424. l’essenziale non è solo invisibile agli occhi, vero?

la vera notizia nascosta, perché diventata innaturalmente ovvia, non sta negli alti e bassi di questa corrida annunciata ed insulsa, dove a Berlusconi tocca per una volta la parte del toro e non del matador: ce la propinano da settimane in tutte le salse, anche se ho l’impressione che in generale l’opinione pubblica (per quel tanto che ce n’è in Italia) sia piuttosto nauseata.

sta nel fatto che le televisioni pubbliche, pazienza le sue, trasmetteranno il videomessaggio di un pregiudicato, e poco ci manca che non lo facciano a reti unificate, come se fosse lui il vero presidente della repubblica.

del resto questo è il ritratto del paese, no?

* * *

lo splendido spettacolo della Concordia che si raddrizza e sembra pronta a solcare i mari di nuovo, verso nuovi inchini (però leggersi, in controtendenza con la retorica dilagante ilsimplicissimus qui), fa sentire l’assenza delle metafore cinematografiche visionarie di Fellini.

finché la barca va…, diceva Craxi, parlando dell’indebitamento pubblico mostruoso, che aveva messo in piedi e che è la causa principale della  nostra rovina.

non solo per motivi strettamente economici, ma perché ha fondato un paese irresponsabile e parassitario di gente che vive e pretende di vivere di rendita, senza lavorare, dove un pensionato guadagna di più di quando lavorava, senza fare nulla, perché è sottratto agli obblighi di solidarietà sociale e non contribuisce alle pensioni degli altri o a quelle future dei giovani che stanno pagando la sua.

metafora evidente dell’egoismo sociale, che si traduce nel culto del non pagare neppure l’IMU, o di scaricarla in parte sugli inquilini, nell’aumento IVA che sta per colpire i redditi più bassi per agevolare quelli dei più ricchi, salvo qualche trucchetto contabile in partita di giro, nella politica economica da sceriffo di Nottingham che Berlusconi, il vero Mentore degli italiani, ha imposto ad una sinistra senza nome e connivente.

* * *

di questi problemi scrive anche Lucrezia Reichlin in un articolo lucidissimo,  Con la testa sotto la sabbia, sfuggito chissà come sul Corriere ad una censura di cui non si avverte più neppure il bisogno, tanto sono intontiti gli italiani.

ne è vietata la riproduzione, ad ogni buon conto, e quindi non ho potuto ribloggarlo sulla mia pagina twitter, tuttavia ne riassumo alcuni passaggi fondamentali, sperando che sia lecito, rinunciando malvolentieri al suo aspetto più simpatico: la forma seminarrativa di una specie di reportage scritto da un marziano di ritorno da un viaggio in Italia:

L’Italia ha oltre il 130 per cento nel rapporto debito-Pil, in crescita: ben al di là delle previsioni di due anni fa quando i più sostenevano che fosse stato raggiunto il picco.

Le prospettive di rientro sono inesistenti. La crescita del reddito potenziale è infatti, nelle stime più ottimiste, appena sopra lo zero, l’inflazione presente e attesa è al di sotto dell’uno e mezzo (1,3 in agosto), ma i tassi d’interesse effettivi sono in rialzo. Dati poco incoraggianti per la sostenibilità del debito.

Dai giorni della crisi più profonda l’Italia non ha fatto niente per rilanciare la competitività. Né quella intesa in senso stretto, determinata, cioè, dal tasso di produttività e dal costo del lavoro; né quella più ampiamente considerata, determinata dall’efficienza nelle dinamiche amministrativo-burocratiche e del sistema giudiziario e dall’incidenza della corruzione. La conseguenza si fa sentire sugli investimenti e sulle esportazioni che, pur essendo cresciute più della domanda interna, non hanno avuto un andamento dinamico quanto quelle di Madrid. La disoccupazione è in crescita, l’occupazione in calo, mentre il settore bancario resta fra i più fragili d’Europa, con la necessità potenziale di capitali che sfiora i 30 miliardi, secondo le informazioni raccolte a Francoforte e Bruxelles.

Se questo è il quadro perché le tante, eminenti personalità sono ottimiste? Perché non avvertono un senso di urgenza? Non temono di perdere il controllo delle finanze pubbliche, non li inquieta la prospettiva di dover chiedere aiuto all’Europa? Se, invece, gli italiani fossero forzati a comprare titoli di Stato per evitare questa prospettiva, non temono di scivolare lungo la via di un irreversibile declino economico? È davvero motivo di gioia una previsione di crescita del Pil che oscilla dal -1,3% al -1,7 nel 2013 e dal -0,5 al +0,7 nel 2014, visto che, secondo gli esperti, alle stime del governo con il suo +1,3% nel 2014 non crede nessuno?

Come mai, infine, tanti si compiacciono del surplus primario, ma non pensano che con questi dati macroeconomici, attuali e attesi (dal Pil all’inflazione ai tassi d’interesse), è difficile che l’Italia possa arrestare la dinamica perversa del debito?

le conclusioni del marziano della Reichlin sono illuminanti e profetiche:

L’italiano è una specie particolare di essere umano. Ha età media elevata e, nella media, è ricco – o meglio: si sente ricco, grazie ai debiti fatti, che non pensa di dovere restituire. Forse per questo la sua propensione al rischio è scarsa, un ricordo la voglia di emergere del dopoguerra. Si preoccupa soprattutto della tassa sulla casa, ovvero la tassa che incombe sulla sua ricchezza.

Non perdere troppo tempo a ragionare in Italia, ma goditela. È un Paese di grande bellezza.

Teniamo un occhio aperto. Quando tutte queste belle cose italiane dovranno essere vendute per fare fronte ai debiti, le compreremo a prezzo di saldo e ne faremo attrezzati luoghi di vacanza per i pensionati del mondo emergente.

troppo ottimista: se 4 caffè in Sardegna vengono fatti pagare 180 euro sarà probabile che i pensionati degli altri paesi, non così ricchi come quelli italiani, si tengano alla larga, con dispiacere, da questo paese bellissimo.

* * *

l’essenziale è invisibile agli occhi: invisibili sono i redditi dei super-ricchi, in crescita accelerata e mostruosa?

NONOSTANTE – nonostante? o lapsus!: GRAZIE ALLA CRISI ECONOMICA, che non è altro che lo strumento escogitato per affamare il resto del mondo.

qui lo spiraglio di verità è sfuggito a Repubblica, che riporta “la stima elaborata dal mensile Forbes, che annualmente censisce il patrimonio dei 400 uomini più abbienti degli Stati Uniti”.

Nel 2013 l’ammontare dei 400 conti correnti vale oltre 2mila miliardi di dollari, 300 in più rispetto ai 1.700 del 2012, una cifra che supera di poco l’economia di tutta la Russia. 

vi prego di cogliere questi due dati semplicemente mostruosi del nuovo Medioevo tecnocratico che avanza:

1- la ricchezza di queste 400 persone da sole è superiore a quella di una superpotenza come la Russia (ed è comunque inferiore al debito pubblico italiano, che è superiore alla ricchezza della Russia, giusto per restare in tema…)

2- questa ricchezza è cresciuta quest’anno, rispetto alla stessa data dell’anno scorso, di un po’ meno del 20%: 300 miliardi di dollari di aumento rispetto a 1.700 di un anno fa soltanto: è una percentuale di crescita aberrante.

L’1% degli statunitensi più ricchi deteneva il 19,3% del reddito delle famiglie nel 2012. Si tratta della più grande forbice da almeno un secolo. La diseguaglianza è cresciuta costantemente negli Stati Uniti negli ultimi tre decenni.

dove possa condurci questo crescente squilibrio di poteri non è chiaro, ma è assolutamente allarmante per i destini stessi del resto dell’umanità, che potrebbe anche essere liquidata dall’élite in qualche genocidio di massa mai visto, qualora non risultasse più utile…

* * *

in Italia le cose per i privilegiati vanno egualmente bene: la cosa sfugge di nuovo a Repubblica, in un altro articolo:

Anche in Italia, quinta nella classifica europea, i super-ricchi sono aumentati, con patrimoni per un totale di 235 miliardi di dollari, contro i  220 miliardi del 2012: un incremento del 7% circa. 

mica male per un paese in declino, dove la ricchezza sta diminuendo e la disoccupazione imperversa.

ma arriverà mai l’opinione pubblica a rendersi conto che questo declino e questa crisi derivano dall’anarchia feudale che attraversa l’impero, dove i signori della finanza hanno preso il posto che nell’antica Cina avevano i signori della guerra, e che massacrano egualmente la popolazione, soltanto per ora con strumenti diversi e apparentemente incruenti?

* * *

meglio davvero non vedere, e se si vede non parlare, e se qualcuno parla non ascoltare…

l’essenziale non è soltanto invisibile agli occhi: è muto alle orecchie, e inesprimibile dalla lingua.

24 risposte a “424. l’essenziale non è solo invisibile agli occhi, vero?

  1. grazie Bartocal, per le informazioni, per la lucidità e l’accoramento con cui le trasmetti. Sono shockanti; è probabilmente lo shock ad impedire qualsiasi reazione perché francamente non credo che la maggioranza pensi che ragionare sia una perdita di tempo, piuttosto è la domanda che viene dopo il ragionamento – che fare? – che appare superiore alle nostre forze. Perché sembra che, in questo quadro, nemmeno l’unico strumento in mano ai popoli democratici sia utilizzabile. Ciò che si profila è superiore anche alla possibilità, ad esempio, di una diserzione di massa alle elezioni. Ammesso che in Italia ciò sia ipotizzabile, è un popolo acquiescente, davvero servirebbe? Davvero la politica conta più qualcosa, oltre essere strumento delle oligarchie? Del resto l’alternativa alle forze di “questo” governo, un governo che ha annullato le alternative (e non è condizione solo italiana, vedi la Germania, con la differenza che in Germania non devono ingoiare il Pdl) in tutta Europa sembra essere affidata ai reazionari, ai nazionalisti, ai fascisti che in queste condizioni, condizioni molto simili a quelle dell’Europa dell’inizio del Novecento, chissà perché, appaiono “rassicuranti” proprio a quelli che avrebbero meno da guadagnarci. Sapere non è rassicurante, è paralizzante. Conoscere la crisi, cosa e soprattutto chi la determina, la vuole non significa che la crisi è risolta. Quindi cosa fare, a chi volgersi? A una sinistra, la nostra, che sta dappertutto tranne che a sinistra?

    • la mia unica parziale ricetta in questo omento è di staccarsi dalla politica immediata e provare a costruire una rete di iniziative dal basso che lavori per una evoluzione culturale di media distanza.

      altro non posso dire, al momento, di più positivo: concepisco questo blog, come una goccia nel mare di queste iniziative che passano anche attraverso i blog…

        • a tutti LORO intendevi, ovviamente…

          si stanno barcamenando e litigando sui dettagli, ma se la crisi economica apparirà ad un certo punto insuperabile, visto che la situazione resta molto precaria, aldilà di come ce la raccontano, allora una guerra globale distruttiva potrà apparire ai pescecani del mondo il modo più conveniente per proteggere il loro potere dalla rivoluzione.

          tanto loro, personalmente, non rischiano nulla.

          e meglio qualche miliardo di morti che perdere il potere…

          • l’importante è che non si venga coinvolti direttamente. La Russia in tal senso sarebbe un piccolo problema per il momento. E poi non c’è nessuna rivoluzione da cui scappare. Quindi non ci sono ancora necessità urgenti per una guerra. Però dipende molto dall’equilibrio che si riuscirà a trovare tra necessità della finanza di agitare i mercati e necessità dell’industria degli armamenti di consumare prodotti bellici.

            • tu tendi a dare una risposta più tecnica e legata all’economia; io vedo la questione in termini più globali e storico-antropologici: sono due punti di vista diversi, m non per questo necessariamente conflittuali: possono integrarsi.

              certamente però non condivido la tua valutazione che mi pare un poco semplicistica sulla possibilità di restare fuori da un conflitto globale eventuale: semplicemente non esiste e perfino una scelta neutralista, non tanto facile per un paese inserito in una alleanza militare, è uno dei modi possibili di stare comunque DENTRO un conflitto globale, e ha dei prezzi.

              credo che tu sottovaluti un poco anche la pericolosità sociale della situazione attuale dal punto di vista della élite dei pescecani…

              che ha un problema molto grave e si chiama internet, da riportare sotto controllo: e solo una guerra ampia e pericolosa offrirebbe un pretesto sufficiente; mi pare che ne avessimo discusso al tempo dei miei post su Assange e la quarta guerra mondiale… 😉

              quanto ai paesi dove la crisi economica è esplosa in tutta la sua gravità, come la Grecia, mostrano chiaramente la situazione di caos che si diffonderebbe in maniera rapidamente incontrollabile se una miseria greca diventasse universale in Occidente.

              meglio, molto meglio, inventarsi un nemico esterno al quale attribuire la colpa della catastrofe perché la gente comune non apra gli occhi sui veri responsabili…

              • gli USA mi pare che nella Seconda Guerra Mondiale siano ampiamente rimaste fuori dal conflitto. Per “restarne fuori” intendevo fuori dalla distruzione. Perché sarebbe stato più difficile che i banchieri storici dell’America potessero tutti sopravvivere a un eventuale conflitto che avrebbe interessato il territorio americano.
                Quindi la finanza ama le guerra a patto che si facciano a distanza. Ma qui la Russia s’è messa di traverso come un’eventuale antagonista che avrebbe potuto spostare il conflitto altrove. Quindi i signori della finanza hanno avuto un’esitazione lasciando per un attimo da soli i signori della guerra.

                Per quanto riguarda la rivoluzione… la crisi ormai i più poveri la sentono ogni secondo. Ma cosa puoi farci se il risultato ultimo che puoi ottenere è finire ancora più nei guai. Soprattutto in Italia dove una Sinistra vera non è MAI esistita per stessa natura degli Italiani. Qui l’unica politica ammessa è quella della destra con l’aggiunta di un po’ di “solidarietà cristiana”.

                • fuori gli USA per i primi due anni, ok; ma per il resto?

                  e i soldati morti a decine di migliaia non sono importanti come le distruzioni in loco?

                  per il resto completamente d’accordo…

                  • non sono importanti come la distruzione in loco. Nel senso che “se non si vede in prima persona, non esiste” o comunque è un dolore o un’arrabbiatura che passa in fretta. I soldati che tornano sono Eroi, quelli che non tornano sono sempre Eroi… così a un certo punto si vedrà la guerra come un evento che permette di mettersi in evidenza e guadagnarsi rispetto, lasciando da parte gli orrori diretti che un evento del genere causa soprattutto per la popolazione civile direttamente coinvolta.

                    non è la stessa cosa finanziare una guerra in casa del vicino o nella propria. Nel secondo caso si rischia la pelle o almeno l’immagine in prima persona.

                    • hai ragione, indubbiamente.

                      però anche le bare dei 55.000 ragazzi americani morti nel Vietnam si sono viste in America.

                      tieni conto che le vittime americane totali nella seconda guerra mondiale (tutti militari) erano state 170.000, cioè soltanto il triplo, e in un momento di minore presenza dei media e anche di sensibilità ridotta al tema delle perdite di vita umana.

                      pensa che è la prima volta che mi rendo conto anche io direttamente di quale importanza sia stata per l’America la dimensione di questa guerra (oltretutto persa)…

                    • ma non è tanto il problema dell’oppinione pubblica. Altrimenti come si spiega che la finanza americana è sempre nelle mani delle stesse famiglie da due secoli.

  2. @ afo

    be’ è vero che l’opinione pubblica il potere la manovra come vuole e non a caso il suffragio universale l’hanno concesso solo dopo avere inventato la radio…

    però soffocare la protesta generale nel mondo contro la guerra in Vietnam non è stato facile e, se non fossero arrivati i terroristi rossi dementi a mettersi a fare attentati e ad ammazzare qua e là, forse non ci sarebbero neppure riusciti…

    quanto ai super-ricchi non è con l’opinione pubblica che si possono tenere sotto controllo.

    • ma tanto una guerra infinita non conviene nemmeno a loro. Staremo a vedere cosa combinano questa volta anche se i loro precedenti non sono dei migliori.

      • fortunatamente oggi gli USA, che vent’anni fa parevano i signori del mondo e proclamavano che la storia era finita, si sono talmente indeboliti che la guerra in realtà non possono più farla, pensa rischiare il crollo di tutta la loro attuale struttura economica…

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