107. i rumori di Munnar, Kerala, India (4-6 novembre 2010).

nel mio ultimo viaggio in India sono rimasto tre giorni, dal 4 a 6 novembre del 2010, a Munnar, di per se stessa una desolata cittadina posta in una valle quasi al confine col Tamil Nadu e allo spartiacque dei monti Gati, in mezzo alle piantagioni di thè forse più alte del mondo.

sono queste la vera meraviglia di Munnar, come si vedrà nel prossimo video.

ma in questo si nota soprattutto il carattere piuttosto desolato di Munnar, oltretutto accentuato dalla pioggia fangosa e della nebbia opaca che la occupano la maggior parte del tempo.

i cani malconci e inoffensivi che la attraversano nella mattina brumosa e quasi indistinguibile: ecco  quasi il simbolo delle durezza della vita tra quelle montagne, probabilmente segnate nei tempi andati da una fame così feroce da consentirvi una cosa che ho già visto soltanto in un’altra regione montagnosa, il piccolissimo Sikkim, cioè la macellazione dei bovini e quindi anche delle vacche sacre: ma siamo lì già in area culturale cinese più che indiana, anche se il Sikkim fa parte dell’India politicamente.

qui la spiegazione è probabilmente diversa e consiste nella presenza di minoranze religiose, l’islamica e la cristiana, per le quali non è un tabù la macellazione delle vacche, notoriamente sacre, invece, per gli indù.

che sono quindi tolleranti, se accettano che altri possano fare quello che loro è moralmente riprovevole.

del resto la cittadina è plurireligiosa, e in questo tipicamente indiana: un tempio indù, al quale si accede attraverso una spettacolare scalinata, per altro moderna come il tempio, una chiesa ed una moschea si spartiscono equamente il panorama a 360 gradi che potevo cogliere dalla terrazza della squallida guesthouse  in cui ho trascorso la seconda notte lì, dopo avere lasciato una locanda ancora più squallida.

ma le religioni diverse sono causa anche di una competizione, che è soprattutto sonora, o meglio canora, e rappresenta il tratto più sorprendente di Munnar e quello che dà origine al titolo: i canti sacri che la attraversano.

di giorno ad altoparlanti spiegati, di notte a voce solo un poco più sommessa, a Munnar si prega cantando continuamente: appaia improvvisamente il sole a vivificare ogni cosa di colori pieni e squillanti, oppure tutto giaccia in una coltre di nebbia bluastra soffocante, le donne di Munnar cantano vigorosamente la loro fede nella vita.

ed è dal fango piovoso delle sue pozzanghere perenni che la vita di Munnar sembra ricavare ancora più forza e felicità.

ed ecco il montaggio che trasmette una parvenza e quasi un accenno di questa realtà.

nello stesso tempo esso è insolitamente autobiografico, e vi si ritrovano le immagini di Bishnu, lo studente universitario di Coimbatore che ancora mi scrive mail qualche volta, di Mike con cui saltuariamente comunichiamo, anche in vista di un suo probabile viaggio in Europa, di qualche altro viso sorridente che si incrocia tra una escursione e l’altra,che ha usato Munnar come base di partenza e di bagnatissimo rientro, che saranno disponibili prossimamente; inconsueto il dialogo a monosillabi, a volerlo chiamare così, con uno scurissimo meccanico che mi esibisce le fotografie dei suoi clienti occidentali e delle loro mirabolanti motociclette.

* * *

ah, mi accorgo che l’entusiasmo di una immedesimazione più forte del solito mi ha fatto totalmente trascurare il rinvio alle cronache di allora.

che consistono nelle tre puntate pubblicate allora sotto questo link, la prima già citata nel post sul video precedente, 4 novembre – scimmie verso Munnar, la seconda intitolata 4 novembre – le strane insidie di Munnar, e la terza 5 novembre – perdersi alla Top Station.

a Munnar siamo arrivati che deve avere appena smesso di piovere e il paese e’ pieno di fango, fa quello che noi diremmo un bel freschino, ma che in India passa per un clima freddo, e tutto ha quel tipico colore livido da tropico di montagna che ammazza le fotografie, un tempio indu’, una moschea bianca e verde e una cattedrale cattolica si sono equamente spartite sullo sfondo collinare del paesotto, raccolto in una conca, e stanno tutte appollaiate in alto, i 360 gradi di diorama a disposizione, il resto e’ montagne; una passerella su un torrente sudicio, dove non si passa a due persone per volta, ci porta al centro, un quadrato di circa cento metri di lato, che sarebbe il mercato, e una corona di pensioni multicolorate, tutte tendenzialmente modeste, come gia’ dice la Lonely Planet.

quella proposta dalla guida anzidetta tra le sistemazioni economiche non e’ poi popriamente tale tra le Guesthouse indiane e Mike la scarta subito, anche perche’ ha solo camere doppie.

aspettami, dice, scompare un momento e ritorna subito, ne ha trovata una piu’ economica, la meta’, con due singole, che non ho tempo di vedere quanto sono ammuffite, ci faro’ mente locale stanotte, per ora mi basta scaricare i bagagli ed andare a sgranchirmi le gambe, visto che spiove, con quattro passi fra le piantagioni, dopo questo viaggio piuttosto lento e lungo, lui aderisce entusiasticamente all’idea. (…)

piove, la stamberga  trovata da Mike puzza incredibilmente di umidità e di muffa, perdipiù la stanza di Mike si è anche allagata perché lui ha lasciato il finestrino semiaperto, usciamo nonostante il pioviggino, si cerca da mangiare, si sale al tempio hindu che scaglia nel buio una musica violentissima, che io mi illudo sia originale ed eseguita sul posto.

poi ci si saluta, rientrati, e ci si ritira per fare ciascuno le proprie cose.

* * *

la mattina, con quel sapore di muffa nei polmoni, per un accordo istantaneo per prima cosa cambiamo Lodge, questa ha solo camere doppie, ma i letti sono separabili, io scelgo quello che non avrà parete dietro la testiera; Mike si precipita a farsi una doccia, da buon americano è un fanatico delle docce, ne farà due al giorno, a me vengono dei sensi di colpa, mi chedo se puzzo, se l’odore del mio corpo potrà dargli fastidio, e mi faccio una doccia anche io. (…)

è Mike che mi porta al ristorante che nel frattempo ha scovato: buona dieta vegetariana indiana.

la sera eccoci assieme nella cameretta, propizia a discorsi e a scambi di esperienza,  la cosa più sorprendente è che anche a Mike piace scrivere, decisamente anomalo questo ragazzo come texano!

ed è certamente commovente e surreale la scena che ci vede sdraiati ognuno nel suo letto, lui mentre con la penna scrive sul suo quadernino rilegato e io che digito sul mio blocknotes elettronico (inconsapevole che un errore di manovra col pc, determinata da un messaggio ansiogeno, tra pochi giorni cancellerà tutto).

non accontentarti di leggere e scuotere la testa, lascia un commento, se ti va :-)

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