395. un editoriale alla Cazzullo: il Corriere a favore della guerra?

la guerra avanza (sembra che Obama sia riuscito a convincere i leader repubblicani del Congresso ad appoggiarla; gli unici che non riesce a convincere ancora sono i generali, e questo la dice lunga), ma gli italiani non se ne danno pena: un’altra guerra in Medio Oriente, che sarà mai?

e poi noi ne restiamo fuori, questo è sicuro: il papa digiuna contro la guerra, la Bonino anche, il ministro della Difesa ci sta pensando.

a noi piacerebbe più un digiuno da F-35, diciamo, che un digiuno simbolico…

i giornalisti di regime rassicurano il popolo, saputi, perché stia calmo: tanto Obama finge, noi siamo i più furbi di tutti e l’abbiamo capito…

Grillo e il Partito Democratico hanno altre gatte da pelare; SEL sembra emigrata all’estero; Travaglio non vede più in là di Berlusconi.

considerando che Chiesa e Governo ci assicurano che noi non ci saremo, c’è da aspettarsi che la sventatezza e l’egoismo nazionali alla fine trionfino: la guerra non ci sarà, se ci sarà non ci riguarda, se ci riguarda ci penseremo domani.

* * *

però uno che si preoccupa – a parte certi blogger come me che cercano invano di ritrovare il filo che ricolleghi l’opinione pubblica di questo paese perduto al resto del mondo – c’è, e si chiama Cazzullo, è un grande giornalista – dicendolo senza nessuna ironia – e scrive sul Corriere un editoriale , ma si preoccupa per motivi opposti che questo blog.

se c’è qualcosa che porta sfiga in Italia, a proposito delle guerre mondiali che scoppiano davvero è il Corriere: sempre bellicista, e anche trascurando il Corriere del 1940, che era solo un organo di regime, le analogie tra il Corriere 2013 e il Corriere 2014 sono impressionanti.

come noto, sotto la direzione di Albertini (inizialmente contrario) il ruolo del Corriere della Sera fu determinante nel favorire l’intervento italiano alla Grande Guerra.

ho perfino l’impressione che Cazzullo abbia sfogliato gli archivi…, forse il sogno è di ripetere l’exploit e di tornare sui libri di storia

vedete? quella guerra che all’inizio non  voleva nessuno, e fu solo il Corriere, anzi il solo Cazzullo a volerla…, anche se al momento, purtroppo per lui, il Corriere non è ancora monolitico attorno a questo entusiasmo bellicista.

però date tempo al tempo e anche Cazzullo avrà la sua rivincita.

nelle guerre  mondiali l’Italia è sempre arrivata con 9-10 mesi di ritardo: qualcuno pensa davvero che, se scoppierà un conflitto nel Mediterraneo che coinvolgerà le grandi potenze, l’Italia potrà davvero restarne fuori?

è evidente che ci saremo risucchiati dentro anche contro voglia.

* * *

ma come si fa a scrivere un articolo a favore della guerra?

questo sì che è un argomento degno di studio nelle scuole di giornalismo, e dunque esaminiamo l’editoriale di Cazzullo.

prima di tutto si muove da una notazione morale più che politica, prendendosela con la grande coalizione italiana indifferente alla Siria:

Per giorni tra destra e sinistra è stato tutto un compiacersi per la nostra estraneità, il nostro pacifismo, il nostro buonsenso che ci tiene fuori dai guai.

è un perfetto rovesciamento dei valori, e bisogna farlo all’inizio dell’articolo, altrimenti il pubblico non ti segue: ed ecco come:

Questa non è la reazione di un grande Paese, che ha nel Mediterraneo i suoi interessi vitali, il suo futuro, e pure i suoi militari.

quindi, il primo motivo per approvare questa guerra e starci dentro, dice Cazzullo, sta nella logica di potenza.

* * *

il secondo motivo mescolato al primo sta nei nostri soldati nel Libano, sono più di mille uomini che potrebbero trovarsi in ostaggio della guerra da un momento all’altro…

sarebbe un buon motivo per ritirarli al più presto, non per buttarcisi dentro…

anzi, siccome il mese prossimo, lo dice Cazzullo stesso, il Parlamento dovrà finanziare di nuovo le missioni militari all’estero, quale occasione migliore per un paese alle corde che smettere di farlo?

ma, dice Cazzullo, il Parlamento deve non discutere interventi militari (perché questi sono fuori discussione per definizione, secondo lui), ma delineare a pieno un ruolo politico, oggi del tutto oscuro.

e invece è proprio l’intervento militare che va escluso, per rispetto della Costituzione che esclude interventi militari che non siano previsti nel quadro di una azione delle Nazioni Unite.

ma in  questo modo perderemmo prestigio…

ecco la solita argomentazione alla Cazzullo (” l’impegno delle forze armate e dei contribuenti ci ha restituito una dignità e un ruolo”): ma non c’è niente di peggio che inseguire una grandeur della quale non si è più all’altezza…

* * *

a questo punto non resta a Cazzullo che scatenare il fuoco d’artificio della propaganda…

Le orrende immagini dei civili massacrati dal loro stesso governo sono il punto di non ritorno (…) 

argomenti buoni per gli allocchi, e dunque per  molti, ma di presa molto debole comunque: chi abbia massacrato i civili non è del tutto certo, e ci vorrebbero prove un poco più definite delle intercettazioni telefoniche dei servizi segreti israeliani, peraltro mai fatte ascoltare,

del resto esiste una commissione di inchiesta dell’Onu; e siccome la vita alle vittime non potrà restituirla nessuno, quale urgenza muove a fare guerra prima che i risultati siano noti?

forse proprio quella di impedire la divulgazione dei risultati di una inchiesta indipendente?

colpire chi potrebbe essere innocente, prima di accertare la sua colpa, non appare proprio quel che si dice  un modello di comportamento virtuoso ed indica con chiarezza i carattere pretestuoso dell’intervento.

del resto l’opinione pubblica è stanca: anche Saddam fu combattuto, abbattuto e alla fine impiccato per il possesso di armi di distruzione di massa che non aveva, ma l’accertamento avvenne solo a cose fatte e a tiranno impiccato, come volevano i Bush che gli erano stati anche personalmente amici.

* * *

(…) per un regime tra i più abietti della terra. Gli Assad hanno mantenuto il potere in questi anni con l’appoggio iraniano e russo e grazie a torture e fosse comuni. 

non si capisce se l’abiezione dipende dall’essere alleato dei russi (come l’Italia di Berlusconi) o degli iraniani: cosa che appartiene alle libere scelte di un governo, o all’uso delle torture: argomento interessante se proviene dalla patria di Stefano Cucchi.

in effetti l’esistenza delle torture in Siria DOPO l’inizio della rivolta è documentata da Amnesty International, ma anche in altri 133 paesi, ai quali immagino che Cazzullo vorrà far dichiarare guerra, per equità:

http://www.focus.it/cultura/curiosita/La_tortura_nel_mondo_C11.aspx

* * *

Nei loro arsenali ci sono tonnellate di iprite, sarin e altri gas letali. 

solo in quelli siriani? e bombardare questi depositi è il modo migliore per renderli inoffensivi?

e  poi, di fronte a stermini di massa, è veramente così determinante stabilire con che tipo di arma essi sono stati realizzati?

non c’è dubbio che il regime di Assad se ne è macchiato, con armi diverse dai gas, e dunque meritava una riprovazione internazionale, ma perché intervenire solo adesso?

se non vi è unanimità all’ONU su come gestire questo problema, questa difficoltà va rispettata.

ma forse è proprio questa forzatura che si vuole compiere: si attacca Assad, alleato della Russia e dell’Iran per colpire la Russia e l’Iran, che non potranno fare a meno di reagire.

è proprio questo che i liberi cittadini del mondo vogliono?

* * *

Nel momento in cui gli unici due leader progressisti del G8, Obama e Hollande, sostengono l’intervento, il Pd pensa di ritrovarsi di fatto sulla linea di Putin? 

già, bella sinistra mondiale che ci ritroviamo! 

ma rifiutarsi di condividere la svolta bellicista di Obama non significa certo appoggiare Putin: che modo insulso di argomentare è questo?

una cosa sfugge a Cazzullo, oppure fa finta di non saperla.

che chi è nemico di una guerra stupida e sbagliata non è un nemico dell’Occidente, non è un nemico della patria, ma è il suo migliore amico…

* * *

una grande nazione è il rispetto della propria Costituzione che vieta l’uso della guerra per risolvere le controversi internazionali, e dunque IMPONE il metodo diplomatico se non vi è una decisione dell’ONU favorevole a forme limitate di intervento.

Cazzullo è dunque fuori della Costituzione?

ebbene sì: il suo articolo è anticostituzionale.

8 risposte a “395. un editoriale alla Cazzullo: il Corriere a favore della guerra?

  1. Gli italiani si sono abituati a tutto: guerre comprese.

    Che gli importa?
    Mica è a casa nostra?
    Costituzione?…..ahahhahah
    carta straccia

    Il medio oriente è sempre stata una bomba ad orologeria: si tratta sempre di aspettare i giusti tempi.
    tutto qui.

  2. su un paio di punti non sono d’accordo:
    – non ritirerei i soldati dal Libano: non sono in missione di guerra e la loro presenza è d’aiuto alla stabilità nel paese.
    – non credo affatto che Russia o Iran reagiranno direttamente ad un attacco alla Siria
    – concordo con Cazzullo (per una volta) che si dovrebbe discutere il ruolo geo-politico dell’Italia, una volta per tutte!

    • be’, i punti sono tre e mi pare riguardino la sostanza stessa dell’articolo, direi… 😉

      1. non mi pare irrilevante che la “missione di pace” italiana in Libano si svolga eventualmente nel contesto di un confronto militare globale diretto tra superpotenze che coinvolgerebbe necessariamente il paese: ciò cambia oggettivamente il significato della nostra presenza lì, e in ognoi caso mantenere un contingente di oltre 1.000 uomini in una simile situazione di rischio per loro mi pare irresponsabile.

      aggiungo che il loro inevitabile coinvolgimento in azioni di guerre ci COSTRINGEREBBE ben presto a intervenire: le tecniche sono ampiamente collaudate.

      più in generale sarebbe realistico prendere atto che siamo scivolati fuori dal giro delle grandi potenze e ridimensionare obiettivi e spese della nostra politica estera per non fare la rana che si gonfia per apparire più di quel che è.

      2. non so che cosa intendi per “direttamente”: non so se leggi i giornali o li interpreti a tuo piacimento per rassicurarti: non ci sarebbe probabilmente e certamente all’inizio un invio diretto di truppe dalla Russia (dall’Iran non so), ma entrambi i paesi hanno pienamente confermato il loro pieno appoggio militare alla Siria in caso di attacco americano: quel che io intendo per “reazione”, e mi pare sufficientemente pericolosa lo stesso.

      3. certo che si dovrebbe discutere del ruolo geo-politico dell’Italia, ma a partire da premesse opposte a quelle di Cazzullo: quella centrale l’ho abbozzatta al punto 2.

      tu ci stai a queste premesse? mi pare proprio di no.

      e a me non interessa una discussione che prosegua sul ruolo possibile di grande potenza dell’Italia: oggi l’Italia può discutere poco più che delle responabilità che le vengono dalla sua posizione geografica.

      direi anche che il ruolo di ponte col mondo arabo, che le era stato da Moro e mantenuto da Craxxi, è stato di fatto cancellato dopo la caduta di questo; l’amicizia berlusconianna per Gheddafi apparteneva oramai ad altri scenari.

      il ruolo internazionale non è separabile dagli equilibri politici interni: la miseria della politica italiana impedisce al paese, tra le altre cose, anche di avere un ruiolo internazionale e con una simile destra e con Grillo all’opposizione, cioé con un apese per due terzi di dementi, e per un terzo residuo di pusillanimi non è possibile avere una politica internazionale degna di questo nome.

      la politica internazionale infatti è quasi come la Costituzione: deve essere condivisa almeno dai due terzi, direi, per chiudere con una battuta… 😉

      • scusa, ma mi pare che il collegamento fra la missione in Libano e la Siria manchi di consequenzialità: i nostri soldati sono in Libano da ben prima che la crisi siriana iniziasse.
        che dobbiamo ritirarli ora?
        e con quali conseguenze per la regione e per il Libano?
        no, questo per me è nascondere la testa sotto la sabbia.

        il punto parrebbe superato, ma per “direttamente” intendo “direttamente” e mi pare molto chiaro: secondo te davvero Russia ed Iran avrebbero rischiato il conflitto a tutto campo con gli USA per la Siria?
        non è realistico.

        sono d’accordo che la politica internazionale non possa esser separata da quella interna, ma dissento sul resto del punto.
        intanto, è sostanzialmente impossibile far condividere una politica estera (una qualsiasi) a due terzi della popolazione.
        poi, a mio avviso è erroneo partire dal ruolo e dal peso che si vogliono avere nel mondo nel delinearla. come se questi fossero dati precisi e calcolabili con certezza.
        semmai, si tratta di individuare politiche concrete per aumentare il proprio peso geopolitico.

        • veramente il collegamento tra la nostra missione in Libano ed una possibile guerra in Siria (che per fortuna sembra al momento arretrare come possibilità, di fronte all’insurrezione dell’opinione pubblica di mezzo mondo e perfino di una parte importante del Partito Conservatore inglese che abbiamo visto votare contro) non lo stabilisco io ma Cazzullo (oltre a Panebianco e Sergio Romano!) ed è, come dire?, comunque evidente a occhio nudo per ogni buon osservatore…

          il passaggio esatto del suo editoriale è il seguente:
          “Contro l’intervento ci sono molte buone ragioni, espresse sul Corriere da Angelo Panebianco e Sergio Romano: non ultima appunto la presenza in Libano di oltre mille nostri soldati, che rischiano di trovarsi tra due fuochi. L’Italia ha già dato molto alla comunità internazionale: non si tratta di esporre altri uomini, e di spendere altro denaro pubblico. Ma proprio perché l’impegno delle forze armate e dei contribuenti ci ha restituito una dignità e un ruolo, una questione tanto cruciale non può essere liquidata con una scrollata di spalle”.

          dopo di che Cazzullo divaga sul tema dell’Italia grande potenza e non dà nessuna risposta…

          ma le politiche concrete per aumentare (o anche solo mantenere) il proprio ruolo geopolitico devono essere commisurate alle forze che si hanno, altrimenti si traducono in pesanti e controproducenti insuccessi.

          francamente, Red, non riesco a capire la tua ostinazione nel negare l’evidenza: un conto è una missione di pace (già molto pericolosa) nella situazione attuale, un conto è continuarla in una condizione di guerra aperta: è come mettere 1.000 ostaggi nelle mani di Assad; e non credo che si possa trascurare il loro stato d’animo.

          comunque se la guerra non ci sarà, la missione potrà continuare, anche se una riflessione sui costi e sui vantaggi di queste missioni in un momento di crisi economica così grave si impone comunque, a mio parere.

          e allora? chi sta nascondendo la testa sotto la sabbia? io o tu? 🙂

          infine la tua affermazione che “è sostanzialmente impossibile far condividere una politica estera (una qualsiasi) a due terzi della popolazione” non è vera in generale: in Germania CDU, SPD e Verdi condividono la prospettiva europea, e sono di gran lunga più dei 2/3 dell’elettorato; la linea di potenza americana è condivisa nelle linee fondamentali dai due principali partiti; nel dopoguerra una chiara maggioranza di italiani si schierò a favore della scelta atlantica e filoamericana e la posizione filorussa dei comunisti restò isolata, fino a che anche Berlinguer finì per rimangiarsela e per un paio di decenni il nostro ruolo di alleati critici degli USA non fu discusso da nessuno.

          direi che è una anomalia e un segno di crisi di un paese se radicalmente le sue prospettive di politica estera creano una spaccatura politica insanabile nella popolazione:: significa che ci si sta spaccando sul futuro stesso del paese.

          in questo caso non saprei dire che cosa pensano i partiti, perché non mi pare che le forze politiche italiane, provincialmente in tutt’altre faccende affaccendate, abbiano assunto una qualche posizione chiara sul tema.

          per tutti ha parlato il solo governo, per dire cose di molto buon senso e condivisibili, che forse per una volta coincidevano col sentire comune di una larghissima parte della popolazione, fra l’altro; le posizioni belliciste sono totalmente isolate nella grande stampa, Corriere e Repubblica, quindi presumibilmente nel grande padronato, ma non hanno presa, nonostante tutto: creano solo confusione.

          tuttavia l’inerzia è molto pericolosa…

          • ma un conto è concordare delle linee fondamentali (come la partecipazione all’UE o altro), un altro è condividere una politica estera!

            quanto al Libano: quello che io contesto non è il collegamento fra i due fatti, ma l’ordine dello stesso.
            un conto è guardarli dalla prospettiva siriana, un altro da quella libanese…. e le due cose non sono intercambiabili

            • certamente, soprattutto se una prospettiva libanese non dovesse più esserci, nel quadro di un conflitto generalizzato nell’area che dovesse coinvolgere anche Israele e l’Iran!

              conflitto generalizzato in un’area non significa certamente di necessità un confronto militare diretto fra due superpotenze: ne abbiamo già avuto uno, durato 12 anni in Vietnam, di confronto rimasto indiretto.

              ma questo non è certo un buon motivo per non opporsi!

              sul primo punto non rispondo, perché non ho capito.

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