309. decalogo elementare (personale) della comunicazione virtuale.

vorrei provare a riassumere alcune cose che mi sembra di avere imparato in dieci anni di comunicazione virtuale via internet.

1. non sopravvalutare le possibilità di socializzazione che offre la rete: internet ci fornisce la possibilità di contattare persone che non riusciremmo a incontrare neppure se avessimo 20 vite, ma poi ce le mantiene quasi sempre in una specie di limbo impersonale che consuma rapidamente quasi tutti questi rapporti.

2. la comunicazione su internet ha rischi di fraintendimenti tutti suoi, e bisogna maneggiarla con molta cura…

frase emblematica: “ma tu ci pensi che stiamo parlando di cose importanti e neppure sappiamo che faccia abbiamo? quasi demenziale”.

3. quella virtuale è una comunicazione paranoide, cioè dominata dall’ansia che nasce dall’assenza dell’interlocutore fisico e delle sue reazioni, che nella vita reale ci guidano ad interpretare le sue parole….

4. sono quindi frequentissimi ed assolutamente inevitabili i fraintendimenti dei messaggi comunicativi interpersonali per la mancanza della dimensione fisica della comunicazione: manca il sorriso, il tono della voce, la strizzatina d’occhio. uno scherzo diventa un’offesa sanguinosa.

la comunicazione virtuale per evitare questi pericoli deve essere assolutamente inespressiva e impersonale.

5. la comunicazione reale avviene sempre in un contesto fisicamente determinato che aiuta l’interpretazione; la comunicazione via internet avviene nello spazio anonimo e senza elementi di riconoscibilità della rete.

la comunicazione virtuale amplifica quindi il problema dell’interpretazione, spogliando il messaggio di buona parte degli elementi di contestualizzazione di cui è ampiamente formato.

7. la comunicazione virtuale è fondata sulla presunzione di onnipotenza di chi parla, che ha il senso preciso, ma falso di potere mandare messaggi estremamente chiari, indistruttibili, rievocabili alla rete della memoria in qualunque momento.

è una onnipotenza mentale trasferita fuori di sé e depositata nella rete, ma i suoi effetti psicologici sono maggiori che se fosse reale.

8. l’onnipotente che comunica virtualmente, come da punto precedente, trasferisce mentalmente la sua onnipotenza al destinatario del suo messaggio, gli attribuisce una recettività altrettanto puntuale e sterminata.

ma alla ricchezza della possibilità comunicativa non corrisponde una eguale ricchezza della possibilità recettiva: la comunicazione è sempre implicitamente squilibrata e ognuno dice sempre molto di più di quanto il destinatario possa recepire.

potenziando le capacità comunicative internet potenzia ed esaspera questo squilibrio originario e mette il recettore del messaggio nelle condizioni di essere sempre in torto dal punto di vista di chi lo invia.

9. il parametro spazio tempo viene falsamente accantonato come inessenziale nella comunicazione virtuale; si dà per assodato che tutto quanto viene detto sia istantaneamente e globalmente recepito dal destinatario; manca la consapevolezza fisica diretta dei tempi che gli sono necessari per accedere al messaggio.

a questo inconveniente si deve fare fronte con una regola da seguire in una maniera ferrea: all’interlocutore va rigorosamente mandato un solo messaggio per volta e bisogna attendere di avere la prova che lo ha letto effettivamente nella sua completezza prima di rispondere e di pensare che lo conosca, qualunque cosa egli faccia nel frattempo.

10. la comunicazione virtuale non è in grado di reggere la sovrapposizione dei livelli comunicativi che è tipica della comunicazione nella realtà.

per la sua intrinseca fragilità e debolezza, se soggetta allo stress della gestione di livelli comunicativi differenti sullo stesso argomento, uno pubblico ed altri privati – gestione che è normale nella vita comune -, la comunicazione virtuale deraglia e diventa quindi letteralmente delirante.

ho constatato personalmente che l’inosservanza di questa regola distrugge alla base la comunicazione virtuale e ho visto dissolversi completamente una piattaforma blog che aveva voluto scimmiottare Facebook ed introdurre la possibilità di fare commenti privati oltre che pubblici.

nata per l’assoluta trasparenza la comunicazione via rete non regge livelli di comunicazione occulta e dunque, in una comunicazione di gruppo via internet, tutto va necessariamente detto a tutti in pubblico almeno rispetto al gruppo.

6 risposte a “309. decalogo elementare (personale) della comunicazione virtuale.

    • ehi, questo commento me lo ero perso: chissà se ti arriverà la notifica, adesso…

      nel punto 3 sintetizzo una tesi sviluppata più ampiamente altrove (ma non chiedermi adesso esattamente dove: inserendo “paranoide” nel motore di ricerca del blog ci si dovrebbe arrivare facilmente): faccio riferimento ad una interpretazione del,a paranoia come paura fuori controllo, per dire che e difficoltà di comprensione dell’interlocutore in internet, data la mancanza dei normali dati fisici di contesto della comunicazione, possono far vivere con un’ansia nascosta questa comunicazione, e quest’ansia può essere la premessa di paure quasi paranoiche…

      nel punto 7 vorrei provare a spiegare che internet produce in chi veicola messaggi un senso occulto di onnipotenza: il messaggio infatti non si perde, non si consuma nel momento stesso nel quale viene lanciato, come nella comunicazione virtuale, ma viene registrato i n forma apparentemente indistruttibile.

      il fatto di potere ritrovare in ogni momento il proprio messaggio induce secondo me chi comunica via internet ad attribuire anche al suo interlocutore questa onnipotenza.

      l’emettitore di messaggio indistruttibile pensa che il destinatario sia altrettanto onnipotente e li conosca tutti: equivoco molto pesante per le sue conseguenze…

      un poco più chiaro, adesso? 🙂

  1. il punto 3 nasce da una interpretazione della paranoia che la vede di per sé, se circoscritta, come un comportamento naturale dettato dalla paura: se siamo in pericolo è opportuno sospettare di ogni tipo di pericolo e di congiura attorno a noi; la paranoia diventa una malattia mentale se è permanente, se cioè la paura che la provoca non è più superabile e noi, sempre e comunque, viviamo in una situazione di attenzione e di sospetto anche quando non ce ne sarebbe motivo.

    nella comunicazione virtuale la mancata visione dell’interlocutore attiva questi comportamenti di difese e di sospetto, che sono quasi paranoici,: in questo senso ho detto comunicazione paranoide.

    al punto 8 dico invece che nella vita reale noi siamo consapevoli della fragilità della nostra comunicazione, che è effimera, resta affidata al ricordo soggettivo, tende a perdere consistenza e spessore.

    la comunicazione virtuale invece è potenzialmente eterna, rievocabile in qualunque momento e verificabile di nuovo.

    questo altera profondamente le regole note della comunicazione e dà, in modo inconscio ed oscuro, a chi la lancia come comunicazione una percezione di onnipotenza della comunicazione, e dunque indirettamente anche sua.

    così la comunicazione stessa ingigantisce in se stessa di importanza, perché non appare destinata a perire a differenza di chi la crea.

    su questo secondo punto mi sono allargato di più e sono stato forse più chiaro; sul primo, non so.

    • aahhhaa, non la conoscevo…

      che cos’è? una variante della legge di Murphy? se in una discussione c’è una vaga possibilità di citare Hitler, prima o poi qualcuno lo farà,,, 🙂

      sul trasferimento dei topic fra questo blog e i discutibili non ho del tutto le idee chiare, e ci sto pensando.

      secondo me i due blog sono due prodotti “editorialmente” alquanto diversi, e il target dei discutibili è decisamente più giovanile del mio, quindi un eccesso di interventi miei lì dentro non è opportuno; d’altra parte devo tutelare in senso opposto anche la fisionomia di questo blog.

      all’inizio la soluzione mi era parsa semplice, e l’avevo anche detta: avrei pubblicato di là cose che non pubblico qui: fotografie e videoclip di attualità, la rubrica Fuori Onda.

      avevo anche chiesto di aprire una rubrica di video su quel blog, ma nel casino credo che la mia richiesta si sia persa.

      (con l’occasione dico anche qui, avendo gestito in passato un blog di fotografia, che l’attuale sezione “Scritture di luce” mi appare molto difettosa, perché non ha un suo format, un’idea che le ponga dei paletti e la renda riconoscibile; ma oramai è nata così ed è troppo tardi per rimediare).

      recentemente ho visto che qua e là ci sono degli interventi miei che possono avvicinarsi (mi pare) allo spirito dei discutibili: non quelli più analitici, documentali e pallosi, ma certi spunti di riflessione più aperta.

      ho fatto prima un esperimento di ripubblicare lì un post scritto qui, per vedere che effetto faceva, e mi è sembrato che funzionasse; adesso ho fatto un passo avanti e ho scritto di là e ripubblicato qui: se riesco a vincere il panico che il materiale pubblicato altrove possa andare disperso: esperienza già fatta con paio di blogger stronzi che hanno a un certo punto cancellato un blog di gruppo di cui erano amministratori senza chiedere niente a nessuno.

      però non mi va di riciclare materiale giù edito sui discutibili: mi sembrerebbe di rifilargli merce avariata… 😉

      piuttosto, perché non prendi spunto tu e non pubblichi un nuovo topic lì? verrei certamente a discuterlo.

  2. Pingback: 372. netiquette e galateo in internet: come gestire le critiche online. | Cor-pus·

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