedisci tutto il post a Monti. Non so se lui considera le vere ragioni che hanno spinto Berlusconi a ricandidarsi e credo proprio che siano quelle che dici tu: il lupo perde il pelo ma non il vizio. In un certo senso, Monti sembra non riuscire a concepire/capire una mentalità così distante dalla sua. Gioca con regole diverse; certo,Monti è di destra, ma Berlusconi non è né di destra né di sinistra, lo si capisce di più rileggendo Pinocchio, in particolare il capitolo sul Gatto e la Volpe. Siamo nel paese di Pinocchio. Ricordi cosa gli dicono i gendarmi quando Pinocchio denuncia il furto-truffa delle monete rubate? ” Hai ragione! In prigione! “

    • 🙂 ce l’hai, tu, l’indirizzo di Monti? 🙂

      nessuno riesce davvero a concepire una mentalità come quella di Berlusconi, perché è follia pura: ma lui è riuscito a imporla al paese.

      come chi vive con un coniuge psicopatico a poco a poco scivola nella normale psicopatologia anche lui, considerando normale quello che per chiunque altro è inaccettabile, così succede all’Italia di Berlusconi quel che successe alla Cambogia con Pol Pot o alla Corea del Nord, per non dire della Germania di Hitler.

      siamo schiavi di uno psicopatico.

      l’ultima? uno che si candida a leader politico della nazione, mentre è sotto processo per prostituzione minorile, e siccome i giudici non gli sospendono il processo per fargli fare campagna elettorale, minaccia di appellarsi a Presidente della Repubblica!

      dimmi tu se non è follia, questa; ma intanto, siccome questa follia appare alla massa consenziente, normale, lui è riuscito a far passare per normale la sua situazione personale, anzi è vittima di un torto!

      i gendarmi fanno bene a sbattere in galera Pinocchio per essersi fato del Gatto e della Volpe!

      bisognerebbe che qualcuno facesse altrettanto con gli elettori di Berlusconi: andrebbero interdetti per evidente incapacità politica… sob, l’ho detto.

  2. Eh, però Pinocchio era un bambino, anzi un burattino di legno…che impara dopo tanti errori a non mettersi nei pasticci. Noi siamo adulti a cui non bastano diverse prove, a partire dal ’94, per imparare qualcosa 😦 Spero che la realtà mi smentisca.

    • ma dai, chi vuoi che possa smentire la realtà,, che non esiste più?

      doriana, la realtà di questo paese è la televisione.

      se la realtà esistesse ancora, a quest’ultima uscita di Berlusconi si sarebbe levata una risata gigantesca, no un grido di terrore.

      • Intendo dire che i risultati a fine febbraio spero mi smentiscano, cioè dicano che molti Italiani hanno imparato qualcosa dal passato. Ottimismo della volontà ma pessimismo della ragione.

        • ci sono sondaggi che ho letto oggi e che dicono che più del 30% dei giovani sono orientati a votare Grillo, che in questa fascia d’età è il primo partito…

          questo dimostra che un Berlusconi tira l’altro e che, se ci liberiamo del primo, ne tornerà sempre qualche altro, generato dal ventre inesauribile del popolo.

          se i media, invece di lavorare perché Grillo porti via voti a Bersani, votassero perché Grillo li portasse via a Berlusconi…

          questo giovanile è un elettorato che non può avere imparato niente.

          poi c’è l’elettorato delle vecchiette che votano Berlusconi, le quali non ricordano niente perché non si sono mai interessate di niente.

          nessuno mi venga a dire che la democrazia, che ha già portato al potere Mussolini e Hitler e altri mostri del genere, sia il migliore dei sistemi politici possibili, se oggi siamo costretti a tremare chiedendoci quanto estesa possa essere la follia degli elettori italiani.

  3. -scusa-
    calma, calma, calma: il premio differenziato fra Camera e Senato è sì un effetto del porcellum e se Ciampi si rifiutò di sottoscrivere la prima versione con premio nazionale è solo in esecuzione della Costituzione che prevede all’art. 57 “Il Senato della Repubblica è eletto a base regionale, salvi i seggi assegnati alla circoscrizione Estero.” (preesistente alla legge Calderoli).
    in realtà, e su questo conto di scrivere a breve, non è neppure vero che il riparto dei seggi così organizzato persegua due scopi diversi: ne persegue uno chiarissimo. in un sistema bicamerale (in genere), una camera ha seggi assegnati in base alla popolazione, una in base alle ripartizioni locali. in Italia, le circoscrizioni alla Camera dipendono dalla popolazione, ma anche i seggi al Senato… questa è l’incongruenza (in USA, ogni Stato ha due seggi al Senato).
    quindi, lo scopo del porcellum è chiaro: IMPEDIRE SOLO AL CENTROSINISTRA DI VINCERE, questo perchè regioni popolose come Lombardia, Sicilia e Veneto hanno un numero eccezionale di senatori e sono roccaforti del centrodestra. semplice, lineare.

    comunque Bersani ha detto chiaramente: collegi col doppio turno.
    mi trova abbastanza d’accordo.
    (ok, ma non ha detto se per Camera, Senato od entrambi…)

    la vittoria di B-usconi alla Camera mi sembra impossibile, ma l’idea montiana che dici potrebbe avere un senso.
    anche se, un’altra lettura che mi è stata data degli attacchi di Monti al PD potrebbe esser quella di togliere voti a B-usconi ed allearsi poi con Bersani (in effetti, chi propende per il PD non voterà altri per le parole di Monti, ma chi propende per il PDL potrebbe farlo, se lo trova abbastanza “anticomunista”…), ovviamente questo dipende dallo “stomaco” dei democratici nell’ingoiare le sparate di Monti nella campagna elettorale e metterci una pietra sopra.

    non sono sicurissimo che B-usconi sia interdetto dai pubblici uffici, mi pare manchi qualche cavillo (l’avevamo discussa in studio, magari la riguardo…).
    però il ragionamento fila.

    • guarda che sono d’accordo con te sul primo punto, anche se effettivamente leggendo il post non lo si capisce: Ciampi fece benissimo a non firmare il porcellum prima versione che prevedeva un premio nazionale di maggioranza anche al Senato per i motivi costituzionali che giustamente citi tu.

      fece però malissimo, fece un errore davvero catastrofico per la storia d’Italia dal 2006 ad oggi, a firmare la legge com’era, per la Camera: doveva rifiutare la firma anche alla Camera!

      c’è un parere contorto della Corte Costituzionale che invita il Parlamento a rivedere la legge per l’irrazionalità di un premio di maggioranza dato senza limite inferiore di consensi: intendo dire che dare la maggioranza in parlamento a chi piglia il 45% è coerente tutto sommato con l’eguaglianza di diritti politici dei cittadini, mentre darla a chi piglia il 30% è una aberrazione antidemocratica.

      ma se Ciampi avesse rifiutato la firma e rimandato la legge al Parlamento, sarebbe probabilmente saltata, perché non ci sarebbero stati più i tempi tecnici per approvarla in tempo, almeno credo.

      ma il problema di fondo della Costituzione Italiana è il ruolo del Senato che, come è stato congegnato, è un duplicato inutile della Camera avendo funzioni assolutamente identiche e un insulto in fondo alla parità di diritti politici dei cittadini, dato che quelli con più di 25 anni sono più eguali degli altri e in ultima analisi hanno il vero potere di decidere.

      giustamente fai riferimento alle più diffuse esperienze straniere, dove il Senato ha un ruolo ben diverso: certo, la differenza sta nel fatto che USA o Germania sono stati federali: tuttavia in entrambi i paesi il Senato è un organo piuttosto ristretto numericamente: un centinaio di senatori o meno, eletti o designati su base locale.

      basterebbe un Senato di un centinaio di membri anche da noi, designati dai consigli regionali in numeri proporzionali alla popolazione regionale; al Senato andrebbe tolta la facoltà di dare la fiducia, il suo ambito sarebbe di esaminare e approvare tutta la legislazione concorrente stato-regioni, e si potrebbe verificare anche che passi al Senato attraverso una maggioranza qualificata di due terzi ogni modifica della Costituzione, fatto salvo sempre il diritto di appellarsi al popolo per un referendum ed ogni legge “di principio” che non comporta spesa.

      ne abbiamo già parlato altra volta: questa sarebbe la vera riduzione dei costi della politica e la garanzia della stabilità dei governi, senza diminuzione della rappresentatività, come nel caso invece della riduzione del numero dei parlamentari.

      per i quali almeno a livello regionale io sperimenterei in Italia un principio capace da solo di mettere il sale al c..o di tutti i politici: stabilire che una quota dei rappresentanti nulla sia attribuita agli astenuti.

      mi spiego: se in Lombardia si devono eleggere 80 consiglieri regionali e il 20% non vota, allora il 20% dei consiglieri, cioè 16, viene tolto dal conto e si distribuiranno i 64 che restano tra i partiti che hanno riportato voti conteggiando anche gli astensionisti come elettori, quindi ai partiti i rappresentanti vengono assegnati solo sulla base delle percentuali di ELETTORI e non di votanti, che li hanno scelti.

      naturalmente questa proposta vale se manteniamo le Regioni al posto delle Province; come sai, io preferirei il contrario; e quindi il principio indicato sopra potrebbe applicarsi direttamente all’elezione dei rappresentanti delle Regioni al Senato, cioè dei senatori.

      che potrebbero poi mantenere su base locale dei vaghi poteri di indirizzo e coordinamento delle politiche delle province facenti capo della Regione.

      sono idee innovative, che non trovano ascolto.

      invece parliamo di cose serie: il doppio turno? alla francese? perché no?

      uninominale, passa al primo turno chi per la Camera riporta la maggioranza assoluta dei VOTANTI, E AL SECONDO TURNO IL PRIMO CLASSIFICATO NEL COLLEGIO: SEMPLICEMENTE PERFETTO.

      è diverso da quello che ho indicato sopra per i Consigli Regionali, dove dovrebbe valere invece, per norma nazionale, un principio proporzionale rigoroso.

      le leggi elettorali dovrebbero poi a mio parere essere costituzionalizzate: altro punto debole della nostra Costituzione.

      – verifica l’interdizione dai pubblici uffici di Berlusconi.

      naturalmente l’interdizione non è definitiva, perché la condanna è di primo grado.

      però anche questo sarebbe da discutere: le pene che non comportano restrizioni della libertà personale, a mio parere, dovrebbero essere esecutive già dopo la sentenza di primo grado; ma non so se sarebbe costituzionale…

      in ogni caso l’interdizione è prevista per la prostituzione minorile; non solo, è prevista anche la revoca delle concessioni radiotelevisive: sarebbe del resto la quadratura del circolo: un tenutario di personali case chiuse con minori che ha trasformato l’Italia in un bordello con le sue televisioni, deve perdere la facoltà di trasmettere.

      • sono anche io d’accordo ad una rimodulazione del Senato in tal senso.
        la trovo coerente.
        e constato che la mia correzione era superflua.
        sulla proposta dei seggi “all’astensione” invece non so: l’idea è intrigante, ma dovremmo valutarne l’impatto sui rapporti fra le forze rappresentate….

        non sono del tutto favorevole alla costituzionalizzazione delle leggi elettorali, mi sembra un pò eccessivo. però richiedere una maggioranza qualificata potrebbe essere opportuno, anche per evitare il “gerrymandering” (“ritaglio” a convenienza delle circoscrizioni).
        personalmente preferisco i sistemi proporzionali, ma con il doppio turno troverei il maggioritario abbastanza accettabile.

        • non dobbiamo preoccuparci troppo di adeguare le leggi elettorali alle esigenze di parte del momento, direi, anche se certamente non era questo che intendevi dire.

          la mia proposta di riduzione in regione dei seggi sulla base dell’indice di astensionismo non modificherebbe, come è intuitivo i diversi rapporti tra le forze politiche in consiglio, ma li applicherebbe soltanto ad una platea di rappresentanti più ristretta.

          però indirettamente forse potrebbe favorire l’astensionismo, e non mi pare neppure sbagliato, considerato per chi vota chi vota quasi per forza.

          infine darebbe all’elettore un potere, pur se limitato, di riconoscimento della sua protesta astensionista.

          sulla costituzionalizzazione delle leggi elettorali hai ragione: intendevo riferirmi solo ai principi più generali, non ai dettagli operativi; però è evidente che un assetto costituzionale come quello sopra descritto non può essere separato da certe modalità complessive di elezioni.

          la rivista Le Scienza ha dedicato diversi articoli nell’ultimo anno alla proposta di introdurre nei parlamenti una quota di cittadini scelti per estrazione a sorte, come avveniva per cariche simili nell’antica Grecia, dimostrando che questo solo criterio è già in grado di migliorare la funzionalità complessiva di un parlamento, dato che questi estratti tendono per loro natura a rappresentare piuttosto l’interesse generale anziché quello di parte.

          non sarebbe male assegnare questi posti in numero corrispondente alle percentuali degli astensionisti.

          • no, infatti.
            intendevo semplicemente dire che occorre una certa flessibilità: se il sistema elettorale è un cardine essenziale della democrazia, non lo è dell’architettura istituzionale e dello Stato. quindi può esser soggetto a modifiche….

            sui seggi “agli astenuti”: teoricamente non modifica i rapporti, ma praticamente sì. ovvio che su 100 seggi, 10 non assegnati sono poco influenti. ma su 20, già 2 potrebbero fare una bella differenza.

            sulla selezione “per estrazione” di parlamentari: l’idea in sé mi può trovare d’accordo, ma non lo farei direttamente negli organi parlamentari. piuttosto, penserei ad una struttura apposita (una sorta di “terza camera” con pari poteri legislativie e di controllo)

            • da due a tre parlamenti quando stiamo cercando di passare da due a uno?

              non mi convince: proprio la mescolanza di eletti e di scelti a caso avrebbe un effetto “pedagogico positivo.

              • mah, in fondo l’idea non sarebbe così scandalosa…
                potremmo avere una sorta di tricameralismo imperfetto, non vedo che scandalo ci sia nell’immaginare un modello nuovo.
                sarebbe un pò anche un’integrazione della tua idea di Senato solo per alcune materie (se ben la ricordo).
                diciamo:
                Camera dei Deputati: da la fiducia, approva le leggi
                Senato della Repubblica- regionale: come il Bundesrat
                Camera “dei cittadini”: non da la fiducia, ma approva le leggi ed ha autonome commissioni in tutte le materie coperte anche dai deputati

  4. sì, ma avremmo di nuovo due Camere che approvano le stesse leggi: ti rendi conto?

    e poi ti sembra plausibile aumentare il numero dei rappresentanti di questi tempi?

    per non dire del rischio evidente di una contrapposizione strutturale di due Camere nate in maniera tanto diversa.

    e inoltre, perché rinchiuderli in un ghetto? questi dovrebbero stare proprio in mezzo agli altri, per controllarli meglio, e per ricordargli ogni giorno: ci siamo anche noi, i comuni cittadini.

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