335. Grandi Autonomie e Libertà per gli stalker.

una blogger due mesi fa aveva pubblicato una testimonianza impressionante della persecuzione e delle violenze fisiche a cui era sottoposta da parte del suo ex, personaggio aggressivo e violento: sono andato a ricercarla per citarne una parte, come premessa di questo pezzo, ma il blog non è più accessibile, le sarà successo qualcosa?

da anni assistiamo a massacri preannunciati, a mesi di telefonate di minaccia che alla fine sfociano in un ammazzamento gridato ai quattro venti come per vedere se qualcuno lo potesse fermare; la storia forse più atroce non troppo lontana di qui il mese scorso di un padre separato che grida e preannuncia per settimane alla donna che si è separata da lui che le ucciderà i figli, e alla fine lo fa: li soffoca e poi li brucia e cerca di morire bruciato con loro.

storia tremenda di fronte alla quale solo qui in Italia, credo, ci sentiamo così inermi.

* * *

in un paese soffocato dai formalismi avvocateschi, dove il diritto ha perso la sua autentica natura di tutela della collettività, da condurre senza arbitri, d’accordo, ma anche senza giochini di prestigio per garantire i prepotenti, è impossibile intervenire: invano le vittime chiedono aiuto, si rivolgono a carabinieri o polizia, a volte provano ad andare dal sindaco: non si può fare niente, rispondono tutti: come violare la sacra intangibile libertà personale del minacciatore?

la vittima rimane esposta, sola, terrorizzata, inerme e alle volte viene macellata in qualche modo trucido e per così dire esemplare, che ristabilisca il vero equilibrio delle cose che si è permessa di violare.

* * *

tutto questo avviene anche se  la legge 23 aprile 2009, n. 38 ha introdotto nel nostro codice penale il delitto di “atti persecutori” e previsto norme a sostegno delle vittime.

si tratta, come quasi tutto da noi, di norme di facciata, quasi di forme di sbeffeggiamento di chi non riesce a vederle applicate tempestivamente.

l’intero ordinamento giuridico e la sua tradizione garantista sedimentata negli anni sono diventati marci.

per il reato di stalking è comunque (inutilmente) prevista la reclusione da 6 mesi a 4 anni, salvo che il fatto costituisca un reato più grave; non so indicare qualche caso in cui la legge sia stata applicata; è previsto un aumento di pena se il fatto è commesso dal coniuge legalmente separato o divorziato, da persona prima legata da relazione affettiva o già ammonita dal questore: la pena è aumentata fino alla metà se la vittima è un minore o una donna in stato di gravidanza o se il fatto è commesso con armi o da persona travisata.

si procede però solo su querela da parte della persona offesa entro 6 mesi: enorme stortura, perché carica la vittima, agli occhi del persecutore, di una colpa ulteriore, quella di provare vanamente a ribellarsi, che attizza il suo odio; ci vorrebbe un procedimento d’ufficio, ma questo è previsto solo se lo stalking riguarda un minore, di una persona con disabilità o proviene da un soggetto già ammonito.

bene, donne e rari uomini minacciati, adesso toglietevi dalla testa anche questo piccolo baluardo difensivo e smettetela di fantasticare che di fronte ad atti persecutori particolarmente violenti ci possa essere anche solo la possibilità teorica di arrestare e condannare lo stalker.

per metterlo dove, oltretutto: in quale carcere?

* * *

il 3 luglio l’operoso governo democristiano in carica del fare (finta di essere sani) ha approvato un nuovo decreto svuotacarceri (l’illeggibile testo è qui).

la colpa della piena e incondizionata libertà d’ora in poi garantita allo stalker non è direttamente del governo, come vedremo, ma questa è stata l’occasione per svuotare di fatto la legge sugli atti persecutori da conseguenze immediate a carico dei minacciatori.

il nostro affollamento carcerario infatti è insostenibile e l’Italia è stata condannata dalla Corte europea dei diritti dell’uomo, con la sentenza 8 gennaio 2013, che le ha assegnato il termine di un anno per porre rimedio alla violazione dell’art. 3 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, che sancisce il divieto di pene o trattamenti inumani o degradanti.

questo divieto, per la verità lo sancisce anche la nostra Costituzione.

art. 13 c. 4

E’ punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di libertà.

ma la Costituzione è spesso bellamente ignorata, Cucchi ed altri insegnano, perché il problema del suo rispetto è gestito del tutto all’interno; se invece interviene un’autorità internazionale siamo meglio garantiti dal menefreghismo strafottente che contrassegna chiunque abbia uno straccetto anche modesto di potere in questo paese.

* * *

non sono bastati a ridurre l’affollamento carcerario, come si dice nella premessa del decreto, né la legge 26 novembre 2010, n.199, né il decreto legge 22 dicembre 2011, n. 211 per l’esecuzione ai domiciliari delle condanne al carcere non superiori a diciotto mesi, e questa legge scadrà del resto al prossimo 31 dicembre.

forse la soluzione dovrebbe essere cercata in altri modi, a cominciare da una revisione di alcuni tipi di condanna che sono quelle che più di altre riempiono le carceri stesse, ma per reati la cui pericolosità sociale oggettiva è molto minore?
 
e comunque, se le carceri mancano, un paese normale dovrebbe costruire le carceri, no?

ma il piano straordinario penitenziario non è stato “completato”, dice eufemisticamente la premessa (ma mi piacerebbe sapere se è stato anche soltanto avviato, con questa crisi), e “la riforma (…) delle misure alternative alla detenzione non è stata adottata” (e magari poteva essere la volta buona per farlo, no?)

quindi si mandano fuori i detenuti, senza neppure bisogno che i talebani assaltino le carceri come in Pakistan o in Libia.

* * *

attualmente, per la prima condanna al carcere, l’art. 656 dispone che se la pena non è superiore a tre anni, al momento è sospesa e il condannato può chiedere una misura alternativa alla detenzione.

per svuotare le carceri il governo ha previsto nel decreto legge che questo tetto sia alzato a 4 anni; nella discussione in Parlamento il senatore Giulio Barani ha proposto un emendamento che alza il tetto ulteriormente a 5 anni.

il governo si è dichiarato favorevole e tutta la maggioranza ha votato compatta questo emendamento.

ora non ho tempo di fare una ricerca su tutti i reati puniti oltre i 3 anni di carcere e fino a 5, me ne viene al momento in mente uno solo, che è l’evasione fiscale di Berlusconi punita con 4 anni di carcere, ma dev’essere un caso.

i reati sono parecchi, e adesso la sventurata che ha avuto il coraggio anche passato, di denunciare qualcuno per stalking sappia che quello in carcere non ci finirà di sicuro, se è la sua prima condanna.

ma si può fare altrimenti? non sono da condannare i trattamenti disumani in carcere?

e chi se ne frega che per rendere meno disumano il trattamento dei carcerati si rende ancora un poco più disumano quello di chi non lo è?

a volte è una bella pena, in Italia, anche stare fuori del carcere!

 * * *

ma chi è questo senatore Barani che è riuscito a tirarsi dietro tutto il Senato?

una vera sorpresa, una storia esemplare.

intanto si è fatto eleggere Senatore per il Popolo delle Libertà, ma poi ha aderito al gruppo GAL (lo avevate mai sentito nominare voi?): Grandi Autonomie e Libertà.

la solfa è sempre quella: in Italia la libertà è quella di essere dei mascalzoni e di tormentare gli altri, soprattutto se onesti e perbene; pare sia stata distrutta negli ultimi anni in questo paese l’idea civile della libertà.

Barani è un tipico libertario toscano, che è stato sindaco per vent’anni in due comuni della Lunigiana.

nel 1997 ad Aulla fece mettere all’ingresso del paese il cartello “comune dedepietrizzato”: non ho mai, ma proprio mai, amato Di Pietro, anzi, ma l’iniziativa mi pare impropria, come quella dei sindaci leghisti che fanno mettere il nome del paese in dialetto, anzi peggio.

poi fece dare dal suo comune la cittadinanza onoraria a Craxi, Andreotti e Forlani e nel 1999 guidò una delegazione ufficiale del Comune ad Hammamet per consegnare la cittadinanza onoraria a Craxi.

fu poi presente, con la fascia tricolore a tracolla, ai funerali di Craxi a Tunisi, poco dopo, e fece dedicare una strada del comune al dittatore tunisino Ben Ali, deposto dalla primavera araba del 2010-11, ma indimenticabile per lui, per avere dato scampo a Craxi e avere rifiutato di estradarlo.

venne dunque sospeso dal prefetto per avere dato la cittadinanza ad un latitante condannato, ma poi continuò a fare il sindaco, il che gli permise, col tempo, con questo trampolino di lancio, di arrivare al Parlamento.

nel febbraio 2003 fece costruire un monumento a Bettino Craxi e ai martiri di tangentopoli, un altro monumento fu dedicato a Pantani come vittima della giustizia sportiva.

* * *

bene: ora Barani ha convinto la maggioranza del nostro Senato che per lo stalking e altri reati puniti fino a 5 anni il carcere è troppo.

direi, per consolarmi, che almeno è una fortuna per Aulla, che si risparmia un prossimo monumento allo stalker, vittima del tintinnio delle manette tanto amato dalla magistratura.

4 risposte a “335. Grandi Autonomie e Libertà per gli stalker.

  1. se è quella vicenda che ricordo io, non trovi più quella testimonianza per un motivo molto semplice: era falsa. o, meglio, era pura narrativa (non riesco a ritrovare il link, mannaggia, c’era tutta la vicenda ricostruita). questo non sposta di una virgola la (grande) valenza di tutto il resto del post.

    • il nome della blogger lo trovi comunque tra i tag qui sopra.

      io sono un po’ babbione, ma glielo chiesi esplicitamente se era una testimonianza letteraria e lei mi disse di no, che era vissuta e io le credetti: tu dici per non fare la figura di essere troppo brava?

      comunque mi hai incuriosito: controlla se è la stessa blogger e fammi sapere, per favore…

      ciao

  2. Pingback: 350. recidivi semplici e reiterati… | Cor-pus·

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