324. perfino Jahvè era più liberale.

L’attuale presidente della Repubblica che funge da presidente del consiglio dei ministri e forse da capo indiscusso del Pd e del Pdl deve capire che non siamo in una monarchia costituzionale con a capo Re giorgio primo ma in una…

– Lei non può parlare così del presidente della Repubblica, ne abbiamo già discusso e non può chiamare in causa il capo dello Stato.

Ma il presidente fa parte della Repubblica…, Va bene allora lo chiamerò l’innominabile. … dovrebbe guardarsi allo specchio….

– Se Lei continua sono costretta a toglierLe la parola….

Io non ho nominato nessuno e non posso nominare chi non ho nominato.

– Ho richiamato il collega Colletti a non chiamare in causa il Presidente della Repubblica, l’ho esortato a non farlo.

* * *

questo dialogo, degno del Soviet Supremo dell’epoca di Stalin oppure del teatro dell’assurdo di Jonesco, si è svolto oggi alla Camera dei Deputati della repubblica italiana: le battute in corsivo sono della presidente Boldrini, le altre del deputato 5 Stelle Colletti.

allora non era uno scivolone quello di Grasso, il presidente del Senato che ha introdotto la strana e inedita regola che il Presidente della Repubblica non può essere nominato in Parlamento; la stessa regola è stata richiamata anche dalla Boldrini, la presidente della Camera, ma è sconosciuta ai regolamenti, ai codici e perfino alla Costituzione che fissa anzi l’assoluta libertà di parola dei parlamentari.

Art. 68.

I membri del Parlamento non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse (…) nell’esercizio delle loro funzioni.

la deriva presidenzialista, iniziata con la sentenza della Corte Costituzionale sulla non intercettabilità neppure secondaria del Presidente della Repubblica è totalmente in atto.

e in una versione così grottesca che lascia senza parole.

cito un commento su Repubblica, per ora sono ancora ammessi almeno i commenti sul Presidente della Repubblica fuori dalle aule del Parlmento, in questo paese:

La pazzia impera, o c’è di peggio? Credo che questa storia ripetuta dell’innominabilità di Napolitano rasenti il grottesco e sconfina nel preoccupante. Credo che forse ai tempi di Serse o di Hammurabi ci fossero divieti a pronunciare il nome del sovrano, o forse vogliamo rifarci a esempi più consoni questo accadeva in regni africani come quello di Bokassa o di Mobutu.
Il servilismo di PD e PDL , il dover ringraziare da mane a sera qualcuno per il posto di presidente di qualcosa sta scombinando menti deboli e impreparate.
Su questo proprio Napolitano dovrebbe intervenire, e in fretta prima che questo paese cada definitivamente nel ridicolo.
A meno che il Grande Capo non sia d’accordo e allora visto la fine che hanno fatto i nastri delle intercettazioni.

a me pare evidente che al Presidente questi atti di servilismo da basso impero non dispiacciono per  niente, altrimenti avrebbe già fatto sapere ai servizievoli che gli fanno danno, come gli fanno.

ma neppure Hammurapi o Serse sono citazioni adeguate; l’unica veramente appropriata che trovo sta nell’Esodo, 20, 7:

Non nominare il nome del Signore tuo (…) invano, perché il Signore non riterrà innocente chi proferisce invano il tuo nome.

santo Dio, è il caso di dirlo: era più liberale Mosè, che almeno permetteva che il nome del Signore si potesse fare se c’era un motivo per farlo.

ora tanto più cresce il ruolo politico attivo assunto da Napolitano che ha abbandonato quello di rappresentanza dell’unità della nazione che la Costituzione gli attribuisce per diventare il rappresentante soltanto di chi appoggia il governo, che è il cittadino sano, mentre i nemici del governo sono gli instabili e i nemici della patria che vogliono farle danno trascinandola nella instabilità, tanto più diventa duro e feroce il divieto di parlare di queste cose.

finché c’è tempo lasciatemi riportare allora questo libero giudizio politico, sempre da commenti che leggo in giro:

Qui la costituzione non c’entra. Un Presidente della Repubblica che prende 2 partiti che dovrebbero essere antagonisti, li costringe a fare un governo insieme fregandosene del voto elettorale, prima ancora aveva preso 10 saggi a suo piacimento, gli fa redigere il compito del programma di governo, poi passa il compitino da svolgere a un primo ministro diverso da quello scelto dal popolo nelle primarie….. beh, un presidente così, oggettivamente non s’era mai visto.

è una lotta aperta e campale contro la democrazia che per ora si svolge nelle aule del Parlamento, ma poi dilagherà ad ogni livello e ci tapperà la bocca.

Per quale motivo il Parlamento dovrebbe essere sottoposto a censura preventiva nei confronti del presidente della repubblica? Siamo veramente in una monarchia? Fascismo, si chiama fascismo.

con la morte nel cuore, perché non stimo Grillo, ma non vedo nessun altro che si oppone, io da stasera la mia decisione l’ho presa e non solo voterò Grillo d’ora in poi, ma appoggerò ogni sua altra iniziativa contro la deriva antidemocratica in corso.

su tante altre cose i torti di Grillo sono gravi, anzi gravissimi, e quindi contrasterò altre sue proposte, ma sull’analisi del berlusconismo e del Partito Democratico meno la L di Libertà riconosco che aveva ragione e che ho avuto torto io, e sulla difesa della democrazia, considerando che la Boldrini è di SEL, se nessun altro si fa avanti, io sono con lui.

* * *

sul blog di gruppo I discutibili, qui, potete trovare il mio quinto “fuori onda” sul tema. 

adesso anche qui:

per la cronaca, Napolitano, per fortuna, ha fatto smentire duramente i due troppo zelanti presidenti: https://bortocal.wordpress.com/2013/07/28/331-innominabile-non-e-napolitano-ma-sono-grasso-e-boldrini/

 

29 risposte a “324. perfino Jahvè era più liberale.

  1. l’analisi di Grillo non fa una piega, poi fa diversi sbagli, ma tutti gli altri cercano la pagliuzza in Grillo (e M5S), ma si dimenticano la trave

    siamo in due, con lui:)

    • be’, sono contento di sapere stamattina che su questo Grillo ha vinto la prima battaglia (resta da vincere la guerra) e non siamo in due soltanto, salvo forse he su questa piattaforma blog.

      fammi dire un paio di cosette che mi stanno sul gozzo, allora: lo so bene anche io che appoggiare Grillo anche soltanto su un punto specifico non è fine, considerando quanto è grossolano e anche pericoloso su mille altre proposte, e ho appena finito di dimostrarlo in un altro post sull’Europa.

      ma mi fanno veramente ridere i blogger signorina che sono molto più impegnati a difendere la loro verginità politica che a lottare per la Costituzione: per salvare alcuni principi di libertà non si deve guardare in faccia a nessuno e ci si deve sporcare le mani, che poi basta lavarsele.

      soltanto Grillo poteva portare a casa il risultato che voleva e lo ha fatto; quindi su questo problema occorreva appoggiare lui senza riserve mentali e lasciare perdere le patetiche raccolte di firme il cui unico valore è identitario per chi firma, ma che politicamente contano zero. ,

  2. bho..mi pare che lassù ai piani alti nessuno capisca niente o ci abbia mai capito niente neanche a seguire rotte già tracciate, niente, “‘so di coccio”….anzi ma magari fossero di coccio, mi sa sono d’altro materiale più duro e pure viscido più dell’olio, d’un olio più rancido, nessun meccanico ci metterebbe le mani.

  3. dovrebbe esistere un principio d’imparzialità per il presidente della repubblica…e quando lui piangeva nelle tante circostanze in pubblico…ecco lui lo faceva perché come diceva il papa a Lampedusa “abbiamo perso la capacità di piangere”… e chiagne chiagne Napoletano!

    • il principio di imparzialità sta scritto nella Costituzione, calpestata in questo più volte anche da altri Presidenti di parte: il presidente della Repubblica rappresenta l’unità nazionale e dovrebbe tenerne conto.

      purtroppo Napolitano sta diventando forse il peggiore Presidente in assoluto che lItli abbia avuro e per lui solo trovo un pallido precursore: Gronchi.

      ma allora gli italiani reagirono: luglio 1960.

  4. io ormai ho 35 anni ed è come se fossero 95. non me ne importa abbastanza e dirai che è “italiano” questo modo di pensare di fare…
    in 35 anni di vita che cosa c’ho capito? .., come vanno le cose e il mondo nell’italia e in questo mio angolo di terra… e in che modo questo mi coinvolga o incida direttamente nella mia balorda o in quella dei miei nipotini di tre e un anno,
    fra qualche anno. se ne fregheranno anche loro, seguiranno la moda consumistica o il mondo crollerà finché sui nastri di strada anziché delle macchine ci passeranno bestie da soma che a loro volta ci malediranno per il caldo eccessivo di questa strana invenzione, l’asfalto.

    • io che ho trent’anni più di te, e ho impiegato cinquant’anni della mia vita a combattere a vuoto in varie forme tutte inefficaci questo stato di cose che è soltanto peggiorato, e adesso non ce la faccio più a continuare, non posso che darti ragione, dato che nessuno può essere obbligato per dovere a farsi inutilmente del male.

      però, per rispetto di me stesso e dell mia dignità, non accetto di ridurmi a un’ameba, e per questi motivi me ne andrò da questo paese spero a giorni, per salvare la mia dignità e la mia libertà in un contesto in cui gli esseri umani siano almeno rispettati come tali.

  5. Dopo il Fuorionda sul Partito Democristiano, volevamo chiederti proprio qual era la tua visione attuale del PD rispetto a qualche mese fa. Soprattutto per il fatto di aver praticamente votato PiDì per poi ritrovarsi BiSì. Ma non sapevamo in che termini porre la cosa, un po’ per delicatezza. Ci siamo detti: «Sicuramente Bortocal avrà scritto qualcosa in proposito». E lo abbiamo trovato.

    • sul tema PD sto raccogliendo alcuni materiali qui, ma sono troppo pallosi per metterli in questo blog che aspira ad un minimo di popolarità; non so se sono questi proprio che hai trovato:
      http://bortocommenti.wordpress.com/2013/07/30/redpoz-io-sono-corrente/

      sono andato molto in crisi come blogger, al ritorno dal viaggio in Indonesia nel quale avevano indubbiamente approfittato della mia assenza per fare la frittata definitiva :): sono molto sensibile ai miei errori, e indubbiamente votando PD ed esortando a farlo, per fermare Berlusconi, e ponendo temine al mio astensionismo critico precedente con annullamento della scheda in nome della Costituzione, ho fatto uno sbaglio notevole, che ha intaccato per un po’ la mia autostima.

      infatti promisi perfino, per autopunizione, che non mi sarei più occupato di politica sul blog, anche se non sono poi stato di parola, evidentemente.

      il vero problema è che non abbiamo grandi alternative in giro di classe politica possibile, che c’è uno sfacelo culturale evidente, per un uomo della mia età, e anche facendo la tara al presumibile borbottismo da ultrasessantenne.

      ma anche i giovani democratici non sanno più niente di economia, sono convinti che fare politica e battersi per il politically correct sia la stessa cosa, e che basti una spruzzatina di diritti umani ogni volta per essere dalla parte giusta.

      mi lasciate recitare la mia parte? ah, quella favolosa classe operai degli anni Sessanta che sapeva anche menar le mani al momento e nel modo giusto…! 🙂

      ciao.

      • Il fatto di essere sensibile ai propri errori e riconoscerli non dovrebbe abbassare la propria autostima, semmai il contrario. Ti risparmiamo la celbre citazione di Honoré Gabriel Riqueti de Mirabeau (ma l’autore della suddetta no!).

        In effetti in Italia non ci sono alternative. Forse nemmeno speranza. Anche il M5S ha un grandissimo limite: la base. Che poi è il problema dell’umanità. Se fossimo stati tutti svegli, non ci saremmo ritrovati in questa situazione. Le intenzioni magari sono anche buone, manca il ragionamento. Tanto per fare un esempio, ricordiamo un servizio di Strisca di almeno una quindicina di anni fa su di una manifestazione pacifista contro la guerra (non ricordiamo quale, una delle tante che in teoria ripudiamo come Paese). L’inviato intervistò una signora sulla cinquantina che stava manifestando. Alla domanda: «Cosa ne pensa della guerra e di chi fa le guerre?», la signora rispose con accento romano (se non ricordiamo male): «Io a questi qui je butterei ‘na bomba in testa a tutti».

        Per non parlare dell’economia, ma a livello generale. I nostri nonni con la terza elementare sapevano fare i conti meglio dei laureati di oggi. Sapevano perfettamente quanto spendevano in un mese e come regolarsi di conseguenza.

        Ah, i favolosi anni sessanta! Oltre ad essere d’accordo con la tua parte, rincariamo la dose: gli anni quaranta ed il menar le mani stile via Rasella (peccato che ancora oggi ci siano delle diatribe in merito alla vicenda).

        Un saluto

        • voi vorreste che andassi a cercarmela, suppongo, la citazione, e invece è già l’ora del diuretico, dei sali integratori antidiuretico e del collirio, azzarola…!

          sui problemi dell’umanità, d’accordo; ma poi vogliamo provare ad analizzare perché alcuni settori dell’umanità ne hanno meno?

          sarà un problema di QI medio? cinesi + 2 rispetto alla media europea, italiani – 2???

          la cultura locale si dice: ma se una cultura locale diventa chiaramente una forma di suicidio?

          la tradizione? be’ l’Italia è stata per alcuni secoli un pittoresco paese da terzo mondo di immondizie e monumenti grandiosi.

          i corsi e ricorsi storici di Vico, per cui siamo in uno dei nostri minimi storici di decadenza, ma rinasceremo di slancio e torneremo ad essere i migliori al mondo?

          passo alle medicine, va’, anzi, dovrei dire andate.

          buona notte a voi: il brontolone si ritira

  6. Amico mio,
    Il problema non è “se” e “quando” nominare il presidente Napolitano. Il problema è il “come”.
    In sede istituzionale (il Parlamento.. il Senato..) ci si rivolge alla massima carica istituzionale (il Presidente della Repubblica), con il dovuto rispetto istituzionale. In politica la forma è sempre sostanza. Altrimenti poi non ci si può lamentare della “deriva culturale e dell’imbarbarimento politico”, deplorando (esclusivamente a parole) il livello infimo di certi “toni” (leghisti in primis).
    Io, tu, e tantissimi altri in sede informale, possono chiamare Napolitano (e pure entro certi limiti se non si vuole incorrere nel reato di villipendio del Capo dello Stato): “Re Giorgio” (I° o forse II°); “Monitore”; o anche “Morfeo”…
    Ma un onorevole deputato della Repubblica, NO!
    C’è anche un problema di buona educazione personale, oltre che di bon-ton istituzionale: uno sbarbatello nemmeno 30enne non si rivolge pubblicamente e in modo tanto sprezzante ad una persona di 90 anni, peraltro assente.
    Per di più, che senso ha esordire in Aula con: “L’attuale presidente della Repubblica che funge da presidente del consiglio dei ministri e forse da capo indiscusso del Pd e del Pdl deve capire che non siamo in una monarchia costituzionale con a capo Re Giorgio I…” ?!?!?

    L’on. “cittadino” Colletti dica piuttosto quello che deve, muovendo le sue obiezioni, circostanziate con elementi concreti (se ne ha), risparmiandoci ‘sti sarcasmi inutili da comizietto d’accatto. E magari capire la differenza tra un intervento parlamentare ed un commento postato su f/b!
    E invece no, sempre ‘sta stucchevole manfrina (peraltro mutuata dal “Capo politico”) sul “pd-meno-elle” e la “scatola vuota”.
    Francamente, a me ‘sti replicanti del capo-comico analfabeta hanno proprio stancato. Di questi saccenti imbecilli, convinti di possedere le chiavi dell’universo, in quanto unici detentori della Verità assoluta, ne ho conosciuti a bizzeffe: i primi a squagliarsi in caso di problemi; inaffidabili; sempre pronti alla delazione; intrinsecamente vigliacchi quando c’era da rischiare qualcosa… Non li potevo soffrire a venti anni, figuriamoci ora che ne ho quasi il doppio!

    Se Giorgio Napolitano sta travalicando il suo ruolo istituzionale (secondo me, sì!)… se esercita pressioni indebite sulle Camere, indirizzandone e cassandone preventivamente l’azione politica (secondo me, sì!)… se sta oltrepassando (secondo me, sì!) limiti e poteri attribuitigli dalla Costituzione, attraverso un’interpretazione quantomeno border-line della Carta… Se, con una serie di eccezioni procedurali, sta creando dei pericolosi precedenti, che in futuro possono indebolire quanto mai i criteri di reale rappresentanza democratica e sovranità popolare (secondo me, sì!)… Esistono gli strumenti normativi e istituzionali per intervenire concretamente.
    Ecco, se i M5S o chi per loro ravvisano gli estremi di cui sopra, la procedura si chiama (impropriamente): IMPEACHMENT. Se a loro “regge la pompa” (come dicono dalle mie parte) che istruissero la richiesta (senza che peraltro si ravvisino le fattispecie proprie dell’art.90 della Cost.). E la facciano finita con ‘ste battutine continue, imbastendo teatrini dentro e fuori il Parlamento, degne di un 15enne piuttosto che di un deputato, senza peraltro ottenere mai NULLA.

    • amico mio, il fatto è che, se la Boldrini si fosse limitata a dire la prima parte della sua prima frase (“Lei non può parlare così del presidente della Repubblica”) sarebbe rimasta, pur se in modo opinabile, all’interno delle proprie funzioni di moderatrice del dibattito parlamentare alla Camera e di garante del suo tono istituzionale; il fatto è che, mettiamo pure nella concitazione del momento, le è scappata anche la seconda (Lei “non può chiamare in causa il capo dello Stato”) e questa è proprio una sciocchezza.

      nel caso del presidente del Senato Grasso invece è rimasta sul tavolo solo la sciocchezza (“Scusi, non sono ammessi riferimenti al Capo dello Stato, lasciamolo fuori da quest’aula”) https://bortocal.wordpress.com/2013/07/20/313-linnominabile/

      i due presidenti delle Camere sono andati talmente fuori dalle righe che c’è stato perfino un comunicato, abbastanza inedito e perfino censurato dai grandi mezzi di comunicazione come Repubblica e il Corriere online, attribuito diplomaticamente ad “ambienti vicini al Quirinale”, in cui Napolitano li ha bacchettati per bene, definendo “semplicemente ridicolo” “il tentativo di far ritenere che il presidente della Repubblica aspiri a non essere nominato o citato in modo appropriato nel corso delle discussioni in Parlamento”.
      https://bortocal.wordpress.com/2013/07/28/331-innominabile-non-e-napolitano-ma-sono-grasso-e-boldrini/

      in questo il vecchio Napolitano ha molto da insegnare ai suoi troppo zelanti reggicoda.

      siccome sull’analisi di quello che sta avvenendo alla Presidenza della Repubblica siamo fortunatamente d’accordo e dunque sembra chiaro che se tutto spinge il non renitente Presidente della Repubblica ad assumere un ruolo politico diretto (col che stiamo uscendo dalla Costituzione attuale, a mio avviso), è regola fondante della democrazia che sul suo operato ci si può esprimere politicamente.

      rimane quindi solo da capire se il linguaggio usato nei due casi fosse talmente irriverente da meritare una censura: il mio personale pare è no, che i due deputati siano rimasti nell’ambito di un linguaggio colorito ma corretto e di una accettabile critica politica – mi viene in mente, col privilegio dell’età il focoso ed irruento deputato comunista Pajetta degli anni Cinquanta e Sessanta: gran personaggio divenuto addirittura popolare per il suo linguaggio colorito in Parlamento.

      no, non mi scandalizza “non siamo in una monarchia costituzionale con a capo Re giorgio primo” (detto alla Camera), e men che meno “Ieri però è intervenuto nel dibattito politico chi sta sul Colle”, detto al Senato.

      se non si possono usare neppure espressioni simili direi che il paragone col Kazakistan o la Bielorussia ci sta tutto, a mio parere naturalmente.

      probabilmente però il vero dissenso fra noi due è un altro, a questo punto, e non è neppure il giudizio su Grillo e sul suo movimento, negativo per entrambi, ma quello sul suo ruolo nella battaglia contro la manomissione in corso della Costituzione, che rischia di andare a raccogliere le critiche alle costituzioni antifasciste recentemente formulate in ambienti finanziari importanti oramai più degli stessi stati.

      qualunque sia il motivo che spinge Grillo a fare opposizione, a me la sua opposizione va del tutto bene, ed è a mio parere semplicemente demenziale dire “no tu no”, quando si tratterà di raccogliere una maggioranza contraria al referendum confermativo, e sempre che ce lo lascino fare.

      e non è affatto vero che l’azione di Grillo non abbia ottenuto risultati perché è stato il suo ostruzionismo e non l’eterna raccolta di firme politically correct, di cui francamente non non ne posso più io, che ha fatto slittare a settembre la discussione e l’approvazione della modifica all’art. 138 della Costituzione.

      di questo dovremmo dirgli tutto semplicemente grazie, senza smettere di contrastare le sue sciocchezze in altri campi…

      grazie della discussione ,ovviamente.

      • “grazie della discussione ,ovviamente.”

        🙂 Ci mancherebbe altro… siamo tra persone civili e democratiche.
        Sulla raccolta delle firme… girotondi… flash-mob… ed altre colorite menate (concedi il termine irriverente), mi trovi assolutamente d’accordo: un modo a buon mercato per stare a posto con la coscienza e non ottenere niente.
        Sulle tue osservazioni mosse circa la censura operata da Grasso al Senato, sono pienamente d’accordo.
        Sull’intervento della Boldrini alla Camera, un po’ meno… anche perché credo che la presidente, dopo le brillanti performance della maratona “costruzionista”, fosse quantomeno seccata di dirigere una specie di asilo.
        A proposito del rinvio della discussione a settembre dell’art. 138, a me pare di aver capito (ma posso sbagliare!) che tale rinvio sia avvenuto dopo la riunione del premier Letta con la delegazione di SEL, guidata da Migliore. Stessa riunione alla quale erano stati invitati anche i M5S, per discutere appunto della calendarizzazione… ma loro ovviamente sono “diversi” e non si “contaminano”, salvo spacciare demagogicamente i meriti altrui spacciati per propri.
        In quanto al referendum confermativo, sulle modifiche costituzionali: “Non si fa luogo a referendum se la legge è stata approvata nella seconda votazione da ciascuna delle Camere a maggioranza di due terzi dei suoi componenti.”
        Non lo dico io, ma l’art.138 della Costituzione.
        A tal proposito, Letta ha più volte garantito che il referendum, se richiesto, ci sarà comunque.
        Non si tratta di una ‘graziosa’ concessione, ma di un passaggio obbligato qualora: “entro tre mesi dalla loro pubblicazione, ne facciano domanda un quinto dei membri di una Camera o cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali”. Sempre all’art. 138.

        Questo perché, faccio sommessamente notare, la Costituzione e l’art. 138 si possono anche modificare; ma fintanto che l’art. 138 rimane in vigore, la procedura non può essere derogata. Pena: l’annullamento del provvedimento.
        E’ sostanzialmente il motivo per cui l’abolizione delle Province (con conversione del decreto Monti) è stata bocciata dalla Corte Costituzionale, in ottemperanza all’art. 114 della Costituzione; così come è stato rigettato il c.d. “contributo di solidarietà” a carico delle altrettanto cosiddette “pensioni d’oro”: violazione dell’art. 53 della Costituzione.
        Per Grillo si tratta di “dittatura”, per me si chiama rispetto formale della Costituzione, a prescindere sul fatto che io sia d’accordo o meno sul provvedimento in oggetto: condivisibile nella sostanza, ma assolutamente incostituzionale nella forma.
        E se te lo dice un ‘vecchio’ anarchico convinto, come il sottoscritto, idealmente vicino al famigerato “blocco nero”… 🙂 Puoi immaginare!
        Per inciso, su cosa il Capo-Grullo pensi (pubblicamente) della nostra Costituzione (che per me è sacra per Lui non saprei..) ho avuto modo di esplicitarlo in “Get the Power!”.

        Grazie come sempre per la tua ospitalità e per la tua infinita pazienza nel tollerare le mie sciocche amenità.

        • sull’art. 138 sta nascosta un’insidia, a mio parere, e da guardare bene in tempi in cui il potere finanziario internazionale fa graziosamente sapere che le costituzioni antifasciste uscite dalla seconda guerra mondiale vanno cambiate.

          senza tenere conto di questo sfondo è facile farsi ingannare: ammettiamo per un momento in linea teorica che la promessa di letta sia fatta solo per tenerci buoni oppure che Letta sia anche in buona fede ma al momento gusto si imponga qualcun altro che non la pensa come lui.

          l’art. 138, che giustamente è in vigore fino a che non è approvata una modifica, come giustamente ricordi tu, dice che si dà luogo a referendum confermativo delle modifiche costituzionali solo se approvate dal Parlamento a maggioranza inferiore ai due terzi.

          quindi la promessa di Letta di fare il referendum comunque non può riguardare la rima modifica della Costituzione, quella dell’art. 138.

          e qui sorge una domanda fondamentale: come mai è stata seguita la procedura in apparenza inutilmente contorta di modificare l’art. 138 con una intera procedura costituzionale di almeno due votazioni delle due camere, per ridurre ad un solo mese l’intervallo fra le due letture alla Camere?

          per accelerare il processo, è stato detto: ma ci pigliano per scemi? 3+2 è più breve di tre?

          e sempre che ci siano poi i 2/3 in parlamento, altrimenti si mette di mezzo un referendum e salta tutto.

          perché non sono andati direttamente alle Camere con le proposte, impiegandoci molto di meno?

          certamente non per un’esigenza di trasparenza e di democrazia; ma io temo che dietro questa ingegneristica barocca ci sia qualche disegno più complesso.

          su altre cose di dettaglio: non c’è stata abolizione delle province col decreto Monti,e non per violazione dell’art. 144 la Corte Costituzionale ha cassato il decreto, mia pare, ma perché ha ritenuto che non si potesse legiferare con Decreto Legge, riservato ai motivi di urgenza; se sbaglio correggimi.

          ritengo che, mantenendo ogni sana diffidenza, se il Grullo ritiene di prendere voti difendendo la Costituzione, a noi non può che far comodo…

          ciao.

          • 🙂 La Costituzione, o parte dei suoi articoli (tipo il 114), non può essere assolutamente modificata per decreto-legge, ma se per questo nemmeno con legge ordinaria. Il divieto in merito è esplicito. L’unica procedura è quella prevista dall’art.138, che non ammette deroghe, a prescindere dai requisiti di “urgenza” o meno.
            Lo sapeva Monti, quando ha emesso il decreto (consapevole che non sarebbe mai diventato legge); e lo sapeva ancor meglio Letta, quando ha provato a convertirlo… ma, molto demagogicamente, si doveva assecondare la non “opinione pubblica” e soprattutto la gggente, opportunisticamente convinta dagli imbonitori “anti-casta” che l’abolizione delle province sia la soluzione di tutti i mali e ci faccia risparmiare 14 miliardi di euro.
            Ovviamente, nessuno tra parlamentari e senatori ha minimamente capito che il provvedimento, così confezionato, non avrebbe mai superato il vaglio di costituzionalità, ignorando quello che (come ha fatto rilevare Stefano Rodotà) sa benissimo anche una matricola al primo anno di giurisprudenza.
            Motivo per cui si è reputato consigliabile, se non migliore, affidare la preparazione delle stesure di bozza per una eventuale modifica costituzionale a una serie di commissioni di esperti e di “saggi”, ben consapevoli del livello miserrimo e della preparazione giuridica inesistente di un parlamento di macchiette e di semi-analfabeti.
            Credo sia questo il motivo fondante di una procedura così contorta, sulla spinta latente di rispondere al “meglio” alle nuove esigenze del “mercato” (la nuova entità totemica a cui ubbidire ciecamente) di cui JPMorgan coi suoi report è solo la propaggine più evidente e sfacciata.
            Ma proprio la composizione e la cialtroneria di questo parlamento è la garanzia più probabile che le “riforme” costituzionali non si faranno. E, dati i precedenti, coi presupposti, sarà un bene per tutti.

            Per concludere, in quanto al Capo-Grullo, che ora da cialtrone matricolato quale’è si atteggia a Defensor Legis per mero opportunismo, è lo stesso che fino a qualche tempo fa pretendeva di riscrivere la Carta sul suo blog, “come in Islanda per discuterla punto per punto” (ma per piacere!). Lo stesso che nell’autunno del 2012 (solo 10 mesi fa!) pensava seriamente di organizzare un “vaffaday” contro la Costituzione, in quanto (manco a dirlo!) “disegnata per garantire l’egemonia dei partiti”, in “una dittatura partitocratica, che della democrazia non ha neppure il profumo”.
            Si sa che per Grillo i partiti politici sono tout court una associazione a delinquere; per lui non esiste crimine peggiore: chiunque abbia a che fare con simili entità malefiche è peggio di Ted Bundy.
            La Costituzione dunque non si salva dal peccato originale: è stata scritta da uomini provenienti dai partiti. Orrore! E quindi “è una Costituzione in parte diversamente democratica”, ma anche “una solenne presa costituzionale per il culo.”

            Questo è quanto Grillo va dicendo in giro, da almeno 3 anni, sulla nostra Costituzione, con l’inquietante pretesa di riscriverla direttamente Lui, a sua immagine e somiglianza.

            • il tuo commento è da condividere completamente.

              1. sono contrarissimo all’abolizione delle province: è una riduzione fondamentale della democrazia voluta dai poteri forti.

              ho scritto vari post su questo tema:

              le alternative sono:

              a. trasformare le province in organi elettivi di secondo livello, fondate sui sindaci

              b. abolire piuttosto le Prefetture, molto più costose e strumento di controllo del territorio extracostituzionale.

              ma anche a + b: proprio ieri ho ricevuto in un commento una proposta molto interessante: attribuire al Presidente della Provincia il ruolo di rappresentante in loco del Governo.

              questo ovviamente sarebbe possibile se, a partire dai sindaci, si passasse al modello tedesco: l’Albo degli abilitati a Buergermeister: non ogni cittadino può fare il sindaco, ma chi ha superato esami che dimostrano il possesso delle competenze giuridiche ed amministrative necessarie: in questi albi i partiti scelgono i loro candidati, orientati politicamente.

              applicato ai sindaci e avendo un presidente della Provincia scelto dai sindaci, ecco garantiti assieme risparmi, democrazia e competenza.

              2. sul Grullo e la Costituzione hai ragione; però lui è l’unica vera possibilità di aggregare una maggioranza contraria alle modifiche costituzionali se saranno inaccettabili; ergo insisto sul continuare a criticarlo sanamente, ma poi alla fine non fare troppo gli schizzinosi: alla fine la battaglia del referendum bisognerà farla assieme a lui.

              tuttavia, nel gran casino in corso, fino a che non si sarà placata questa tempesta in un bicchier d’acqua, oggettivamente mi pare che i rischi per la Costituzione diminuiscono, e comunque vengono più dal JP Morgan che dagli ossequienti nostri parlamentari…

              • Ohh finalmente si solleva la questione delle “Prefetture”, strappandola alla demagogia leghista (di cui era nei primi tempi un cavallo di battaglia), che mi trova perfettamente d’accordo e ottimo mi pare la rielaborazione in tal senso del presidente di Provincia, ripristinandone i consigli elettivi.
                Sul modello dei borgomastri tedeschi, non so quanto sia esportabile in Italia… personalmente nutro una certa diffidenza per le “ibridazioni” tecnocratiche, ma se penso che abbiamo avuto podestà come Gentilini a Treviso e Alemanno a Roma il problema di pone eccome, premesso che i sindaci dovrebbero avere degli staff tecnici tali da provvedere loro per interposta persona al grosso dell’amministrazione ordinaria e non.
                Chi vivrà vedrà….

                • consigli elettivi di secondo livello nelle province, per risparmiare sulle spese senza intaccare la democrazia.

                  è ovvio ed evidente ad ogni mente critica che l’accentramento regionale delle decisioni consente ogni sorta di porcheria regional-centralizzata e consente ai poteri forti di condizionare le scelte fuori da un autentico controllo democratico.

                  arrivo a dire che, se proprio si dovesse eliminare un livello tra gli enti locali, quello più marcio su cui incidere sarebbero semmai le Regioni, prima delle Provi ce, e del resto l’Italia fino al 1970 è vissuta benissimo con le Province e senza le Regioni funzionanti.

                  mi fa piacere scoprire finalmente qualcuno con cui condividere queste tesi che mi paiono completamente isolate.

                  il modello tedesco a livello comunale ha delle chiare difficoltà di esportazione nel nostro paese; però occorre pur dire che elimina la figura del segretario comunale, a volte vero centro occulto del potere municipale, e anche solo da questo punto di vista consente un importante risparmio di spesa.

                  ovviamente i primi ad entrare in queste liste di candidabili esperti sarebbero appunto i segretari comunali…

                  credo comunque, caro send, che di tutto questo non vedremo mai nulla…

  7. “be’ ma almeno potremmo provare a fare un po’ di campagna coordinata sui blog…”

    Sì, potrebbe essere un ottimo spunto da sviluppare nei prossimi mesi..:)

  8. Pingback: Napolitano nove anni nei miei blog: 2013, al governo per interposto Letta – 64. | Cor-pus·

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