385. prima l’IMU, poi la guerra mondiale.

viviamo in un paese di imbecilli, evidentemente, almeno a stare ai direttori dei giornali: un paese dove il ministro degli esteri dichiara che c’è il rischio che scoppi una guerra mondiale e un altro gruppo di imbecilli governativi ha passato giorni ed ore a ritoccare le tasse sulla casa per togliere ai poveri cristi e regalare a chi ha di più, creando un guazzabuglio tale che nessuno ci capisce più niente; e i direttori dei giornali riescono a far dare come notizia principale la seconda…

in poche parole i grandi quotidiani ritengono che sia più importante sapere se pagheremo l’IMU piuttosto che se sopravviveremo.

* * *

in realtà la notizia più importante di ieri è che il parlamento inglese, nonostante la sua solida maggioranza conservatrice, ha bocciato la proposta del governo sull’attacco alla Siria e dunque per la prima volta da vent’anni la Gran Bretagna non sarà a fianco degli USA se apriranno una nuova guerra offensiva.

invece, vedi i vantaggi del presidenzialismo, il presidente della repubblica francese, che -grazie alla costituzione presidenziale – guida anche la politica del paese e non può essere sfiduciato per la durata del suo mandato, ha dichiarato che la Francia appoggerà gli americani e che l’azione potrebbe avvenire prima di mercoledì, quando il parlamento francese si riunirà per decidere.

“il presidente francese non ha bisogno dell’approvazione del Parlamento per poter ordinare un’operazione militare”; quello americano invece sì.

presidenzialisti contro il resto del mondo: bellissima guerra, direi…

Hollande ha dichiarato:

«Il massacro chimico di Damasco non può né deve restare impunito.

Altrimenti ci si assumerebbe il rischio di un’escalation che sdrammatizzerebbe l’uso di queste armi e minaccerebbe altri paesi»

rinuncio a sottolineare il carattere demenziale di questa dichiarazione, perché mi sembra inutile.

intanto che lasciamo che De Gaulle si rivolti nella tomba a vedere che la Francia è rimasta l’unico alleato degli americani, approfondiamo il punto dei poteri del Presidente.

* * *

dopo la guerra in Vietnam, il Congresso americano approvò la War Powers Resolution  per la quale al presidente è concesso di inviare forze armate all’estero solo con l’autorizzazione del Congresso; soltanto in caso di una “emergenza nazionale creata da un attacco agli Stati Uniti, i suoi territori o possedimenti, o le sue forze armate” il presidente americano può decidere  azioni militari di soli 60 giorni senza l’autorizzazione del Congresso.

La War Powers Resolution prevede anche che entro ulteriori 30 giorni debba essere disposto il ritiro, se il presidente non riesce a ottenere l’autorizzazione del Congresso o una dichiarazione di guerra.

in questo caso il primo intervento americano, che sarebbe illegittimo secondo la giurisprudenza americana, servirebbe a provocare la reazione siriana, che poi consentirebbe l’allargamento perfettamente legale della guerra.

Come osserva Bruce Ackerman, Obama ha già violato in modo plateale la legge nel caso della guerra di Libia, perché Gheddafi non aveva attaccato gli Stati Uniti e Obama non ha neppure avvisato il Congresso della decisione di bombardare la Libia.

Obama il Democratico ha qui superato l’altrettanto Democratico Clinton per il bombardamento del Kosovo: in quel caso, secondo il ministero della giustizia il Congresso aveva dato il consenso indirettamente, stanziando appositi fondi, ma nel caso della guerra di Libia il Congresso non aveva stanziato alcun fondo per bombardare Gheddafi: Obama aveva usato fondi attribuiti al Pentagono per altri obiettivi.

la guerra in Libia, autorizzata dall’Onu, pur se con limitazioni poi non rispettate, era dunque astrattamente corretta dal punto di vista della legalità internazionale, anche se illegittima dal punto di vista interno americano.

in questo caso essa la guerra in Siria appare totalmente illegale sia dal punto di vista della Costituzione americana, che attribuisce al parlamento e non al presidente il potere di dichiarare lo stato di guerra, sia dal punto di vista della legalità internazionale, essendo una pura guerra di aggressione, non autorizzata dalle Nazioni Unite.

* * *

intanto risulta che anche il 77% dei cittadini israeliani è contrario da una azione unilaterale contro la Siria.

questa guerra di Obama, che dice la Bonino e non facciamo fatica a crederle, potrebbe rapidamente diventare mondiale, è la più impopolare della storia.

ci si domanda che cosa ci sta dietro, dato che alle elezioni di novembre gli americani hanno scelto tra lui e Romney, che questa guerra prometteva di farla subito: nove mesi dopo passa comunque la politica estera dell’avversario di Obama e la fa Obama stesso: bella democrazia! 

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ma la portavoce del Consiglio Nazionale di Sicurezza americano, Caitlin Hayden, ha dichiarato che Obama prenderà “decisioni basate sui “migliori interessi degli Stati Uniti, visto che in Siria sono in gioco interessi vitali degli Usa e che «i paesi che violano le norme internazionali sulle armi chimiche devono risponderne”.

quali siano gli interessi vitali degli Stati Uniti in Siria non ci è dato sapere: posso solo testimoniare, per esserci stato, che in quel paese è vietata la Coca Cola.

e posso aggiungere che sarebbe proprio una bella coincidenza che proprio quel paese di 20 milioni circa di abitanti che rappresenta un così grave pericolo per gli interessi vitali degli Stati Uniti sia anche quello che viola, secondo gli Stati Uniti, le norme internazionali sulle armi chimiche.

e deve risponderne, se fosse dimostrato vero, non al resto del mondo e all’Onu, ma direttamente agli Stati Uniti, che peraltro lì non sono presenti né sono stati colpiti, ma si sono assunti il ruolo di sceriffi del mondo.

* * *

nella guerra in Iraq, quando al governo stava la destra americana, fu almeno Powell ad andare all’assembea dell’Onu a mentire sapendo di mentire con la famosa ampollina di vetro che simboleggiava le armi di distruzione di massa che Saddam Hussein non aveva mai avuto, ma oggi?

non esistono prove precise su chi abbia sganciato i famosi gas; pare che tutto quello che gli USA hanno in mano sono presunte registrazioni di telefonate di militari siriane fornite loro dagli israeliani, che – a quanto ne so – avrebbero anche potuto farle recitare ad attori professionisti.

manca tuttora perfino il rapporto delle Nazioni Unite su quanto avvenuto.

insomma la corsa verso la guerra prosegue per sentito dire…

* * *

ma agli italiani poco importa o deve importare, dato che devono interessarsi piuttosto che della loro stessa vita futura dei pochi euro di IMU che ballano la danza indeterministica dei fotoni di Zeilinger.

19 risposte a “385. prima l’IMU, poi la guerra mondiale.

  1. Aggiungo che in tutto questo pandemonio, il caro, vecchio Putin sta spopolando, quale unico nemico dell’ occidente colonialista.
    E, guarda caso, nessuno parla più dei diritti negati, della discriminazione, degli arresti pazzi…
    Siamo imbecilli, sì, non c‘è altra spiegazione.

    • ciao, ella, bentornata.

      Maduro, il presidente del Venezuela successore di Chavez, che ha appena scoperto un complotto per assassinarlo, ha telefonato ad Hollande per dirgli alcune cose di puro buon senso, che certamente avrai già letto senza che te le segnali io, ma che vale la pensa di riportare a futura memoria:

      «È una follia attaccare la Siria, è una follia armare i gruppi di Al Qaeda» e «infetterebbe l’Europa con il terrorismo. Se il presidente Assad sarà assassinato o rovesciato, in Siria potrebbero prendere il potere gruppi terroristici. Che l’Europa sappia, e che il presidente Hollande sappia, che l’intera Europa sarebbe infettata dai terroristi».

      il vertice dei capi di Stato dell’Unione delle nazioni sudamericane (Unasur) ha approvato una dichiarazione congiunta contro l’intervento militare.
      L’Unasur «condanna l’intervento straniero, che sarebbe incompatibile con la Carta delle Nazioni Unite, e rifiuta anche lo sviluppo di strategie interventiste di tutti i tipi».

      qualcuno deve spiegare perché dobbiamo appoggiare Al Khaida in Siria, perché siamo così sicuri che non siano stati loro a usare i gas e perché l’intervento contro chi ha usato i gas non viene affidato all’Onu che è l’unica realtà sovranazionale autorizzata a farlo.

      • Non per fare del catastrofismo gratuito, però mi pare di scorgere molte analogie con lo scenario che fece esplodere le Grandi Guerre: crisi economica, grande ritorno della destra e del nazionalismo (pure se nel mondo occidentale con toni differenti e forse più attenuati), forse economiche globali in ridefinizione, malcontento diffuso e, cosa non meno grave, apatia generalizzata nella popolazione.
        Le guerre nascono da pretesti (non ricordo nessuna guerra giusta), ora bisogna vedere se prenderà la strada di una guerra fredda o di un conflitto diffuso.
        Non so fare previsioni, figuriamoci analisi, ma il complesso che riesco a percipire mi disegna uno scenario decisamente in bilico.

        • sì, le analogie ci sono tutte e non sono neppure troppo casuali.

          però siamo nell’età di internet, che può forse cambiare la democrazia in senso reale e una solida maggioranza nel mondo di questa guerra non vuole saperne.

          le mistificazioni dei potenti possono essere fatte a pezzi dalla rete.

          dai un’occhiata se hai tempo al post che ho scritto poco fa: aiutiamoci a fare circolare in rete queste informazioni: sono una piccola “arma” contro la guerra.

          • Ho letto attentamente l‘articolo che hai postato, e l‘ho condiviso perché merita di essere letto.
            Però in questo tuo articolo mi rispondi dicendo di porre le tue speranze nella rete, per cui vorrei proporti una piccola considerazione sul ruolo delle informazioni ai giorni nostri.
            Internet è nato come strumento per la diffusione, dapprima nelle università, in seguito su scala mondiale, delle informazioni.
            In questo senso è uno strumento democratico, forse l‘unico vero strumento democratico che la nuova società è riuscita a creare. Però ha diversi aspetti, diversi usi, senza contare il fatto che le sue possibilità, che aumentano forse ogni giorno, non sono state ancora esplorate.
            Uno degli aspetti negativi, senza citare il solito controllo sugli utenti (google, facebook) e quindi la realizzazione totale del principio machiavellico del potere che guarda senza essere veduto, dicevo, uno degli aspetti negativi è la mole di informazioni, una matassa impossibile da districare.
            Escludendo persone come te, che leggi, che fondi i tuoi commenti alle notizie su una preparazione solida (una preparazione che non viene dall’ era di internet), esistono persone che si vedono letteralmente bombardate da continue informazioni senza avere gli strumenti per poter da queste trarre una pur minima conclusione. Hanno le informazioni ma non gli strumenti per decifrarle, hanno internet ma navigano un po‘ a casaccio.
            A questa schiera si aggiunge quella ancora più folta di quelli che si servono della rete unicamente per “socializzare“, quindi di nuovo facebook, blog personali, etc, la usano come estensione della mondanità (espressione infelicissima ma non me ne vengono di migliori).
            Non sono una nemica di internet, ma in genere confronto ad esso la vita reale, e la realtà mi fa vedere che tanti ignorano la politica, che non sanno cosa stia accadendo in Siria, o in Val di Susa, molti ignorano il movimento No Muos (e quindi le installazioni in Sicilia e tutto il dibattito scientifico), ignorano l‘Ilva, e via dicendo.
            L‘informazione in rete esiste, ma credo che se ne serva una minuscola parte della popolazione, e uno strumento democratico senza demos che se ne serva, è uno strumento perfettamente inutile.
            Sulla guerra, sono convinta anch’ io che nessuno la voglia, Russia e Cina che hanno da combattere prima i loro problemi interni (pure se i conflitti sono rapidi modi per mettere a tacere le beghe intestine), l‘Inghilterra che non penso voglia mettere a rischio la sua già precaria stabilità, come l‘Italia e la Germania. Gli USA hanno però tutto l‘interesse ad agire ora, perché attendere che specie la Cina sposti definitivamente l‘economia globale a est, significherebbe perdere l‘ultima possibilità di restare al centro del mercato.
            I cittadini non vogliono il conflitto, ma non volevano neanche la Seconda Guerra. Se i governi, come faranno, riusciranno a inculcare la necessità di questa nuova catastrofe, allora anche questa volta i cittadini si sottometteranno alla necessità di stato.
            E gli americani sono sempre stati bravi a pilotare masse addormentate.

            P.s. perdona la confusione, ma ho lottato con questo diabolico telefono 🙂

            • è bellissimo ricevere commenti attenti, documentati e sensibili come questo.

              spero che non ti dispiacerà se, considerando i temi importanti che hai toccato, ne faccio un post e ti rispondo lì.

  2. definire “solidissima” la maggioranza inglese è un eufemismo…

    gli interessi degli USA rispetto alla Siria non sono difficili da vedere: Israele, Iran, Arabia Saudita (ed, indirettamente, Russia).
    Io resto ancora abbastanza scettico sull’intervento. Ed ancora di più sulla sua eventuale estensione regionale o -peggio- mondiale…. Certo non sarà facile

    • be’, sono 70-80 i deputati conservatori che, in libertà di coscienza, sulla guerra in Siria hanno votato contro il loro governo, che è finito sotto di uno scarto di 13 voti.

      direi che era una maggioranza berlusconiana dei tempi migliori.

      ed anche una bellissima prova della idiozia della idea grillesca del vincolo di mandato, che è la semplice ripresa di un classico tema antidemocratico berlusconiano…

      (diverso potrebbe essere il discorso della limitazione del voto segreto, invece: perché la mancanza di vincolo di manato e l’abolizione delvoto segreto renderebbe più forte il controllo democratico degli elettori sull’operato dell’eletto, e avrebbe evitato probabilmente o fortemente ridotto fenomeni come quelli dei 101).

      sì, gli interessi geopolitici USA si possono vedere facilmente, però – ecco – faccio fatica a credere che gli USA si siano talmente indeboliti da doverli perseguire unicamente con la minaccia militare.

      anche io inizialmente pensavo più ad una specie di sceneggiata e ad un Obama che non avrebbe messo così platealmente in crisi la sua presidenza: per questo la pressione anche solo di twitter e dei blog, anche se ovviamente soprattutto in America, la ritengo importante.

      però adesso sono sconcertato e anche molto preoccupato: perché se gli USA avviano la prova di forza, ci sarà di sicuro una reazione militare russa per interposta Siria che vorrà dimostrare la non invulnerabilità della potenza militare americana in un confronto che potrebbe facilmente diventare diretto.

      e appena una nave americana verrà colpita, cosa che succederà quasi certamente, a parer mio, scoppierà l’inferno.

      temo in tutto questo che si avverta il ritiro della Clinton e i nuovi input del nuovo segretario di stato Kerry, che si sta distinguendo come protagonista nella faccenda e mira forse a raccogliere l’eredità di Obama fra tre anni, spostando la presidenza a destra…

      comunque questa storia è una tale follia che mi pare di stare in un incubo da agosto 1914, nonostante l’ottimismo iniziale, che era anche mio, legato alla palese assurdità totale della vicenda.

      in Siria gli USA entreranno a bombardare, se non a combattere, a fianco dei talebani, ti rendi conto?

      • credo “laburisti” sia un refuso.
        in realtà io dicevo “eufemistico” perché, anche essendo una coalizione insolita per l’UK, non è per nulla stabile.

        comunque ora Obama ha sottoposto l’intervento all’approvazione del congresso: ottima soluzione per non perdere la faccia….

        ti dirò: secondo me, anche se bombardassero, né Siria, né Russia reagirebbero.
        forse l’Iran, ma non ci scommetterei.

        • – ok sul primo punto: ho corretto: grazie.

          – per niente d’accordo sul secondo: “per salvare la faccia”. è la spiegazione idiota data dalla stampa italiana, parte idiota, parte mafiosa, che non riesce proprio a capire che cosa sia il rispetto della legge.

          come ho ricordato proprio qui sopra, ma pare del tutto invano, il Presidente degli Stati Uniti può per decisione autonoma fare intervenire l’esercito soltanto per rispondere a un attacco, altrimenti ha bisogno dell’autorizzazione del Congresso; la norma è stata ripetutamente violata più o meno gravemente negli ultimi tempi, ma Obama non si è sentito di fare qualla che sarebbe stata la violazione più grave di tutti i tempi.

          aggiungo che, con una destra in attesa di un pretesto qualunque per l’impeachment quella di Obama sarebbe stata mossa totalmente avventata che avrebbe potuto fornire l’occasione attesa.

          quindi la decisione non significa affatto una marcia indietro: del resto non c’è nessuna fretta.

          c’è soltanto più tempo a disposizione di chi non condivide la scelta per far sentire la propria voce e contribuire a cercare di bloccarla.

          ovviamente il modo tendenzioso di dare la notizia in Italia serve anche a indebolire la voglia di protesta, da parte di una stampa guerrafondaia, che del resto nasconde accuratamente anche i risultati di inchieste indipendenti su chi ha veramente usato i gas a Damasco: Al Khaeda, l’alleata siriana degli USA.

          per non dire del riflesso mentale e fascistoide obbligato: se Obama non agisce da dittatore è un uomo senza le palle: estraneità alla democrazia, ormai dilagante, direi.

          – sul terzo punto, la Siria sta dicendo chiaramente il contrario, ed è credibile, a mio parere, almeno quanto Obama quando dice che attaccherà dopo l’autorizzazione del Congresso; neppure i russi perderebbero l’occasione per dimostrare agli USA che non sono invulnerabili: tutte quelle navi schierate lì davanti sono un ottimo obiettivo per una nuova Pearl Harbour.

          chi ha studiato lo scoppio delle guerre mondiali conosce bene la logica imperial-militarista che da un certo momento in poi le rende inevitabili, ed è impressionato dalle coincidenze con la situazione di oggi.

          anche al tempo della prima guerra mondiale essa sembrava totalmente assurda e perfino inconcepibile.

          • guarda che il mio giudizio è scevro da letture di stampa.
            io non dò per scontato che Obama ottenga la maggioranza…. il che, per lui, va comunque bene: la sua linea rossa l’avrà rispettata e se proprio non riesce ad intervenire, potrà rispondere “è la democrazia, baby”
            tutto qui.

            • ops, stavo ancora rifinendo il commento, che adesso ho completato.

              se non ti è venuta dai media, io non so allora da dove hai preso questa lettura machiavellico gesuitica del comportamento di Obama. 😉

              che appartiene ad una cultura che è ben diversa dal cattolicame nostrano, e dove l’onestà del Presidente è uno dei valori supremi della nazione (vedi i guai di Nixon e Clinton).

              comunque, se proprio insisti, allora me la piglierò direttamente con te: 🙂

              questa interpretazione furbesca di Obama è molto provinciale, a mio parere, e dimostra una incapacitá di capire la logica legalitaria e la forma mentis di paesi un po’ più civili del nostro.

              la critica a Obama va fatta a partire dal suo modo reale di pensare e non dalla applicazione stonata del nostro, che è soltanto locale…

              • lasciamo per un attimo da parte il retroterra culturale e ragioniamo pragmaticamente: Obama ha promesso che interverrà se usati i gas, sperando in cuor suo ciò non accada mai. Ecco la sua “red line”.
                Ora pare questa linea si è verficata. Ma Obama ancora non pare particolarmente voglioso di lanciarsi in un conflitto. No?
                Insomma, ne conosce i costi (economici, di popolarità, geopolitici….) e sa che son di molto superiori ai benefici.
                Però ha dato la sua parola…
                Quindi? Quindi gli si presenta un’occasione eccezionale per “ripristinare la legalità” nazionale con un voto del parlamento e, magari, salvare pure la faccia nel caso gli venga negata l’autorizzazione.
                Insomma, potrebbe andare dai siriani e dire “guardate, io ciò provato: avete sentito Kerry che si sbracciava per intervenire! Però mi serviva l’autorizzazione….”

                Questa è ovviamente un’ipotesi: vedremo come andrà il voto

                • può darsi che il voto vada nel senso di far emergere nel Congresso USA un maldipancia per la guerra, ma non credo, allo stato attuale, considerando la cultura politica lì dominante: diverso sarebbe il caso se uscissero informazioni massicce e convincenti sul fatto che il gas è stato usato da oppositori alqaidisti di Assad, manovrati dai servizi segreti sauditi, come era logico dubitare fin dall’inizio e come risulta da alcune prime testimonianze raccolte, di cui ho parlato ieri.

                  però questo avrebbe poco a che fare con la cultura politica e col metodo di Obama, che non può essere interpretato “pragmaticamente” come fai tu (a mio parere, ma se poi non riesco ad essere convincente può darsi anche che io stia sparando qualche nuova cazzata…).

                  pragmaticamente è la magica parolina italiana che non funziona fuori d’Italia nel significato che le diamo noi, e analizzare il mondo senza staccarsi dai modi di pensare del cortile di casa induce certamente in gravi errori.

                  nella cultura politica occidentale fuori d’Italia un politico che inganna i propri elettori, che gli dice di volere fare il contrario di quello che pensa, non esiste, oppure se esiste e viene scoperto, è finito come politico.

                  lo so che per noi italiani e cattolicamente doppi ed ipocriti questo è invece il modo normale di funzionare della politica, e la chiamiamo perfino democrazia questa abitudine e la appoggiamo su una assenza di vincolo di mandato intesa molto male, ma non è normale,

                  Obama ha semplicemente detto che vuole il consenso del Congresso prima di intervenire, perché la scelta è troppo importante; non ha detto che non vuole fare la guerra, e dobbiamo prenderlo in parola, perché sta parlando al popolo americano, che non accetta di essere preso per il naso.

                  non possiamo decidere a priori e senza prova contraria che sta certamente mentendo al suo popolo (questa semmai potrebbe emergere come ipotesi residuale a fronte di convincenti fatti contrari): dobbiamo partire dalla ipotesi più logica non-italianamente parlando, e cioè che dica la verità, nel senso di quel che pensa, fino a prova contraria.

                  la sua affermazione inoltre conferma che il pericolo di un conflitto su vasta scala sussiste, e non credo che il papa si scomodi a vanvera nel segnalarlo.

                  e adesso il suo rinvio obbligato lo obbliga a battersi con più determinazione ancora per l’attacco, proprio perché non si possa dubitare che stia cercando scuse mentendo agli elettori.

                  le sue prime mosse, cioè il contatto con i leader repubblicani per costruire il consenso, confermano questa analisi.

                  e da loro lo avrà certamente, considera do che lo stavano criticando per la sua inattività.

                  del resto che Obama dovesse costituzionalmente passare per il Congresso, rivendico di averlo scritto qui sopra per tempo, quando la stampa italiana non lo diceva ancora, e del resto non lo ha capito tuttora.

                  capisco che è dura ammettere che bortocal ha una informazione a volte più precisa e documentata di quella di Repubblica e del Corriere, ma dipende dal fatto che non ha padroni, che studia un poco le questioni prima di scriverne e soprattutto che scrive al servizio di quella che gli sembra la verità e di niente altro.

                  questa a me pare la sostanza politica della questione: sulla psicologia individuale di Obama non mi avventuro, ne conosco troppo poco, ed è comunque irrilevante: comunque lui si senta dentro (e non lo sappiamo), questa è la parte che ha scelto di recitare in commedia, e ora deve andare fino in fondo.

                  ovvio che il suo atteggiamento pone anche problemi crescenti sulla credibilità dei Democratici, e non solo di quelli italiani, ma del mondo, e interrogativi pesanti sul significato stesso della democrazia parlamentare che appare un sistema politico sempre meno credibile e poco rispondente ai suoi obiettivi dichiarati.

                  • guarda che non ho mai sostenuto che Obama abbia o stia mentendo agli americani.
                    ho detto una cosa diversa, che neppure tu -mi pare- puoi negare: Obama non ha voglia (desiderio, intenzione, piacere…) di intervenire militarmente.
                    Nessuna menzogna, quindi, ma un pragmatico saggiare tutte le opzioni.

                    • «Ho deciso che gli Stati Uniti conducano un’azione militare contro il regime siriano, punirlo per l’uso dei gas che hanno ucciso oltre mille persone, un attentato contro la dignità umana, ma oltre che Commander in Chief sono anche il presidente della più antica democrazia parlamentare».

                      «Ritengo di aver il potere di ordinare l’attacco senza il via libera di Camera e Senato».

                      questo punto del discorso di Obama è molto discutibile, se si va a guardare la prassi via via sempre più presidenzialista instaurata negli ultimi decenni, ma travalica certamente i limiti legali della War Power’s Resolution che ancora regola i poteri del presidente USA in questo campo.

                      per questo Obama ha deciso di sentire il parere dei rappresentati eletti dal popolo americano e per questo vuole che si apra un dibattito al Congresso, come il capo di una nazione alla quale chiede di lanciare un’azione militare in Siria che definisce limitata, ma che è dagli esiti ampiamente incerti.

                      se il Congresso gli dicesse di no, per Obama sarebbe una confitta politica molto grave e – a sentire Rampini su Repubblica – una parte dei repubblicani sta seriamente pensando di dirgli di no (per fortuna!) non nel merito, ma per gli errori complessivi della sua politica mediorientale che esce completamente disfatta anche in Egitto.

                      siccome mi leggi abbastanza regolarmente, sai bene che ho considerato il colpo di stato in Egitto anche un colpo CONTRO Obama e una sua sconfitta politica molto pesante: certo neppure io pensavo che il colpo fosse così duro da spingerlo alla guerra per salvarsi.

                      però niente autorizza a ritenere che Obama stia facendo del tatticismo di bassa lega: sta cercando di salvare la sua presidenza, anche a prezzo di un’azione che spera di riuscire a contenere nei limiti di una ostentazione di forza (ma senza nessuna garanzia che le cose andranno davvero così).

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