133. India: come liberare tutti.

lo scambio di due marò, presumibilmente colpevoli, con un ambasciatore assolutamente innocente è uno scambio intelligente?

no, ma risponde perfettamente alla morale nazionale, che alla fine dev’essere sempre un onesto a rimetterci.

* * *

ho conosciuto la moglie dell’attuale ambasciatore in India a Tehran quattro anni fa, dove il marito stava per concludere i quattro anni di servizio nell’ambasciata; stavano allora giusto per partire per la nuova sede di Delhi, che avevano specificamente richiesto.

sono due persone splendide, innamorate entrambe della cultura indiana, e mi dispiace molto per questa disavventura di cui lui è certamente la vittima totalmente immeritevole, sapendo la sua onestà personale.

* * *

da quel che ho visto a me pare che il processo è andato per le lunghe perché gli avvocati dei nostri marò hanno subito applicato le tipiche tecniche giuridiche italiane e i magistrati indiani gli sono andati dietro per provare a stemperare la situazione per evidenti esigenze politiche (considerando che in caso di omicidio volontario dimostrato i marò rischiavano la pena di morte; il sistema giudiziario indiano non è affatto leggero, e quello carcerario è terribile: leggersi quel romanzo straordinario, che è Shantaram di Gregory David Roberts).

e questa tattica dilatoria è un forte indizio che non si sentivano troppo sicuri sul piano dei fatti, secondo me.

ma sui tempi dei processi l’Italia del resto non può dare lezioni a nessuno.

* * *

gli italiani conoscono poco la mentalità giuridica indiana: io ci ho avuto a che fare occasionalmente per avere dimenticato un visto sul passaporto una volta, e ho rischiato grosso; i tribunali indiani hanno ancora oggi la severità di quelli degli occupanti inglesi, il sistema legale è durissimo e molto rigoroso, anche se poi ai suoi margini la corruzione pullula lo stesso.

gli italiani che pensano che gli indiani siano dei caciaroni come siamo noi si sbagliano di grosso.

prevedo grossissimi guai per l’Italia.

intanto abbiamo cominciato a scambiare due marò di basso grado con l’ambasciatore, che hanno praticamente preso in ostaggio.

* * *

a questo punto propongo di mandare il ministro degli Esteri Terzi a liberare l’ambasciatore.

e poi, se non basta, Napolitano, che ha visibilmente benedetto questa degradante manovra, per liberare tutti.

* * *

un’ultima nota la dedico al silenzio di ogni voce politica organizzata, Grillo compreso, su questa vicenda.

il che fa capire che l’onestà a 5 Stelle assomiglia molto a quella leghista e ne è la continuazione.

18 risposte a “133. India: come liberare tutti.

  1. anziché i soldi, al posto dell’India avrei chiesto il ritorno a casa di un po’ di indiani in galera in Italia, come uno scambio d’ostaggi o di prigionieri, con una proporzionalità da decidere.
    sarebbe stato più serio per tutti.

  2. Bravissimo, analisi e soluzione perspicace. Anche noi stavamo per scrivere un post sulla vicenda. Magari al posto del ministro degli esteri mandiamoci il Biscione. Può darsi che lì sarà costretto a farsi processare. Pena, la morte.

  3. l'”onesto” probabilmente e’ il solito fighetto che ha abbracciato una cariera fra cocktail party e “prego eccellenza”…probabilmente si fa un po’ di anni in India,sede prestigiosa,per poi chiedere un incarico a Washington o zone limitrofe.

    Gli “assassini” sono due poveracci,tipo quelli descritti da pasolini…:proletari del sud che fanno i poliziotti tanto per prendere uno stipendio,

    due poveri Fucilieri di Marina,che molto probabilmente si sono arruolati per prendere uno stipendio e le cui professionalita’ acquisite sono,in onore alla tradizione italiana,mal gestite,peggio organizzate e, quod pessimum rinnegate…!!
    IN IUDICANDO EST CRIMINOSA CELERITAS (publilio)

    • che cos’è una persona che insulta una persona che non conosce e senza elementi di fatto?

      quel che dice anche Publilio oppure qualcosa di peggio?

      dev’essere per questo che insulti l’ambasciatore.

      quanto agli ufficiali di marina come proletari pasoliniani, dev’essere una barzelletta, visti gli stipendi.

  4. L’ambasciatore sarà indubbiamente una persona onesta ma ha dato la sua parola (a nome del Governo) per il ritorno in India dei due Maro’. Addossandosene ogni responsabilità, purtroppo.

    Parliamo dei fatti, come risultano dalle indagini della Procura di Kochi (Stato del Kerala) e come riferite dalla prof. Giorgia Càntele a Radio Radicale:
    (vedi http://www.radioradicale.it/palinsesto/2013/3/15
    ore 6.22, dal min. 25mo in poi)

    1) i proiettili rinvenuti nei cadaveri dei pescatori sono da collegarsi univocamente alle armi italiane;

    2) la nave italiana al momento del delitto si trovava a 33 miglia dalla costa, stando alla traccia GPS del satellite;

    3) le acque territoriali arrivano a 12 miglia + 12 miglia = 24 miglia dalla costa;

    4) in India vige lo stesso diritto della navigazione dell’Italia: entro le 200 miglia dalla costa c’è la Zona Economica Esclusiva di ciascuno Stato, in cui, secondo il C.P. indiano (ma anche italiano) se in un incidente sono coinvolti navi o aerei nazionali, allora la competenza giuridico-penale è nazionale, in quanto in tali casi la territorialità viene estesa dalle 24 alle 200 miglia.

    Ognuno a questo punto tragga le sue conclusioni.

    A me non stupisce che gli italiani si siano tenuti i Marò. Mi stupisce piuttosto che gli indiani si siano fidati di noi.

    • per quel che ho potuto conoscere dell’ambasciatore come persona, da gente dell’ambasciata, è stato certamente fregato dal governo: ha dato la sua parola nel presupposto che venisse mantenuta, ci metto la mano sul fuoco.

      le ulteriori considerazioni che fai sono importanti e molto interessanti.

      la più significativa, essendo tutte le altre scontate, sta nella rilevazione della posizione della nave italiana al momento dell’incidente.

      questo non cambia di una virgola le responsabilità dei marò, come sparatori sprovveduti o irresponsabili, ma potrebbe cambiare la sede del processo, dopo adeguato contraddittorio e verifica in dipartimento.

      rimane incomprensibile in questo contesto l’approdo della petroliera nel porto indiano di Cochin (a non volere accettare la tesi qui pure esposta, di una scelta dell’armatore per riscuotere l’assicurazione)

      questa era la via maestra da seguire, sempre che quanto detto sia vero: dare la propria parola e poi smentirla è un comportamento da magliari.

      ma ho l’impressione che su tutto questo siamo perfettamente d’accordo…

  5. @bortocal
    L’approdo a Kochi della nave italiana non è stato volontario, come pensi.

    In questo caso sono stati gli indiani a fare i furbi: siccome già sapevano, per quanto riferito dai pescatori superstiti, che i colpi erano partiti dalla nave italiana, hanno ideato il “trappolone”: hanno trasmesso a tutte le navi presenti in zona il messaggio di recarsi in Kochi nel caso avessero intercettato delle imbarcazioni “pirata”, che erano state segnalate in zona.

    Gli italiani, forse volendo “fare gli indiani” (fingendo di “non sapere”), hanno raccolto il messaggio e si sono presentati alle autorità del Kerala.

    A questo punto gli indiani (quelli veri) hanno potuto sequestrare le armi ai Marò, trattenerne due, e poi rilasciare nave ed equipaggio, dietro cauzione (pagata da noi, beninteso).

    Così dalle armi dei fucilieri sequestrate gli investigatori di Kochi hanno dimostrato il nesso causale con la morte dei due pescatori.

    A questo punto gli italiani avevano già perso la partita.

    Ora invece, abbiamo perso anche la faccia.

    ——-
    P.S.: quanto esposto è desunto dal resoconto della prof. Giorgia Càntele, quale “inviata” in India, a Radio Radicale: http://www.radioradicale.it/palinsesto/2013/3/15 rif. ore 6.22, dal min. 25mo in poi)

    • era solo per mettere in rilievo la genialata diplomatica di scambiare due ufficiali di marina con un ambasciatore.

      il basso grado degli ufficiali di marina è una definizione tecnica, per dire che non abbiamo neppure scambiato due generali con un ambasciatore.

      anche mio padre era un ufficiale di basso grado (sono i gradi sottotenente, tenente e capitano: i tre gradi più bassi tra gli ufficiali), quindi figurati se c’è disprezzo nella definizione; poi ci stanno quelli di maggiore e colonnello, di grado intermedio, e infine gli alti gradi, i diversi tipi di generale.

  6. credo che questa spieghi tutto meglio di qualsiasi parola:
    http://www.ilpost.it/makkox/2013/03/17/toto-indiano/

    ovviamente, sottoscrivo la chiosa conclusiva su M5S.
    quanto alla scelta italiana, ammesso e non concesso vi fosse un accordo di fondo come ipotizzo da me, l’ambasciatore passerà di certo un brutto “quarto d’ora”. e si creeranno altri bei conflitti sull’immunità diplomatica, non cose di cui abbiamo esattamente bisogno.

non accontentarti di leggere e scuotere la testa, lascia un commento, se ti va :-)

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