118. verso il mondo tra le nuvole della Top Station, nei monti Gati, in India

la meta di oggi l’ho scelta io, è la cosiddetta Top Station, una postazione iperpanoramica a una cinquantina di km da Gunnar, ma entriamo ben presto nelle nuvole con l’autobus e la nebbia fitta ci impedirà di vedere nulla.

380. XI, 8. Munnar, la Paris Texas di Mike.

di questo nulla, che è tutto quello che ho trovato da scrivere sul tema quel giorno,  è fatto il video che segue, che descrive il viaggio da Munnar alla Top Station, il 5 novembre 2010, prima che le nuvole ci impedissero davvero la vista.

ma prima non mancano un grande lago artificiale, o un paese che vediamo dall’alto, infossato in una valle fatta di piantagioni di tè, mentre la strada si inerpica tra curve e tornanti, fino ad immergersi nelle nuvole stesse.

cosa che, a giudicare dai numerosi video sul luogo già postati su You Tube, è la condizione assolutamente normale della Top Station, della quale non esistono riprese, a mia conoscenza, dove essa appaia libera dalle nuvole (e la guida Lonely Planet avrebbe fatto bene a dircelo…).

quelli attraversati dal bus per risalire appunto alla Station, cioè al punto più alto, dal quale si discende poi a est verso il Tamil Nadu, sono paesaggi non troppo diversi da quelli dell’ultima parte del viaggio di arrivo a Munnar del giorno prima, nel senso che sono ancora le smeraldine piantagioni a farla da padrone negli occhi e nel cuore, ma anche esse tendono ad essere 0ra sovrastate da altri paesaggi, che si intravvedono a tratti tra le nuvole, e che sono più prettamente montani, perché quando arriveremo alla meta avremo superato i 2.000 metri.

sono paesaggi insoliti, che non appartengono affatto al nostro immaginario dell’India, e potrebbero ricordarmi il Sikkim, sotto l’Himalaya, per la stessa nebbia monsonica che tutto avvolge e cancella.

ma lì sono più aspri e maestosi, qui hanno invece una specie di dolcezza e di umanità, perché il modellamento umano ha come attutito ogni asprezza e permette alla natura di fare sentire la voce della sua grandezza, ma come moderata e contrastata quasi alla pari da un’altra forma di grandezza: quella delle generazioni  che per secoli hanno modellato ampia parte di quelle montagne apparentemente modellandole in forme più tondeggiati e adatte al lavoro degli uomini.

per cui anche questi tornanti faticosi che fanno ruotare i nostri sguardi dall’alto sulle vallate immense sono quelli che ci conducono in un nuovo pellegrinaggio attorno alla vitalità umana, che è la cifra distintiva del paesaggio indiano, e che qui trova una sua manifestazione inconsueta.

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