230. storia del Krakatau (e settimo video indonesiano).

quello che in Occidente è noto come Krakatoa è attualmente un complesso di due vulcani che sorgono dal mare: il più grande, quello che ha dato origine all’immane eruzione del 1883, si chiama in indonesiano Pulau, cioè isola, Krakatau; il più piccolo, sorto da un’eruzione del 1927, ha lo stesso nome, ma vi si aggiunge prima di Krakatau una parola in giavanese, Anak, che significa “bambino” oppure “figlio”.

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l’isola Krakatau e l’isola “Krakatau bambino”, o “figlio del Krakatau”, sono dunque la meta della spedizione che ho già descritto qui; non ripeterò la piccola cronaca del viaggio con le parole, quando le immagini possono aggiungere già troppi particolari,

sento solo il dovere morale di protestare contro le mie stesse parole di un mese fa, che definirono quel viaggio di alcune ore nel mare della Sonda “banalmente turistico”.

ma che cosa mi era saltato in mente? ecco che sciocchezze fa scrivere la stanchezza.

giudicate voi da queste prime immagini se è stato turistico oppure no!

* * *

aggiungo soltanto che su You Tube si possono trovare le immagini dell’ultima eruzione del Krakatau bambino dell’anno scorso.

e anche delle bellissime ricostruzioni di come avvenne la catastrofe del 1883, che permetteranno più avanti di comprendere l’attuale struttura vulcanica del Krakatau: vi fu infatti una gigantesca eruzione, di circa 11 milioni di metri cubi, sul lato occidentale del vulcano e l’enorme quantità di lava, che si era formata molto rapidamente, collassò su se stessa precipitando in mare.

il contatto fra la lava incandescente e l’acqua più fredda determinò potentissimi fenomeni esplosivi: scomparve la maggior parte dell’isola, che allora si estendeva anche per tutto il tratto di mare che ora separa il grande Krakatau dal piccolo e oltre, e comprendeva altri due vulcani, ora scomparsi, come si vede da questa ricostruzione.

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nello stesso tempo la ricaduta in mare degli 11 milioni di metri cubi di lava provocò uno tsunami con un’onda d’urto dai 15 ai 30 metri di altezza, ma si legge anche 40 metri, che devastò completamente la regione circostante, ma arrivò in forma via via più attenuata a seconda della distanza, anche in altre regioni del pianeta, determinando perfino una piccola variazione del moto ondoso della Manica.

la potenza dell’esplosione fu pari a 200 megatoni (la bomba atomica più grande costruita dall’uomo e fatta esplodere sottoterra era di 50 megatoni), mentre la bomba di Hiroshima ha avuto una potenza di 12,5 chilotoni, cioè circa 15.000 volte minore.

il rumore dell’esplosione di queste potenziali 15.000 bombe atomiche contemporanee fu sentito fino a 5.000 km di distanza: fu probabilmente il rumore più forte prodottosi sulla terra in epoca storica.

* * *

morirono per l’eruzione circa 36.000 persone, tra cui i marinai di molte navi che vennero capovolte e affondate dallo tsunami in diverse parti del mondo; per mesi si trovarono nell’Oceano Indiano i cadaveri delle vittime, e scheletri vaganti su depositi di pietra pomice approdavano spinti dalle onde sulle coste dell’Africa Orientale.

quella del 1883 non fu neppure l’unica eruzione storica del Krakatau; ve ne fu almeno un’altra di dimensioni simili nel 535, che avrebbe creato appunto l’isola di Rakata, che poi l’eruzione del 1883 distrusse per la gran parte; in quella precedente eruzione sarebbe stato anche distrutto l’istmo che collegava fino ad allora le isole di Giava e Sumatra fra loro.

uno storico del tempo, nel Libro dei Re di Giava, descrive l’eruzione del 535 così, anche se la colloca un secolo prima e non è del tutto chiaro se ve ne sia stata davvero un’altra precedente:

Un rumore tuonante fu udito dalle montagne Batwara … e un rumore simile a Kapi …

Tutto il mondo fu fortemente scosso e si scatenò un violento tuonare, accompagnato da pioggia fitta e tempeste, ma non solo questa pioggia fitta non estinse l’eruzione di fuoco del monte Kapi, ma il fuoco aumentò; il rumore era spaventoso, alla fine il monte Kapi con un boato tremendo scoppiò in pezzi e affondò nelle profondità terrestri.

L’acqua del mare si alzò e inondò la terra, la zona dall’est del monte Batwara al monte Raja Basa fu sommersa dal mare; gli abitanti della parte settentrionale della terra di Sonda fino al monte Raja Basa annegarono e furono trascinati via con tutte le loro proprietà …

L’acqua si abbassò ma la terra sulla quale Kapi sorgeva era diventata mare, e Java e Sumatra erano state divise in due parti.

recentemente attraverso carotaggi nel ghiaccio antartico si sono trovate tracce precise di questa più antica esplosione, anche se i ricercatori non sono riusciti a localizzarla, dato che non leggono abitualmente le antiche cronache giavanesi… ;). le tracce indicano che questa esplosione fu MOLTO più distruttiva di quella del 1883.

* * *

nel 1883 la trasformazione in polvere degli 11 chilometri cubi di lava, modificò per alcuni anni il clima sul pianeta oscurando la radiazione solare e provocando una brevissima mini-glaciazione.

le polveri sparse nell’atmosfera determinarono per alcuni anni un colorito rossastro dell’atmosfera in particolare al tramonto, mentre la luna osservata di notte rimase bluastra allo sguardo per anni.

L’urlo di Munch è del 1893, dieci anni dopo, ma qualcuno lo ha messo in relazione con gli effetti che continuavano dell’eruzione del Krakatau.

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nel suo diario Munch descrive l’origine del quadro così:

Mi ricordo benissimo, era l’estate del 1893. Una serata piacevole, con il bel tempo, insieme a due amici all’ora del tramonto. […]

Cosa mai avrebbe potuto succedere?

Il sole stava calando sul fiordo, le nuvole erano color rosso sangue.

Improvvisamente, ho sentito un urlo che attraversava la natura. Un grido forte, terribile, acuto, che mi è entrato in testa, come una frustata. D’improvviso l’atmosfera serena si è fatta angosciante, simile a una stretta soffocante: tutti i colori del cielo mi sono sembrati stravolti, irreali, violentissimi. […]

Anch’io mi sono messo a gridare, tappandomi le orecchie, e mi sono sentito un pupazzo, fatto solo di occhi e di bocca, senza corpo, senza peso, senza volontà, se non quella di urlare, urlare, urlare…

Ma nessuno mi stava ascoltando: ho capito che dovevo gridare attraverso la pittura, e allora ho dipinto le nuvole come se fossero cariche di sangue, ho fatto urlare i colori.

Non mi riconoscete, ma quell’uomo sono io.

c’entri il Krakatau oppure no, chi non trova queste parole comunque adatte a descrivere una reazione emotiva a quel che successe allora nello stretto della Sonda?

* * *

al 1927 data invece l’inizio dell’eruzione vulcanica sottomarina che nel 1930 ha portato all’emersione dal mare dell’Anak Krakatau, che ora svolge il ruolo più attivo nella zona, dal punto di vista vulcanico, e cresce di circa 7 metri l’anno. 

adesso, tutto sommato, la situazione è tranquilla, e i due Krakatau, padre e figlio, sembrerebbero quasi inoffensivi in mezzo al mare, nonostante i loro due pennacchi di fumo.

ve li mostro all’inizio del video, a mo’ di introduzione, come si vedono dopo qualche km di navigazione; da Canti, che è ad una quarantina di km di mare di distanza, i due vulcani non si vedono, perché rimangono nascosti dietro due isole che li precedono e quasi li preparano, con le loro forme a loro volta vulcaniche: pulau Sebuku, che dovrebbe voler dire “isola pagnotta”, e pulau Sebesi, che deve rimandare ad un concetto analogo, ma che non trovo col traduttore automatico.

la prima è quella che compare nella parte finale del breve video.

* * *

non è incredibile il contrasto tra tutto quello che ci racconta la storia e la bellezza di questi paesaggi e di questo mare?

tutto invita ad abbandonarsi con fiducia alla musica del mare calmo e al respiro dei colori tropicali, come il mozzo sulla prua della barca e come del resto fanno le piccole case ricostruite sulle rive delle isole appena discoste dalla sede vulcanica attiva.

destinate certamente ad essere cancellate di nuovo: è solo questione di tempo (a sapere che cosa è poi davvero il tempo…).

stiamo tutti soltanto aspettando, senza pensarci, la prossima eruzione di uno dei due Krakatau, che storicamente è sempre stata preceduta da qualche tsunami, come quelli del 2005 e del 2009…

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Una risposta a “230. storia del Krakatau (e settimo video indonesiano).

  1. annoto qui il diabolico perfezionamento dello spam…

    diversi spammer mi hanno mandato questo messaggio, sempre identico:

    Verbeek, nel suo resoconto sull’eruzione, previde che ogni nuova attività si sarebbe manifestata nella regione che si trovava tra Perboewatan e Danan.
    Ciò si avverò nel 1927 , quando si manifestò un’eruzione sottomarina proprio in quell’area.
    Alcuni giorni dopo, una nuova isola vulcanica, chiamata Anak Krakatau (“Figlio del Krakatoa”), emerse dall’acqua.
    Inizialmente l’eruzione fu di pomice e cenere e quest’isola e altre due furono velocemente erose dall’oceano; tuttavia alla fine Anak Krakatau produsse flussi di lava più velocemente di quanto le onde potessero eroderli, emergendo definitivamente dall’acqua.
    Anak Krakatau, di notevole interesse per i vulcanologi, è stata un importante oggetto di studio sin da quando l’isola è emersa nell’Agosto 1930.
    L’isola di Anak Krakatau, sviluppatasi conseguentemente all’eruzione del 1883, è stata oggetto di studi simili negli anni successivi; cresce, secondo stime effettuate tra il 2005 e 2010, di circa 7 metri l’anno.

    in sostanza sono stati in grado di collegare una parola chiave del topic con altre notizie che riguardavano lo stesso argomento in rete.

    tra un po’ diventerà difficile distinguere uno spammer da un commentatore reale, in particolare se non troller…

non accontentarti di leggere e scuotere la testa, lascia un commento, se ti va :-)

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