225. togliere a chi non ha (con l’IVA) per dare a chi ha (senza l’IMU).

era intuitivo, ma ora c’è anche un’analisi dettagliata della CGIA di Mestre: l’aumento dell’IVA, reso praticamente inevitabile  da luglio dal rinvio dell’IMU sulla prima casa, colpisce i redditi in maniera inversamente proporzionale.

chi ha di meno paga di più in proporzione, come è logico, dato che la tassa colpisce i consumi, non i redditi e neppure le proprietà, e aldilà di certi limiti i consumi individuali  non sono comprimibili; e questo anche se l’aumento non riguarda “i beni di prima necessità, come gli alimentari, la sanità, l’istruzione, l’abitazione ecc., tutti beni ai quali si applica l’IVA al 10% o al 4%, o non si applica affatto”.

però, se facciamo conto che un single consumi per altre spese da 4.000 a 10.000 euro l’anno, l’incremento dell’1% di tassa su questi suoi consumi, si traduce in maggiori pagamenti annui da 40 a 100 euro; mentre, secondo la CGIA, per una famiglia di 4 persone si può calcolare un incremento di imposte da 60 a 120 euro.

questa maggiore tassa non è collegata al reddito, ma colpisce tutti alla stessa maniera, in violazione dell’art. 53 della Costituzione che dice:

Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.

e sembra raccontare una barzelletta, dopo gli anni berlusconiani, dire che l’imposizione fiscale deve essere progressiva.

* * *

è chiaro che 100 euro di tasse in più sono un incremento di imposizione fiscale dell’1% per chi guadagna 10.000 euro l’anno, ma per chi ne guadagna 20.000 l’aumento si riduce allo 0,5% e per chi ne guadagna 100.000 al semplice 0,1%.

se poi lo stesso reddito riguarda non un single, ma una famiglia, allora ad essere penalizzate di più sono naturalmente le famiglie più numerose, cioè più povere.

difficile immaginare un provvedimento più ferocemente classista di questo.

* * *

ci si potrebbe chiedere come mai il Partito Democratico lo ha accettato senza fiatare.

la risposta è semplice: il Partito Democratico non è un partito di sinistra che ritenga parte della propria identità e del proprio imprinting la difesa degli strati sociali più deboli.

questa difesa in Italia non è fatta propria da alcuna forza politica, e tanto meno da Grillo, che su questi temi fa furbescamente il pesce in barile e canta comunque nel coro di coloro che fanno la lotta all’IMU: salvo forse SEL, quando riesce a liberarsi dall’ideologia e dalle narrazioni, cosa che succede raramente.

* * *

ovviamente un partito che proviene per una parte importante dalla sinistra, ma se ne è dimenticato, ha semplicemente perso i motivi della propria esistenza, e non ha più motivo di esistere.  

dato che in un sistema capitalistico l’unico motivo dell’esistenza di partiti di sinistra,  cioè di origine socialista,  sta nelle posizioni critiche, più o meno radicali, sui mali del capitalismo stesso.

concetto che sembra strano in Italia – il capitalismo nel pe siero unico è infatti semplicmente l’unica forma di attività economica possibile – e che mi pesa dovere ricordare, perché la ripetizione delle cose ovvie ha in se stessa qualcosa di frustrante.

* * *

del resto siamo o no nella patria di Machiavelli?

elettoralmente i più deboli socialmente sono anche i più fessi e i più incapaci di difendersi; assumerne la difesa al loro posto è una mossa elettoralmente molto sproveduta, che fa perdere più voti di quanti non ne faccia guadagnare.

in democrazia…

… perché la chiamano anche democrazia…

quindi, siccome i proprietari di case sono la maggioranza, sta bene che la minoranza di chi non ha una casa paghi le tasse al loro posto.

20 risposte a “225. togliere a chi non ha (con l’IVA) per dare a chi ha (senza l’IMU).

  1. Concordo. Anche il ceto politico del PD pone la centro della propria azione la salvaguardia delle poltrone … altro che nobili ideali !

    Internet favorisce la circolazione delle idee e permette di scoprire che siamo in molti a condividere la volontà di un cambiamento … ma credo che nulla potrà accadere finchè non torniamo tutti a frequentare le sedi di quei partiti che oggi disprezziamo.

    Ciao. Emilio L.

    • non credo che siamo poi così tanti coloro che non si riconoscono in nessuna delle forze politiche che dominano il quadro del potere attuale in Italia, però è vero che internet almeno ci permette di non considerarci del tutto delle stranezze individuali isolate.

      tuttavia internet rischia di essere anche la riserva indiana in cui restiamo rinchiusi, senza riuscire a contare.

      è vero, del resto, che non ho chiaro in mente come si possa uscire da questa situazione…

      tu proponi di tornare a frequentare le sedi di partito: io ci ho provato in passato, col Partito Democratico, ma mi sembrava di stare a battere la testa contro il muro: sono le basi strutturali stesse dei partiti, temo, che non consentono di fare un’azione efficace lì dentro…

    • ah, scrivi proprio su Fuori Registro: ci sono abbonato via mail…

      condividi quello he hai detto lì, e l’hai detto molto bene.

      il paradosso tutto italiano è che l’IVA, la tassa sui consumi, è anche quella che in linea generale stana più facilmente gli evasori; quindi l’idea di tassare i consumi a preferenza dei redditi potrebbe anche non essere sbagliata, ma soltanto se si fosse in grsdo di stabilire una gerarchia precisa dei consumi, in maniera da riportarla in qualche modo al principio della progressività, colpendo in modo particolare i consumi di lusso.

      ad esempio i SUV o le automobili di prestigio dovrebbero avere delle aliquote IVA molto più altre della automobili normali, e così via…

      – l’immagine di chi è costretto a scrivere quel che vorrebbe leggere è veramente forte, mi permetto di riprenderla (citandoti).

      ma giustamente parli di un carattere nazionale che oramai sembra un DNA.

  2. dice Jorge Ibargüengoitia (si trova nell’introduzione di Italo Calvino, a un grande libro di Jorge Ibargüengoitia da lui tradotto, per Vallecchi, una vita fa, “Le folgori d’agosto”),
    “Jorge Ibargüengoitia escribe un libro cada vez que quiere leer un libro de Jorge Ibargüengoitia, que es su escritor predilecto”

    • 🙂 sì, però nella versione che ne hai dato tu il senso diventa un poco diverso, secondo me, e un po’ meno narcisista… ;).

      suggerisce che in fondo potremmo anche risparmiarci di scrivere e fare i semplici lettori, se solo qualcuno dicesse le cose che abbiamo in mente…

  3. tutto corretto.

    perdonami però se ti faccio una critica, da solito spudorato difensore del PD.
    la domanda in realtà è semplice: in democrazia, chi ci ha condotto a questo?
    Berlusconi, d’accordo.
    ma solo lui?
    secondo me dobbiamo guardarci in faccia: il 29% degli italiani lo ha votato. credendo o meno alla sparata sull’IMU (perchè le due cose sono collegate), un terzo degli italiani ha votato una simile politica.
    di questi, potremmo dire che almeno la metà lo ha fatto comunque contro i propri interessi perché comunque penalizzata dall’aumento dell’IVA.

    quindi, la responsabilità parlamentare sarà anche del PD.
    ma democraticamente è anche degli elettori.
    che ora, secondo me, hanno un bel lamentarsi.

    vuoi forse dirmi che la proposta “esenzione 800 euro” era meno credibile? meno fattibile? meno comprensibile?
    O gli italiani sono stupidi, O sono masochisti, O disinteressati.
    in qualunque di queste ipotesi “chi è causa del suo mal….”

    • caro red, da moltissimo tempo considero la democrazioa da un punto di vista marxista: è solo un gioco dei poteri reali per raggiungere il loro punto di equilibrio.

      nessun popolo è pienamente responsabile delle sue scelte, perchée queste scelte sono tutt’altro che libere, ma dettate dalla classe dirigente di quel paese.

      perfino quando un popolo è particolarmente stupido e ignorante, come quello italiano: quoziente di intelligenza medio più basso di circa 2 punti, che sono tantissimo, e semianalfabetismo massiccio.

      il vero problema quindi è la classe dirigente; e parte della classe dirigente è anche il Partito Democratico.

      e qui siamo di fronte ad una drammatica incapacità politica frutto di un opportunismo senza limiti.

      sul Partito Democratico discuteremo, in disaccordo, molto a lungo: ieri ho scritto un post che è il mio De profundis per questo partito, che ha commesso il più imperdonabile degli errori per una forza politica: ha tradito i suoi elettori.

      e mi domando che razza di quadri politici lo guidino, visto che ritengono di fare impunemente quello che stanno facendo…

      • diciamo, per proseguire il ragionamento, che concordo con la tua affermazione (ma ho già esposto altrove i miei punti di dissenso).
        diciamo allora che è la classe dirigente a controllare le scelte….
        TOTALMENTE?
        vogliamo veramente dire che, esageriamo pure, qualche decina di migliaia di persone ne controlla 40 milioni? no, secondo me non è possibile: non accadeva neppure nei migliori regimi totalitari.
        allora, dovremmo concludere che la dirigenza controlla solo PARZIALMENTE le scelte dei cittadini.
        diciamo, per semplificare, in percentuale.
        dì pure tu la percentuale che vuoi: 90%? 40?
        comunque la metti, resta una parte che è di esclusiva responsabilità dei cittadini.

        d’altronde, lo scrivi tu stesso: analfabeti.

        ma allora dobbiamo anche far assumere a ciascuno le proprie responsabilità: fossero anche del 10%.
        perchè con la “scusa” della dirigenza non faremo mai un passo avanti rispetto al Gattopardo, in cui i migliori si tirano indietro.
        NO, noi dobbiamo convincere i migliori a farsi avanti!
        solo così si cambia anche la dirigenza

        • neppure io ho scritto nel commento precedente che la classe dirigente controlla TOTALMENTE le scelte del popolo: è un processo più complesso, in cui entra il feedback (avevo detto: “nessun popolo è pienamente responsabile delle sue scelte”).

          però credo che il problema non sia quello, abbastanza irrisolvibile, di quale è la “percentuale” della libertà del popolo, ma quello di dove si deve iniziare una trasformazione della situazione.

          è evidente che dovrebbe essere più facile (dovrebbe!) modificare l’atteggiamento di una elite di 100.000 persone tendenzialmente un poco più colte, che di 10 milioni di cittadini comuni.

          per questo si deve inziare, a mio parere, da una critica degli atteggiamenti delle elites.

          quanto ai migliori che si devono fare avanti: commentavo ieri con Fenaroli, candidato capogruppo di una lista di sinistra alle comunali di Brescia ed ex segretario del PD, la insana tendenza della sinistra italiana a fare immediatamente fuori chiunque emerga un pochino per autonomia di giudizio o capacità personali…; è stato lui a dirlo per primo, ma mi ha rubato le parole di bocca.

          • premesso che concordo con le parole di Fenaroli, la mia domanda è una sola: com’è possibile cambiare le elites, per quanto numericamente più ridotte, quando la stessa società da cui provengono condivide i medesimi problemi?

            questa tua idea mi pare, francamente, la stessa di Grillo o del primo Berlusconi: “noi siamo meglio di quelli lì dentro”.
            ma “noi” condividiamo gli stessi vizzi (tanti) e le stesse virtù (poche), cosa vorremo cambiare?

            • non comprendo assolutamente la seconda parte e quindi, credo, neppure il senso complessivo del commento.

              le elites hanno oggettivamente maggiori capacità di staccarsi mentalmente almeno dall’adesione alla situazione nazionale: hanno maggiori conoscenze, esperienze di altri paesi, capacità di stare in contatto con altre realtà…

              chi altro dovrebbe provare a invertire il declino di un paese che sembra condannato?

              tu dici che non possiamo, perché condividiamo i vizi del popolo a cui apparteniamo… (inserendo anche me nell’elite, ma sto al gioco…).

              può essere, poi dipende da caso a caso.

              ma se così è e ogni sforzo è inutile, non rimane che essere coerenti: emigrare, come farò a breve.

              oppure restare a incancrenire qui e lasciarsi corrompere del tutto a poco a poco.

              • caro bortocal,
                sai che in genere mi auto-attribuisco le incomprensioni, temendo sempre di essermi spiegato male.
                perdonerai se stavolta credo che tu abbia letto male.
                io infatti ho scritto “noi siamo migliori di quelli là dentro”.
                ove per “là dentro” pensavo -ovviamente- al Parlamento o Palazzo che dir si voglia, quindi alle elites.

                se le elites, come tu dici, non sono in grado di invertire il declino, esse andrebbero cambiate.
                da chi? da una base.
                ma, questo il mio punto, che fare se la base stessa ne condivide i medesimi problemi? che altra “elite” potremmo estrarre da questa?
                il tuo ragionamento -in questo il paragone con Grillo- parte dal presupposto che la base sia meglio delle elites.
                vorrei averne evidenza, perchè finora non mi pare affatto.
                direi anzi che la proporzione è esattamente la stessa.

                • continuo a ripetere, evidentemente non capito o male esprimendomi, che ritengo le elites potenzialmente migliori del popolo o della fatidica base che le esprime.

                  e quindi continuo ad attribuire alle elites il compito di correggersi e di migliorare la situaxione politica del nostro paese.

                  la tua critica si basa proprio su una incomprensione radicale di quello che sto dicendo: io so benissimo di essere parte della elite, ho studiato e ho una posizione sociale di pur modesto rilievo, non sono affatto uno del popolo, e se guardo al popolo che mi circonda nell’Ohio d’Italia in cui vivo, mi pare che sarebbe grottesco considerarlo più sano delle elites che lo governano e che del resto lui stesso si sceglie.

                  però vedo benissimo la modestia culturale e progettuale del resto dell’elite, che non è sufficientemente tale…

                  • ma come pretendi allora che le elites debbano cambiare??

                    ad eccezione di te e pochi altri, chi ha tanta correttezza, tanta consapevolezza del problema morale da rinunciare ai propri privilegi spontaneamente?
                    chi, specie visto che sono cresciuti nello stesso brodo di cultura del “popolo bue”?

                    e, se non lo fanno dall’alto, chi dovrebbe farlo? ci affidiamo forse a Grillo, ai forconi od ai leghisti?

    • sei sulla piattaforma sbagliata… 🙂

      potrei commentare qui il tuo post dicendo che, di solito, quando i poveri sono la maggioranza in una società, i ricchi sono particolarmente ricchi, e quindi non è detto che manchino davvero le risorse per aiutare i poveri.

      non è il numero dei ricchi l’elemento importante, ma la concentrazione della riccheezza; e come ho documentato in diversi post nei mesi passati le diseguaglianze sociali sono paurosamente aumentate in tutto il mondo negli ultimi anni, ed oggi minoranze esigue di super-ricchi posseggono ricchezze e incassano redditi immensi che potrebbero facilmente essere urilizzati per una maggiore giustizia sociale.

      il vero problema sta nel fatto che i ricchi hanno sviluppato tecniche perfezionate da millenni per confondere le idee a chi ha di meno, che di solito non brilla neppure per intelligenza e autonomia di giudizio…

      piuttosto mi pare che manchi del tutto nel tuo post una riflessione su quelle forze politiche, come il Partito Democratico che si pongono a parole di propaganda come difensori degli strati più poveri, ma alla prova dei fatti si alleano con Berlusconi per continuare a caricargli addosso il peso della crisi…

non accontentarti di leggere e scuotere la testa, lascia un commento, se ti va :-)

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