252. da Mekar a Bogor, Giava: la musica – videoclip indonesiano n. 13.

ancora una volta il videoclip, postato qualche ora fa, ha già ricevuto il suo solito commento via mail:

Visto di sfuggita , poi lo riguarderò. Quando? non lo so.
Sempre interessante e contraddizioni in tutti i paesi. 
Grattacieli , traffico.
Baracche e fiumi o discariche.
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sì, avete ragione, non li dovrei proprio pubblicare questi commenti elogiativi, sembra quasi che io voglia autoincensarmi; però, dato che i video non se li guarda quasi nessuno, il pericolo che mi monti la testa non esiste, giuro.
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ma quasi quasi basta, il commento coglie l’essenziale: anche questo video è una testimonianza, questa volta visiva, sul tema, che mi sta a cuore, della diseguaglianza…
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quindi potrei anche davvero fermarmi qui; tanto i fatti di contorno di questo lento e faticoso trasbordo dalla stazione dei traghetti per e da Sumatra di Mekar al centro minore di Bogor, una settantina di km a sud di Giacarta, li ho già raccontati: 202. non si fugge da Giacarta. my Indonesia 7.
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e invece vorrei divagare ancora un poco su aspetti secondari, che non sono stati toccati né dalla commentatrice né nel primo topic.
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il commento musicale del videoclip, prima di tutto, che è dato dall’esecuione improvvisata di un musicista da strada che alla stazione dei bus di Mekar sale sul mezzo per racimolare qualche spicciolo.
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è il primo di questo tipo che incontro, in un paese (Giava) che è già risultato attraversato dalla musica: a Mekar, la notte, poi sul traghetto, ed ora qui; altri musicisti da strada troverò a Bogor, all’arrivo, e il videoclip si chiude sull’immagine di uno di loro, dall’aspetto un poco scimmiesco, sia detto senza offesa; Sumatra no, appare afona al confronto.
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però chiedere l’elemosina suonando ha dentro di sé qualcosa di particolarmente dignitoso: non è fare appello alla compassione, come tra i mendicanti che soggiornano in Italia, che esibiscono cartelli con sintetiche storie familiari catastrofiche, oppure esibiscono la fame; poco fa uno insopportabile al mercato reclamava di avere una malattia assolutamente drammatica e forse terminale, oppure magistralmente simulata.
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chiedere un’offerta dopo avere finito di suonare significa fare appello al piacere di vivere, che la musica ha intensificato, e in nome della propria relativa bravura, non della propria miseria: l’ottica è positivamente capovolta.
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onore e rispetto, quindi, ai suonatori di strada giavanesi, anche ai numerosi che troveremo lungo il resto del viaggio.
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l’ultima parte del video ricava invece (invece?) il suo sottofondo musicale da uno dei numerosi siti su You Tube dove si pubblicizzano o autopromuovono gruppi e singoli indonesiani, che in maniera simile si esibiscono on the way, solo che questa volta the way is the net, la strada è la rete.
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ma anche qui, chi in Indonesia ha i suoi video non se la tira più di tanto, i video non sono troppo professionali, ma amatoriali e nessuno si preoccupa troppo che siano rifiniti e leccati; interessa, la musica, nel suo aspetto vivo.
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le ultime note riguardano invece proprio il videoclip in se stesso, che si basa su materiali parziali: lo stress per avere verificato che il bus tornava, via Cilegon, a Giacarta, il fastidio già solo per la periferia della metropoli di 15 milioni di abitanti, lo squallore diverso del paesaggio attraversato in parte per la seconda volta, con un senso acuto di spreco del tempo (e il tempo di chi viaggia troppo lontano da casa è prezioso, e crea ansia il consumarlo a vuoto), mi hanno indotto ben presto a spegnere la camera, considerando fastidioso o insignificante quel che registrava.
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e invece…
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ancora una volta il montaggio si sta rivelando un modo per scoprire aspetti positivi sfuggiti del viaggio, tanto che il risultato non ha deluso del tutto neppure me e si sta rivelando migliore del ricordo che avevo di quei luoghi.
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ma questa, si noti bene, non è una regola generale del montare video: molto spesso, al contrario, e succede anche qui, il video appare inadeguato a esprimere la bellezza di quello che si è vissuto.
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questa superiorità del prodotto rispetto al materiale incamerato dalla memoria capita solo qui in Indonesia, e nasconde qualche segreto che non ho ancora afferrato.
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forse anche il fatto che alcune cose  che non avevano ancora un chiaro significato al momento in cui le ho viste la prima volta, si sono poi meglio chiarite e spiegate nel corso del viaggio.
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comunque, ieri Francesco Cecchini in un commento mi scriveva “buon ritorno” e io, equivocando, gli ho risposto: guarda che sono già tornato; replica: guarda che intendevo “buon ritorno in Indonesia”, perché non potrai farne a meno.
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serendipity oppure telepatia? 
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nelle stesse ore avevo cominciato mentalmente a programmare il mio prossimo viaggio, dando per scontato che sarà ancora in Indonesia, nonostante i molti amici indiani che mi aspettano invece laggiù, nel Kerala e a Coimbatore…
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e sono rimasto io stesso sorpreso di questa decisione, perchè ho passato larga parte del mio effimero tempo indonesiano appena finito a protestare contro la fatica dei trasporti, le code sulle autostrade, la desertificazione di ogni forma culturale non islamica.
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dev’essere il fascino dei videomontaggi… (per chi li fa) 🙂
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6 risposte a “252. da Mekar a Bogor, Giava: la musica – videoclip indonesiano n. 13.

  1. io ultimamente sto passando un sacco di tempo a rivedere le mie foto di viaggi.. foto che per lungo tempo consideravo uno spreco di tempo ed oggi mi sono nostalgicamente essenziali.

    il guaio è proprio che spingono a ripartire….

    ah, in Tanzania, nel bus da Arusha a Dar è invece salito a bordo un predicatore che con la bibbia in mano ha tenuto messa….

    • la possibilità di fotografare ha fatto di noi dei viaggiatori antropologicamente speciali, dedidi alla madeleine proustiana con molta facilità…. 🙂

      un consiglio: comincia a non guardare soltanto le tue foto, ma a caricarle con videomaker, a metterle in sequenza, a cercare una musica adatta a fare da sfondo, magari anche a commentarle a voce, se superi una ceta inibizione (almeno per quanto riguarda me): tutta la potenza del ricordo si intensificherà ancora…

    • grazie della segnalazione! effettivamente c’è qualcosa che accomuna questa musica a quella del musicista sconosciuto del bus, che forse sta cercando un poco di imitarlo o forse esegue qualcosa di suo.

      cercherò di usare questa musica per la base audio di uno dei prossimi videoclip che vi si presti… 🙂

      hai mai parlato della tua esperienza indonesiana? mi piacerebbe anche leggerne qualcosa; i tuoi commenti da Berlino sono molto belli.

non accontentarti di leggere e scuotere la testa, lascia un commento, se ti va :-)

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