16 risposte a “Giacobbe e l’angelo.

    • capisco di dovere delle spiegazioni, che normalmente avrei giudicato non necessarie, nel senso che una foto pone delle domande a cui ciascuno risponde liberamente.

      ma qui mancano proprio le risposte possibili, perché ho commesso un errore molto personale e devo darne ragione.

      la foto nasce prima di tutto per il suo aspetto estetico e senza particolari significati: sono uscito ieri per fare foto e ho scelto come meta le cave di marmo di Botticino, chiuse naturalmente di domenica, il che mi ha permesso di entrare da un varco della recinzione e di girarci dietro un’oretta indisturbato: aggiungo che il paesaggio è dantesco e resto sorpreso che nessuno abbia la mia stessa idea: quel posto dovrebbe essere una meta turistica, o meglio di viaggio!

      scusa la prolissità: il gioco illusionistico della luce su quella scala appoggiata sulla lastra di marmo bianco perfetto era troppo strepitoso: l’ombra fa il gioco dello specchio e la scala normale sembra doppia; ecco la foto.

      aggiungi che non me ne ero accorto al momento di fotografare, ma guardando a casa la foto risulta un poco imperfetta perché in alto da dietro il pezzo di marmo spunta appena un tubo bianco ricurvo.

      volendo pubblicare una foto della giornata sul nuovo blog di gruppo che stiamo mettendo in piedi, sperimentalmente per il momento, ho pensato di darle un titolo.

      la scala mi ha rimandato alla scala di Giacobbe di biblica memoria e il tema del doppio, perché qui la scala è anche il suo doppio, grazie al sole, mi ha fatto pensare all’angelo di Giacobbe, che per me è il suo doppio, contro il quale lui lotta.

      e fino a qui ci siamo: solo che nella mia mente queste due storie distinte sono diventate una lotta sola, che è avvenuta sulla scala (Genesi 28 11-12: e giunto in una località ci passò la notte perché il sole era già tramontato: prese una delle pietre che erano lì, se la mise come cuscino, poi si coricò per dormire. E sognò: or ecco gli apparve una scala che appoggiata sopra la terra con la cima arrivava al cielo; e per essa ecco gli angeli di Dio che salivano e scendevano; e Genesi 32 25: Giacobbe rimase solo: ora un uomo lottò con lui fino allo spuntar dell’alba – ma come risulta dal seguito della sconclusionata narrazione quest’uomo è un angelo).

      in realtà, dato che il primo brano appartiene alla versione più antica della Bibbia (quella degli Eloìm, ancora politeista e legata al mondo samaritano) e il secondo alla versione Jahivista, monoteista, più tarda e legata al tempio di Gerusalemme, può darsi che il mio inconscio abbia invece colto proprio la verità.

      Giacobbe in una versione originaria che possiamo immaginare aveva una visione onirica della scala che portava a Dio, su cui salivano e scendevano diversi angeli, provava anche lui a salire tale scala per raggiungere Dio, ma un angelo lo fermava e lottava con lui tutta la notte di questo suo incubo affannoso, SU QUELLA SCALA; alla fine Giacobbe rinunciava alla conquista di Dio e si faceva almeno benedire da lui attraverso l’angelo, per avere fortuna in terra; secondo alcuni interpreti, poi, l’angelo non è altro che una forma di Dio stesso, che vieta a Giacobbe di raggiungerlo.

      dal punto di vista freudiano questo sogno ha dei significati molto trasparenti ed ha tutta la forza di un sogno vero che qualcuno a fatto in qualche parte di quel mondo semitico…

      questa almeno è la lettura che il mio inconscio dà di questo mito.

      e allora la scala di Giacobbe è quella per raggiungere un Dio che non c’è più, se l’angelo c’è se ne può vedere l’accenno dell’ala soltanto che spunta da dietro la pietra.

      quindi, se Dio è morto, neppure Giacobbe c’è, perché Giacobbe era la sua ricerca di Dio, e anche l’angelo è quasi del tutto sparito.

      … che cosa mi hai fatto fare, Marta: è chiaro che niente di questo va preso come storia vera, è tutto e solo suggestione.

      ho detto la mia, ma è una fra le tante.

      patrizia nella foto ha trovato qualcosa si altrettanto compiuto che non ci ha detto, ma probabilmente diverso.

      e l’ignota commentatrice dell’altro ancora, più nella storia di Giacobbe in realtà che nella foto.

      è il miracolo della poesia, anche quando si esprime attraverso le “scritture di luce” (fotografie), e non va sciupata con troppe risposte ed analisi.

      grazie del tuo commento, che mi ha costretto a scrivere!

      • Sono contenta di averti “costretto” a scrivere, molto contenta….ho letto con interesse….

        La fotografia merita veramente una osservazione attenta. Ed è bello, anzi straordinario, che ognuno di noi la commenti e la interpreti in base a ciò che sente guardandola…

        grazie
        buon inizio settimana
        .marta

        • grazie, marta: di questa foto serendipity sono davvero un poco innamorato: hai notato che l’ombra della scala a un certo punto si spezza e continua sul terreno trasformando la sala nel lato di una specie di priramide illusoria?

          allora avrei potuto anche intitolarla: l’invenzione del tempo.

          pensa se quell’ombra fosse un’immagine del tempo, diviso fra passato e futuro…

          • Ho notato certo, l’ombra sul terreno.
            A mio parere il titolo che hai dato è più accattivante ed azzeccato di quest’altro..

            Io l’avrei intitolata “Il cammino illusorio”.

            • però “il camino illusorio” potrebbe riportarci all'”Invenzione del tempo”.

              qui c’è di notevole però che il tempo può essere l’ombra che proietta sul mondo quel sole che è l’occhio dell’osservatore.

              in questo caso vediamo chiaramente nelle tre dimensioni che il tempo si costituisce quando c’è un osservatore esterno alle due, ed è il Sole.

              la quarta dimensione potrebbe essere analoga e similmente creata soltanto dall’occhio di chi guarda…

  1. commento ricevuto via mail:

    La storia della lotta notturna tra Giacobbe e l’angelo è una spettacolosa ICONA DELLA RELAZIONE (io-tu)

    Penso che la spiegazione di quella foto puoi darla solo tu.

    “Nell’incontro tra Giacobbe e l’angelo riconosciamo la traccia e il senso di tante nostre relazioni.
    L’entrata improvvisa e violenta nel nostro paesaggio di solitudine di qualcuno da cui speriamo di ottenere la risposta al nostro bisogno profondo di amicizia, la benedizione che possa aiutarci a vincere l’isolamento e l’insignificanza, una presenza che in certo modo ci aggredisce e contro cui lottiamo, perché se da una parte promette, dall’altra chiede, e può esigere quello che non vogliamo dare, la dialettica continua tra l’istinto di soverchiare l’altro e quello di abbandonarvisi, l’intuizione che ogni forma di amore si fa in qualche modo esperienza della divinità e del bisogno di assoluto, che quello che cerchiamo è alla fine Dio stesso: tutto questo noi lo troviamo riassunto nella storia di Giacobbe al guado dello Jabbok”.

    • nel commento a tramedipensieri ho risposto per un aspetto sollevato qui.

      se poi dobbiamo leggere la storia di Giacobbe e l’angelo come metafora della relazione, allora questa foto è molto amara, perché dice che ogni relazione nasce solo dal rispecchiamento di se stessi e che non riusciamo ai davvero ad uscire dalla nostra solitudine.

  2. “leggendo” la foto avevo proiettato alcuni aspetti del mio vissuto
    ma la tua spiegazione è davvero stupenda. Sai che non è piaggeria.
    Per la Qabalah la lettera L, Lamed, che vale 30, è la scala che sale fino al Cielo e congiunge terra e cielo.
    La lotta dell’angelo con Giacobbe è un’immagine biblica che squarcia l’immaginazione in mille modi.
    Una lotta interna; e una lotta con gli altri nelle relazioni. Doppio. Specchi.
    Solo una mente sublime che ti tiene testa ti fa uscire dalla solitudine.
    Poche volte, è successo. Non bisogna temere di essere tremendi, con gli altri
    (Rilke, “Ogni angelo è tremendo”) dalle Elegie

    • ecco un commento straordinario, degno dei bei tempi andati: un arricchimento eccezionale del mio discorso, che proviene da una cultura ricca in campi che mi sono ignoti.

      e sai anche tu, come so io, che non è piaggeria, perché ogni volta che siamo stati in dissenso ce lo siamo detti con franchezza brutale, a vole persino eccessiva 🙂

      ma nella vita è bello anche perdersi per poi ritrovarsi.

  3. Ciao,
    Bella Foto, magari hai scoperto una Loggia estiva, all’aperto.:)
    Hai la scala Di giacobbe, le ombre con la scala disegnano sia un compasso che una squadra,
    Mancherebbe solo il libro, ma in compenso hai il marmo.
    Ciao
    Ivan

    • ciao, che analisi curiosa e interessante.

      è proprio vero che la fotografia è poetica di per sé come forma espressiva perché ciascuno ci ritrova se stesso guardando… 🙂

non accontentarti di leggere e scuotere la testa, lascia un commento, se ti va :-)

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