69. Santosh cerca lavoro: ordinarie scene di decrescita infelice.

lui sta frugando in un bidone della spazzatura, ha in una mano un sacchetto di plastica bianco semipieno di qualcosa ricavato dalla raccolta.

è smagrito: penso abbia 45 anni, ma pare più debole di me.

per ringraziarmi (di che cosa? di essermi liberato la tasca delle monetine) mi mostra la foto della sua famiglia lontana: una moglie in un vestito rosa a fiori, quanti bambini?

la scenografia dell’insieme mi ricorda lo Sri Lanka, perfino la busta di plastica che contiene il tutto rimanda in maniera irresistibile a simili scampati ricordi delle vittime dello tsunami, nel mio secondo viaggio laggiù.

potrebbero essere anche loro morti allora laggiù? come mai la foto è così vecchia e consumata?

ma se sono ancora vivi, mi si stringe il cuore a pensare che difficilmente li rivedrà mai.

* * *

quest’altro invece è un senegalese, alto e magro, che letteralmente piange nella sera e ha bisogno di 8 euro per comperarsi un antidolorifico.

gira con una busta di plastica anche lui, ma c’è dentro invece il referto di un ospedale: nessuna foto di famiglia, avrà trent’anni, e non credo che avrà mai una famiglia: laparotomia, c’è scritto.

ma vedo anche la data: amico, questa è roba vecchia, di agosto…

zio, zio, piagnucola lui, è tutto vero, e nel gelo della sera si solleva la maglia per mostrarmi il ventre percorso da un taglio mal ricucito immane, forse mezzo metro.

sono imbarazzato, lui mi impedisce quasi di camminare, mi chiamano al cellulare intanto, ma lui continua a piangermi quasi addosso, continuando a denudarsi il petto con questo freddo.

otto euro non li ho, ho solo tagli grossi di banconote, prendi questi tre euro di moneta, amico.

no, non li vuole: mi servono otto euro, dice quasi come fosse una minaccia; finora ho ricevuto solo un euro, grida; e continua a gridare mentre io discuto al cellulare, impedendomi di parlare.

i tuoi tre euro non li voglio, mi fa, e me li restituisce.

poi torna indietro a prenderli, sconsolato.

* * *

il mio amico Santosh nepalese chatta con me nella notte dalla Norvegia, dove ha un lavoro a tempo fino a luglio in qualche fattoria o allevamento di animali: vorrebbe allora provare a resistere in Italia o in Germania per sei mesi, per evitare di tornare in Nepal; soffre di depressione, mi dice; è in cura, prende farmaci.

posso trovargli un lavoro?

un lavoro che nessun italiano vuol fare, come quello in qualche fattoria o allevamento di animali.

effettivamente un ragazzo indiano che conosco è andato vicino a Roma per un lavoro di questo tipo tre mesi fa, ma non so proprio come l’abbia trovato: credo che avesse attorno una specie di rete di protezione data dalla famiglia.

spiego a Santosh quanto sia difficile qui, ma per uno che dell’Europa conosce solo la Norvegia è difficile da capire.

e in Germania, piuttosto? Santosh sta studiando il tedesco da solo sulle grammatiche.

lui dice che se scriverò qualcosa sul mio blog forse lo aiuterò a trovare un lavoro in Italia: credo che lo sopravvaluti molto, come altri.

ma forse dovrei parlargli delle difficoltà che sta trovando col lavoro perfino la mia terza figlia in Cina.

non voglio deluderlo, e l’articolo eccolo qui.

Santosh è un bravissimo ragazzo, onesto, intelligente, sensibile, colto: una persona totalmente affidabile.

chi ha bisogno di un badante oppure di un mandriano, Santosh è a disposizione, mi scriva.

* * *

la povertà dilaga nel mondo.

è come un virus che si diffonde in tutte le direzioni e fa ammalare i più deboli, cioè quelli che erano già abbastanza poveri anche prima.

rivolgo questo post a me stesso: si fa presto, caro bortocal, a parlare di decrescita felice, avendo un lavoro fisso abbastanza ben pagato e una pensione assicurata, per ora dignitosa.

ma non c’è decrescita felice se non la fai fare agli straricchi e ai ricchi la decrescita.

la decrescita a carico dei poveracci, caro bortocal, è semplicemente un crimine sociale: ricordatelo.

10 risposte a “69. Santosh cerca lavoro: ordinarie scene di decrescita infelice.

  1. In un mondo in cui calciatori, piloti di formula 1, manager ecc guadagnano migliaia di euro all’ora per l’equivalente di centinaia di migliaia di euro al mese… non è vero che viviamo al di sopra delle nostre possibilità, bensì “vivono” al di sopra delle loro necessità.

    La decrescita felice fatta sui poveri non esiste e quale fatta dai ricchi sui ricchi è improbabile.

    • della tua morale finale condivido, ovviamente, la prima metà, dato che è quel che ho provato a dire anche io con questo post; non condivido la seconda del tutto.

      e non voglio eppure dire che il mio sia l’ottimismo della volontà; è semplicemente la forza della disperazione.

      se è vera anche la seconda parte della tua morale (e probabilmente lo è), allora l’umanità è fottuta.

      ma, come si vede da questa risposta, anche gli atei non sono del tutto alieni da qualche forma di dubitativa fede.

      diciamo che applico anche io la stupefacente teologia negativa cui approdò Woitila da ultimo: Dio ci ha abbandonati, ma noi viviamo lo stesso come se esistesse.

      naturalmente non faccio riferimento al concetto di Dio: dico soltanto che probabilmente l’umanità è condannata, ma facciamo comunque quel che potrebbe risultare utile se non fosse vero.

      • ci si potrebbe chiedere se l’esito non sia quello giusto…
        inoltre noto in questi giorni un certo aumento del sentimento dell’ “essere italiani” a scapito delle minoranze. Consiglierei al tuo amico Santosh di provare a evitare l’Italia. Di solito nei periodi di crisi e difficoltà le minoranza finiscono sempre per essere incolpate della situazione, ricordando quello che è successo dopo la scorsa grande crisi ho paura che quella tendenza non possa che peggiorare.

        • da un punto di vista biologico globale il concetto di giusto o ingiusto, ovviamente, non esiste.

          e ovviamente tutte le specie mirano a moltiplicarsi e in determinate condizioni ci riescono, anche se le altre specie hanno meccanismi di controllo interni ed esterni che tendono a stabilizzare la moltiplicazione degli individui.

          la specie umana, molto fragile biologicamente, ha meccanismi ridotti, per contrastare una certa facilità ad estinguersi: è già stata sull’orlo dell’estinzione 140.000 anni fa, quando pare fosse ridotta a 5.000 individui, ed emerse la mutazione casuale che la rese in grado di contrastare un malattia intestinale che faceva strage dei neonati: da allora questo boom demografico, che ricorda la miracolosa e catastrofica moltiplicazione dei conigli australiani, e quella meno nota dell’opunzia, un cactus http://www.parks.it/news/dettaglio.php?id=15059

          “Anche i Romani impararono a conoscere i Conigli in Spagna, e ad apprezzarne le carni; ciò li indusse a introdurre la specie in alcune isole del Mediterraneo. Con ogni probabilità, poco prima dell’inizio dell’era volgare, una coppia di Conigli selvatici venne insediata nelle Baleari, ove si riprodusse in breve tempo in misura tale da indurre gli abitanti dell’arcipelago a rivolgersi all’imperatore romano per essere aiutati ad arginare un simile flagello. Qualora non fosse stato possibile trovare una soluzione, lo pregavano addirittura di voler assegnare loro un altro territorio in cui trasferirsi. Episodi analoghi si verificarono con notevole frequenza anche nei secoli successivi, e l’invasione dei Conigli assunse proporzioni particolarmente allarmanti in Australia. In tutti i territori in cui questi animali hanno trovato condizioni favorevoli e non hanno incontrato dei nemici naturali, si sono infatti moltiplicati in misura abnorme, divenendo un vero e proprio flagello per l’agricoltura”.

          ricordo, ma non ne trovo traccia in internet, che in qualche isola delle Canarie, mi pare, si arrivò addirittura ad un’estinzione di massa per fame, avendo i conigli moltiplicatisi in numero abnorme, del tutto distrutto ogni fonte di cibo.

          per concludere, nessuna specie è in grado di sopravvivere a se stessa, senza meccanismi regolatori della nascite.

          e, siccome questo impulso biologico geneticamente programmato non è modificabile, una specie o è in grado di controllare la propria riproduzione consapevolmente in modo da renderla compatibile con le risorse disponibili (ma la cosa sembra quasi impossibile) oppure si farà del male, senza che questo sia né giusto né ingiusto.

          semplicemente, una specie che tecnologicamente elimina ogni meccanismo biologico di controllo esterno e non ne individua di interno non è adatta, e non occorre aggiungere altro.

          (ma tu non dovresti studiare per gli esami, in questo periodo? 🙂 🙂 :))

            • hai fatto bene: la regola principale per riuscire bene in un esame è di non arrivarci mai stremato.

              io mi imponevo come regola di non studiare il giorno prima e di farmi qualche lunga camminata.

              salvo proprio l’ultimo (Filologia bizantina) che invece preparai in treno la mattina che andavo a farlo…).

non accontentarti di leggere e scuotere la testa, lascia un commento, se ti va :-)

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