316. la bomba sotto il Letta.

una delle spiegazioni possibili dell’atteggiamento arrendevole del Partito Democratico verso Berlusconi è la posizione di estrema debolezza del Partito stesso che non è in grado di affrontare elezioni anticipate per due motivi.

il primo è che il partito ha stomacato credo irreversibilmente una parte importante della sua base, e i sondaggi stanno segnalando questo declino, che in realtà è un’emorragia ed è destinato a diventarla anche elettoralmente alla prima occasione, ma non si vede bene ancora, dato che la maggior parte degli stomacati, come me, è al momento orientata a non votare, e dunque non è rilevata dai sondaggi; il successo delle amministrative non deve ingannare: ha poco a che fare col voto nazionale.

ma il secondo motivo è segreto, è uno dei segreti meglio custoditi dall’informazione italiana, tanto che il silenzio su questo punto è una delle prove immediate ed evidenti della mancanza di una vera libertà di stampa in Italia.

* * *

voi direte che il secondo motivo è la legge elettorale Porcellum con la quale si dovrebbero svolgere le elezioni: ma non siate così ingenui, per favore, e non crediate alle dichiarazioni pubbliche: questa legge è fermamente voluta anche dal Partito Democratico, dato che essa ha rappresentato l’unico motivo per cui la maggior parte dei suoi elettori lo ha votato: impedire il ritorno al governo di Berlusconi, si diceva; togliete al Partito Democratico questo supporto, e per la verità se lo è tolto da solo, e sarà tanto se arriva al 15% dei voti.

ma no! il secondo motivo per il quale il Partito Democratico non può permettersi di tornare alle urne è quello che ho sintetizzato nel titolo: la bomba sotto il Letta.

quanti hanno notato nei giorni scorsi una notizia piccola piccola, data di sfuggita? io l’ho trovata, oltre che su L’Unità su Libero, il portavoce mafioso del grande boss, e ha tutta l’aria di un avvertimento.

infatti, oggi si salva Alfano perché qualcun altro, tra breve, restituisca il favore e salvi Letta.

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ecco la notizia data da Libero:

Nella mattinata di mercoledì 17 luglio la Guardia di Finanza, su mandato della procura di Venezia, ha perquisito la sede di VeDrò, il think tank fondato e guidato dal presidente del Consiglio, con sede a Dro, in Trentino Alto Adige, località che ogni anno ospita il meeting estivo della fondazione, con ospiti rigorosamente bipartisan.

Nel mirino della procura di Venezia ci sono alcune sponsorizzazioni elargite dal Consorzio Venezia Nuova alla fondazione di Letta, di cui è tesoriere uno dei più stretti collaboratori del premier, Riccardo Capecchi, che però non risulta indagato.

I finanzieri, su decreto di perquisizione del Pubblico Ministero Paola Tonini, si sono recati nell’abitazione di Capecchi, a Perugia, e nella sede dell’associazione politico-culturale, a Roma.

Qui hanno acquisito documenti contabili e fatture sulle sponsorizzazioni che il Consorzio Venezia Nuova ha dato negli anni a VeDrò, al pari di molte altre società, per l’organizzazione della convention estiva nella cittadina trentina di Dro, iniziativa partita nel 2005 e interrottasi quest’anno, con la nomina di Letta a presidente del Consiglio.

La verifica su Vedrò è una delle circa 100 perquisizioni eseguite dai finanzieri, al comando del colonnello Renzo Nisi, nell’ambito dell’inchiesta sulle società che hanno avuto in passato rapporti di natura economica con il Consorzio, impegnato tra l’altro nella realizzazione del Mose.

Secondo fonti della procura, ammonterebbero ad alcune decine di migliaia di euro i finanziamenti che il Consorzio Venezia Nuova ha dato come sponsorizzazione a Vedrò.

Gli uomini delle Fiamme Gialle, ora, stanno passando al setaccio conti e fatture per verificare se vi siano o meno delle irregolarità.

* * *

ma per capire l’importanza di questa notizia bisogna fare un passo indietro, come nei migliori gialli, esattamente fino al 12 luglio: quel che succede quel giorno ce lo facciamo raccontare dall’Unità:

Inchiesta Consorzio Venezia Nuova: 14 arresti, ex presidente in manette

E’ scattata questa mattina una vasta operazione della guardia di finanza nei confronti del Consorzio Venezia Nuova e di numerose società consorziate, impegnate nei lavori di costruzione del Mose.
Quattordici i provvedimenti: 7 arresti domiciliari per reato di turbativa d’asta e 7 obblighi di dimora. Sono inoltre in corso oltre 140 perquisizioni nei confronti delle società del consorzio e di altri indagati.
Tra gli arrestati Giovanni Mazzacurati, presidente e direttore generale del Consorzio Venezia Nuova, dimesso lo scorso 28 giugno, e Pio Savioli, consigliere del Consorzio Venezia Nuova.
Le operazioni sono state condotte su disposizione della Procura della Repubblica lagunare in Veneto, Lombardia, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Toscana, Lazio e Campania.

riassumendo: la Procura di Venezia ritiene di avere raccolto prove sufficienti per decapitare la società che sta costruendo il Mose a Venezia e spedirne i galera i dirigenti con una retata del 12 luglio; proseguendo le indagini si imbatte nella sorprendente coincidenza che la ditta che si è assicurata i lavori è una delle principali finanziatrici della VeDrò (Venezia-Dro?) la fondazione costituita e guidata nel 2005 dal presidente del Consiglio, con sede a Dro, anche se non era l’unica a farlo, e la fondazione organizzava convegni di studio rigorosamente bi-partisan per definire proposte politiche ed elargire lauti compensi ai relatori.

i maligni potrebbero pensare che si tratta di un sistema per legalizzare le tangenti: tu mi fai dare l’appalto e io ti chiamo a relazionare a Dro, compensandoti alla grande; tra i maligni ci dev’essere la Procura di Venezia, che vuole vederci chiaro.

non siamo qui per fare scandalismo: tutto potrà risultare perfettamente legale, anche se allora ci piacerebbe sapere perché quest’anno il VeDrò non farà iniziative: solo perché, con la nomina a Presidente del Consiglio Enrico Letta ha raggiunto lo scopo? oppure perché adesso è meglio non dare più nell’occhio?

* * *

Sendivogius, un blogger che cura il blog Liberthalia, di livello informativo veramente notevole, ha voluto vederci più chiaro; da questo punto in poi mi avvalgo completamente del suo post Letta forever:

Sempre al passo coi tempi, anche l’intraprendente Enrico Letta (peraltro in copiosissima compagnia) non poteva non crearsi la sua bella fondazione personale ad uso politico, per la promozione in sordina delle sue smisurate ambizioni presso i salotti che contano davvero.
Il principale pensatoio di Enrico Letta si chiama“VeDrò – L’Italia al Futuro” e costituisce una tipica filiazione politica del nipote d’arte prestato alle Istituzioni. Per disinteressato “servizio”, s’intende!
Nata nel 2005, sotto i buoni auspici del tenero Enrico e dell’avv. Giulia Buongiorno (la finiana divenuta celebre per la difesa di Giulio Andreotti al processo per mafia), l’associazione riflette il cazzeggio fintamente giovanilista dei suoi promotori:

«VeDrò è un think-net nato per riflettere sulle declinazioni future dell’Italia e delineare scenari provocatori, ma possibili, per il nostro Paese.
Sulla scena dal 2005, la nostra è una rete di scambio di conoscenza formata da più di 4.000 persone: professori universitari, imprenditori, scienziati, liberi professionisti, politici, artisti, giornalisti, scrittori, registi, esponenti dell’associazionismo.
I vedroidi, oltre che dal dato generazionale, sono accomunati dalla disponibilità ad apprendere costantemente, a mettersi in discussione, ad analizzare temi e fenomeni senza barriere ideologiche o tesi precostituite, secondo una chiave interpretativa lungimirante che vada oltre la contingenza dei dibattiti in corso.
veDrò ha fatto dell’informalità la propria cifra e tutti gli eventi organizzati sono costruiti sull’interazione paritaria e de-gerarchizzata, dove l’ibridazione di competenze diverse diventa progetto e dove l’incontro è tra persone, non tra ruoli

i vedroidi, vi rendete conto? non l’ho inventata io, questa definizione da filmaccio di fantascienza, ma non posso astenermi dall’intromettermi nell’articolo di Sendivogius, per commentare…

Meno enfaticamente, VeDrò è una creatura personale a partecipazione trasversale, ripartito in 17 working group, per la cooptazione allargata: un po’ di berlusconiani e un po’ di ex democristiani confluiti nel PD, con un nutrito contorno di industriali e boiardi di Stato al gran completo. E con finalità che, ad essere maliziosi, è facile intuire…
L’associazione è inserita in un network molto più ampio di organizzazioni private, dove il minimo comun denominatore è sempre lui: Enrico Letta.
Tra aderenti, semplici sostenitori, partecipanti agli incontri, ad animare la struttura ci sono personaggi di tutte le tendenze e orientamenti, pescati nei settori che contano: dai Media allo Sport; dalla Politica all’Industria, dalla Cultura alla Magistratura (Raffaele Cantone, Nicola Gratteri, Stefano Dambruoso).
Per dire, del mazzo pare facciano parte anche il leghista Flavio Tosi e Adolfo Urso, presidente della fondazione FareFuturo, già viceministro allo Sviluppo economico nell’ultimo Governo Berlusconi e grande fautore del ritorno al nucleare.
Tra gli altri, vi partecipano a vario titolo pure Mara Carfagna e Mariastella Gelmini (il ministro che ha smantellato la Scuola pubblica); Renata Polverini, dimenticabile governatore del Lazio costretta alle dimissione per lo scandalo dei rimborsi regionali. Ci sono inoltre Angelino Alfano, Maurizio Lupi, e Josefa Idem (dimissionata), opportunamente messi agli Interni, alle Infrastrutture, e alla Pari Opportunità dell’attuale “governo di servizio”, presieduto dall’ineffabile Enrico e contraddistinto dalle notevolissimi prestazioni.

la presenza anche di Alfano tra i vedroidi non è ineffabile?

C’è da chiedersi da quanto tempo fossero già in incubazione le “larghe intese”, prima che si consumasse il falso psicodramma della rielezione di Giorgio Napolitano a Presidente della Repubblica.
Da questo punto di vista, Enrico Letta è una sorta di precursore, mentre VeDrò è soltanto la naturale evoluzione di un lungo percorso cominciato altrove…
Per esempio nella ARELAgenzia di Ricerche e Legislazione, fondata nel lontano 1976 da Beniamino Andreatta: grande protettore e sponsor politico di Letta junior, che infatti nel 1994 ne diventa il segretario generale.
E continuata successivamente presso la filiazione italiana dell’onnipresente Aspen Institute, di cui Enrico Letta è vicepresidente dal 2003, al fianco di Giulio Tremonti che ne detiene invece la presidenza. D’altronde, proprio alla struttura ed all’organizzazione dell’Aspen Institute il Letta nipote si ispira apertamente, mosso com’è da incondizionata ammirazione, tenendo i fili dei contatti con l’influente amico americano ed il suo imprescindibile patrimonio di relazioni trasversali con l’establishment finanziario d’Oltreoceano.

Con la creazione di VeDrò, il dinamico Letta mette a frutto un’esperienza a lungo meditata, in vista della sua investitura finale come candidato premier alle prossime elezioni politiche. E con buona pace di Matteo Renzi (pure lui dentro VeDrò), il quale infatti ha mangiato la foglia e ora scalpita irrequieto.
Il think-net lettiano agisce in sordina, ma ha entrature importanti…
Per i fondamentalisti “anti-casta” ossessionati dai rimborsi elettorali, c’è da dire che VeDrò non costa un centesimo alle casse pubbliche. Infatti si regge esclusivamente su finanziamenti e donativi privati, che ovviamente sarebbe ingenuo considerare a fondo perduto.
Tra gli sponsor privati che elargiscono i fondi sui quali si regge l’intera baracca, c’è infatti tutto il gotha industriale che conta: gli energetici ENEL ed ENI, ma anche Edison; i colossi delle tlc come Telecom Italia e Vodafone. Ci sono poi i giganti come Sky, ma anche Lottomatica e Sisal, Autostrade per l’Italia. Ci sono i colossi agro-alimentari come Nestlé ed il Gruppo Cremonini (quello della carne Montana). C’è il settore farmaceutico con l’intera associazione di categoria: Farmindustria.
Tra i nomi che spiccano, vale inoltre la pena ricordare: Ivan Lo Bello, vicepresidente di Confindustria; Luisa Todini (Costruzioni e Acciaio), già eurodeputata per Forza Italia; Anna Maria Artoni, amministratrice unica dell’omonimo gruppo, con incarichi alla SAIPEM, alla PIRELLI, e nel gruppo RCS, nonché componente del comitato investimenti delle “Credem Private Equity” per la gestione del risparmio privato e membro del consiglio direttivo di Confindustria.
E certamente non poteva mancare l’onnipresente Corrado Passera, già amministratore delegato del Gruppo Intesa-SanPaolo, nonché ministro ‘tecnico’ dell’ex esecutivo Monti. Nell’estate del 2010, in occasione del convegno di VeDrò sulla“mobilità elettrica e le smart cities”, organizzato presso la centrale idroelettrica di Fies di Dro (Trento), Passera fu tra i massimi finanziatori insieme ad ENEL. Oltre ad essere uno dei principali sponsor, ENEL è anche la protagonista del working group che VeDrò dedica al settore ‘Energie’. A dimostrazione che i sostenitori attivi non si limitano solo a finanziare le iniziative, ma altresì orientano anche l’indirizzo dei lavori.
E, a conferma del vecchie detto secondo il quale il denaro non ha odore, tra i finanziatori di VeDrò giunge fresco dalla ribalta delle cronache il caso del“Consorzio Venezia Nuova”, concessionario unico dei lavori per la realizzazione del contestatissimo (e costosissimo) sistema di dighe artificiali, chiamato Mose, per la salvaguardia (tutta da verificare) della Laguna di Venezia. L’ex presidente del Consorzio, l’ing. Giovanni Mazzacurati, è finito agli arresti insieme ad altre 14 persone tra imprenditori e amministratori per una presunta serie di illeciti che, come hanno avuto modo di circostanziare gli investigatori della Guardia di Finanza insieme al nucleo di Polizia tributaria, contemplano:

«..la distorsione del regolare andamento degli appalti di Giovanni Mazzacurati, che predeterminava la spartizione delle gare allo scopo di garantire il monopolio di alcune imprese sul territorio veneto, di tacitare i gruppi economici minori con il danaro pubblico proveniente da altre Pubbliche amministrazioni e quindi di conservare a favore delle imprese maggiori il fiume di danaro pubblico destinato al Consorzio Venezia Nuova

Con un simile intreccio di interessi, partecipazioni e (nel caso) collusioni opache, ci sarebbero tutti gli estremi per un colossale conflitto inerente la posizione di personaggi con ruoli istituzionali e di governo, che si trovano ad essere contemporaneamente controllori, controllati, e beneficiari di elargizioni liberali e donazioni da parte di gruppi imprenditoriali, ex monopoli dello Stato, coinvolti in appalti e concessioni pubbliche, di importanza strategica per miliardi di euro.
È quantomeno discutibile che un premier ed esponente politico di punta si faccia alfiere delle privatizzazioni, al contempo incassando (legalmente) i finanziamenti privati per la sua associazione da quei settori (come ENI ed ENEL), che dovrebbero essere oggetto della (s)vendita, ed al contempo dai gruppi interessati all’acquisto del patrimonio pubblico, come se la cosa fosse esente da possibili ripercussioni o condizionamenti. Basterebbe una semplice dose di buonsenso, per comprendere l’inopportunità di simili legami.
Ma tutto questo non sembra certo turbare i sonni dell’imperturbabile Enrico e della sua “strana maggioranza”, nel silenzio reiterato del Monitore che dall’alto del Colle pare non abbia niente da dire, a partire dalla vergognosa rendition kazaka.

Fortunatamente, a vigilare sulla regolarità dei conti di VeDrò c’è il tesoriere Riccardo Capecchi. A meno che non si tratti di una omonimia, Capecchi divenne famoso per essere il funzionario di Palazzo Chigi, immortalato nel 2007 mentre si accingeva a salire sull’aereo di Stato che conduceva il Mastella ministro e figlio al Gran Premio di Monza. Nella circostanza, ebbe il raro buongusto di dimettersi senza clamori né polemiche.
Com’è ovvio, Capecchi non si pone troppo domande circa i motivi e la provenienza dei finanziamenti. Lui, da bravo ragioniere, incassa e registra. Ma non domandategli dettagli sui benefattori perché, per motivi di riservatezza, non vi risponderà.

Noi per ovvie ragioni di privacy non diffondiamo l’entità delle contribuzioni. Quello che posso dire, è che la contribuzione media è di circa 30 mila euro. Anche se poi, ovviamente c’è chi dà meno e chi dà molto di più»

Si è recentemente giustificato il gentile Riccardo. E d’altra parte, da Renzi a Grillo, il segreto su bilanci e finanziatori sembra essere una costante in comune a tutti.
Informalmente, pare che VeDrò disponga di un budget oscillante attorno al milione di euro. Di per sé, non è una grande cifra, mentre interessanti restano i sottoscrittori.
Insieme a Capecchi, alla presidenza dell’organizzazione c’è la 44enne Benedetta Rizzo, mentre la 35enne Monica Nardi (soprannominata “la Letta di Letta”) si occupa delle relazioni coi media. Ma le cariche come le sedi sono interscambiabili, perché la VeDrò condivide lo stesso indirizzo romano (Via del Tritone 87) insieme all’associazione “Trecentosessanta” che, nata nel 2007, funziona un po’ come comitato elettorale permanente di Enrico Letta.
Soprattutto, tra i “vedroidi” c’è Francesco Boccia: altro bocconiano prestato al PD, rigorista alfiere ad oltranza dell’austerity contabile, convinto che gli F-35 siano elicotteri destinati allo spegnimento degli incendi boschivi (salvo smentita a posteriori); l’eterno rivale (perdente) di Vendola, ripetutamente candidato alla presidenza della Regione Puglia e sistematicamente sconfitto. Uomo d’apparato, e pretoriano del governissimo, Boccia è il presidente della commissione Bilancio della Camera. Una carica questa che gli permette di gestire per conto del Presidente del Consiglio (Enrico Letta) i rapporti con l’industria parastatale dei colossi energetici e della difesa: da Finmeccanica ad ENI, passando per ENEL.
Insieme a Letta, l’amico Boccia condivide la comune origine democristiana e la provenienza dall’AREL sotto l’ala protettiva di Andreatta e poi di Prodi, che si sospetta non abbia esitato a sacrificare sull’altare delle “larghe intese”. Peraltro, prima di convolare a felici nozze con Boccia, anche Nunzia De Girolamo (PdL) pare abbia frequentato a lungo la comunità dei “vedroidi”. E infatti, non si sa con quali competenze ma per sicure parentele, è diventata l’attuale ministro alle Politiche Agricole nell’accogliente governo dell’amico Letta (Enrico). Ça va sans dire!

Sono i primi passi di una nuova razza padrona, che certo non ci farà rimpiangere la vecchia ma al contempo non promette nulla di buono: Post-Democrazia, Oligarchie, Tecnocrazia, Liberismo spinto e Monetarismo rigorista. Ma in veste gggiovaneAllegria!!!

* * *

metto come conclusione quello che Sendivogius dice in apertura del suo post:

In un’orgia di scandali veri (il Caso Shalabayeva, con la moglie e la figlia del principale dissidente kazako deportate e ‘vendute’ al dittatore Nazarbaev) e presunti (le solite “calderolate”), c’è un’altra questione che dovrebbe preoccupare l’ambizioso premier del “governo di servizio”, fondato sul rinvio, e che mette a nudo la rete di relazioni trasversali su cui si basa il potere del Giovane Letta; in sinergia con l’ossidata immanenza di Gianni il Vecchio: il conte zio delle relazioni pericolose nel sottobosco delle intese allargate…

* * *

ma le conclusioni delle conclusioni di Sendivogius vengono adesso e dovrebbero farci ben meditare:

In tempi di post-democrazia, le decisioni (quelle che contano) ovunque passano fuorché nei parlamenti, rigorosamente “al riparo dal processo elettorale” e da tutti quei fastidiosi condizionamenti che un sistema democratico impone per potersi definire realmente tale.
Ovvio che i centri decisionali esulano dal loro tradizionale alveo istituzionale, per assurgere a dimensione privata come intreccio di rapporti particolari, progressivamente estromessi dai controlli della cittadinanza e sottratti alla sovranità popolare, trovando la loro legittimazione e ossatura nei circoli ristretti del nuovo potere oligarchico.

Il modello di riferimento è il think-tank di matrice anglosassone (nelle sue derivazioni “net”), declinato nelle forme e nelle modalità delle “fondazioni” private le quali hanno il duplice vantaggio di essere ottimi collettori di contatti coi grandi gruppi economico-finanziari e correnti di potere personale. Strutturate all’interno dei vecchi partiti, permettono altresì di costruire leadership politiche, convogliando finanziamenti privati e consensi clientelari a fini elettorali.

La creazione dei think-tank, col progressivo fiorire di fondazioni e centri studi omologhi ai loro corrispettivi statunitensi, è speculare alla cosiddetta “crisi della politica” ed al tracollo delle ideologie che, a livello di massa, hanno lasciato il passo a ‘movimenti’ populistici su base demagogica e nessuna prospettiva di lungo periodo.

16 risposte a “316. la bomba sotto il Letta.

    • caro franz, il sito che mi hai citato qui sopra mi lascia davvero perplesso.

      io ne colgo subito un sottofondo culturale fascista e razzista.

      la chiusura nella piccola patria contrapposta al mondo mi pare fascista.

      l’orrore per i tedeschi i pare la variante italiana moderna dell’odio antisemita dei tedeschi di ottant’anni fa o del drammatico razzismo anticinese in Indonesia che da poco tempo si sta cercando di superare dopo i massacri della minoranza cinese atroci e anche piuttosto recenti.

      il razzismo infatti si manifesta i due forme, che si combinano fra loro.

      da un lato l’odio razziale per chi è considerato inferiore, ad esempio gli zingari o gli extracomunitari: è l’odio della classe media per i poveracci, che desidera opprimere e grazie al razzismo ci riesce meglio.

      poi c’è l’odio quasi più feroce per chi è sentito come superiore: gli ebrei in Germania non era un piccolo gruppo emarginato e perseguitato, ma un’elite culturale ed economica, che venne spazzata via come ostacolo alla affermazione dei mediocri.

      non ti posso nascondere che negli accenti con cui lì viene riportata qualche informazione su un nostro problema davvero drammatico io riconosco il linguaggio e persino il gusto estetico di quel mondo orribile.

  1. Questi think-thank sono una barzelLetta. Ne avevamo parlato poco tempo prima che ci ritrovassimo Letta capo del governo (sporchibanchieri.wordpress.com/2013/03/23/trombati-loro-o-inculati-noi/). Certe cose non passano mai di moda. E comunque il tuo stile di inframezzi “commentori” è orami diventato mitologico.

    • per limitarci al tema nel tuo post che citi trovo questi due passaggi:

      Enrico – Letta – (a sua volta membro del comitato europeo della Commissione Trilaterale della quale Mario Monti è presidente europeo, ovviamente anch’essa finanziata da David Rockefeller)

      Monti è stato fino al 24 novembre 2011 anche membro del comitato direttivo del Gruppo Bilderberg, alla quale riunione del 2012 presso Chantilly (Virginia, USA) ha partecipato, fra gli altri, Enrico Letta

      mi sapresti dare le fonti?

      grazie.

      – ehi, grazie anche a nome e per conto dei “mitologici”, vero?

      • La fonte principale dei passaggi citati è Wikipedia. Abbiamo solamente incrociato qualche dato relativo a voci come: Mario Monti, Gruppo Bilderberg, Commissione Trilaterale, Aspen Institute, Goldman Sachs, ecc…

        Spesso sognamo i tuoi commenti d’inframezzo applicati ad un Tg o ad una seduta alla Camera. Pensa bello!

        • cari banchieri,

          grazie delle spiegazioni e delle fonti.

          quanto ai commenti di inframmezzo, per ora ho inaugurato una rubrica di videolettere sul blog di gruppo I discutibili al quel collaboro, non so se le avete viste (tra l’altro ho appena finito di registrarne una che in giornata verrà pubblicata, dopo adeguato montaggio):

          http://discutibili.com/2013/07/15/videolettera-di-un-orango-a-calderoli-fuori-onda-di-bortocal-n-1/
          http://discutibili.com/2013/07/18/fuga-da-orio-al-serio-e-dai-suoi-ultras/
          http://discutibili.com/2013/07/20/i-kazzari/
          http://discutibili.com/2013/07/24/videolettera-a-marchionne-sul-suo-stipendio-fuorionda-n-4/

          comunque oramai sono lanciatissimo: voi mandatemi il link ad un pezzo, non troppo lungo, su You Tube sul quale volete i miei inframmezzi, e vedrò di accontentarvi… 🙂

          • Inframezzi su commissione? Geniale! Vedremo subito di “farti accontentarci”.
            Abbiamo appena visto il video su Marchionne: bellissimo (anche Marchionne non è male, eh… proprio un bel ragazzo).

              • Questo perché vestendo casual non ti mette in condizioni di subire il fascino della divisa… 😉
                Bellissima anche la videolettera dell’orango: stiamo provvedendo a diffonderla a livello internazionale.
                Fra l’altro la tua voce e lo stile generale (espositivo, ecc…) sono perfetti. Ci ricordano vagamente i video di Natalino Balasso, altro personaggio geniale (se non li hai visti, meritano).

                • mai visto prima, geniale davvero (lui).

                  infatti ha 300.000 contatti e io quando va bene 30 🙂

                  comunque conto sulla tua azione promotional, vediamo… 😉

                  • Sì, è un grande, sia come attore, sia nei contenuti. Se hai tempo meritano praticamente tutti i video.

                    Noi di contatti ne abbiamo 29, e almeno 5 sono riconducibili al multiforme ingegno dei tuoi vari blog!!!

                    • aspetto la pensione oramai vicina per farmi una scorpacciata, allora… 🙂

                      con 30 contatti parlavo degli spettatori dei miei FUORICAMPO su You Tube: a proposito ne ho appena postato un altro, giusto per farmi un poco di pubblicità:

                      quanto ai commenti e ai contatti sul blog, crescono lentamente: io sono su questa piattaforma da 4 anni, ci sono venuto da un’altra piattaforma dove avevo avuto in altri 4 anni un successo notevole direi (un milione di contatti, forse conteggiati in altro modo non so), che qui non ho neppure visto da lontano, mi sono trascinato dietro alcuni lettori affezionati, che poi si sono persi tutti per la strada, eppure dopo anni di impegno nel blog non si può dire che mi sia fatto conoscere né che sia diventato una voce autorevole in qualche campo.

                      vabbé, però mai lamentarsi: il blog ha la sua soddisfazione in se stesso, direi…, quindi anche voi banchieri che siete tanto più giovani e pieni di energie, continuate a battervi che il raccolto verrà quando i frutti saranno maturi, parola del Signore… 🙂

                    • Azz, ma allora sei l’uomo che è dietro Casaleggio! 😉
                      Con otto anni di blogging c’è lo scatto e si passa al livello “guru”.

                      Il problema dei tuoi Fuoricampo è che finiscono! Fra l’altro creano una certa dipendenza.

                      Il simbolo nuovo del PD lo avevamo pensato così: P (Partito), visto che quasi non c’è più (l’immagine sarebbe quella in copertina a questo articolo: http://sporchibanchieri.wordpress.com/2013/04/22/quel-che-rimane-del-partito-democratico/)
                      Pensa che una prima versione di questo logo del P l’avevamo creata quasi quattro anni fa. Prima o poi doveva succedere: la rottura dalle larghe intese.

  2. commento di spam mirata:

    Ora, come sottolinea il quotidiano la Nuova Venezia , a Enrico Letta gli investigatori veneziani sono arrivati, sempre indirettamente, perquisendo l’ufficio nella sede romana della fondazione “VeDrò”, che fa capo all’attuale capo del Governo, e l’abitazione del tesoriere Riccardo Capecchi. Nel decreto di perquisizione firmato dal pubblico ministero Paola Tonini, che coordina le indagini, è spiegato il motivo delle numerose visite, comprese quella alla fondazione del premier e al suo tesoriere. “Ritenuto di dover accertare” si legge ” se sia stato osservato un criterio equitativo e di imparzialità dispone l’acquisizione di tutta la documentazione pertinente alle opere, ovvero alle consulenze o finanziamenti, assegnate dal Consorzio Venezia Nuova direttamente o per il tramite di società intermedie o persone fisiche”. E la fondazione “VeDrò” è uno di quegli istituti che ha usufruito delle sponsorizzazioni del Consorzio veneziano nel 2011 e nel 2012.

  3. @ sporchibanchieri

    non ditemi che c’è una progressione automatica da blogger semplice a guru passati i primi sette anni, che mi tocca chiudere l blog. 😉

    e dopo altri sette anni di guru che cosa succede: si passa alla alla carica di Padreterno? 🙂

    e poi, sette anni ancora, a quella di Presidente della Repubblica?

    non sarebbe male, secondo me, se almeno Casaleggio dei due desse una sbirciatina qui ogni tanto: sparerebbero meno le cazzate che sparano, e magari ne sparerebbero qualche altra, non so, ma almeno varierebbero il repertorio…

    per i Fuoricampo ho scelto questa misura molto concisa, conoscendomi.

    è un gran bell’esercizio mentale per me, anzi vi confesserò che per alcuni ci vuole un paio di giorni di rimuginio interiore per arrivare alla sintesi…

    e adesso vado a vedere il tuo link: non posso cliccarci su subito, se no salta il commento… 🙂

    * * *

    adesso aggiorno il comnento, di ritorno.

    molto molto bello e convincente il tuo pezzo; va oltre la dimensione un poco troppo autobiografica delle mie note e colloca l’evoluzione storica in un quadro comprensibile.

    lo retwitto subito, e bisognerebbe trovare altri modi di far circolare queste vostre analisi.

  4. Pingback: #Letta, #Cacciari, la corruzione e #twitter – 411. | Cor-pus·

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