ellagadda, internet può fermare la guerra?

in un mio post di ieri segnalavo l’importanza di diffondere in rete, nei blog, su twitter, perfino attraverso il mio odiato Facebook, le testimonianza raccolte da un giornalista americano sul fatto che i gas di Damasco sono stati usati da ribelli alqaidisti che combattono Assad (dalla parte dei sauditi e degli americani) in parte inconsapevolmente per una provocazione costruita dai servizi segreti dell’Arabia Saudita.

mi ha risposto in un commento ellagadda, attenta e sensibile come sempre, ponendo una serie di questioni così importanti sull’uso politico di internet e con una riflessione così seria, che mi pare un delitto non darle quel tanto di evidenza che può venire da un post pubblicato qui.

* * *

 

commento di ellagadda:

Ho letto attentamente l‘articolo che hai postato, e l‘ho condiviso perché merita di essere letto.
Però in questo tuo articolo mi rispondi dicendo di porre le tue speranze nella rete, per cui vorrei proporti una piccola considerazione sul ruolo delle informazioni ai giorni nostri.
Internet è nato come strumento per la diffusione delle informazioni, dapprima nelle università, in seguito su scala mondiale.

In questo senso è uno strumento democratico, forse l‘unico vero strumento democratico che la nuova società è riuscita a creare.

Però ha diversi aspetti, diversi usi, senza contare il fatto che le sue possibilità, che aumentano forse ogni giorno, non sono state ancora esplorate.
Senza citare il solito controllo sugli utenti (google, facebook) e quindi la realizzazione totale del principio machiavellico del potere che guarda senza essere veduto, uno degli aspetti negativi è la mole di informazioni, una matassa impossibile da districare.

Escludendo persone come te, che leggi, che fondi i tuoi commenti alle notizie su una preparazione solida (una preparazione che non viene dall’ era di internet), esistono persone che si vedono letteralmente bombardate da continue informazioni senza avere gli strumenti per poter da queste trarre una pur minima conclusione. Hanno le informazioni ma non gli strumenti per decifrarle, hanno internet ma navigano un po‘ a casaccio.
A questa schiera si aggiunge quella ancora più folta di quelli che si servono della rete unicamente per “socializzare“, quindi di nuovo facebook, blog personali, etc, la usano come estensione della mondanità (espressione infelicissima ma non me ne vengono di migliori).

Non sono una nemica di internet, ma in genere confronto ad esso la vita reale, e la realtà mi fa vedere che tanti ignorano la politica, che non sanno cosa stia accadendo in Siria, o in Val di Susa, molti ignorano il movimento No Muos (e quindi le installazioni in Sicilia e tutto il dibattito scientifico), ignorano l‘Ilva, e via dicendo.
L‘informazione in rete esiste, ma credo che se ne serva una minuscola parte della popolazione, e uno strumento democratico senza demos che se ne serva, è uno strumento perfettamente inutile.

Sulla guerra, sono convinta anch’ io che nessuno la voglia, Russia e Cina che hanno da combattere prima i loro problemi interni (pure se i conflitti sono rapidi modi per mettere a tacere le beghe intestine), l‘Inghilterra che non penso voglia mettere a rischio la sua già precaria stabilità, come l‘Italia e la Germania.

Gli USA hanno però tutto l‘interesse ad agire ora, perché attendere che specie la Cina sposti definitivamente l‘economia globale a est, significherebbe perdere l‘ultima possibilità di restare al centro del mercato.

I cittadini non vogliono il conflitto, ma non volevano neanche la Seconda Guerra. Se i governi, come faranno, riusciranno a inculcare la necessità di questa nuova catastrofe, allora anche questa volta i cittadini si sottometteranno alla necessità di stato.
E gli americani sono sempre stati bravi a pilotare masse addormentate.

P.s. perdona la confusione, ma ho lottato con questo diabolico telefono :)

* * *

risposta di bortocal:

la guerra non la vuole nessun popolo, esattamente come nella prima guerra mondiale, e pochissimi governi; però la vuole la politica americana e per paradosso della storia la vuole un presidente premio Nobel per la pace.

la guerra Obama stesso e l’America la vuole senza volerla davvero, la vuole perché si è incastrato con le sue stesse mani, la vuole perché l’America si indebolisce di giorno in giorno e la potenza residuale che le resta è quella militare (quando avrà perso anche questa avrà finito di sancire il suo declino, ed emergerà la potenza cinese, potenza vera, potenza diplomatica e di relazioni politiche ed economiche).

questa va detto in premessa, perché la guerra non si fermerà da sola.

noi possiamo fermarla? e possiamo fermarla anche utilizzando internet?

prima di tutto dovremmo fermarla con i nostri corpi, scendendo in strada a manifestare, per quanto pochi possiamo essere, come sta avvenendo in diversi luoghi del mondo…

ma poi anche internet è un piccolo aiuto in più a fare circolare la protesta.

condivido tutte le tue osservazioni e le critiche, senza nessuna fatica perché sono anche le mie e le ho esposte varie volte.

però una pressione, seppure piccola, dal mondo della rete viene e non è trascurabile.

capisco di essere Davide contro Golia, oppure Robin contro Giovanni senza terra, per restare più fedele al mio avatar, ma mi sentirei un poco responsabile se non cercassi di fare proprio niente.

* * *

per questo, per quel poco che vale, chiedo però che tutti noi:

1) prendiamo coscienza del pericolo di una guerra globale che dilaghi dalla Siria ad altre potenze e della inaccettabilità di una nuova guerra americana o occidentale in Medio Oriente 

2) per quel poco che sta in noi cerchiamo di far circolare informazioni e proteste sulla rete

3) costruiamo una rete di chi sente il problema e ritiene suo dovere fare qualcosa, anche soltanto come protesta verbale.

17 risposte a “ellagadda, internet può fermare la guerra?

  1. Per rispondere alla domanda….secondo il mio parere: no.
    Internet non sarà non può essere capace di fermare la guerra.
    Gli interessi sono molto alti e il mondo “è grande”.
    Internet può servire per organizzarsi, per darsi appuntamento, forse per conoscersi ma per poter fermare un’azione di questa portata come una guerra c’è bisogno di un’azione corrispondente.

    Boh…penso così, al momento…

    buona serata
    .marta

  2. Caro Borto,
    innanzitutto grazie per avermi dato spazio nel tuo blog, ammetto di essere sorpresa perché non mi pareva di aver detto grandi cose, anzi, ma è un tema che m‘inquieta.
    M‘inquieta perché?
    Cerco di andare con ordine.
    Dunque, mi pare di capire che su un punto ci troviamo perfettamente d‘accordo, ovvero sulla responsabilità.
    Siamo tutti (si spera) contro la possibilità di un conflitto e, essendo internet e la libera informazione il nostro unico strumento di dissenso, è non solo un nostro diritto usufruirne ma è soprattutto un nostro dovere impegnarci affinché le notizie circolino.
    Internet è la nostra voce, e sta dunque a noi usarlo nel miglior modo possibile.
    Ed ecco il “ma“: io e te, e tantissima altra gente, sentiamo questo diritto/dovere, ma quanti siamo?
    Ti faccio un esempio, pescato, al mio solito, dalle chiacchiere senza impegno fra amici.
    Si parlava delle piogge della scorsa settimana (niente di serio) e del fatto che in Italia, ogni pioggia, fa disastri: Roma allagata, i soliti smottamenti, etc. Sulla Puglia, in particolare, era uscito un articolo che denunciava l‘assenza della fogna bianca, quella che raccoglie l‘acqua piovana. Reazione di un mio interlocutore? Stupore. Stupore perché sapevo che era stata chiusa la Linea A a Roma, stupore perché avevo letto della fogna bianca. Eppure erano notizie di Repubblica, mica si trattava di chissà quali fonti!
    È un caso limite? Non credo, dato che di esempi del genere, sulle tematiche più svariate, ne ho a bizzeffe, anche da persone che a sentir loro dovrebbero essere informatissime.
    Quindi la mia sfiducia non è nel mezzo, ma in chi ne fa uso.
    Ammetto di non nutrire nessuna speranza nell’ umanità, in quella dell’ era di internet men che meno, vedo troppa indifferenza, troppa apatia. Sono sempre più convinta del fatto che, se il fascismo avesse preso il potere ai giorni nostri, non sarebbe stata possibile nessuna Resistenza, ma avremmo subito, come facciamo adesso, senza riuscire a passare all’ azione.
    Quanti difendono ancora Berlusconi? Quanti parlano unicamente dell’ Imu? Quanti vanno dietro agli sproloqui di Grillo? Quanti badano al proprio mulino, senza rendersi conto che l‘acqua da portare è sempre meno?
    Ultimamente ho riletto alcuni testi che credo meritino un ritorno forte nella nostra cultura:
    1. Scritti corsari, di Pasolini;
    2. Il futuro della democrazia, di Bobbio;
    3. Socialismo liberale, di Carlo Rosselli.
    Credo che, nonostante appartengano a tre periodi differenti della nostra storia, siano ancora attualissimi, soprattutto per comprendere le dinamiche che permettono o impediscono una reale presa di coscienza e quindi un’ azione.
    La cultura, che venga da internet o dalle biblioteche, è la nostra arma, ma di guerrieri ne vedo pochi.

    • cara ella,

      be’ il tuo commento ha avuto 5 gradimenti sinora, che per il mio blog non sono pochi: quindi ha colto qualche problema che in questo momento è sentito…

      d’accordo sulla responsabilità (che è anche il punto centrale), d’accordo pure sui limiti di internet e in particolare in Italia, che sono però prima di tutto i limiti della mancanza di una vera opinione pubblica in Italia.

      all’elenco dei grandi del Novecento che hai citato aggiungerei anche per l’Ottocento il padre del pensiero democratico italiano, Leopardi, col suo Discorso sopra lo stato presente dei costumi degl’Italiani http://www.filosofico.net/leopdiscitalintero.htm, che è il primo, a mia conoscenza ad affrontare proprio i problemi dello spirito pubblico in Italia e della sua debolezza.

      muovo proprio da qui per una domanda: questa debolezza è di lunga data? l’analfabetismo diffuso e la disabitudine alla lettura anche nelle classi che si autodefiniscono colte è recente o di lunga data?

      è dalla risposta a queste domande che nasce la vaga speranza che internet possa migliorare leggermente le cose.

      forse è una speranza fondata quasi sul nulla e le speranze a vuoto non piacciono neppure a me, ma facciamo conto che serva almeno per l’ottimismo della volontà…

      grazie, naturalmente, anche di questo intervento.

  3. Credo che internet sia una fonte inesauribile. Nel mio piccolo ho vissuto una protesta nata tramite internet, che ha avuto i suoi frutti – protesta per mala gestione accademica, purtroppo. Ora non so se una notizia diffusa in internet possa risolversi sempre in un movimento condiviso, però è un inizio, uno spunto, un incipit per qualcosa di più grande. Basta non far esaurire tutto in una nuvola di fumo.

    • non sarà internet a far diventare intelligenti o informati gli stupidi, su questo ha ragione ella: ogni strumento viene usato in relazione alle capacità e alle vocazioni di chi lo usa.

      però internet moltiplica le capacità di sapere di chi sa usarlo in una maniera così potente che facciamo fatica oramai perfino a ricordarci che cosa era e come funzionava il sapere prima…

      e quindi, se vogliamo farlo, moltiplica anche le capacità di mettersi in contatto e organizzare proteste…

        • già, ella ha però ragione quando ci ricorda che l’azione non può fermarsi ad internet.

          direi scherzando con te come ho fatto con marta qui sotto, che il confronto fra me e lei sul ruolo di internet, sulla base dei commenti ricevuti, termina su un meritato pareggio 1:1… 🙂

  4. Sono un pò scettico sul fatto che “i cittadini” non volessero la Seconda Guerra Mondiale, ma è storia (tantomeno la Prima…).

    Per il resto, condivido le osservazioni dell’autrice: sono i problemi già spesso delineati di internet.
    In realtà, dovremmo cominciare ad insegnare a scuola come usare questo strumento.
    Un pò di tempo fa l’aveva fatto un prof francese:
    http://www.rue89.com/2012/03/22/jai-piege-le-net-pour-donner-une-lecon-mes-eleves-230452

    • certamente i cittadini, quelli almeno definibili tali perché liberi di esprimersi, cioè i cittadini delle democrazie occidentali, furono molto riluttanti alla seconda guerra mondiale, e se vado a guardare a documenti come le lettere di mio padre, fascista convinto, dall’Africa Orientale a mia madre appena sposata, anche fra gli italiani, dietro le manifestazioni di facciata, dominava la preoccupazione; negli USA solo l’attacco di Pearl Harbour spezzò l’opposizione dell’opinione pubblica (tanto che qualcuno sospetta che Roosevelt lo conoscesse in anticipo, ma lo lasciasse fare ai giapponesi proprio per portare gli americani in guerra.

      sulla larghissima opposizione popolare alla prima guerra mondiale in tutta Europa non ci sono dubbi: l’Italia, come noto, ci entrò solo attraverso una specie di colpo di stato del Re e di Salandra, mentre la maggioranza del Parlamento era contraria.

      • mah, le mie memorie scolastiche per la Prima Guerra Mondiale mi ricordano un’Italia abbastanza spaccata sul punto….
        inoltre, un certo interventismo era ben diffuso in Austria, Germania, Francia e persino Inghilterra.
        se fosse maggioritario, non saprei dire, ma non negherei tanto semplicemente questo punto.

        • vedi i guai della scuola che serve appunto a diffondere versioni ufficiali false dei fatti.

          socialisti e cattolici erano pacifisti (con l’eccezione dell’ancora ultrasinistro Mussolini e la situazione particolare di Battisti), lo era perfino la parte maggioritaria del Partito Liberale giolittiano: gli interventisti si agitavano molto e avevano l’appoggio degli industriali e della grande stampa, ma contavano poco in termini di consenso.

          il laboratorio del fascismo fu il 1914-15 più ancora del biennio rosso, che fu soltanto la ripresa più in grande di uno schema già collaudato.

          quando fu reso noto (parzialmente) il Patto di Londra stipulato dal primo ministro Salandra, d’accordo col re ma senza consultare il parlamento, nell’arile 1915, e non ricordo male, le Camere erano in sospensione dei lavori.

          la maggioranza dei deputati depositò il proprio biglietto da visita nella cassetta della posta di Giolitti, non potendo fare altro.

          ma il Parlamento non fu convocato e l’Italia entrò in guerra lo stesso (vado a memoria e non ho preparato la lezione 🙂 quindi non giuro sull’esattezza di tutti i particolari).

          questo fu il primo colpo di stato di Vittorio Emanuele II, poi venne quello del 28 ottobre 1922 e infine quello del 25 luglio 1943: era un habitué, il re tappo.

          nel resto del mondo i socialisti erano contrari ovunque; il leader socialista Jaurés fu assassinato per la sua opposizione alla guerra; in Germania c’erano la Luxembourg e Liebknecht a contrastare la guerra, anche se alla fine l’opposizione socialista fu travolta e il Partito tedesco arrivò a votare a favore dei crediti di guerra.

          no, la guerra fu imposta a masse contrarie, anche grazie all’attivismo di gruppi ristretti gonfiato dalla stampa di allora che era il principale dei media.

          sarebbe bello confrontare con la situazione di oggi e rendersi conto che, nonostante tutti i limiti che denunciamo continuamente, il ruolo democratico dell’opinione pubblica appare di tanto rafforzato…

non accontentarti di leggere e scuotere la testa, lascia un commento, se ti va :-)

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