315. il wi-fi kazako del governo Letta e twitter contro gli antisemiti.

se partiamo dal presupposto che la collaborazione Italia Kazakistan non è un incidente di percorso, ma l’emergere imprevisto agli occhi di tutti di una affinità profonda fra due paesi autoritari, molte cose ci saranno chiare, compresa l’incredibile regolamentazione italiana dell’uso pubblico di internet che il governo Letta sta facendo approvare dalla sua strana maggioranza.

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ho girato molto il mondo e nei miei viaggi uso internet per comunicare con famiglia e amici e tenere qualche cronaca sul blog, risiedo legalmente in Germania, anche se il mio lavoro attuale e ultimo è in Italia, e ci trascorro qualche tempo l’anno, e dunque me ne intendo di internet café esteri.

quindi posso assicurare che non c’è nessun altro paese, di quelli da me visitati, in cui ti venga richiesto il passaporto o altro documento in un locale di questo tipo prima di aprirti la connessione.

intendiamoci, non è questa la causa principale di una diffusione di internet più debole in Italia che nelle grandi nazioni europee: i motivi veri sono gli stessi che ci vedono leggere molto meno i giornali e guardare molto di più la televisione: stanno nel semianalfabestismo diffuso, nella creduloneria e nello spirito antiscientifico, nel ritardo culturale del paese, insomma, a meno che non vogliamo più crudamente dare ragione a quello studioso inglese che ha recentemente detto una cosa molto sgradevole e razzista su di noi: due punti di QI medio di meno della media europea, e questo chiuderebbe ogni discorso.

però questa diffidenza verso internet, che è poi quella stessa della maggioranza di narcospettatori che non legge e neppure la usa salvo che per collegarsi via video, è anche l’espressione di un regime politico autoritario oggi bene espresso dalla stupefacente alleanza tra i berlusconiani e i dirigenti del Partito Democratico, in spregio dei loro stessi elettori, che ora su internet ha trovato la sua ultima espressione nelle decisioni parlamentari di cui riferisce Alessandro Longo su Repubblica.

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nella Commissione Trasporti, Poste e telecomunicazioni che sta esaminando il Decreto detto spiritosamente del fare, il governo ha fatto approvare un emendamento al testo da lui stesso proposto sull’uso del wi-fi, che era stato presentato come la “liberalizzazione del Wi-Fi”, finalmente sottratto agli obblighi che ne avevano rallentato la diffusione in Italia.

ora si fa marcia indietro, abbiamo scherzato.

la norma obbligherà infatti il gestore di un punto di connessione pubblica a internet, ad esempio uno di quei pochi albergatori italiani che ti fornisce internet in camera, a differenza degli altri paesi europei, dove la cosa è comune e quasi universale, a tracciare il collegamento dell’utente.

e la privacy?

be’ quegli stessi giornali che danno con grande strepito e scandalo le notizie sui controlli filtrati che avvengono in America, che sono servite alla destra americana a cercare di impiantare uno scandalo anti-Obama, ma dei quali in sede ufficiale è stata appena ribadita la piena legittimità costituzionale lì, non hanno nulla da dire se, per usare internet in Italia in un posto pubblico, devi registrarti e lasciare traccia dei siti che frequenti.

col sottinteso, credo, che se questi controlli avvengono nei posti pubblici, figuriamoci se non siamo analogamente spiati anche nel nostro uso privato della rete! altrimenti questa misura sarebbe assolutamente idiota.

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insomma, secondo una nota di protesta del Garante per la privacy, il decreto del fare, già nella sua versione originaria, “reintroduce obblighi di monitoraggio e registrazione dei dati”, stabiliti dal decreto Pisanu e poi decaduti quando ci si è reso conto dei danni che stavano provocando alla diffusione del Wi-Fi pubblico in Italia.

ecco infatti che nel decreto compare l’inedito obbligo, per l’esercente, “di tracciare alcune informazioni relative all’accesso alla rete (come il cosiddetto ‘indirizzo fisico’ del terminale, il cosiddetto MAC address)”: ma si tratta di dati personali, in quanto molto spesso riconducibili all’utente che si è collegato a Internet, e dunque il decreto è in conflitto con la Direttiva europea sulla riservatezza e col Codice privacy, secondo il Garante, che auspica una revisione urgente. 

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e allora l’emendamento che fa?

esattamente il contrario di quel che il garante chiede, cioè scrive:

“Il trattamento dei dati personali necessari per garantire la tracciabilità del collegamento di cui al comma 1 è effettuato senza consenso dell’interessato, previa informativa resa con le modalità semplificate di cui all’articolo 13, comma 3, del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, e non comporta l’obbligo di notificazione del trattamento al Garante per la protezione dei dati personali.

Nota: l’art. 13 c. 3 dice:

3. Il Garante puo’ individuare con proprio provvedimento modalita’ semplificate per l’informativa fornita in particolare da servizi telefonici di assistenza e informazione al pubblico.

Resta fermo l’obbligo del gestore di garantire la tracciabilità del collegamento attraverso l’assegnazione temporanea di un indirizzo IP e il mantenimento di un registro informatico dell’associazione temporanea di tale indirizzo IP al MAC address del terminale utilizzato  per l’accesso alla rete internet”.

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del resto la vicenda della regressione nell’uso pubblico del wi-fi fa il paio con la notizia parallela del rinvio a data da destinarsi dell’ingresso dei libri di testo interamente on-line nella scuola italiana, deciso in queste ore dal ministro dell’Istruzione Carrozza, per accontentare gli editori, proprio mentre l’OCSE stigmatizza il ritardo della scuola italiana nella digitalizzazione.

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postilla:

il Decreto Legislativo 30 giugno 2003, n. 196 “Codice in materia di protezione dei dati personali” prevede tra l’altro:

Art. 19 (Principi applicabili al trattamento di dati diversi da quelli sensibili e giudiziari)

1. Il trattamento da parte di un soggetto pubblico riguardante dati diversi da quelli sensibili e giudiziari e’ consentito, fermo restando quanto previsto dall’articolo 18, comma 2, anche in mancanza di una norma di legge o di regolamento che lo preveda espressamente.

Art. 20 (Principi applicabili al trattamento di dati sensibili)

1. Il trattamento dei dati sensibili da parte di soggetti pubblici e’ consentito solo se autorizzato da espressa disposizione di legge nella quale sono specificati i tipi di’ dati che possono essere trattati e di operazioni eseguibili e le finalita’ di rilevante interesse pubblico perseguite.

Art. 24 (Casi nei quali puo’ essere effettuato il trattamento senza consenso)

Il trattamento di dati ricavabili dalla rete può avvenire senza consenso, oltre che nei casi previsti nella Parte II, quando il trattamento:

e) e’ necessario per la salvaguardia della vita o dell’incolumita’ fisica di un terzo.

* * *

seconda postilla (poco pertinente, in apparenza):

Twitter ha deciso di consegnare alle autorità francesi i dati utili a risalire all’identità degli autori di tweet anti-semiti, in seguito alla denuncia dell’Unione francese degli studenti ebrei (Uejf). 

Inizialmente il social network si era limitato a rimuoverli cinguettii illegali, sostenendo che in quanto azienda operante negli Stati Uniti non poteva consegnare dati personali violando le protezioni costituzionali garantite dal Primo emendamento.

Poi invece ha obbedito all’ordinanza emessa a gennaio da un tribunale francese e confermata in appello a metà giugno.

In una nota, Twitter ha fatto sapere di aver fornito informazioni che “permetteranno l’identificazione di alcuni autori” di tweet antisemiti, spiegando di aver così “messo fine alla disputa” giudiziaria con l’Uejf con cui è stato convenuto di “lavorare insieme per combattere attivamente razzismo e anti-semitismo”. Le due parti, inoltre, collaboreranno per il varo di misure “per migliorare l’accessibilità delle procedure di notifica di tweet illeciti”.

A marzo l’Unione francese degli studenti ebrei aveva denunciato Twitter chiedendo danni per 38,5 milioni di euro per la mancata applicazione dell’ordinanza della magistratura.

Anche il presidente francese, Francois Hollande, era intervenuto su Twitter per chiedere che venisse dato seguito all’ordinanza, in un caso che ha fatto riesplodere la controversia sui limiti alla libertà di espressione sulla Rete.

A ottobre Twitter aveva già sospeso l’account di un gruppo neonazista in Germania su richiesta del governo tedesco.

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quel è il collegamento di queste ultime informazioni col resto del post?

lo lascio capire a chi fosse arrivato a leggerlo fino a qui…

aiutino: forse una contrapposizione fra l’Europa civile e noi?

5 risposte a “315. il wi-fi kazako del governo Letta e twitter contro gli antisemiti.

  1. Ma forse in Francia non hanno i tribunali intasati come in Italia.
    Possono mantenere delle procedure.
    invece un paese attivo, moderno che corre verso il futuro,
    non può perdere tempo con processi, allinearsi perfettamente a direttive continentali. 🙂
    Tu dici che siamo indietro con l’uso d internet, ma nn è così, siamo già oltre, sono gli inglesi
    che hanno un Qi più basso e tutti gli altri europei. Noi semplicemente non ci ostiniamo a fare
    Qualche cosa x la quale sappiamo non avere le capacità, e così nn perdiamo tempo.
    Evitiamo di eleggere un pdr, di licenziare un ministro che dopo andrebbe sostituito.
    E sopratutto consci che non leggiamo mai un articolo fino in fondo o il post di un blog, spieghiamo
    Nel titolo di un decreto tutto il suo contenuto “del fare” infatti all’interno c’è anche il mantenimento
    Dei doppi incarichi, ho letto in un articolo sul fatto. Quindi studiato e redatto da gente che fa.

    Cmq. A parte gli scherzi da questo post e da quelli precedenti che hai scritto, la mia percezione
    È che Berlusconi ha vinto alla grande non solo ha cambiato una società intera, ma sopratutto la classe dirigente, con le massime cariche dello stato che somigliano più a Berlusconi di Berlusconi stesso.
    Buona domenica
    Ivan

    • la tua ironia è forse l’unica risposta giusta.

      mentre le tue conclusioni serie non fanno una piega.

      sono impressionato a vedere quanto profondamente la corruzione è entrata nelle menti giovani anche apparentemente più aperte.

      a volte cerco di convincermi che si tratta solo di vecchiaia mia e che ogni ultrasessantenne è portato a vedere le cose in questo modo, ma proprio non ci riesco: il mio difetto è che giro il mondo, altrimenti potrei anche crederci…

  2. Pingback: Bin Salman, Renzi, Letta: dimmi con chi vai e dirò chi sei – 131 – Cor-pus 2020·

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